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Guestbook


L’idea qui, è di creare una sezione interattiva dove chi ci legge ci può tranquillamente mandare a fare in culo. Noi lo pubblicheremo con un commentino tagliente ed acuto, facendogli fare la figura del pirla. Una roba del genere.

Naturalmente chi invece invierà sperticati messaggi di approvazione sarà messo in dovuta evidenza e verrà descritto come un fico, che ci capisce di moto e che è un vero biker.

Tipo noi insomma.

guestbook@threepercenters.it

cavaliere_telematico@yahoo.it


Da: Mario Fornara <fornara.mario@gmail.com>
A: “cavaliere_telematico@yahoo.it” <cavaliere_telematico@yahoo.it> 
Inviato: Mercoledì 2 Maggio 2012 23:18
Oggetto: MutamentiRagazzi é successo! Mi sono evoluto in un “Homo Harleycus”. E dire che fino a qualche anno fa, in groppa al mio Kawa, non l’avrei pensato neanche lontanamente. Poi non so com’é, come non é, ho incominciato a sentire una vocina, un mormorio indefinito che mi faceva ronzare le orecchie quando sentivo il rombo inconfondibile di una vecchia Harley che passava per strada, quando mi presentavo ai vari raduni locali (senza la mia plasticona) e vedevo tutte quelle moto, una diversa dall’altra, anche se dello stesso modello. Sentivo parlare di customizzazioni, di pezzi aggiunti, tolti, cromature, aerografie… Sentivo l’orgoglio, la passione, l’amore per la propria moto dietro quei discorsi apparentemente solo tecnici. Insomma é come se un virus stesse invadendo il mio corpo: la metamorfosi era in atto! Lentamente incominciavo a vedere dei cambiamenti: i discorsi con gli amici e con i colleghi si trasformavano passando da discorsi su velocità stratosferiche, quanto improbabili, raggiunte sulla tangenziale di Torino a discorsi su vecchie moto rimesse in sesto e trasformate. Il mio linguaggio si arricchiva di parole come bobber, bagger, ape hanger. Poi un giorno, a cena,  mentre guardiamo, come d’abitudine “I menu di Benedetta” vedo un tizio che entra sul set con tutta la moto! Seguendo la trasmissione scopro che “il tizio” nient’altri é che il fratellone di Benedetta: patito di Harley e scrittore. Li per li non ci ho fatto troppo caso. Poi a distanza di qualche settimana un mio collega che si sta invaghendo del mondo Harley, mi dice che cercando qua e la nella rete é incappato in un sito proprio interessante, si chiama threepercenters e chi scrive é un certo Parodi, sai il fratello di Cristina e Benedetta. Ma si, gli dico io, lo visto qualche tempo fa in trasmissione ospite della sorella, quasi quasi questa sera vado a vedere il sito. Ed é stato amore a prima vista. Ho passato qualche settimana a leggere storie di viaggi avventure e cavolate tra amici sentendomi parte di loro, divertendomi, incazzandomi e anche commuovendomi    per quello che leggevo. Mi sembrava di aver trovato degli amici, di quelli che la pensano come te, magari non sempre, non su tutto, ma con i quali trovi sempre qualche punto d’intesa. Cosí mentre leggevo e sognavo viaggi avventurosi arrivó il tempo degli Spring Break Days. Decido di fare un salto al concessionario HD di Alba. Risveglio dal letargo invernale il mio vecchio Kawa e mi godo i 70 Km che mi separano dalla meta. Il paesaggio, tra colline e vigneti, é talmente bello che non riesco ad andare a velocità warp come al solito e mi godo il viaggio in tutta tranquillità. Arrivato dal concessionario mi sento osservato come un alieno che si presenta alla messa della domenica. Mah, forse é solo un’impressione perché quando scendo di sella vengo accolto nel migliore dei modi. Evitiamo i formalismi e facciamo subito una bella chiacchierata con uno dei titolari che, in men che non si dica, mi tira fuori un nuovissimo Softail Slim e mi dice perché non provi questa? Cerco di fare l’indifferente, ma intanto penso che quella moto pesa il doppio della mia e mi auguro che l’assicurazione coprirà i danni quando cadrò rovinosamente al primo tornante. Salgo in sella, la sensazione é piacevole, le braccia sono comode e i comandi sembrano confortevoli anche se in posizione insolita per uno che viene dal mondo japu. Faccio qualche km e mi rendo conto di quanto sia piacevole guidare quella moto che non fa sentire la sua stazza imponente. Mentre guido agevolmente una moto di 350 Kg mi sento al settimo cielo e sento nuovamente  quel ronzio, quella vocina indistinta, ma adesso e chiara e nitida e dice “Born to be wiiiiiild…..”. Mi sento a metà tra tra il protagonista di Easy Rider e uno di quelli di Svalvolati on The road ( speriamo di non essere quello che cade sempre!). Imbocco la strada per la vicina collina della Morra ( dove vengono prodotti vini strepitosi) e mi inerpico senza difficoltà su per i tornanti inebriato non dal vino, ma da quella moto stupenda che si fa guidare con una docilità inaspettata. Fine del giro, torno dal concessionario e dopo aver fatto quattro chiacchiere salgo sulla mia moto o almeno su quella che avevo sempre creduto essere la mia moto! Mi sembra di essere sul triciclo che aveva mio figlio e mi sento scomodo. Ci metto un po’ ad abituarmi di nuovo alla seduta del Kawa e non riesco ad andarci pesante con il gas. Qualcosa mi ha cambiato. Dopo quel giro provo  due Dyna presso i concessionari di Torino. Sento che sono pronto, devo solo trovare la “mia” moto. Intanto continuo a sognare a parlare con i miei colleghi, con mia moglie che pensa che voglio comprare una moto che non va avanti ” ma sarà poi una moto quella li!” continua a ripetermi. Ma ormai ho visto la luce! Faccio nuovamente un giro al concessionario di Alba e dopo aver fatto un giro sulla nuova 72, la vedo, é lei: una Dyna Super Glide del 2004 li che mi aspetta. Ed è subito amore, la prendo. Ho già in mente qualche modifica da fare, ma col tempo, senza fretta. Adesso voglio solo godermela. La settimana che mi separa dal ritiro della moto mi sembra interminabile. Mi sento un bambino a cui é stato promesso un giocattolo nuovo. Mia moglie continua a ricordarmi che ho 43 anni e non 3. Ma io non riesco a pensare ad altro ed ormai parlo solo di lei. So che i motociclisti mi possono capire.


Da: simo Simo <rossithedoctor@xxx.it>

A: Roberto Parodi <cavaliere_telematico@yahoo.it>
Inviato: Ven 24 giugno 2011, 09:07:27
Oggetto: guestbook

Africa, mio grande amore,

mi hai sempre portato solo cose belle e buone..tra queste anche il Parodi.

Trovai il suo road book che narrava di alcuni strani individui che erano da poco tornati da Dakar, strani perché i mezzi usati erano delle mitiche Harley e ci avevano messo solo 9 giorni.

Lo contattai perché stavo partendo con un’amica alla volta del Burkina, il nostro primo viaggio in auto e anche noi non avevamo molto tempo, infatti lo riducemmo poi al Mali scegliendo di girare un po’ la Mauritania. Mai scelta fu migliore, il deserto è una cosa che ti rimane nell’anima per sempre.

Ma tornando in tema..

Il Parodi, che si mostrò subito gentilissimo, mi fece un prezioso elenco di consigli tra cui:

c) due ragazze sono sempre una tentazione (che misura avete di tette? oltre la terza, sconsiglio di viaggiare dopo le nove di sera, davvero…)

Capii che era l’uomo giusto per noi, per darci dei consigli affidabili, e affidabili per me vuol dire niente panico, niente falsi allarmismi, un po’ di spazio per l’avventura ma senza superare troppo limiti con la sorte.

Ci trovammo in una birreria a Milano, dove fanno una rossa che adoro e il Parodi venne con i sui soci.

Appena seduti sfodera la mitica carta Michelin 741 e con voce quasi commossa disse “Occhio che questa è la stessa che ha fatto Milano – Dakar”.

La serata fu una delle mie preferite passata parlando di Africa, chilometri, motori e spazi infiniti.

Il Parodi iniziò a chiamarmi “Treccina Girl”, “Darling” e tanti alti nomignoli simili in puro stile motociclistico e continuammo a sentirci e vederci ogni tanto.

Lui continuava a viaggiare in moto e io in auto finché non realizzai un altro grande sogno, dal mediterraneo al golfo di Guinea, più precisamente Italia – Benin, giusto un po’ di tempo prima del suo Senegal – Togo.

E poi decisi.

Visto che non c’è verso di mettere il Parodi su quattro ruote mi ci metto io su due e fu così che su suo consiglio e dei suoi ultimi soci di viaggio poco tempo fa giunse a casa Lei: XT 600 Z, una bella Tenerona dell’86 e come scrissi a Roby proprio in questi giorni..

Mi piace, è bellissima..meravigliosa!! Quando la guardo son felice, soddisfatta e mi stupisco ogni volta che sia la mia!Mia davvero..WOW!!

Pensavo che solo i sogni potessero brillare come le stelle, e invece ne è capace anche Lei!! Con quel serbatoione che è a forma di diamante!! Ci sono donne che il diamante scelgono di averlo al dito e altre che scelgono di averlo come dire..tra le gambe?? Sotto al culo?? Va bhé diciamo su due ruote che suona meglio và..

E ora si ricomincia a sognare, questa volta puntando solo due ruote verso sud..

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Da: The Threepercenters
A questo punto, cara Simo,  non ti resta che imparare ad andarci sopra.  
Noi ti aspettiamo per il prossimo giro africano: ci manca giusto una ragazza che abbia una terza, e viaggi sempre in quarta.
Proprio come te…

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Da: “giovannilasorsa@virgilio.it” <giovannilasorsa@virgilio.it>

A: guestbook@threepercenters.it

Inviato: Sab 12 giugno 2010, 11:56:00

Oggetto: Giovanni Panhead 50

Carissimi 3percenters, torno con piacere a scriverVi sperando che la Vs. compagnia ideale serva in qualche modo a lenire la mia incazzatura odierna così tripartita : sono a letto con un febbrone da mercoledì mentre fuori, per lo meno qui a Bari, viaggiamo sui 30° all’ombra ! – sono stato il passato week ende all’Hog Rally di Pescara e ormai mi convinco sempre più che non c’è più l’anima in questi raduni HOG – da ultimo, l’imbarco del mio panhead da Boston sta tardando ancora senza motivi apparenti e ciò basta a rendermi poco gioviale col mondo intero …!!!Mia moglie e mia figlia ne stanno facendo le spese perchè le vedo spesso pregare perchè mi torni il buon umore e la salute così da poter tenermi fuori dalle balle  cavalcando il mio night train a ” dimenticar gli affanni ….”Soche siete in giro nel deserto e da qualche parte, in attesa di una birra fresca, forse riuscirete a leggermiOggi vorrei affrontare un tema spinoso e nello stesso tempo caro a noi Harleysti : quante ctg di Harleyowner conoscete ?Dopo molti anni in cui mi sono riconosciuto nella scuola classica tedesca che individuava 3 ctg (i Bikers – quelli del gelato la domenica mattina purchè ci sia sole e poco vento – quelli del Chapter) da poco sento forte il desiderio di ricomprendere anche una 4rta ctg : quelli dall’harley ma anche dalla barca (a vela e non), dall’automobile lusso tipo Ferrari e dal classico tormentone ” … purtroppo non ho tempo per coltivare tutte le mie passioni …”Premesso che siamo in democrazia e che la Factory è arci contenta se vende anche harley che fanno solo 100 KM all’anno !!!! io credo che non si possa ed anzi si debba, tenere ben distinta la lana dalla setaVorrei conoscere le opinioni di molti a riguardo prima di andare oltre

Saluti “febbrili”da Giovanni



Da: Cennamo Armando – (Tirreno Power) <armando.cennamo@tirrenopower.com>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Mar 11 maggio 2010, 15:21:20
Oggetto: Piccole gioie della vita

27 marzo. È sera, scendo giù in strada per gettare nel grigio cassonetto il confezionato prodotto, frutto non proprio profumato della nostra quotidianità. In un modo o nell’altro, tocca sempre a me: i miei familiari giudicano poco edificante lo smaltimento dei rifiuti, facendo il possibile per scansare l’incombenza!

Il caso vuole che mi imbatta in una vecchia bicicletta appoggiata al muro, nascosta all’ombra del cassonetto. La guardo e penso alla stupidità umana: Che male può aver fatto questa povera “creatura” per meritare una fine così ingloriosa? Non sarebbe stato più opportuno consegnarla al rottamaio o, ancor meglio, regalarla a qualcuno?

Per un attimo penso di sbagliarmi, cioè che possa essere semplicemente parcheggiata ma le gomme sgonfissime, lo strato di polvere che la ricopre e soprattutto la vicinanza con il puzzolente contenitore, ahimé parlano chiaro! Con un dito tolgo lo sporco da un cerchione e, con mia sorpresa, vedo brillare la cromatura, ancora in buonissimo stato. Dopo un breve controllo generale mi rendo conto che solo la sella dichiara apertamente l’età della vecchia signora a pedali, madre storica di tutte le motociclette.

Gettata l’immondizia, mi allontano e attraverso la strada per rientrare in casa. Aprendo il portone mi volto e regalo l’ultima occhiata alla vecchietta che, con quel faretto inclinato verso il basso, sembra imbronciata, offesa dalla mia indifferenza.

Più tardi mi affaccio dal balcone per prendere una boccata d’aria e istintivamente il mio sguardo corre giù in strada. Vedo la ruota posteriore della bici spuntare da dietro al cassonetto e penso che forse il proprietario, non sentendosela di rottamare la vecchia compagna, abbia deciso di “donarla” augurandole una nuova giovinezza anziché immaginarla riciclata in un anonimo oggetto metallico.

Mia moglie mi raggiunge e si appoggia sulla ringhiera di fianco a me. Mentre scruta il cielo stellato, le racconto del mio imprevisto incontro con la bici. Alquanto schifata, mi interroga per accertarsi se abbia veramente il coraggio di raccattare quello “sporco rottame”, probabilmente rubato da qualche vagabondo e successivamente abbandonato!

La guardo negli occhi e sorridendo le rispondo: “Si, la prendo, la rimetto a nuovo e l’adopero per andare a lavorare. È quello che ci vuole per percorrere quegli ottocento metri che mi separano dall’ufficio!”. Scrollando la testa rientra sconsolata in casa, convinta di aver sposato un accattone.

Prendo le chiavi della cantina e scendo giù, esco dal portone, attraverso la strada e mi avvicino alla bici. Dopo una breve esitazione, la prendo delicatamente e, con la mano sinistra sul manubrio e la destra dietro la sella, conduco la vecchia Bottecchia al sicuro. Non mi guardo in giro, non mi interessa se occhi indiscreti stanno controllando i miei movimenti: sono convinto di compiere un’opera buona, semplicemente!

Una volta al coperto, con la luce accesa, la osservo attentamente. Non c’è solo la sella da cambiare, anche i pedali hanno terminato di fare il loro dovere e che dire dei pattini dei freni ormai a “zero”?

11 maggio. Oggi sono andato a lavorare con la mia “nuova” bicicletta. Mi sembra di essere tornato indietro di una quarantina d’anni. Che goduria il vento tra i capelli! Peccato non ci sia l’acceleratore…


Da: ” raffaele.arici@alice.it” < raffaele.arici@alice.it>
A:
guestbook@threepercenters.it
Inviato:  Dom 28 febbraio 2010, 00:16:01
Oggetto:  pensieri di andata e ritorno, da Tremosine, sulle ali dell’aquila


Chissà cosa diavolo avranno pensato i quattro avventori e la barista del bar della piazza di Tremosine quando, ieri sera, poco dopo le 7, un tipo su una moto, grossa (molto) e rumorosa (parecchio), si è fermato proprio vicino alla fontana e per alcuni interminabili minuti se ne è rimasto li, fermo, prima di decidersi a spegnere la moto e ad entrare? Ora, probabilmente non tutti sapranno che Tremosine è una ridente località dell’alto Garda bresciano, con alcune frazioni (parecchie) collocate in angoli di paradiso… montano! Ecco, in una di queste frazioni, per fortuna ieri sera c’era un bar aperto. I cui avventori, e la barista, cosa pensassero non lo saprò mai.

Posso solo dirvi cosa pensavo io… perchè ero quello a cavallo di una old lady di 13 anni, rigorosamente EVO.

E per la verità non è che pensassi poi molto: stavo maledicendo il freddo che mi paralizzava quasi le braccia e le gambe, riconsiderando quanto fosse poi buona l’idea di essermi messo in testa di andare ad una riunione di lavoro in moto e, soprattutto, implorando la frizione andata della Road-King che non voleva saperne di trovare la folle.

Alla fine ho spento la moto in marcia e sono entrato nell’accogliente (molto caldo, molto asciutto e molto luminoso) bar del paese.

Con un tentativo di sorriso penosamente trasformato in un ghigno dal quasi-congelamento della mascella, ho chiesto ed ottenuto una generosa dose di vov-caldo.

Con il contributo della piccola “bomba” alcool-energetica, tutto ha cominciato a diventare improvvisamente “migliore”.

E pensare che solo poche ore prima ero in ufficio, irritato per essere in ritardo sui tempi di alcune scadenze e con la prospettiva di passare la serata in riunione.

Da qui l’idea, subito irresistibile, di mollare il completo scuro d’ordinanza, infilarmi un certo numero di strati di maglie termiche, e di farmi il tragitto da Brescia a Tremosine in moto.

Già, in moto. Con la Road-King.

Il vov a stomaco vuoto in effetti “carburava” mica-male. Guardavo fuori dalla vetrina del bar, la piazzetta illuminata, la R.K. con intorno un paio di passanti che non avevano resistito alla tentazione di fermarsi e gironzolarle intorno.

E pensare che l’avevo ritirata solo da qualche giorno. Da sabato scorso per la precisione.

E rivedevo il film della “consegna”: il gruppetto di amici che mi aveva accompagnato dal conce HD, convinti che l’appuntamento fosse per una colazione all’annesso bar e che ha creduto che la moto l’avessi comprata davvero solo quando ha visto la ragazza del backoffice consegnarmi le chiavi, l’impazienza mentre il meccanico faceva l’ultimo controllo e mi spiegava cose che non sentivo, l’imbranaggine totale, da adolescente direi, nonostante i 40 e passa anni, nel salire e ingranare la marcia. E poi il paio d’ore in giro, senza sapere neanche dove, spinto a casa solo da una pioggia quanto mai fastidiosa. E la domenica il primo assaggio vero: 300 km tra autostrada, statale, collina e lago. Un freddo della madonna, ma una soddisfazione immensa.Il bilancio del primo giro era stato molto positivo, a parte il tentativo sciocco, da fermo, di fare un’inversione a U che mi costringe ad inclinare troppo i 330 kg della RK …che quindi “appoggio” delicatamente per terra. E che non so come riesco a raddrizzare da solo (umh, la schiena faceva un pò male, il giorno dopo in effetti). Ma per il resto tutto ok! Una sensazione di “familiarità” incredibile, la coppia che è li, dove serve, il manubrione che si guida come fosse una bicicletta, ed il sound… cloppiettante!

Ecco, probabilmente era stato questo entusiasmo – mi dicevo nel tepore del bar – a farmi considerare dettagli trascurabili il viaggiare di sera, dopo una mattinata di pioggia e verso le montagne.

In ogni caso ormai c’ero. Il vov aveva fatto il suo effetto, mi ero riscaldato e avevo anche spiegato ad un paio degli avventori che si erano avvicinati che si, era una Harley-Davidson, che no,non era nuova, che si, era tenuta davvero molto bene.

Era tempo di tornare in moto in moto e guadagnare la sede della riunione, a pochi km di distanza.

Alle 10 e mezza (anzi, alle 22 e 30) considerando adeguato il contributo fornito alle incombenze professionali, giudicai fosse tempo di rimettersi in sella e tornare verso Brescia.

Mentre mi rimettevo gli strati di vestiario, aggiungendo una felpa “dimenticata” fortunatamente dal giro di domenica in una delle due valige laterali, il pensiero andava alla strada e al residuo dell’acqua piovuta durante la prima parte della giornata. Era freddo al punto tale da gelare? Beh, una volta in sella tutto come al solito è diventato più semplice. E piano piano ho iniziato a gustarmi l’avventura. Strade di montagna che declinano verso il lago, nessuno in giro, tranne me, la mia old-lady e una luna incredibile che illumina e riflette le cime dei monti circostanti imbiancate di neve. Con la compagnia del rumore del big-twin che attraversa la notte.

lla fine considerai che faceva anche meno freddo che all’andata. E le condizioni della strada non erano poi neanche così male. Potevo permettermi il lusso di pensare.

Ad esempio a quando decisi, tra l’autunno e l’inverno scorso, riletto nuovamente il libro del Parodi, che si, una cazzata la si poteva anche fare. Ma che “lei” doveva assolutamente essere una EVO, a carburatore, e Road King ovviamente!

Tanto, mi dicevo, non la troverai mai, una RK EVO tenuta bene ad un prezzo abbordabile.

Mai dire mai. Mi aspettava li, dietro l’uscio di casa. Il prezzo ovviamente non era poi così abbordabile, ma tutto il resto sembra proprio a posto! Compreso un adesivo sulla borsa posteriore sx che recita “I’m not normal”. Perfetto no?!

Beh, al Parods gliel’ho già detto, anzi scritto, che è anche un pò colpa sua. Uno dopo i quaranta dovrebbe maturare no? Beh, si, comprare una Harley e, soprattutto, usarla, mi sa che è un bel maturare.

Nel frattempo era la mezza passata, e finalmente ero davanti al cancello di casa. Una normale serata di lavoro era diventata una bella avventura

Da: Davide Fiore
Aspettando il tagliando
23 gennaio 2010
segue dalla homepage
Innanzitutto i moderni dealer harley poco hanno a che fare con la tanto decantata numero uno talamiana: loro sono li per vendere, lo dicono chiaro e tondo , si ispirano più al compianto Bruce Rossmayer di Daytona beach che all’altrettanto compianto Carletto nazionale (per quanto anche lui fosse li per vendere, è chiaro). Per mandare avanti la baracca non ci si puo≠ affidare solo ai ricordi ed ai mitici evolution, bisogna darci giu≠ con i tc 96 e gli xr 1200 ( prova di questo è il fatto che del mio vecchio evo in concessionaria non vi era traccia, cosi come di qualsiasi altro mezzo ancora dotato del buon cv a pompa di ripresa…). Tant è, ed i nostalgici devono farsene una ragione: le moto vecchie, quelle rustiche, quelle che sembrano avere un≠anima, si trovano dai vari Magni, Max, e nelle tante officine storiche situate nei piu≠ bui angoli delle nostre citta’. Il problema attuale è che se uno è veramente intenzionato ad acquistarne una, allora è probabile che debba avere a che fare con i cosiddetti commercianti , persone che spesso si dichiarano esperti innamorati degli evo e degli shovel, ma che in realtà sono li solo perché hanno fiutato il business e l≠inculata te la rifilano ben volentieri, con la moto di importazione unica in Italia , bella come il sole, ma magari con il motore da rifare. E allora forse avere la garanzia del dealer non è poi tanto maleΣ. Ma non è questo ciò che mi ha colpito. La cosa bella è vedere come il dealer sia un imploso (si può dire? .. il contrario di un esploso) del mondo hd, dove nel giro di poche ore, in un normalissimo giorno feriale di gennaio, quando fuori fa freddo e in giro c è nessuno , puoi vedere i personaggi più diversi, e dove, se non sei capace di darti una calmata da solo, ci pensano gli altri a sistemarti. Mentre sono li che mi guardo in giro infatti vedo arrivare una coppia, sui 35, i quali dopo aver dato dentro il loro evo si presentano per ritirare una electra uguale alla mia ,e con gli stessi accessori (il portapacchi per i lunghi viaggi e poco altro ) uguale alla mia uguale alla mia.. del mio dyna 95 ormai ne esistevano pochiΣ ma questa è uguale alla mia electraΣΣ primo pugno nello stomaco …osservo il capo meccanico spiegare loro il funzionamento della moto, e scorgo pochi metri piu in là, verso l officina, un altro meccanico che, dopo aver aperto sei casse, dico sei, contenenti altrettante moto nuove, si accinge a tirare fuori dalla settima un’altra electra standard, perfettamente uguale alla mia, nera ed elegante, massiccia e imponente. e arriva il secondo pugno nello stomaco.. eh si perché pagare quasi ventimila euro per una moto mitica, nata prima che noi nascessimo, e poi trovarsene  copie  in giro non è affatto bello questa cosa mamma hd lo sa bene, e ci ha dato il catalogo genuine , ed i suoi figli illegittimi w&w, custom chrome e balle varie Ma la moto in consegna ha qualcosa che non va e la coppia rientra, ne approfitto per attaccare bottone , per parlare un po’ di cerchi&bulloni, mi sembrano simpatici, e per pavoneggiarmi accenno ai miei viaggi in Grecia, nord Europa, Italia, ed alla fine voglio mostrare loro le foto del mio viaggio in Tunisia, di cui vado fiero. Apro la cartella, parto con la slide show, ma li vedo subito disinteressati , probabilmente (e giustamente) pensano alla nuova moto che stanno per consegnare loro, a un certo punto mi dicono che il cielo tunisino sembra quello di uno stato del nord america, dove hanno passato un bel periodo in quel momento capisco che è ora di darmi una calmata, chiudo il pc e torno a discutere di altro, finchè non se ne vanno salutando e lasciandomi un po≠ di amaro in bocca. Nel frattempo è un continuo susseguirsi di maschi adulti, sui 35 , alcuni tiratissimi, altri invece con le scarpe antinfortunistiche sporche di polvere o con il pantalone da cuoco con le macchie d≠unto. I primi comprano accessori per v rod o per i softail, i secondi sono più interessati agli sportster. Entrambe le categorie comunque fanno un salto su al piano superiore, dalla commessa del reparto abbigliamento, a fare un po≠ gli splendidi, segno che tira sempre più un pelo di gnocca che la coppia di cento bicilindrici hd. Verso sera, dopo qualche cicchetta al freddo e dopo aver sfogliato tutti i cataloghi hd possibili, mi trovo a girare fra le moto in esposizione, tutte belle, tutte lucide, quando entrano correndo e sbraitando, splendidi nei loro vestiti firmatissimi, tre o quattro personaggi, che, mentre telefonano con il palmare, salutano tutti, anche me, e poi passano oltre il banco dell≠accettazione, vanno in officina, escono, montano sulle moto con scritto ≥venduta : non toccare≈, ridono ancora e fanno battute pressapoco idiote. Saranno i soci del dealer mi domando? O sono solo clienti speciali che possono permettersi di fare tutta sta caciara ? Senza giudizio alcuno, devo dire che dal mio angolo privilegiato in sala d≠aspetto, vedere questo ≥mondo hd è stato sociologicamente interessante, senza contare poi il fatto che, per uno come me, il quale non si sente ≥ne di qua ne di la≈ , e che a volte pecca di arroganza pensando di essere più motociclista di un altro solo perché ha fatto più chilometri, vedere le cose da un punto di vista diverso non puo far altro che farmi prendere coscienza del mio personale modo di essere. La moto mi viene consegnata la sera, il meccanico mi spiega due cose, comincio subito la vestizione quando ecco che un altro gruppetto di ragazzi mi avvicina, sono miei concittadini, li conosco di vista, dico di averli salutati in giro, mi rispondono di non avermi mai visto, uno mi chiede che modello sia la mia moto e l≠altro mi dice che ha appena venduto lo street glide tc 96 perche ≥troppo noioso è infatti appena stato in Tunisia nel viaggio organizzato con assistenza al seguito e si è stufato.. Stavolta il pugno è al fegato fa male. accenno al fatto che io ci sono stato per i cazzi miei.ma lascio perdere quasi subito mi è passata la voglia I ragazzi proseguono in maniera alquanto affabile e gentile e mi invitano a venire alla presentazione del neo nato big twin italy club della mia città. Il big twin italy, fondato se non sbaglio dal Panelli e dal Silvio, storici personaggi del mondo hog , che personalmente non conosco, sembra al momento andare per la maggiore: nell≠ultimo anno infatti sono nate molte sezioni locali , nonostante sul sito venga annunciato un lungo percorso di prospecting prima di prendere i colori ( auguro ogni bene al big twin italy, che assolutamente non conosco e di cui quindi non posso che interpretare a mio giudizio personale quello che ho letto sulle testate giornalistiche). Dopo la mia esperienza hog la cosa non mi attira per niente, e nel ringraziare i due ragazzi dell≠invito me ne esco con un adesso preferisco girare da solo, ma se organizzate qualche giretto potrei venire volentieri . Dire io giro da solo ti fa sentire un maledetto cazzuto bastardo senza gloria, ma in realtà l≠ho tirato fuori solo per giustificare il mio disinteresse verso tutto quello che, sotto forma di associazione, dovrebbe rappresentare un esempio di democraticità e di ≥fratellanza≈ , ma che spesso e volentieri si trasforma in un gruppo di pecore che alla domenica segue il gregge, guidato da un pecorone che di secondo nome fa comando io . In realtà non amo viaggiare da solo, l ho fatto per tanti anni, non essendoci nessun coetaneo della mia età che poteva permettersi di avere un hd (sono un paraculo, l ho già detto): o giravo con ≥i nonni con i softail o giravo da solo. Adesso preferisco la compagnia di mio fratello, dei miei amici Fabio, Michele o Sergio, gente che conosco da una vita e che non necessariamente guida una hd. E≠ vero, con loro posso fare a volte il presuntuoso, perché il veterano sono io ma loro mi conoscono ed io conosco loro, sanno che non lo faccio con cattiveria e sanno che se sto davanti è solo perché amo organizzare gli itinerari, maneggiare le cartine, affrontare gli imprevisti e non perché magari devo sfogare la mia ≥invidia del pene≈ bastonando qualcuno. E≠ sera, la mia fidanzata mi aspetta per festeggiare il suo compleanno, accendo il 1600, che con il filtro e gli scarichi piu liberi tuona che è un piacere, inforco l Autostrada, il termometro segna meno 2, ma dietro al cupolone non sento freddo, la nuova moto è fluida, potente, decido di sbrigliare un po≠ il motore e vado ben oltre i limiti, scopro una moto sincera, stabile, che frena e che riprende velocità con naturalezza.. per ora non mi sento annoiato.. l≠evolution mi manca ma mamma harley le moto le sa fare, e anche questa volta non mi ha deluso. Arrivo a casa. La sistemo in garage, vedo subito la gocciolina maledetta, causata dalla nuova guarnizione del filtro dell≠olio appena sostituito, che macchia il mio garage. Sorrido.. è sempre una hd. Davide Fiore




Ps: scrivo per il piacere di scrivere e di esprimere il mio libero pensiero, e come scrisse qualcuno: quelli che si sono sentiti chiamati in causa sono pregati di darsi una calmata

Da: “crazysub@alice.it” crazysub@alice.it>
> A: cavaliere_telematico@yahoo.it
> Inviato: Sab 16 gennaio 2010, 22:36:47
> Oggetto: Il cuore a due cilindri – emozioni di un lettore….forse biker….

> > > Ciao, ragazzi…..
> Dopo aver letteralmente consumato il vostro sito immedesimandomi come “ombra” al vostro fianco, riprovando emozioni e paure ho deciso di comprare on-line il libro di Roberto….. Durante i cinque giorni d´attesa, meditavo dove andare a leggere l´opera…. Ci voleva un posto particolare…..tranquillo e allo stesso tempo speciale…. Finalmente il fatidico giorno è arrivato!!!!
Rassicurata la famiglia, mi sono recato sul promontorio di Capo Colonna (kr) che affaccia a picco sul mare… lì una piccola chiesetta santuario della Madonna di Capo Colonna, patrono della ridente cittadina crotonese…. Luogo ideale per immergersi nella lettura… Me lo sono divorato in un pomeriggio!!!!!!
Devo dire che è stato molto piacevole leggerlo e molti pensieri li condivido pienamente come alcune situazioni anche se la mia classe è il 1973. Per farvi capire meglio vorrei parlarvi un po´ di me…
All´età di dieci anni, mio padre invece di andare a scuola si rifugiava nell´officina meccanica sotto casa…..lì si appassionava ai motori….Per circa vent´anni gestì un´officina meccanica nella città di Sassari….. Vinto un concorso pubblico in Prefettura si trasferì a Savona dove si occupava del parco macchine prefettizio, insomma dall´autista alla manutenzione dei mezzi.
Il garage del piano terra della Prefettura, diventò il mio regno e alla tenera età di sette anni giravo in tondo al Palazzo del Governo seduto sul tubo del telaio di un ciclomotore Beta con il cambio a cloche!!!!….Assistevo il papi alla ristrutturazione dei ciclomotori che amici e colleghi gli regalavano perché inservibili….come per magia diventavano nuovi e fiammanti, dal motore alla carrozzeria….ma proprio nel vero senso della parola….una limatina quà, un´altra là e via decollavano!!!!
La mia infanzia è stata praticamente su due ruote….cavalcando ogni tipo di ciclomotore, dal ciao, al garelli, al gringo e > alle vespe…..All´età di sedici anni, dopo aver lavorato un´estate come aiuto bagnino, ho preso la tanto attesa patente A…All´età di diciassette anni la mia prima vera moto….
Una splendida Aprilia ETX 125!!! Con quel mezzo ho girato ben tre anni in lungo e in largo con qualsiasi condimeteo….Quando parcheggiavo sotto la ragioneria, arrivava un mio amico sul suo custom che invidiavo un po´….. era la mitica Aprilia Red Rose 125, che faceva sbavare tutte le pischelle!!!!
Erano gli anni 90/91 e a Savona si vedevano girare le prime Harley…..Aveva aperto il secondo concessionario Harley Davidson d´Italia, la Numeo Uno Savona ad opera del Cenacchi e del Colombini…. Ogni volta che il bicilindrico cantava mi prendeva un tuffo al cuore…Mi promisi, visto il costo oneroso che appena trovato un lavoro definitivo me ne sarei comprata una….
Il fatidico giorno arrivò erano i primi di gennaio del 1994 quando firmai il contratto alla Numero Uno per una bellissima Sportster 1200 di colore amaranto….la mia bambina…che subito privai di quell´inguardabile manubrio a corno di bue, dei freccioni di serie, della big sella e dei terminali originali…..Il sound si poteva paragonare benissimo a una Fregata della Marina Militare!!!!
Uno spettacolo…. Ogni qual volta la cavalcavo era un´emozione diversa…..Nel 1995 nacque il Savona Chapter e come il Roby, fui travolto da tutta quella situazione …. Raduni, feste, riunioni, bivacchi, giri, campionato short-track, emozioni nuove efantastiche all´inizio ma piano piano impalpabili, quasi opprimenti….
Non voglio di certo rinnegare il Savona Chapter che mi ha dato molto, ma come dice il Roby è proprio vero che possedere un´ Harley, soprattutto all´interno di un Chapter, fa sì di potersi mascherare da motociclista e addirittura convincersi di esserlo….
Comunque bisogna dare atto che non tutti sono così…All´interno del Savona Chapter ci sono anche i veri biker….pochi ma buoni….soprattutto i primi soci….
Dopo aver bobberizzato il mio Sportster, decisi di fare il grande passo…. e nel 1997, dopo aver considerato diversi preventivi, mi recai a Gallo d´Alba presso l´ Americana e comprai la moto dei miei sogni….un Fat Boy 1340 motore Evolution, bicolore, grigia e nera…uno spettacolo!!!! Mi durò solo quattro mesi…il mio fratellone maggiore la spalmò su di un fiorino che impazzito marciava cotromano!!!!
Con il ricavato tra rottame e danni , a marzo del 1998 comprai alla Numero Uno Sv un altro Fat Boy rigorosamente tutto nero…impianto frenante modificato, manubrio fly-bar, freccettine after-market, kit abbassamento, marmittone due in uno per un respiro che le si addiceva a pennello!!!! Lei fu la mia fedele compagna per diversi anni portandomi in giro per mezza europa…l´ultimo raduno “ufficiale” fu nel 1998, il mitico 95° anniversario H.D. a Faker See, destinato a diventare la saga dell´European Bike Week.
Per motivi di lavoro, fui trasferito nell´estate del 1999 a Crotone. La mia bambina non poteva fare altro che seguirmi…Al mio arrivo in città c´erano solo tre bicilindrici…il mio e atri due di proprietà di quelli che diventarono i miei più cari amici…Max e Roby…l´uno su di un Fat del 99 e l´altro su di uno Sportster 883 del 96…. Sempre per motivi di lavoro Roberto dovette abbandonarci da lì ad un anno….fu una grande perdita anche perché il trio era veramente affiatato….
Nel 2003 feci l´errore più grosso della mia vita….dovetti vendere il Fat per monetizzare ripiegando su una Buell xb9s!!!! Molto divertente, soprattutto sul misto,ma non adatta al mio IO….il mio spirito è e rimarrà rigorosamente custom!!!!! Non riuscii più a tornare sui miei passi, anche perché la famiglia s’ingrandiva, la casa si doveva ristrutturare e le spese aumentavano….insomma fui costretto a monetizzare pure la Buell nel 2005!!!
Gli anni seguenti gli ho passati in garage con Max a smontare e rimontare il suo Fat o nel garage di un altro grande amico sempre di nome Max, appassionato di tutto ciò che è meccanico, dagli orologi ai motori, soprattutto se d´epoca. Con lui abbiamo assemblato una MV Agusta 125 degli anni 70 in un pomeriggio!!
Oppure abbiamo revisionato un Ducati Scrambler in un sabato notte…. Insomma sempre a perdersi tra olio, benzina e mori… Attualmente ho una Vespa 125 Primavera Et3 del 77 tenuta come un gioiello… Non disdegno il bicilindrico di Max che me lo lascia sempre a disposizione….Spero di non avervi annoiato con la mia storia e se il mio conto in banca non fa le bizze, quest´anno dovrei riacquistare la mia bambina…salvo complicazioni!!!! Leggendo il libro di Roberto sono veramente rimasto affascinato dall´Africa, da ciò che vi ha trasmesso e che Roberto attraverso i suoi scritti mi ha trasmesso…. una meta che non avevo mai contemplato e che forse un giorno raggiungerò….magari con voi…..
Comunque la mia anima soffre….l´emozione, le sensazioni che si provano cavalcando un Big Twin non si possono descrivere….si provano, ti attraversano e rimangono lì con te accompagnandoti durante tutto il viaggio, quel viaggio che è la tua vita…il tuo destino.
A presto ragazzi spero di avere vostre notizie al più presto…..
Giulio.

Da: omar filippi <eterniattimi@gmail.com>
A: cavaliere_telematico@yahoo.it
Inviato: Dom 20 dicembre 2009, 18:09:55
Oggetto: Il cuore a due cilindri

Ciao Roberto, ti scrivo questa email perchè 5 minuti fa ho finito di leggere il tuo libro, e ho sentito il forte desiderio di ringraziarti!! Ringraziarti per le emozioni che mi hai fatto vivere! Ringraziati per avermi aperto gli occhi profondamente su un mondo che da molti anni frequento, ma non ho mai compreso fino in fondo. Un pò per mia ingenuità, un pò perchè i miei occhi forse non volevano mostrami i veri lati di un quadrato in cui mi sentivo al centro del mondo, per non rovinarmi il piacere che mi dava frequentare certi ambienti biker.
Da molti anni in sella alla mia shadow ho avuto occasione di partecipare a raduni e viaggi vari, in compagnia di molti gruppi bikers, che siano Mc o Hog, o semplicemente amici di avventure. Per mio spirito di libertà e di indipendenza non mi sono mai approcciato a nessun mondo in particolare, ma ho privilegiato la varietà di esperienze.
Questo a fatto si che, grazie anche al tuo magnifico libro, proprio ieri mattina ho avuto la gioia, dopo anni di sogni e sacrifici, di poter ordinare la mia futura compagna di avventure, la mia sognata Harley Davidson. Grazie a te ho fatto questo passo con maggior consapevolezza del mondo a cui mi avvicinavo, dandomi quella necessaria forza di distacco da finti e ben propagandati valori di finte fratellanze, costruite per interessi e marketing.
Spero con tutto il cuore di poterti conoscere di persona un giorno, vista anche la poca distanza terrena che ci separa (io vivo in provincia di brescia, sul lago d’iseo) e naturalmente continuerò a leggere ogni parola, ogni frase che ci regalerai sul tuo sito e magari in futuri libri.
P.s. se vorrai pubblicare l’email su tuo sito nel guestbook ne sarò onorato :-)

Grazie di cuore

ciao ciao
Omar

da: Vincenzo.
1 giugno 2008
Gocce di pioggia e vento del deserto

La sveglia mi strappa dalle braccia di Morfeo una domenica mattina.
Fuori dalla finestra un velo fatto di mille gocce di pioggia avvolge tutto, l’aria è pregna di quell’impalpabile sensazione di umidità che ti fa sentire da strizzare ancora prima di mettere fuori un piede dalla porta; stamattina non posso tirare su le coperte e girarmi sul mio lato preferito, stamattina ho un appuntamento importante, una bella signora di Milwaukee dalle forme provocanti e seducenti mi aspetta. Con molta lentezza mi preparo, doccia bollente, barba e poi un caffè accompagnato dalla torta al cioccolato; guardo fuori dalla finestra perdendomi già tra i miei pensieri. Mi vesto, infilo il casco e tiro fuori la mia harley; la pioggia comincia a battere sul metallo cromato, la accendo garbatamente sfiorando lo starter quasi a chiederle scusa per l’ora. Lei senza esitazioni parte, ingrano la prima e con il suo rombo basso e possente comincio a muovermi lungo la strada bagnata. La pioggia batte inesorabile, inzuppa i pantaloni e penetra nel casco; le curve ed i tornanti si susseguono, la mia moto bassa ed ingombrante si comporta bene, scivola disinvolta fra le mille curve sospese tra lago e montagna. Mi fermo ad osservare la valle che mi si apre davanti, una nebbiolina impalpabile fonde tutti gli elementi che compongono il paesaggio, sembra che dal lago grigio spuntino le chiome verdi degli alberi, è un po’ come guardare da dietro un vetro appannato, fatico a distinguere i contorni delle cose.
Penso a come sarebbe stato bello osservare quello spettacolo da casa, coccolato e riscaldato dal calore della legna che brucia nella stufa; ma i brividi e le gocce di pioggia che cadono sul mio viso mi fanno sentire vivo e libero. Arrivo a casa dopo tanti kilometri e molte curve, osservo la mia moto scintillante e grondante di pioggia, mi sento felice come un bimbo un po’; monello che ha giocato con le pozzanghere, ed ha finito per bagnarsi e sporcarsi tutto. Mi spoglio dei mille strati che compongono quell’;armatura moderna che distingue i cavalieri del terzo millennio, nonostante sia stanco, umido ed un po’ infreddolito, sono felice! Le pulsazioni del mio bicilindrico continuano a farmi vibrare l’anima. Le ore passano ma la felicità resta, quelle gocce di pioggia nutrono i miei pensieri e mi addormento. Purtroppo suona la sveglia, ma stamattina, anche se sono le 4.30 tutto sembra perfetto, sembra di sentire la musica di un grosso motore che gira regolare. Quasi ipnotizzato da quella musica scivolo via protetto dalle lamiere della mia macchina verso l’aeroporto, accompagnato dalla musica della radio. Meccanicamente faccio le solite cose, consegna dell’auto, check-in e poi colazione. Salgo sul mio aereo, sistemo i bagagli allaccio la cintura e piombo in un sonno pensante, senza accorgermene arrivo ad Algeri. Le gocce di pioggia stanno ancora bagnando i miei pensieri quando, mentre entro nel finger, un vento di scirocco caldo e prepotente si fa largo tra il corridoio di vetro e l’aereo, asciugandole. Ogni cosa, ogni istante vissuto si pietrifica, ma solo apparentemente, un po’ come una rosa di Gerico. Vengo proiettato immediatamente alla realtà, ma quelle sensazioni saranno sempre con me.
Un caldo ed assolato pomeriggio algerino, scarico di lavoro e con il week-end che bussa con forza alle finestre del mio ufficio, nell’aria respiro quello stesso calore di quel lunedì mattina che mi ha strappato a Morfeo e dai sogni che mi avevano cullato per un giorno intero.
Improvvisamente ritrovo quei pensieri che si erano pietrificati e come per magia la “scheggia”, come la definisce qualcuno, quella luce che fa tanto paura alle mamme, oggi mi farà compagnia tra la montagna di carte ed il mio laptop, facendomi sentire il rombo sommesso del mio big twin e facendomi sognare ad occhi aperti. Esco dall’ufficio e mi tuffo velocemente verso la strada che costeggia il mare, una brezza carica di umidità salmastra continua a solleticare i miei sensi; abbasso i finestrini e con il vento che mi accarezza il viso mi sento per un attimo sulla mia moto cromata, e le immagini di quella meravigliosa giornata di pioggia si fondono con il vento caldo del deserto. I raggi del sole cercano di accecarmi, ma oggi il lampo di luce più intenso, “la scheggia”, è quello dei mie occhi.

Da: giuseppe b. veertrap@hotmail.com>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Martedì 5 maggio 2009, 13:32:51
Oggetto: saluti da Veertrap

Cari 3%ers.

Vi ho conosciuto attraverso gli scritti di Roberto Parodi su Freeway.

Poi ho letto il suo libro.

Il vostro approccio alla moto sembra essere comune ad un genere di persona di buona cultura e buone possibilità economiche.

Ed infatti il libro talvolta sfiora (credo consapevolmente) luoghi comuni tipici del motociclista.

La birretta nel deserto, ovvero il sigaro a missione compiuta sono classici sogni borghesi. Un modo per snobbare gli snob superandoli diciamo a sinistra.

Ma è innegabile che i comportamenti umani siano determinati dall’ambiente in cui si nasce e che ogni ambiente determina i suoi miti.

Tuttavia , nonostante queste fastidiose scorie di classe sociale medio-alta , rilevo nel libro un atteggiamento molto franco. Leale nei confronti del lettore. Mi sembra che Roberto scriva veramente di sé e non aspiri a crearsi un personaggio (cosa borghesissima).

Del resto che bisogno avrebbe, non credo che aspiri alla notorietà, anche perché l’ambiente dei motociclisti non è vastissimo.

Credo che scriva per se stesso. Scrive della sua (vostra) reazione all’ovvio, al binario in cui la vita vi ha incanalato. Quell’orrido pendio verso la fine.

E qua che mi ritrovo e vi capisco. Capisco ≥la scheggia≈ nello sguardo che vedete la mattina allo specchio prima di affrontare un viaggio.

Irrazionalmente avete fatto cose molto belle ed arricchenti (ma esiste questa parola boh?). Le vostre “cazzate”.

Non avete chiacchierato, spiegato, vomitato ideali in giro, mostrato patches con elefanti a scacchi bianco-celesti, ma avete fatto.

In tre, quattro, anche da soli.

Anche la scelta dei veicoli Harley è da pochi per quello che quelle moto lì significano intimamente per ciascuno di voi. Io la condivido. Come, a questo punto ed in questo senso, condivido le birrette sahariane e persino i sigari …. Perché quei momenti erano e rimarranno sempre “vostri” da ricordare in silenzio guardandosi in faccia e sorridendo tra amici.

Roberto, lavori nella finanza (anche se il momento è un po≠di merda ) e dovresti essere un fighetto ( e di faccia lo sei proprio), sta cosa non credo ti piaccia troppo. Sicuramente non te ne compiaci e, forse, leggendoti tra le righe te ne vergogni un po. Conosci tutte le regole implicite ed esplicite del tuo ambiente. Ma grazie a Dio – le hai superate. Parli di te sul lavoro come una specie di forzato.

Questo è il tuo percorso, sei nato in un certo contesto sociale, sicuramente sei un tipo sveglio e non ti ha spaventato lo studio.

Ma non è importante come nasci è importante come ti determini di essere quando nella vita ti trovi davanti ai bivi. E se sei un uomo vai dalla parte dell’Amore (come quando decidesti di non affrontare un viaggio in moto per stare con la tua famiglia).

Anche perché ti vuoi bene.

Perche sai che la ricerca di se stessi è il vero viaggio..

Gli altri tuoi fratelli 3%ers (non so che cosa facciano nella vita ) sicuramente sono in cerca anche loro.

Chi detesta i limiti lo fa perché ad un certo punto si ricorda di essere infinito.

Un giorno ritorneremo cielo anche se dentro lo siamo sempre stati.

Buona strada 3%ers

Veertrap

caro giuseppe,
una bella lettera, che coglie, direi molti punti. Senz’altro molti dei miei ma anche altri dei miei amici threeps, che copio per dare anche a loro l’opportunità di leggerla e se lo desiderano, di risponderti. Se io sia o meno un fighetto, me lo sono chiesto spesso. In alcune cose mi pare di esserlo, in altre mi sembra di essere agli antipodi: probabilmente lo sono stato in gioventù. Ma col tempo le cose cambiano. Hai dato una giusta lettura, comunque (anche se i sigari sono solo appannaggio del mario, io non li fumo, ma li colleziono quando lui me li regala) e apprezzo l’intuizione e la comprensione di tre personaggi che non sono semplicissimi da comprendere (e a volte da apprezzare). Grazie, quindi, e spero di rileggerti presto. ti metto sul guestbook, come richiesto
un abbraccio
r3%er


Da: “Giorgio.Gasparrini@altana.com”
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Lunedì 12 gennaio 2009, 15:41:08
Oggetto: un pensiero per Pascal Therry morto alla Dakar

Ciao Roberto, ciao a tutti i 3%. Volevo dedicare questo pensiero ad uno di noi che non c≠è più. Pascal Therry morto nella corsa più pazza del mondo, la Parigi Dakar . Ci si vede a Padova .

Salutissimi ai 3%.

Angeli e Diavoli
Si dice che ogni volta che saliamo in sella ad i nostri destrieri insieme a noi salgano pure angeli e diavoli… è vero… Rappresentano quel dualismo che rende questo modo di vivere così denso di emozioni che a volte il cuore pare voler saltar via dal petto e mettersi a correre… ad urlare… diavoli che girano quel polso in maniera a volte così irrazionale e violenta che lo schizzo di adrenalina ti arriva diritto al cervello senza passare dal via lasciandoti i tremori per lunghissimi interminabili minuti… che ti spingono a piegare quel tanto che basta da far diventare bianche le mani e diventare tutt’uno con la nostra passione… la nostra vita… tanto da pensare di averlo sfiorato quel limite… di aver scosso quel mantello con il nostro passaggio radente… e angeli che portano il volto e la voce di chi non è più con noi… dei nostri affetti… delle nostre paure ed esperienze costruite sulle nostra ossa rotte… angeli che ti accarezzano quel polso che torna a colorarsi e lascia andare la manetta quel tanto che basta per godere senza infastidire quel mantello che fino ad un secondo fa avremmo strappato urlando per lo spostamento d’aria per vedere s’è veramente così bella e sinuosa questa mitologica creatura perennemente celata dall’ombra della paura…

Pazzi? A volte forse… ma gli anni.. i kilometri e quelle risate che non sentiremo più ci fanno crescere più di qualsiasi schiaffo o cinghiata presa in gioventù… eppure “gli altri” non ci capiscono… esser Motociclisti è pericoloso… si muore… ma chi ve lo fa fare?

Poi ci trovate i WeekEnd in qualche strada di campagna sperduta tra i monti… seduti su un muretto con la sigaretta che si consuma lenta all’angolo delle labbra… con lo sguardo perso all’orizzonte e una mano che inconsciamente segue le sinuose linee del serbatoio o dell’affilato cupolino… colorati come farfalle… bardati come antichi cavalieri… da soli o in sfavillanti sfilate di scintille e riflessi… con il saluto sempre pronto anche se chi incroci non l’hai mai visto e mai più lo rivedrai…

Poi ci vedete seduti intorno ad un tavolo di trattoria o stesi su un prato vicino ad un lago.. con le nostre belle in vista.. rigorosamente in vista… che facciamo baldoria e ridiamo e mangiamo e beviamo tra noi come se fossimo nati tutti lo stresso giorno, dallo stesso grembo… tutti delle medesima classe sociale, estrazione e famiglia… ma come potreste credere che magari ci si è semplicemente trovati sulla stessa strada senza essersi mai visti o parlati prima? Ci crederebbero? Mai…

…ma in moto si muore… è vero… capita… ma quanta Vita è capace di regalarci questa passione?

Il papà di uno di noi che ora non c’è più… il papà di un Angelo con il 24 sul cupolino e nel cuore ci ha definiti così:

“…Mi aveva tanto parlato di voi, ma a dire il vero non lo avevo mai ascoltato più di tanto, ma essendo un gran “capoccione” me li ha voluti far conoscere uno ad uno,questi ragazzi e ragazze meravigliose da abbracciare e baciare come figli propri, immersi in quelle loro tute di pelle, con i loro tatuaggi, con i loro caschi da i colori sgargianti, tutti veri DURI! Gente che su strada non abbassa mai lo sguardo,ma provate ad alzare loro quelle visiere scure da marziani e troverete occhi splendidi, puliti, gonfi di quelle lacrime vere in cui puoi annegare ed arrivare fino in fondo alla loro anima per vedere com’è candida,occhi che solo la gioventù più sana può avere. Provate poi a togliergli quelle tute e troverete al loro interno dei bambinoni innamorati della vita,delle scorribande,dei week end a bistecche e salsicce, ma ancora tanto bisognosi di un padre o di una madre che li prenda per mano quando la sorte inizia a giocare così duro….”

…si, è vero.. in moto si muore, capita… può capitare ad ognuno di noi… ci si fa male… tanto male… ma quanta vita si trasforma in ricordi bellissimi, in attimi eterni, in risate così fragorose da far tornare il sole anche in una fredda e piovosa giornata di novembre?

Parlate con ognuno di noi… fatevi raccontare un giro, un aneddoto, una curva… e perdetevi in quello sguardo che comincia a scintillare come quello di un bimbo che scopre la vita per la prima volta… nelle risate… nel sorriso che, spontaneo, stira gli angoli del viso e distende la fronte…

Parlate con ognuno di noi… e chiedetegli cosa sarebbe di lui se un giorno dovesse rinunciare a questa passione… e preparatevi a sentire l’urlo del silenzio… e a vedere quello sguardo di bimbo diventare lo sguardo di un marinaio costretto a vivere a terra con il mare in vista… di un pilota che guarda il cielo ancorato a terra…

Già.. in moto si muore… ma ora credete di poterci capire? Io non credo… non ancora…

Chiedete allora di portarvi ad un raduno, ad una scampagnata… bagnatevi di pioggia scrosciante che vi penetra fino alla biancheria intima.. che vi entra nelle ossa… lasciate che il freddo vi punga fino a farvi lacrimare… lasciate che il sole tenti di liquefarvi mentre indossate l≠immancabile giacca tecnica… o semplicemente provate a chiedergli di fermarsi così, senza nessun motivo apparente per strada accostandosi al ciglio per stupirvi di quanti (automobilisti) non vi degneranno di uno sguardo e quanti (motociclisti) si fermeranno per offrirvi aiuto, compagnia, un semplice passaggio al più vicino distributore anche se esso si trovi a svariati km o un posto nel proprio box per la moto e un pasto caldo per voi mentre aspettate i soccorsi…

..fatelo e allora, solo allora arriverete a sfiorare l’essenza di essere Motociclista…

In moto si muore, è vero… ma non esiste modo migliore per vivere il tempo che ci è concesso… e se ancora non lo avete capito beh.. lasciate perdere, non lo capirete mai… ma se un domani mentre andrete a mare con la vostra famiglia automobilisticamente corretta dovesse sopraggiungere uno di Noi e vedreste vostro figlio girarsi di scatto e salutare sbracciando come un pazzo rinunciate a capire anche lui… lui che nella sua incoscenza vede in Noi quella scintilla che voi non siete stati capaci di scorgere… e se vedere il Motociclista ricambiare il saluto… beh… non c’è nulla di strano sapete? Tra Angeli in terra ci si saluta sempre… ma questo, chi ha perso le ali, non lo ricorda…

Motociclisti… strana, meravigliosa gente…

Giorgio Gasparrini

Da: Giovanni Mandarini giovanni.mandarini@mac.com>
A: Roberto Parodi cavaliere_telematico@yahoo.it>
Inviato: Domenica 4 gennaio 2009, 19:26:48
Oggetto: Cose che capitano

Tra capodanno e l’epifania, sono fermo in una strada molto affollata della mia città, in un quartiere residenziale, e osservo la gente passare. Sono tutti indaffarati a fare qualcosa, a parlare, a gesticolare, a camminare senza una meta precisa, hanno buste e pacchi regalo.
Sento un ritmo familiare avvicinarsi da molto lontano, riesco a tirare fuori dal brusio di fondo una musica, piano piano, lentamente, con il motore al minimo, si avvicina, sono certo… è il motore di una harley. Sono radicalmente biker, anche se la mia moto non è vicina a me oppure se sono senza la moto, ma riconoscerei tra mille il sound ineguagliabile del big twin. La road king giunge fino a me, parcheggia a fianco del marciapiede e l’uomo spegne il motore.
Con la gamba sinistra apre il cavalletto e lascia appoggiare la sua moto nel suo naturale movimento. Lui è un personaggio stranissimo, sembra di ritorno dal concerto di woodstock insieme alla sua compagna che sembra Janis Joplin.
E’ di sicuro figlio degli anni cinquanta, ha l’aria vissuta come la sua moto, un’ icona del celebre marchio, modello di riferimento della “famiglia”. Posso giurare che anche la moto emanava un fascino particolarmente forte, più di ogni altra harley che avessi mai visto prima. Aveva una livrea di fondo bianca, con filetti orizzontali di base viola, ed altre righe di tono diverso ma sempre complementari al viola; quasi a voler imitare il famoso prisma di “dark side of the moon” dei pink floyd. La vernice era leggermente ammattita dal sole e le cromature appena opacizzate, le marmitte singole con terminali fish-tail e un sound da batticuore, al minimo avrà toccato i seicento giri, credo… Sembrava spegnersi in sussulti cadenzati quasi sincopati, ma era incredibilmente “Arley”!
L’uomo aveva lunghi capelli bianchi raccolti in una coda di cavallo legata da un laccio di cuoio, occhiali tondi neri, un pesante maglione di lana nera e un gilet con un simbolo strano mai visto prima, una piramide senza il vertice e un fascio di luce che ne fuoriusciva verso l’alto, jeans levi’s 501 stinti fino all’impossibile, quasi bianchi, ma di quel bianco che non si “vende” anzi, potrei giurare che quei pantaloni erano testimoni degli anni vissuti insieme al proprietario in sella alla moto, in origine saranno stati blu, ma blu molto scuro; al piede aveva stivali neri da biker a punta quadra.
La compagna, un’altro personaggio degno di nota, aveva capelli lunghissimi tipo Nicolette Larson con l’unica differenza che erano tutti bianchi, due orecchini a forma di cerchio di argento, occhialoni vintage grandissimi, e lo stesso pull over di lana e gilet uguale a quello del compagno ma corredato anche da top rocker, jeans negli stivaloni tipo amazzone.
Dovevo avere lo sguardo incantato, e un’espressione strana non schermabile neppure dai miei inseparabili ray-ban scuri a goccia, ma l’uomo se ne accorse, mi guardò da lontano, mi si è avvicinò e porgendomi la mano come si fa ad un compagno di club mi disse: “Hola Hombre” credevi che fossimo estinti? Noi siamo sempre presenti, solo che nessuno ci può vedere, ma tu, oggi, hai avuto questo privilegio, sei uno spirito libero e sei figlio degli anni sessanta, noi lo sappiamo e vogliamo che sappia che solo pochi possono sapere della nostra esistenza.
Salutandomi con un sorriso l’uomo e la sua compagna si allontanarono a piedi ed io restai lì a guardare affascinato la moto, venuta dallo spazio.
Indy


Da indiana
a threepercenters
Oggetto: the voice
Inviato: 28 dicembre 2008, 9:59:11

The voice….
Bassa, nera, strana come il buio, mi sembrò amica e sorella. Presente e silenziosa anche se vibrava da terremoto e aveva voce da bombardiere….
Tutti gli harleysti appassionati sanno cosa vuol dire la parola “Sound”. Ebbene si… non è un rumore, non è un motore acceso, non è un frastuono, non è un normale rombo…
E’ il “Sound” cioè la voce stupenda e corposa, melodiosa, cupa e piena del motore Big Twin che da centocinque anni risuona nelle città del mondo. La mia bambina… si proprio lei… la mia “Dark Princess” fino a sabato scorso parlava come un’ anonima moto di grossa cilindrata, una tra le tante direi, anche se aveva quel “non so che” che la distingueva. Certamente di ottima presenza, ma le sue marmitte chiuse, omologate, rispondenti a tutti i possibili marchi europeii non le rendevano onore. Adesso ha finalmente la voce che le si addice, adesso non è più un’anonima moto di grossa cilindrata, ora il suo “Sound” unico e originale preannuncia il suo arrivo. E’ un Sound personale.
E’ unico, è pieno, è una musica bassa corposa che sale dal basso e riempie l’aria, adesso finalmente “sento” il motore e di certo l’unico strumento inutile sulla mia moto è un contagiri, di cui ovviamente la mia “dark” è sprovvista. Adesso è proprio come l’ho sempre desiderata.
Essenziale, minimalista, scura ma non troppo grazie alle bilanciate e minime cromature, con la sua borsa di cuoio nero sul lato sinistro, grossa e di presenza ma agile come una gazzella sia nel traffico che nelle curve, stabile come una locomotiva in autostrada, amica e sorella… come diceva qualcuno che amava le Harley…
Indy

Da: “masserobi@libero.it”
A: guestbook guestbook@threepercenters.it>
Inviato: Lunedì 22 dicembre 2008, 9:59:11
Oggetto: Il Topo !

Sto leggendo con avidità il cuore a due cilindri, e mi ritrovo nell’affezione verso la mia moto, non è un Harley ma anche lei ha appunto due cilindri.
Non sono un bikers 360 giorni all’anno e quindi quando viene il freddo ricovero la moto, almeno per i mesi più freddi in un comodo box riscaldato.

Leggendo il libro di Roberto mi è venuta voglia di andare a trovare ” la piccolina ” e farle fare un giretto….sorpresa un topo è entrato nel box.
Risultato del banchetto : guaina di tutto l’inpianto elettrico, gommini delle pedaline, leva cambio etc. guarnizini degli specchietti e come dolce il pomello dell’aria

un disastro, mi è quasi venuto da piangere…ho però subito chiamato lo “specialista” per un consulto urgente; Silvano elettrauto di professione e restauratore di moto per hobby.

La stiamo già curando; beh cosa devo fare? Le vorrò ancora piuù bene e la porterò ancora a passeggio con qualche ciccatrice… e vaffanculo al topo

Da: Dario Donghi dariodonghi@xxxxxxxx.it>
Oggetto: Saluti e …….. complimenti
A: guestbook@threepercenters.it
Data: Venerdì 5 dicembre 2008, 23:42

Ciao Ragazzi
Domenica girando per una libreria in cerca di regali mi sono ritrovato in mano il tuo libro e leggendo già poche righe non ho potuto non comprarlo
Inutile dire che l’ho divorato l’ho trovato scritto molto leggero e piacevole ma soprattutto sincero .Credo che di questi tempi sia una cosa che non tutti possano permettersi e aldilà dei tuoi viaggi penso che tu sia veramente una persona con le PALLE. In alcune cose mi ci sono ritrovato specialmente a riguardo dei vari Gruppi,Club,Associazioni e Raduni. Questa primavera ho recuperato uno Sportster dell’1986 e con molto tempo , fatica e soldi sono riuscito solo a Settembre a girarci. Per questo motivo ho conosciuto il Mondo Harley (Concessionari Ufficiali e tutto il variegato Mondo parallelo) e a volte ne sono rimasto anche io deluso. Secondo molti era una fregatura e avrei fatto prima a comprarne una nuova,ma per me non era la stessa cosa. Volevo la moto che quando io avevo 20 anni ci giravano solo i figli di papà che guardavo con invidia. Ora è li in garage a tenere compagnia ha una mia vecchia Vespa 150 sprint veloce e un Maggiolone Cabrio del 73. Moto e Motori mi sono sempre piaciuti:Motorini,moto da Cross,Vespe,Enduro. Poi un grave incidente ha un amico mi ha fatto paura e guardare le due ruote con occhi diversi. Poi l’incontro con le auto e le moto d’epoca e questo mio ingresso in punta di piedi con gli oggetti che ricordano la mia giovinezza.
Non so se in questa mail sono riuscito a dirvi qualcosa,ma alla fine fondamentalmente volevo solo farvi i miei Complimenti.
Con un po’ di invidia
Dario


Da: ALBERTO OLDRINI ;alberto.oldrini@yyyy.it>
Oggetto: Il libro di Roberto
A: guestbook@threepercenters.it
Data: Sabato 29 novembre 2008, 19:08

Ciao Roberto,
ho comprato il tuo libro per caso. Non ho mai letto “Freeway”(non spevo neanche esistesse),non ho mai frequentato motoclub,ma sono Arleista da sempre. Ho comprato la prima Harley, sporster 1200 R, a gennaio 2008 all’eta di 53 anni. Dopo 4000 km.,a luglio,l’ho venduta e ho acquistato un Fatboy. Ho percorso ad oggi 5800 km,con ogni condizione climatica. Non capivo cosa mi stava succedendo. Adesso,dopo la lettura del libro, l’ho capito.
Grazie
Alberto

Da: giugio87@xxx.it <giugio87@xxx.it>
Oggetto: A: Guestbook <guestbook@threepercenters.it>
Data: Domenica 23 novembre 2008, 12:22
Ciao Roberto.
Ho finito ieri di leggere il tuo libro, ed alla chiusura dell’ultima pagina ho provato un senso di gratitudine, di pienezza, una sensazione strana che nel momento in cui arriva ti lascia un sorriso sulle labbra e lo sguardo perso nel vuoto! Leggere questo libro è stato come rileggere i propri pensieri quando si guarda la moto che si ama…è stato come dire pagina per pagina “si è proprio così, hai ragione Roberto!”… Da questo libro inoltre ho avuto la conferma di un mio pensiero…La motocicletta, la famiglia, la propria donna, i propri amici, i propri affetti, sono tanti punti che collegano una sola linea, quella della felicità e della serenità…alla fine dobbiamo prenderne atto, la motocicletta può essere tutto ma anche niente, se solo un bel giorno venisse a mancare un punto della nostra linea! Tutto vive in equilibrio e se solo perturbiamo questo equilibrio dobbiamo correre a rimediare, al più presto! Non è un caso credo, che inevitabilmente tu ci abbia parlato nel tuo libro, di tua moglie, dei tuoi amici, della tua famiglia, insomma dei tuoi affetti! Del resto credo proprio che la tua motociletta perderebbe il suo fascino ed il valore che ha per te senza i Threepercenters, o senza coloro che ti sono accanto! Noi siamo solo un pelino più fortunati perchè disponiamo di un altro punto per rendere più stabile la nostra linea…

Grazie mille Roberto, grazie mille ai Threepercenters per questo libro, che per forza di cose finirà fra i preferiti della mia libreria!

Con stima,Eugenio Tattoli.

Da: Giorgio.Gasparrini@altana.com ;Giorgio.Gasparrini@altana.com
Oggetto: l’amore.
A: guestbook@threepercenters.it
Data: Giovedì 6 novembre 2008, 14:30
Scendo in garage, lei mi guarda, mi avvicino, accarezzo delicatamente il serbatoio, giro la chiave, una manata al gas , piccola pressione sul bottoncino magico e vai inzia la poesia Il cuore si stringe e sulla bocca un sorriso involontario, nella mente nulla, o meglio la pace, la tranquillità la sensazione di sentirsi a casa (come dice quel motociclista che avete incontrato nel deserto in sella ad una sconosciuta enduro).

Clocck , la prima è dentro , si parte per dove non so, non ho una meta ben precisa ma sono attirato dalle montagne d Abruzzo che oggi hanno un filo di neve.

Lungo la strada nessuno, la temperatura è rigida ed il cielo e terso, limpido, pulito.

Mi fermo per una sigaretta in mezzo alla piana stile tibetano di Campo Imperatore, non butto la cicca per terra ma la metto nella plastica del pacchetto, non c è traccia umana, qualche mucca sdraiata al sole e qualche poiana che si libra nel cielo più blu che abbia mai visto.

Sono solo ma mi sento parte di una natura incontaminata, forte, a volte ostile.

Arrivo sotto la Rocca di Calascio, la moto parcheggiata sul cavalletto mi guarda sorridente, ferro che splende sotto i raggi del sole, mi sento come un cavaliere motorizzato tornato indietro nel tempo,fino al medioevo.

Continuo la danza su questa striscia di asfalto grigio , quando passo sopra le foglie giallo arancione cadute per terra , guardo lo specchietto per vederle svolazzare.

Pensieri, emozioni, tutto si accavalla in modo disordinato nella mia testa e mi procura quella strana sensazione che conosco bene ma che non so descrivere.

Lungo la via del ritorno penso alla mia fidanzata, ai miei amici, ai miei genitori a mio fratello,mi sento più disposto nei confronti di chi mi vuole bene.

Penso che la motocicletta mi aiuti anche ad apprezzare di più i miei cari ed i legami che mi uniscono a loro.

Penso che il sentimento che crea questi stati d≠animo sia il sentimento più vecchio e sincero del mondo, quel sentimento che descrivi molto bene nel tuo libro che ho già letto per la seconda volta.
È l amore ragazzi.
L amore, incomprensibile, istintivo, sincero , puro.
Un grande saluto ai 3%
Giorgio Gasparrini

Da: reefaddict@libero.it <reefaddict@libero.it>
Oggetto: feelings
A: guestbook@threepercenters.it
Data: Mercoledì 5 novembre 2008, 10:56
Ciao Roberto, ho preso d’impulso il tuo libro, e me lo sono divorato in un week- end di pioggia. E’ strano leggere di sentimenti e senzazioni che capisci benissimo, come se ci fossi passato, come se l’avessi sempre saputo. Sarà che siamo pure coetanei, sarà che ci sono altri particolari in comune, ma mi sento

in grande sintonia: sarà anche per la tendenza a fuggire a tutto ciò che è “sociale” e precotto (mai digerito granché le associazioni e i club in genere), sarà forse per la tendenza a “togliere cose superflue” dalla vita (e dalla moto). Boh, chi lo sa. Fatto sta che io scopro la moto già in età adulta, prendo una jap (!), divertente, non c’è che dire. Poi però un giorno una folgorazione: vado negli USA e mi affitto una Road King, ci faccio 5 mila km in

2 settimane, supero due volte le Rocky Mountains con la neve per terra, saluto centinaia di bikers, navigo nella pioggia per alcuni giorni e nel sole abbacinante per alcuni altri. Alla fine sono un altro: non voglio restituirla al tipo che me l’ha affittata, poi lui insiste garbatamente (sense of humour zero), e io me ne torno in Italia un po’ mesto. Arrivato qui risalgo sulla jap: che cazzo è ‘sta roba, latta e cartone? Prendo e Vado a vedere le Harley da un concessionario, mi do una calmata, meglio aspettare la primavera per un acquisto (peraltro certo)… Ma non credo che supererò il Natale, c’è da fare l’Elefantentreffen…

Ciao ragazzi, e al prossimo sigaro che vi fate pensate un attimo che c’è gente in giro che sente ciò che sentite voi.

Da: Giovanni Mandarini giovanni.mandarini@mac.com>
Oggetto: Broterhood
A: Roberto Parodi <cavaliere_telematico@yahoo.it>
Data: Venerdì 31 ottobre 2008, 19:03
Ho letto il tuo articolo e la risposta/commento del Castigliano. Posizioni diverse ma entrambe veritiere. Secondo me è una questione di feeling, di “pelle” e di vite incrociate. A volte per un “caso” che poi non è mai una vera casualità, si incrociano vite di persone che mai senza un pretesto reale o una scusa o qualcosa in comune si sarebbero mai nemmeno sfiorate. Giorni fa ho rivisto un amico che da tempo non incontravo, per meglio dire un collega di lavoro, che è abbastanza differente dal dire amico. Eppure… vuoi per le affinità, vuoi per le stesse storie che ci sono capitate negli ultimi anni, vuoi per i soldi che mancano sempre, vuoi per altri discorsi da “re incontro” ci siamo ritrovati a parlare di moto e dalle moto alle harley il passo è stato breve. Dalle parole ai fatti, per curiosità il mio riscoperto “amico” ha voluto vedere cosa sono e come sono “queste harley” di cui tutti parlano tanto, e alla fine… ne ha comprata una utilizzando meno tempo necessario ad una normale persona per acquistare un paio di scarpe. Premetto e sottolineo… senza avere o dare un cent di anticipo ma in 72 comode rate da 205 euro al mese. Cos’è questo: plagio da parte mia? Giuro di no. Non direi proprio… anzi è stata solo una serie di parole ben pronunziate da parte del sottoscritto, con enfasi e passione, che evidentemente hanno fatto scattare la “molla” o meglio… hanno fatto apparire la “scheggia” negli occhi del mio “amico” che adesso non sta nei panni per iniziare a vivere la sua nuova vita da motociclista. Certo, venderà la multipla, ma chissenefrega ha detto! Se il prezzo della felicità è questo… ben venga. Io ho avallato, senza colpo ferire ho letto la felicità negli occhi di chi ne ha passate tante, e non ho fatto nulla per dissuaderlo dall’acquisto, anzi, ci ho messo anche un pò di mio, al contrario di quanti “amici suoi da sempre” hanno fatto riportandolo alla realtà, ai debiti, alle rate, agli sconfini di conto etc… etc… Incoscienza? Sono felice di esserlo, se può servire a far star bene le persone.
Buena vida

Da: viscidogestore@albergodelsesso.it
<viscidogestore@albergodelsesso.it>
Oggetto: Parabrezza
A: guestbook@threepercenters.it
Data: Giovedì 30 ottobre 2008, 17:56

Ciao

Ho letto il libro tutto d’un fiato
Visto che più o meno siamo coetanei mi ha fatto tornare in mente tante belle cose dei tempi andati, come i buonissimi chewing gum allo yogurt che avevo completamente dimenticato
Bellissime le tue avventure, il tuo modo di vivere la moto e la tua filosofia di vita in generale
Non capisco solo 2 cose: Il non voler usare a tutti i costi il parabrezza (io ne ho una dipendenza a livello metadone) e il casco aperto perdipiù non omologato Per il resto mi piaci !!!!!!!!!
Ciao
Massimo “Fat King”

Da: Andrea Pieragnoli <andreapieragnoli@xxxx.it>
Oggetto: Custom
A: guestbook@threepercenters.it
Data: Giovedì 23 ottobre 2008, 22:51

Il valico di Croce a Mori si lascia scalare dolcemente, dalla sua parte rivolta ad est.
Data l’ora, è pomeriggio, la natura è sofficemente avvolta dalla dominante del cielo, ora azzurro.
Solo i colli più alti attorno sono tagliati in due: in grigio-verde alla base, in splendida e calda luce radente le cime, sgargianti di colori autunnali non ancora appassiti.
Piano piano il gruppo si sgrana, prende velocità e sparisce oltre le curve. Io indugio nel riposo dei duemilaecinque, in terza comoda, andatura rilassata, contemplativa.
Per un attimo, qualche tornante, sono solo.
Poi raggiungo una custom, che procede dondolando sulle sue grosse borse laterali. Non la sorpasso: mi accodo e ne seguo le traiettorie larghe, comode, rotonde.

Finalmente la cima. Svalichiamo nel contoluce più completo.
Tutto si illumina, prende vita e tridimensionalità.
I faggi brillano di giallo, spiccando sui sempreverdi impavidi.
I castagni si accartocciano e rilasciano alla terra i loro ricci.
I quercioli giocano col bruno, pronti a cederlo al vento quando sarà tempo. L’asfalto persino risulta elegante nel suo grigio lucido e invitante.
E prende vita anche l’anima della custom, il cui colore, nero, ne rinforza la silhouette contornata dalla luce nei suoi bordi. Invidio il suo pilota, e godo per lui.

Scendiamo piano, cullandoci nel sogno di un autunno che resiste e non ne vuol sapere di cambiare veste e girare l’anno.
Come me, che cerco di fermare nella mente questa immagine poetica di un pezzo di ferro che si nutre di natura.

Scatto un’immagine che porto a mente, archiviandola nel reparto “cose indelebili della vita”.
Io sono quegli alberi che cambiano colore ma non sostanza.
Sono quel cielo a volte nuvoloso ma più spesso aperto.
Sono quelle curve rotonde che accolgono come il seno materno.
Sono quella moto che ondeggia leggera verso la sua meta.

Da: ugo.marsili ugo.marsili@xxxxx.it>
Oggetto: Guestbook <guestbook@threepercenters.it>
Data: Venerdì 17 ottobre 2008, 14:10
complimenti per il libro
comprato per caso,l’ho letto in una notte al raduno dei Picari a Narni
Sara’ stato per l’effetto di alcool e misture varie…
ma l’ho trovato interessante,informato,anche divertente e pieno di amore…
pensavo che fosse il solito libro scritto per sfruttare quel poco di popolarita’ acquisita scrivendo su una rivista (sulla quale c’è molto da dire ,ma è un altro discorso) invece mi sono ricreduto e il mattino dopo ho stappato un rosso alla tua salute.
auguri
il poeta

Da: “luckyguy71@tiscali.it”
A: “guestbook@threepercenters.it”
Inviato: Sabato 27 settembre 2008, 1:30:17
Oggetto: fate

… è un momento splendido nel suo genere perchè riassume tutto il senso del termine fatalismo.
Hai visto, ma troppo tardi… freni, ma già sai che servirà solo a ridurre i danni… la tua mente supera le tue aspettative e in un milionesimo di secondo ti fa sapere che, si cadrai! no, non ti farai molto male! cosi riesci a distorcere il continuum spazio/temporale ed in un istante che percepisci brevissimo fai e pensi tantissime cose… il futuro prossimo ormai ti è chiaro così vivi il presente… senti le braccia irrigidirsi un pò… l’urto dell’avantreno e la conseguente vibrazione che dal manubrio passa alle mani guantate… il peso e l’inerzia della moto che trascinano il tuo corpo giù verso l’asfalto… il colpo alla spalla, al ginocchio, il peso della moto sulla gamba e quella strisciata che lasci sull’asfalto fatta del chromo del carter della primaria e della pelle della gamba. E mentre strisci senti il carter come fosse parte del tuo corpo… e forse l’arli sente la tua pelle come fosse parte di lei.
Ho commesso il più grande e classico errore nella mia personale storia con le moto. Mi sono rilassato troppo. Ho dato per scontato, anche se solo per una frazione di secondo, che niente di male mi potesse accadere e come mi è successo tutte le altre volte, mi sono distratto. Ho sbagliato.
Passata la baldanza che mi aveva ispirato la mail precedente… passata la possibilità di partire per il faaker e sentirmi di nuovo libero e selvaggio…
Di nuovo ho avuto un gran culo! Niente danni gravi ne per me ne per il conducente dell’auto che ho speronato (concorso di colpa per l’assicurazione ma non è una conclusione ingiusta) e stavolta per fortuna pochi danni anche per la moto.
Ora ha un manubrietto piccolo piccolo, un serbatoio un pò più piccolo e prima di ridarmela il meccanico mi ha promesso di spogliarla di tutta quella inutile ferraglia cromata che si porta dietro…
Oggi gli ho portato un ricambio che mi ha procurato un amico. Era mezza smontata ma già con il manubrio nuovo. Mi sono seduto e la nuova posizione di guida mi ha esaltato… la sento ancora più mia se possibile.
Bene. Meglio così.
Mi sono segnato un appunto nel mio personale diario che tengo nella corteccia cerebrale… dice: “tutte le volte che ti senti troppo realizzato e rilassato finisci sempre per fare qualcosa che ti dimostra che non era il caso di abbassare così tanto la guardia! Cazzo, te lo vuoi ricordare?!?”.
scusate lo sfogo… volevo solo condividere questo mio personale momento e modo di vivere il mio rapporto con l’arli. saluti. Peace & Love,

Steve.

Da: luckyguy71@tiscali.it <luckyguy71@tiscali.it>
Oggetto: Breve storia pseudo-motociclistica
A: cavaliere_telematico@yahoo.it
Data: Venerdì 22 agosto 2008, 17:56

Venerdì 22 Agosto duemilaotto.
In ufficio, poco da fare anche oggi visto che i clienti o potenziali tali rientreranno tutti lunedì prossimo. I progetti li ho già preparati e riletti almeno una 30ina di volte… e meglio di così proprio non mi vengono. Sarà il caldo che mi attanaglia il cervello o la stanchezza (mentale più che altro) accumulata negli ultimi 4 anni e mai smaltita, ma sento proprio il bisogno di scrivere qualche riga a questa entità virtuale recentemente scoperta… il socio intanto è giù in studio che armeggia con macchine e software ipertecnologici nel tentativo di creare animazioni per il nuovo sito; per fortuna che non ci capisco un cazzo! Nel cortiletto davanti all’ufficio la mia bella prende il sole abbagliando le auto che passano col riverbero delle sue cromature (troppe se devo essere sincero, ma porrò rimedio). E’ tranquilla e si crogiola forse pensando al viaggio che abbiamo pensato di intraprendere insieme ai primi di settembre o forse ai nuovi accessori che tra qualche giorno il grande dio EBAY ci invierà magicamente per posta. Già il primo viaggio con lei. Ma la storia ha un’inizio che per me che mi avvicino a grandi passi alla soglia dei 40 si perde nella notte dei tempi…

avevo 14 o 15 anni, non ricordo, pessimo studente alle medie e persin peggiore al liceo, un linguistico privato dalle parti dell’arco della pace del quale conservo ricordi tanto pessimi quanto utili alla comprensione della natura umana. Passeggiavo senza pensieri con il mio compagno di classe E.D. per via Canonica scambiandoci allegri pettegolezzi su quale delle nostre compagne la desse di più e a chi (mai a noi naturalmente) quando un suono potente e sferragliante distolse completamente la nostra attenzione da quegli edificanti discorsi. La prima che vedevo (e sentivo) dal vero in vita mia. Non conosco bene la storia ma penso che quel piccolo negozietto con ammassati dentro 5 o 6 di quei farracci e poco altro ad arredarlo possa essere stata la prima sede della #1 (se qualcuno può confermare o smentire ne sarei felice perchè ho questo dubbio da parecchi anni). Fattostà che da quel giorno la mia vita di teen ager già molto poco allineata con quella dei miei coetanei (ascoltavo dai primi ’80 solo Elvis, Berry, Hendrix e gli Stones… Jovanotti e gli 883? Puah!) subì un cambiamento ancor più profondo. quella cosa doveva essere mia!!!

Qualche tempo dopo vidi per la prima volta Easy Rider… lessi On The Road… ci rimasi sotto e ancora adesso non ne sono uscito.

A diciannove anni dopo pressioni ed insistenze, poco sostenibili peraltro visto che la mia carriera scolastica andava sempre più a rotoli, riesco finalmente a convincere i miei a regalarmi il primo mezzo a 2 ruote. Era li davanti a me. Sexy come non mai nella sua livrea bianco madreperla, ruota posteriore lenticolare, fregio rosso su serbatoio a goccia, sella king & queen con sissy bar, cromature da specchiarsi e… un assurdo monocilindrico 125 che produceva un triste rumorino da “motoscorreggetta” per citare Elio e Diego. Era lei! Un’Aprilia Red Rose 125 usata di un paio d’anni. Iniziai a scorrazzare per le vie di Milano guidando quel mio primo mezzo motociclistico con la verve e la foga di un Valentino a Laguna Seca. Mi infilavo tra il 19 e le macchine che sopraggiungevano dall’altra corsia sorpassando in Ludovico il Moro, toccando terra solo ogni tanto per via del pavè sconnesso. Andavo a Buccinasco a prendere la mia fidanzata (la prima degna di tale nome) per scorrazzarla in giro senza meta sul mio cavallo d’acciaio cantando a loop Star Star degli stones… Ed ero la persona più felice del mondo! La felicità durò il tempo di poche settimane. Non ero Valentino, neanche un pò e un giorno feci l’errore di prendere la moto sperando mi aiutasse a sgombrarmi la testa da un problema decisamente troppo grande per la mia età ma che ho dovuto comunque affrontare… Bum!

Mi rialzo con un salto per allontanarmi dalla benzina che esce dal serbatoio e dal motore che impazzitto sale di giri come se volesse esplodere. Atterro sui piedi e capisco che non mi sono fatto nulla… nessun dolore percettibile. Sono girato a guardare cos’è successo, una signora esce da un vecchio Renault 5 con il parafanghi anteriore sx ammaccato che stava svoltando a sinistra proprio mentre avevo deciso di superarlo. I clienti del Sale & Pepe alle mie spalle si sporgono a cercare la troupe ed il regista per complimentarsi per lo stunt tanto ben riuscito. Sull’asfalto giacciono inerti tutti i fottuti pezzettini cromati che nell’impatto e nella scivolata si sono staccati dal Red Rose. Concorso di colpa, forcellone e forcella piegati… Io illeso… La Sciura pure. Alla fine m’è andata di lusso. Fine della prima parte del sogno.

A Naja alcuni anni dopo stringo amicizia con alcuni del mio scaglione. Uno di loro è un baicher bustocco che un giorno torna dalla licenza con una frase che aprirà al nostro gruppetto le porte di un mondo magico: “Ma lo sapete che qui a Padova ci sono i Bok Brothers?” Detto fatto, la sera stessa prendiamo un permesso per uscire prima (caserma piccola e dopo il primo mese ci eravamo già arruffianati quasi tutti i sottufficiali) e ci rechiamo al negozietto dei BB in zona Borgo in centro a Padova. Facciamo amicizia con la ragazza che ci lavora e dopo poco anche con il suo uomo, uno dei titolari. In quell’anno abbiamo potuto apprezzare un’ospitalità da parte di queste persone che non avremmo mai osato sperare e che personalmente porto ancora nel cuore. raduni, Locali baicher e compleanni di presidenti di alcuni gruppi… un turbinio alcoolico di serate a (mono)tema in cui venivamo presi e riportati in caserma da questi nuovi amici. Bello! La mia giovane mente ne rimase impressionata.

qualche anno dopo, entrato nel mondo del lavoro ogni tanto ripensavo alle parole che ci aveva detto il comandante della base al discorso del congedo: “buuububeb hhrastrocs gnnnefjtyrus ku!” Non che le avessi capite ma mi ispiravano sempre un certo senso di affetto… o forse a meglio pensarci aveva voluto dire: “Ragazzi la pacchia è finita! adesso che vi tocca di lavorare vedrete voi!”

Drag Star 650. Verso i 25 vivevo già fuori dalla famiglia da un paio d’anni condividendo con uno dei miei più grandi amici di sempre un appartamento sopra l’upim di P.le Loreto, lavoravo in ufficio da mio padre e avevo un 240 superpolar per portare in giro la mia band quando si andava a suonare. Così decisi che c’era una sola cosa che mi mancava; la moto. All’epoca avevo un budget di massimo unmilionemezzo di lire da dedicare a questa mia passione e così dopo varie ricerche trovai su una rivista un annuncio, Honda CX 650 (quella con i cilindri tipo Guzzi per intenderci) preparata Cafè Racer. Voleva unmilionetre… onesto. Mentre ceno con i miei tiro fuori l’argomento e dopo circa una ventina di minuti di no secchi da parte di mia madre all’idea, alle moto, ai motociclisti ed in generale a qualsiasi cosa avrebbe potuto fare del male al suo unico figlio, mio padre (vecchia volpe) prende la palla al balzo e rispolverando una delle sue passioni giovanili dichiara che il suo vecchio Falcone Guzzi 500 gli ha rotto i maroni e che non gli dispiacerebbe prendere, in società con me uno di quei nuovi custom japponesi che stanno tirando fuori in questo periodo. Qui devo aprire una parentesi: All’epoca e in realtà ancora fino all’anno scorso nella

mia mente si era instaurato un meccanismo nei confronti dell’Harley simile a quello che può capitare quando in prima liceo ti innamori della più bella della scuola che fa la terza. Può succedere in questi casi che ci si rassegni al fatto che la si amerà per sempre pur non potendola mai avere. Così senza più di tanti discorsi mi ritrovo con il culo su un dragstar per metà di mio padre e per metà della finanziaria alla quale dovevo pagare le rate. Tramite un amico dotato di una vecchia honda qualcosa tagliata, saldata, segata, abbassata, inclinata e quant’altro che non avrebbe sfigurato in una scena di Speed Interceptor inizio a frequentare un gruppetto di baicher Milanesi misti (harley/jap)… ed inizio a non capire. Non capisco perchè alcuni di quelli con l’arli quando vanno da qualche parte si ficcano sull’autostrada a 170 per 5 ore di viaggio vantandosene e poi si lamentano perchè dopo ogni raduno o spostamento che sia devono rimettere insieme il motore… ora io a differanza di “Tizio” non so riparare neanche il triciclo di mia figlia ed il mio rapporto con i motori è puramente istintivo ma mi risulta che le arli, le vecchie chevy e dodge etc… vengano prodotte in un paese dove i limiti di velocità non superano i 110… Forse c’è un motivo se fanno le cilindrate così grosse che lavorano sempre e solo sulla coppia massima al minor numero di giri piuttosto che farle andare a 300 all’ora… Non capisco perchè sono tutti così aggressivi… Non capisco perchè ci siano così tante regole, leggi scritte e non scritte, non capisco perchè anelino ad avere uno statuto con ancora più regole da seguire o perchè (pur non avendo pezze sulla schiena) alcuni di loro si divertano a chiamarmi “prospect” e cerchino di convincermi che per il

loro tavolo debba sostituirmi al cameriere. naturalmente non sono tutti così e c’è del gioco in queste cose ma… mah?

Cosi Visto anche il fatto che dall’incidente ho sviluppato un rispetto ed un vago timore per la moto faccio come Liv Tyler… Ballo da sola. Inizia in questo modo il vero e profondo amore che ancora e per sempre mi porto dentro. Decido di partire all’ultimo momento e spesso con i soldi contati. Macino decine, centinaia poi migliaia di kilometri sempre e solo sulle statali cercando di perdere la strada il più spesso possibile. Per risparmiare vado a dormire da amici in giro per l’Italia o nei parcheggi delle stazioni di servizio, nascosto dietro la moto. Non ho la tenda, uso un vecchio sacco a pelo militare. Ho visto Radicofani… la Toscana la Puglia le Marche… ho scoperto che in Italia c’è una regione che si chiama Basilicata perchè ad un certo punto ci sono passato… La Val di Fassa facendo Brescia, Desenzano del Garda, Trento, Bolzano… Insomma in circa 2 anni macino tantissimi Km e uso la moto per qualsiasi cosa, estate e inverno. Bello! In quel periodo sono molto innamorato di una donna. Finisce nel modo peggiore possibile ed il mio cervello anche assistito dall’alcool schianta in quello che alcuni anni dopo riconoscerò essere stato un esaurimento nervoso coi controcazzi!

Sto 3 anni a Londra lavorando come barman in vari club della capitale e grazie a questo (in parte) mi ripiglio.

Torno nel duemila subito dopo il deludente millenium party/bug e scopro che la DragStar 650 è cresciuta. Mio padre mi fa giustamente notare che non avendo più pagato le rate per tre anni avevo perso ogni diritto sulla “piccola” 650 e che quindi ha deciso ad un certo punto di cambiarla. Ora è un millecento… fico. Nonostante i delicati rapporti non mi viene negato di usarla e per alcuni anni macino di nuovo kilometri alcuni anche insieme alla mia compagna che guida un viraghino 250 personalizzata. Sono meno felice però. La moto è un vero cancello e mi spacca la schiena ogni volta che devo affrontare un tornante o qualche curva un pò più impegnativa.

Nel 2007 mentre viviamo dalle parti di Alessandria gestendo un maneggio/pub/ristorante da poco acquistato con la mia famiglia il dragstar viene venduto in seguito ad un restringimemento delle finanze familiari dovuto all’ivestimento sull’attività. Non ho pianto, tanto più che con quel genere di lavoro di tempo te ne rimane assai poco. Passano un paio d’anni e la mia compagna, dopo aver sfornato la nostra prima bimba, decide che per lei il tempo è giunto. Libretto degli assegni alla mano ci rechiamo presso l’harley di Alessandria dove acquista uno Sportster 1200 low nuovo di pacca… Mi promette che qualche volta me lo presta… Così per un pò ci alterniamo nelle poche giornate di libertà tra giretti per le colline del Monferrato con lo Sporty e badare alla piccola. Nello stesso periodo mio padre si compra una Bonneville T-100… Rimango l’unico pirla in famiglia senza la moto…

Le cose non vanno come sperato e le tensioni tra me e i miei lavorando si acuiscono piuttosto che scemare. Così Decidiamo di uscire dalla società e altresì di non tornare a vivere a Milano che dopo quasi 5 anni in cascina ci va stretta.

Ora siamo nelle Marche, una delle regioni più belle d’Italia, paradiso del motociclista di ogni genere; tra i monti sibillini, a mezz’ora dal mare e tre quarti dalla zona di Perugia-Assisi-Spello. Ci sono così tante strade panoramiche e posti incredibili da vedere nel raggio di 50 Km da casa che non basterebbe un anno a 8 ore di sella al giorno. Io mi sono reciclato a 37 anni riprendendo a lavorare in campo pubblicitario dopo parecchi anni che facevo altro e mi trovo proprio bene e la mia dolce meta tra un paio di mesi Ci regalerà il secondo pargolo. Un maschietto… Ah, dimenticavo… alla fine l’ho superato il complesso della bella liceale e la bimba cromata che prende il sole qui fuori è un’Heritage del ’92. Quando l’ho guidata la prima volta per portarla a casa Mi sono sentito come se avessi avuto il culo su QUELLA moto dal giorno della mia nascita… Siamo proprio fatti l’uno per l’altra e a settembre, nei pochi giorni che mi potrò prendere di ferie quest’anno ce ne andiamo da soli al Faaker See… Abbiamo sentito dire che in quel periodo ci sono un sacco di baicher che vanno li a mangiare bere e far casino… abbiamo 5 giorni… penso che 4 li passeremo in viaggio. Ciao a tutti, ci si vede in giro. Peace & Love,
Stefano (Steve per chi vuole)

Da: “f.merzi”
A: cavaliere_telematico@yahoo.it
Inviato: Martedì 5 agosto 2008, 10:21:23
Oggetto: Giro arlistico ed artistico

Buon giorno Sig. Parodi,
ho letto il suo racconto “Giro arlistico ed artistico” del 27 luglio, e non ho resistito. Ho sorriso leggendo (e guardando le foto) di luoghi che conosco molto bene, di strade che si snodano lungo campagne e colline tra il lago di Garda, il fiume Mincio, a metà strada tra Verona e Mantova, luoghi intrisi di storia e di scorci affascinanti. Prova ne è una delle sue foto, quella che ritrae il fiume Mincio mentre attraversa (quasi a volerlo portare con sé) il centro di Borghetto, frazione tanto incantevole quanto romantica di Valeggio sul Mincio.
Luoghi dove mi piace perdermi con la mia moto senza pensare, spesso sola, ma proprio nei giorni di cui lei parla, con la splendida sorpresa di un affascinante compagno vicino a me sulla sua scorbutica moto, per quel viaggio senza meta. Buffa coincidenza.
Grazie per quello che ha scritto, grazie per come lo ha descritto. Sono luoghi che amo.
Mi permetta un complimento per il sito, e per tutti i suoi racconti
F.Merzi


Da: JAMES jamesn@aliceposta.it>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Martedì 27 maggio 2008, 0:55:20
Oggetto: considerazioni

Che dire? sarà spirito di emulazione? non saprei, ma quel che è certo è che ho sempre avuto una grande ammirazione per le harley, ma non ho mai avuto occasione di incontrarle…. la prima moto è arrivata molto tardi, esattamente 23 anni dopo il mio “ciao” di terza mano…. è arrivata per caso, assieme a quelle degli amici….. tutte giapponesi!!!
Fù così che giro dopo giro la passione saliva piano piano, adesso mi è venuta sete, sete di km, voglia di guardarmi in giro, e se adesso stò aquistando la mia prima dyna un pò è anche merito/colpa vostra. Ho letto l’articolo su Motocilismo del viaggio a Dakar, ed è proprio quello che mi ha portato a conoscenza oggi della vostra filosofia, che in parte condivido!
Buon viaggio a tutti
JAMES.
bravo james.
sel’harley dovesse pagarci delle royalties per ogni moto che abbiamo contribuito a far comprare, potremmo pure cambiare le nostre… eheheheheh

facci sapere come è andato l’acquisto e .. all the best!

Da: “elyca@interfree.it” <elyca@interfree.it>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Venerdì 9 maggio 2008, 18:26:49
Oggetto: guestbook

Questo posto mi piace, m’è sempre piaciuto…
Perchè? Perchè forse è quel tantino diverso dal solito, dall’ovvio, dall’orrido.
Nulla di “socialmente indispensabile” ma certamente piacevole per la vista e per i sensi. Le immagini, le parole, le storie, le stupidaggini, tutto si sposa bene. Un posto a sedere in una sala colma di gente in piedi. E magari posso salire sulla sedia e vedere meglio da quassù!
Ok…scendo! ;-)
ZiaNana

Da: Giovanni Mandarini giovanni.mandarini@mac.com>
A: Roberto Parodi cavaliere_telematico@yahoo.it>
Cc: Luigi Mancuso otticamancusoluigi@virgilio.it>
Inviato: Domenica 20 aprile 2008, 1:41:40
Oggetto: da Parte dell’Amico Gigi (per il guestbook)

Ciao ragazzi,
mi chiamo Luigi in arte “Luigisportster69″.
Vi scrivo da Napoli e sono amico e compagno di run di Indiana Jones. Vi ho conosciuti per suo tramite, perchè una sera mentre eravamo al telefono indiana mi ha accennato del vostro sito e di voi. La tentazione di andare a vedere è stata forte, ma io sinceramente già parto avvantaggiato sul concetto della “Percentuale ridotta…” Il perchè sta nel fatto che io guardo la qualità e non di certo la quantità, in tutte le cose. Ecco perchè ho comparto una Harley, ecco perchè è una sportster ed ecco perchè è nera come una notte di agosto prima della notte di San Lorenzo, e poi: è femmina! Sono innamorato di questa moto come tutti voi delle vostre, vi ho visti sul sito, ho visto i vostri viaggi e le foto, ho commentato nella mia mente e con la mia fantasie tutte le vostre imprese, vi ammiro. Siete motociclisti e poi harleysti, quindi viaggiatori e poi esploratori, tutto in “trio” con l’aggiunta occasionale di qualche altro amico e compagno di run tipo i fratelli Garella o il Rudy che è sempre operativo. E’ indubbio il fatto che chiunque sia un pò diverso dalla massa finisce poi per comprare una harley, ma non sempre. Infatti, anche con l’amico indiana ci siamo ritrovati a discorrere sul fatto che spesso tutti gli agglomerati di persone, alla fine finiscono per diventare troppo dispersivi e di fatto si perde di vista l’obiettivo primario che è il viaggio. Il nostro è un viaggio interiore prima e on the road poi, siamo un tutt’ uno con le nostre moto, siamo cuore e polmoni con il nostro big twin da 1.584 cc. o con il nostro evolution seppure piccolo ma pur sempre un 883, il che non è poco. Non è facendo i “casello casello” a trecento all’ora senza nemmeno sapere che strada c’era ai lati dell’autostrada, che si può dire di aver viaggiato o solamente: girato in moto. Non condivido, o meglio non condivido più, sotto i quarant’anni, le performances estreme da pista realizzate però in mezzo alle macchine o sulle statali. Amo viaggiare a ottanta all’ora, amo guardare la strada che scorre sotto i piedi, amo sentire la brezza sulla faccia, adoro il mio motore che gira tondo a un centimetro da me, è bellissimo il sound delle mie marmitte e il risucchio dei carburatori in certe situazioni. Amo la mia harley, amo la vita on the road, condivido in pieno il vostro modo di “dissociarvi” dalle masse, ma ragazzi… credo che il vostro dovrebbe diventare una qualcosa di più di un trio solo senza peròsnaturare l’originale progetto degli amici fondatori che era quello di non allargare troppo altrimenti diventa un chapter ufficioso e non ufficiale a tutti gli effetti dove come noto si vive immersi tra le gioie e i dolori. L’idea sarebbe qualla di creare un trio per città fatto solo di tre biker al massimo, che rispettano il vostro modo di pensare e condividono in pieno la filosofia threepercenters, senza imitare, senza copiare, senza ingigantire e senza esagerare nel concetto opposto troppo radical. Mantenere gli equilibri e le dimensioni nel rispetto massimo della vita di strada. Che ne dite? Si potrebbe fare o è una chimera? E’ un progetto realizzabile? Pensate che le numero uno… così partirono alla grande… La prima in via Niccolini a Milano e poi… visto che è accaduto? Vorrei tanto sapere come la pensate in merito. Aspetto notizie… e spero foriere di bei progetti da mettere su dalle alpi alla sicilia….nello spirito estremo di scambiarsi itinerari ed emozioni. Noi vi diremmo tutto del sud, delle costiere, delle isole, dei vulcani etc… e voi potreste dirci tutto in merito a laghi, stradoni, fiumi e quant’altro Vi saluto affettuosamente e continuerò ad affacciarmi al sito tutti i giorni, il vostro amico “out law”
Luigisportster69, Napoli.
Ciao ragazzi, continuate così, il vostro spirito è quello giusto e siamo felici di esservi talvolta di ispirazione.
Il nostro suggerimento è soprattutto quello di essere sempre voi stessi.
Se proprio avete voglia di cercare di creare un gruppo di amici motociclisti (cosa non facile e che richiede pazienza e dedizione) vi facciamo i nostri migliori in bocca al lupo, ma soprattutto vi raccomandiamo che sia un progetto nato sulle vostre idee, i vostri equilibri e il vostro istinto.
Se ci credete davvero e se l’amicizia è solida, il risultato non potrà che essere positivo.
A presto ragazzi e buona fortuna

Da: “MULCAHY, DANIEL J” <daniel.j.mulcahy@dhs.gov>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Sabato 19 aprile 2008, 15:36:05
Oggetto: SHAMROCKS M/C

Stopping by to wish our Italian Brothers a safe riding season.
Respects,
President/Founder
SHAMROCKS M/C
WWW.SHAMROCKSMCVT.COM

da:Indiana Jones
17 aprile 2008
“Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, o la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione. Forse conoscete quella barca che si chiama Desiderio”. (tratto da: Henri Laborit ELOGIO DELLA FUGA, Mondadori 1982)
_____________________________________

Cari threepercenters… da questo stralcio inizia la mia storia di oggi. Il nesso sta unicamente nella “tempesta”, ma il libro anche se un pò pesantuccio lo consiglio a chi ha la smania di “andare”. Stamattina il tempo era un pò uggioso, ma non definito e quindi come ognuno di noi che esce per andare al lavoro ho tentato la “fortuna” e non ho indossato la tuta antipioggia. Della serie: “ce la faccio, il tempo resiste, lì c’è un pò di chiaro… etc…etc…cercando di illudermi” E invece no! Non è andata così. Purtroppo, dopo essere uscito di casa con la parte superiore del corpo da biker, (giubbotto di pelle nero, spille hd, scaldacollo in paille, guanti e ray ban) e la parte inferiore da bancario con scarpe nere stringate e pantalone tasmania, ma dico proprio appena poco dopo, non dieci minuti, ma nemmeno quattro, tre minuti al massimo… giusto il tempo necessario per allontanarmi da “qualsiasi” tipo di riparo sfruttabile per evitare il peggio e ritrovarmi sulla strada in discesa che attraversa il bosco verso la città. Giustappunto! Fanculo alla pioggia, ma dire pioggia è troppo poco…. Improvvisamente ho avuto l’impressione di essere un “tuta-tester” della Tucano Urbano, di quelli che stanno fermi sulla moto e gli scaricano addosso una colonna d’acqua (test tuta appunto) di due, tre quintali d’acqua. Cazzo mi sono detto. Ma che succede? Una massa d’acqua inenarrabile mi è piombata addosso all’improvviso senza concedermi nemmeno il tempo di capire. In pochi secondi mi rendo conto che l’acqua è entrata dappertutto, i pantaloni sono diventati nero lucido, le scarpe delle barche, il resto… che ne parliamo a fare. Il mitico marsupio indianesco tipo la borsa di eta beta che contiene di tutto di più, è allagato. L’atroce fulmine mi balena nella mente, il contenuto del marsupio… Due pen drive, un cellulare, il telecomando elettronico senza il quale la moto non parte, del portafoglio “the bridge” non mi può importare più di tanto perchè è abituato a prendere acqua. Nelle penne elettroniche ci sono i dati dei clienti… che bello… tutto a puttane? Chissà… Il vapore sale dalle marmitte e mi fa assomigliare ad una vecchia locomotiva nera di inizio secolo, mentre continuo ad avanzare con l’andatura “Di cappa” come il veliero di Henri Laborit, meglio la deriva, che la fuga, a questo punto, ormai il più è fatto; devo andare avanti non posso e non devo fermarmi, almeno per stamattina. Arrivo al lavoro in uno stato pietoso, mi prendo ancora qualche minuto per sistemare la moto e poi sono dentro. Lascio tracce di acqua dappertutto, il badge non funziona, meglio così, assente del tutto. Un cliente mi aspetta e mi dice: “Ma come è venuto con la moto, con questo tempo Invece di prendere il metrò?” Ed io rispondo: “Immagino che lei sia qui per il monitoraggio del suo portafoglio titoli vero?” E lui: “Bravo come ha fatto a indovinare?” Ed io: “Ebè sa com’è dopo tanti anni ormai i clienti li conosco bene, sa però una cosa, c’è un piccolo problemino… dato che non le piacciono i gestori “arlisti” e bagnati di pioggia penso proprio che dovrà cambiare banca perchè i suoi numeretti bellini sono diventati un tutt’uno con il chip della mia pen drive, e pertanto… pur dispiacendomi… la devo salutare”. Mi rendo conto di essere stato un pò scortese…ma se l’è voluta lui! Mentre mi allontano ripenso alle parole dello scrittore, che mi rimbombano nella testa: “Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere” e mi dico: “Ma che cazzo ci faccio io qui dentro, dovrei essere in tutt’altro posto, con tutt’altra gente e con un’altra testa, altro che storie…” Mentre mi tolgo il giubbotto ormai fradicio, mi vengono in mente le parole di altro cliente (amico) di qualche giorno fa: “Giovanni, mia figlia si è trasferita a Cabo San Lucas in Mexico, ha aperto un bar sulla spiaggia (di sabbia bianca finissima) sai quelli con la tettoia di paglia e il bancone circolare? Sta benissimo cerca personale, conosci qualcuno che sarebbe disposto a trasferirsi lì?” Il grande dilemma si fa strada nella mia mente: “Andatura di cappa o fuga?” Stamattina… sono andato di cappa, ma domani? Cosa accadrà? Ai posteri l’ardua sentenza.


Da: prieto adolfo arpr358@yahoo.com>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Mercoledì 16 gennaio 2008, 23:25:41
Oggetto: desde Cuba

Saludos Roberto desde Cuba, hoy visité tu sitio-web, Max me envio el articulo, esta muy bueno. Quiero mandarte un saludo, un fuerte abrazo, y mucha suerte y salud en tu vida, espero que puedas volver a Cuba pronto junto con tus amigos y esposa.
Un abrazo………..
Adolfo

Da: Giovanni Mandarini <indiana.com@libero.it>
A:
Inviato: Giovedì 15 novembre 2007, 22:30:47
Oggetto: Fantasia Galoppante

La sala degli stucchi del palazzo d epoca al centro di Napoli, ex consolato inglese, ospita la riunione mensile della Sgr che ci propone come di consueto nuovi prodotti da vendere, sempre più strutturati, sempre più sofisticati e sempre meno comprensibili soprattutto per coloro che dovrebbero comprarli.
Tutti i partecipanti rigorosamente in grigio scuro antracite, o blu o gessato, cravatta di marinella, di hermes o di brooks, scarpe nere stringate, borsa nera di pelle, notebook, palmare, cellulare, ipod.
Io sono uno nel mucchio.
Ho il grigio scuro d ordinanza, scarpe nere, niente portatile, niente palmare, niente borsa nera di pelle, un nokia nero 5140i con bussola e torcia, trainer elettronico con cardiofrequenzimetro per la corsa, in definitiva un victorinox ; con il tasto rosso e il tasto verde ; un modello da sopravvivenza, qualcosa però mi distingue tra la gente e tradisce il mio status, innanzitutto la giacca da moto con la spilla h.o.g. e il mio casco jet con la striscia centrale di colore arancio-bianco-nero non lascia dubbi su marca e modello della due ruote parcheggiata disotto, quando entro mi osservano e mi squadrano come una bestia rara.
Poggio il cap sulla mensola della poltronicina sul blocco per gli appunti, mi tiene compagnia ;mi ricorda che sono un ;Arlista ;.
Le slides si susseguono nella classica atmosfera da riunione di fine anno, dove il Dio budget impera come espressione ricorrente almeno ogni tre secondi tra i partecipanti, quello al mio fianco dice: io l ho già fatto quello dietro di me invece: noooo, io sono lontanissimo e ancora quello davanti che si gira verso di me: mi mancano un paio di milioni e ci sono io taccio, non parlo con nessuno, mi limito a guardare i volti attoniti di alcuni, creduloni di altri, esasperati di altri ancora, dormienti della maggior parte, e vedo gli istogrammi, le candle sticks, le tabelle con le performances, i più i meno, le stelline del rating etc’ All’improvviso, uno dei tanti grafici, assume nella mia mente la forma di una vetta delle Black hills, non so perché, mi ritorna in mente d’impatto e all improvviso una delle guglie di quelle montagne meta estiva del più grande run americano.
Mi distraggo la mia mente, come sempre comincia a viaggiare, a creare scenari e situazioni, sento avvicinarsi da lontano il suono unico di un big twin, riconosco familiare il borbottio unico al mondo, mi immagino seduto su una bad lander corbin montata su uno stupendo esemplare di softail night train nero opaco, dove l’unico luccichio è rappresentato dalle due shorty cromate e dall’imponente filtro a goccia.
Ho davanti agli occhi i volti dei presidenti scolpiti nella montagna, per adesso percorro da solo la strada, ho soltanto lei davanti, il rombo del motore e il vento nei capelli.
Dallo specchietto vedo un biker solitario come me che si affianca e mi saluta, poi se ne accoda un altro, poco dopo siamo in tre, d’istinto siamo in formazione, i motori suonano la loro musica, mi sento bene, pochi ma buoni, meglio così.
I prati tra le colline e le praterie verdissime fanno da cornice a tutto questo.
Per un attimo rivedo i miei 3 amici di Milano che soli e coraggiosi hanno affrontato il deserto, le dune e i sabbioni con delle moto che nemmeno Hubert Auriol, Gaston Rahier e Cyril Neveu nelle svariate edizioni della Paris-Dakar avrebbero saputo dominare; loro da campioni di enduro avevano scelto delle moto adatte a planare sulla toule-ondulee come yamaha, e honda, ma i 3%ers invece ci erano riusciti con due sporty e un road king, i pensieri vanno e vengono e mi vedo le foto incredibili pubblicate sul sito davanti agli occhi. D’improvviso, sento un fortissimo effetto larsen, l’imbecille/idiota di turno che si avvicenda per farsi bello agli occhi dei capi, sbaglia un movimento e punta il microfono direttamente al centro della cassa, è un attimo, un secondo un decimillesimo di stridioo acutissimo e fastidioso che basta a riportarmi sulla terra, nella sala con il soffitto a volta, davanti ai grafici, ma non basta a cancellare le immagini ancora vivide dei miei scenari e delle foto di tre coraggiosi che hanno sfidato il nulla per potercelo raccontare e farci sognare sempre di più e ogni giorno.
Indiana Jones

Da: Vendite-Aldo Forlini & c. s.a.s. <vendite@aldoforlini.com>
A: guestbook@threepercenters.it
Inviato: Mercoledì 14 novembre 2007, 19:07:26
Oggetto:
Ah, vedo che anche la pagina iniziale pian pian prende un volto nuovo….che idoli! Da un’annetto e mezzo a questa parte non passa giorno senza che non venga a dare un’occhiata al sito (lo confesso, sono la scimmietta che fa aumentare vertiginosamente il numero di contatti esposto dal contatore!) , per leggere dei vostri giri o per riscoprire qualche articolo vecchio…è anche grazie a voi che il mio sapere motociclistico si è ampliato giorno dopo giorno…soprattutto per quanto riguarda gli aspetti della cosiddetta “cultura biker” ed estetica conseguente ( gli articoli sulla storia delle back pach…..e, si, convengo che il libro fotografico di Andrew Shaylor è bellissimo)…le considerazioni sulla potenza, velocità, coppia, numeri e numerini…lasciamoli ad altri…qua si parla di moto con il CUORE, e se ne parla proprio bene, con la stessa passione che si aveva magari da ragazzini per un giocattolo o per l’altro…perchè la moto cos’è, se non un giocattolo per adulti?…cambiano solo le vetrine davanti alle quali si sbava, ma l’emozione, il desiderio, sono gli stessi, secondo me…non ci si prende una moto CHE CONVIENE, ci si prende una moto CHE PIACE, per usarla con gioia, per evadere felicemente dal grigiore del quotidiano….
complimenti per tutto
buona strada (che poi, in alcuni casi, vedo che i percorsi sono gli stessi: Passo del Penice, Varzi, la Val Tidone… io vengo su da Piacenza…e sulle domeniche in Val Trebbia ho ormai messo una croce, sembra costantemente il Mad Sunday del Tourist Trophy!)
ciao
Andrea

Grazie Andrea, chissà che non ci incontriamo sul penice qualche volta!
Se riconosci i nostri colori, facci un lampeggio, ci facciamo due Pisarei e fasò che consolidano le amicizie!
The Threeps

Da: Giovanni Mandarini <indiana.com@libero.it>
A: cavaliere_telematico <cavaliere_telematico@yahoo.it>
Inviato: Venerdì 9 novembre 2007, 20:36:13

Oggetto: Il centimetro due….

E’ proprio vero che il mondo è troppo piccolo per noi motociclisti, Arleisti e quant’altro, non a caso, avvengono le stesse cose, e alle volte hanno del paradossale. Racconto una storiella, che poi è il continuo della tuaΣ Ambientazione: Ore 8 di una mattina qualunque, in una città industrializzata e consumistica qualunque, a nord centro o sud del mondo.
Restringo il campo e parto da una mappa astrale, un telescopio che dall esterno della terra guarda e scruta il pianeta, scendo con lo zoom fino a giungere sull’Europa, adesso vedo l’Italia, poi la parte bassa di quest ultima, quindi Napoli, e infine il Vomero alto (le famose High Hills napoletane).
Vedo un tipo, a cavallo della sua inseparabile Sporty 883R di colore arancio che va al lavoro, ripercorrendo come ogni mattina la strada di sempre, quello sono io.
Una piccola parentesi: per informare chi legge, specie se non e’pratico di certe cose oppure abita in posti diversi, che certe strade della Napoli antica, come quelle di Milano centro e di Roma imperiale, sono amorevolmente lastricate (a cura di operai ormai scomparsi) dal pavè, dai sanpietrini bianchi o neri e ogni sorta di pavimentazione realizzata in modo certosino, bella da vedere ma di sicuro ottima per le partite di hockey o per le prove dello skate-board o anche di slittini in inverno.
Specie dopo una ‘provvidenziale e incerta pioggerellina di tipo inglese, queste vie, diventano simpaticamente poco adesive e i radical-all-time-bikers ; come noi, che amano le due ruote, e usano la moto sempre lo sanno ma in definitiva, questo fatto non rappresenta niente di nuovo oltre quello che ogni lettore di questo guest book sa già benissimo per esperienza!
Andiamo avanti ore 8 di stamane, pioggerellina inglese o scozzese che si preferisca, strada di curve in discesa lastricata nell’ordine come segue: pave’alternato a san pietrini bianchi, binari del tram disposti in modo random’; ovviamente bagnati, attrito meccanico ruote/terreno pari a quello che hanno vissuto i 3%ers nell’edizione 2007 dell’elefantentreffen quando sulla via del ritorno, si sono allenati per i campionati mondiali di pattinaggio artistico in moto su ghiaccio; in definitiva, niente di particolarmente eclatante, tutto abbastanza tranquillo tranne il fondo stradale; velocità del sottoscritto in questo tratto di strada 1 km all’ora, prima inserita, nervi saldi ma rilassati, pensieri che vanno e che vengono, occhio allo specchietto destro, (si perché qui a Napoli gli scooter e per questi intendo anche i t-max con centralina modificata e marmitta marving, ti sorpassano a destra in queste condizioni climatiche, mediamente a 80-90 km/h. se tutto va bene).
Inizio le mie fantasie mattutine, e immagino come di solito faccio West coast, San Francisco, scendo la ripida strada, la vista della baia dall ‘alto, i tipici tram a cremagliera, i fiori alle finestre improvvisamente, la coda dell’occhio sinistro questa volta, inquadra una non identificata utilitaria bianca, di certo senza gomme, (forse camminava sui cerchi di metallo), che ormai fuori controllo avanza in discesa dietro di me facendo una sorta di slalom tra le moto ordinate in fila indiana, gli scooters, le vespine, le jap le bici e quant altro si usa la mattina per andare al lavoro.
Attimi di panico, quando uno degli scooter di cui sopra, con conducente ignaro del contest mi sorpassa a destra e ovviamente a velocità prossima a quella della luce che lo diciamo a fare va a infrociarsi in un autobus fermo al semaforo, alla mia sinistra una vespina di colore rosa faro tondo tre marce del Œ77 guidata da una signora ultra cinquantenne sul tipo di Janis Joplin al festival di woodstock che blocca la posteriore e parte in derapata lenta ma controllata, la macchina bianca avanzando senza alcun controllo, mi tocca sul lato sinistro dove la borsa laterale al cui interno è custodito il telo copri-sporty avvolto che fa da airbag, l’urto seppure lieve mi fa sbandare, e la moto è subito in posizione da dirt track o speedway che dir si voglia, ma ben controllata (a culo) dal sottoscritto che cerca in tutti i modi di evitare l’irreparabile, e ci riesce fino a quando, quasi fermo in prossimità dell’autobus davanti, sfiora il freno anteriore a ruota dritta e riesce a fermare la moto, sana e salva, ad un solo centimetro dal C43 fermo al semaforo.
Sfogo l’aria dai polmoni, impreco un attimo in una lingua mista tra l’aramaico antico, il tibetano, il napoletano e mi esce pure un bel fanculo mentre guardando in terra a solo un altro centimetro dalla ruota anteriore, vedo sul pave un cd degli Aventura lanciato chissa da quale finestra di casa o da quale finestrino di auto da qualche ;simpatico mattacchione per non dire da quale coglione che solo per miracolo non è finito sotto la ruota anteriore, dove di certo avrebbe fatto da sciolina è ottimo per decollare) e mi dico: Indiana ti sei salvato proprio per un colpo di mazzo poteva andarti molto peggio e adesso di certo non staresti qui a scrivere e a raccontare la tua storiella del centimetro due al Parodi e agli altri 3%ers.
Indiana Jones

Da: Igor Lazzari atevres@xxxxx
Inviato: Giovedì 18 ottobre 2007, 15:51:28
Come cominciare? Boh…
Saranno 3 mesi che ho scoperto questo magnifico gruppo, saranno 3 mesi che cerco di trovare 3 minuti tra i progetti in ufficio per scrivervi, saranno i 3 minuti di -How Deep in The Blues- di Roben Ford che ascolto dentro la testa ogni volta che apro questa pagina del vs sito, saranno tutti i 3 che vi pare ragazzi, ma in questi 3%s mi identifico alla grande! E direi che non poco con tutta la cacca che cè nel web tra questo e quell’altro club… vedete un pò voi! Aspetto e ricarico la pagina anche 10 volte al giorno per vedere l’ultimo aggiornamento.
La Domenica, o la sera all’uscita dall’ufficio quando riaccendo l’Electra, mi faccio con voi 30 km di Milano-Dakar, di Tunisia, Turchia, Marocco (anche se in realtà faccio Casale-Fossalta di Piave), in base a dove mi va la testa oggi, ma con “voi” per lo spirito con il quale vivete questa passione, la vs amicizia, le vs gioie e i vs dolori, i vs km e i vs momenti.
Si si mi ci ritrovo davvero un pò troppo nel vs spirito. E mannaggia a tutte le volte che ho letto Milano, e a quelle in qui leggo il nome del mio paesino nel Veneziano, pensando a chissà quante e quali gitarelle assieme avremmo potuto farci se non ci fossero questi 250 km a separarci, per vivere “un’amicizia quotidiana”.
E poi penso ” ma chi se ne frega, a sti ragazzi devo pur dirglielo che nei miei pensieri siamo molto più vicini, e che nelle loro parole mi ci trovo sempre “dentro”! “
Bravi, continuate così, con questo spirito, con questa vs amicizia, con questo “sano genuino motociclismo on the road” come lo chiamo io. E se passate da queste bande un giorno… ohi!! Fatemelo sapere!! E se orgenizzate un vs viaggio verso Maggio o Giugno del px anno… ohi!! Fatemelo sapere!! (non a mia moglie.. ci penso io a dirglielo..) E magari faccio un “giretto” con voi.
E se mai vi avanzassero adesivi – patch – magliette… ohi!! Fatemelo sapere!! Le porterò orgoglioso come segno di un amicizia, e come segno in qualcosa che davvero mi ci riconosco.
Grazie!
Igor (non quello di Dracula!!!)

from: Indiana Jones
21 ottobre 2007
Caro cavaliere telematico,
come ha gia scritto qualcuno in precedenza, nel guest book dei threepercenters: stasera, Mi affaccio anch io a questo bar e ti racconto qualche emozione che mi da la mia Arley .
Complimenti a tutti per i viaggi, per le storie e soprattutto per la grandissima filosofia di vita. Ho scritto quello che mi èvenuto in mente di getto.
Se lo riterrai opportuno, puoi anche spararlo sul sito questo raccontino. So già che non ti dico nulla di nuovo, anzi di certo mi ripeterò e parlerò di sicuri deja vu da parte tua, emozioni a te gia’ note, ma l’obiettivo delle mie poche righe, èsolo quello di dimostrare a tutti che due motociclisti, uno delle alpi e l’altro delle piramidi, anche se non si conoscono, grazie ad un mito in comune, riescono a provare le medesime emotions ;
*
“Indiana’s emotions”
In una grigia, uggiosa e fredda giornata di inizio inverno, è successo quanto sto per descrivere ;
Richiudo la porta di casa alle mie spalle, scendo in fretta gli scalini che mi separano dal portone, lo apro, esco, e subito vedo lei, come fosse come una bella donna addormentata sotto le lenzuola di seta, la mia Arley. Il classico brivido mattutino di inspiegabile soddisfazione, si ripete anche questa volta, la voglia di andare, la voglia di guidarla, la voglia di ascoltare il rombo unico al modo del suo motore, e la voglia di non andare al lavoro, mi pervade all’istante. Con gesti automatici ma sicuri scopro la mia 883 R di color arancio, piego il telo, tolgo il blocco meccanico dalla ruota anteriore, inserisco la chiave, giro e’ un semplice gesto, quale la pressione del mitico bottoncino da vita come tutte le mattine alla magia di sempre.
Il singolare rombo del 45 frontemarcia non induce in errore, è solo energia allo stato puro. Pochi secondi per sentire l’olio circolare e il primissimo tepore del motore salire verso l’alto, l’acqua sulle marmitte evapora in un attimo verso di me, nelle mie narici, pochi secondi ancora, vado. Il classico clangh della prima inserita che ogni arlista conosce, ¨¨ visto come un difetto da chi non lo sa, ma non si pu¨° capire se non lo si prova.
Il motore gira tondo, lo lascio scaldare insieme al resto della moto mentro cammino pianissimo, senza restare troppo fermo, ma solo quanto basta a far circolare i cosiddetti liquidi vari . Esco dal viale di casa quando ancora la collina dorme, abito sulle highlands napoletane e vedo uno dei panorami più belli che ci siano, mentre percorro una strada alberata che attraversa la selva, ben asfaltata, densa di dolci curve.
Parte la mia fantasia creatrice di ambientazioni e scenari, e il fatto che mi stia recando al lavoro, diviene una goccia nell¡Ùoceano dei miei vorticosi pensieri che si susseguono e si inseguono ad una velocità pari solo a quella della luce.
D’improvviso, gli scenari si aprono nel riflesso dei miei ray-ban, potrei essere su una qualsiasi highway americana, oppure al centro di una prateria nell’Arkansas, oppure in Minnesota, o nel Michigan, a palm beach, sull’isola di man, oppure in norvegia, in India, potrei essere diretto dovunque e non patire più il senso del tempo. Uno scenario prende forma, vedo davanti a me un bosco fittissimo di abeti che sotto il vento laterale suonano come arpe, o forse come un altro strumento a me più familiare, il sibilo si tramuta in quello di una lontana stratocaster con un delay, che suona un rock lento e proveniente da ancor più lontano.
Riconosco le note di hush dei deep purple, esse cominciano a rimbalzare tra le sinapsi del mio cervello, vedo il sentiero inerpicarsi nel sottobosco, fermo un attimo la moto, guardo davanti a me e riparto, senza esitazione, percorrendo la bellissima stradina sterrata, di terra rossa battuta, un giorno dopo la pioggia. E’ praticamente un’autostrada per le ruote della mia sporty, il manubrio largo mi da tutte le possibilità di governare la moto, anche in quello che per qualsiasi Harleysta invece sarebbe un durissimo off-road.
Il background degli anni settanta riecheggia nella mia mente, mentre il rombo del motore potrebbe anche essere quello di una ktm due tempi nella macchia durante una gara di regolarità
E’ una sensazione bellissima, guido piano la moto, mi parla, comunica con me, sento la sua anima, l’odore dei pini è penetrante, l’aria si fa sempre più umida a mano a mano che scendo verso il basso della selva.
Giungo alla fine della stradina, spengo il motore, appoggio la moto sul cavalletto laterale, che dopo un brevissimo cedimento, il terreno compatto dona stabilità alla moto, scendo, e mi godo questo stupendo scenario fatto di aria, suoni, verde, musica che continua a suonare nella mia mente ma solo in sottofondo, le voci del gruppo mi fanno compagnia, ed io mi sento fiero di essere ciò che sono, di quello che ho vissuto e di ciò che ancora dovrò vivere.
Indiana Jones

from Charro
1 ottobre 2007

ok allora mi affaccio dentro ,
sto’ bar è più bello e messo bene di quelli cui mi infilo di solito io,
ma in tempo di “solitudine” dell’anima magari non se ne accorgerò nessuno e non mi butteranno fuori .
Ok , ogni tanto scambio quattro parole con Robertoparodi, spero che questo basti a farmi un poco di spazio .
Se entri in un posto nuovo hai sempre un poco di soggezione, non sai bene chi incontrerai al banco .
nè di cosa cazzo parleranno tutti.
ma c’è sempre una vena di speranza nel cuore di un loner perchè se si nasce soli non è detto che “soli” sia una condizione cercata.
Ogni volta entro come un ubriaco in un bar e ogni volta spero di trovare le persone giuste,
quali sono poi è difficile da dire.
Che cosa puoi mai volere da una discussione fatta di bit e pixel segnati su uno schermo luminoso?
INTELLIGENZA, cerchi solo quella , quella cosa che ti permetta di parlare, di ascoltare , di essere ascoltato .
Non il solito vomitarsi parole addosso , non il solito linguaggio da addetti ai lavori , da finti tamarri di una periferia centrale come l’Arena a Verona,
ma un semplice parlare, discutere scambiarsi opionioni
sulle moto sulle donne sulle birre e su tutto il resto di un mondo che è molto più grande di quanto a volte si riesca a vedere
dal sellino di una moto .
Con Robertoparodi ogni tanto ci riesco , e per contiguità acquisita con gli altri 3%’r
mi danno l’idea di persone “normali” per quanto lo possano essere gente che va su un cancello ideato 100 anni fa e mai più ammodernato ,
però mi danno l’idea anche di gente che ha molto nella vita di interessi e che sa guaradrsi intorno a 360 gradi
salvo poi filtrare tutto attraverso quel gioco meraviglioso
che è la moto .
Ecco un poco mi ci ritrovo ,
c’è chi va in harley perchè fa figo, chi lo fa perchè è un duro,
chi perchè è parte del suo stile di vita.
Io vado in Harley perchè èl’unico modo che conosco
per ascoltare il mio cuore
posso starci anche fermo in box
o girare per colline
ci vado in jens e in fresco di lana,
ci vado e basta
perchè è poesia
saluti a tutti
mario/charro

Da: tambrito@xxxxx.it
Data: 22/01/2007 17.41
A: <nfo@threepercenters.it>
Ogg: 22/01/07 Primo appuntamento

Ero nervoso e intimidito ieri sera alla stazione di Pietra Ligure, quasi non volevo partire, poi il treno carico di pendolari serali è arrivato e mi ha portato via con se.
Il mio bagaglio era diverso da quello di tutte le altre persone, una vecchia giacca di pelle nera segnata da qualche ruga e un casco jet nuovo, almeno per far vedere alla mia bella che qualche premura era stata presa per il nostro primo incontro. Il viaggio è durato tre ore di silenzio per calarmi completamente in un’altra dimensione. sono sceso nella nebbia e nei tre gradi di una strana serata di fine gennaio, almeno per me e per lei. Poi luce! ci siamo incontrati appena prima di mezzanotte in un freddo garage, era bellissima nera sensuale, l’ho sfiorata per un istante, poi sono andato via.
Abbiamo dormito in camere separate come nel giorno prima del matrimonio di inizio novecento. Mattina ore otto, sveglio guardo fuori il giorno che inizia nella bassa torinese, acqua, nuvole, elettricità tutto saturato in un unico elemento. I cinque gradi non “fanno” neanche troppo freddo o forse sono io che non li sento.
La rivedo ci stringiamo in un abbraccio, il primo, e insieme partiamo. La pioggia ci bagna e ci accompagna, finalmente urlo a squarciagola e accelero.
La savona torino si lascia trafiggere e passato mondovi ci accoglie di reminiscenze medioevali, se non sbaglio il romanzo “il nome della rosa” è ambientato propio da queste parti. Digeriamo le curve una dopo l’altra, non piove più ormai sentiamo il profumo del mare, ormai abbiamo entrambi capito: noi andiamo in moto.

P.S. ciao Roberto sono l’amico del Depia finalmente ho preso insieme a me la mia 883r nera ti saluto e spero di averti per qualche minuto fatto condividere quello che ho provato fra ieri e oggi. Grazie per quello che mi avete TRASMESSO,
un abbraccio
Alessandro Tambresoni

from Marco
7 feb 2007

appena letto del marocco.
ci sono stato questa estate. paese meraviglioso. purtroppo non ero in moto. ma mi sono ripromesso di tornarci. forse queste vacanze di pasqua riesco ad andarci con la moto. speriamo. i colori e gli odori sono davvero indimenticabili. per non parlare dello spazio… quando si scende dal grande atlante con in faccia tutta l’africa… che sensazione straordinaria… un abbraccio
marco
…I was born to hustle roses down the avenues of the dead
C.H. Bukowski

Date: Mon, 20 Nov 2006 00:51:16 +0100
-from: <deep.blue@flashnet.it>
Ciao Roberto !
Ci siamo conosciuti dal Magni ma, solo per pochi minuti. A seguito, due / tre email dirette, senza passare dal “ghestbuk”. Sono passati almeno un due / tre anni ! ……..
E’ che, dopo una decina di volte che passo dal sito, con la voglia di “corrispondere”, senza poi farlo, mi sono stufato e ti scrivo, solo per farti sapere che ti leggo, sempre.
Passano 15 o 40 gg e, passo di qui a curiosare. Le cose che scrivi mi piacciono e…….vedo che giù tanti altri hanno espresso più di quanto io possa aggiungere ai complimenti ed alle critiche.

Io non faccio parte di nessun club, mi sento in imbarazzo quando mi trovo davanti ad un officina, tra una decina (diecina?!) di personaggi + o – sgarruppati, + o – vestiti di pelle, con “arlei” + o -, o ++, con + o – tatuaggi, con o senza rolex al polso. Ognuno orgoglioso del suo sogno, ognuno razzista e piacione nel sentirsi qualcuno.
Il colpo di autocritica è: non mi sento per nulla migliore, sono automaticamente escluso o trattato con distacco ma, va bene lo stesso. Ognuno è come è;.
Insomma, banalmente, una scusa, piena di riflessioni strane e personali, solo per dirti che ci sono anch’io e che sono contento che tu sappia riflettere e scrivere e che, soprattutto, tu abbia deciso di dividere tutto questo con noi. Ciao,
Claudio
caro claudio, anche se non mi ricordo di te (mi scuserai) sono sicuro che la pensiamo allo stesso modo per tante cose. Il Magni è un catalizzatore di persone simili: da lui i piacioni e gli aggressivi durano poco.
Se uno non è capace di prendersi un po’ in giro quello non è il suo posto, e il nostro sito vorrebbe proprio essere una “filiale del Magni”: chissà se ne saremo capaci?
Un abbraccio e a risentirci presto, con ironia e voglia di divertirsi innanzitutto!

from: Mario Villa” <mario.villa@xxxxx>
A: roberto.parodi@threepercenters.it
Oggetto: ciao Roberto se vuoi è per il guest book altrimenti è per te
Data: Fri, 6 Oct 2006 18:03:35 +0200

Un mio amico mi ha detto che ho un difetto ( uno dei mille)spezzo troppe lance
ed ecco ne voglio spezzare una per Roberto Parodi,
non ne hai bisogno sicuramente
ma chissenfrega,
in un mondo di motociclisti duri e puri
o molli e sporchi, tu mi sei simpatico
e di nuovo chissenefrega dirai tu
nessuno ma mi andava di dirtelo lo stesso e ti dico anche perchè; mi stai simpatico
perchè hai autoironia,
a volte troppa,
ma per lo meno non ti prendi troppo sul serio
e questo nel mondo biker non è facile da trovare.
tu sei un fiscalmente “fortunato” un “redditualmente ” unico? cavoli tuoi, per me sei uno che ha una gran passione, ti piacciono le stesse moto che piacciono a me, ami molte delle cose che amo io, se non c’è spazio per l’amicizia, c’è sicuramente per la stima.
suerte
charro/Mario

ps: la cosa vale anche per i tuoi due amici , che non conosco per nulla ecchisenfrega e tre?
PPS: ho appena acquistato uno shovel, e mi ritrovo da tempo in un officina dove entrano solo moto ante 80.
se hai voglia di fare quattro chiacchiere o di farti una full immersion nella ghisa chiamami , Verona non è lontana poi da Milano
Caro Charro, grazie per la lancia e per la briga che ti sei preso di scrivere a me (e ai miei due amici) parole gentili che apprezziamo.
Credo che nel mondo dei biker ci si prenda troppo sul serio, e per giunta le idee siano spesso confuse ed alimentate da astio e rancori di vecchia data, della cui origine spesso si è persa la conoscenza. Questo dovrebbe bastare per girare pagina, ma i motociclisti sono un po’ così, e chi non lo è davvero, quasi preferisce sembrarlo per essere come gli altri. Insomma, a volte non ne posso più E’ allora preferisco andare controcorrente e risolvere tanti problemi con quattro risate per qualcosa che, in definitiva, dovrebbe essere un dettaglio della vita di un uomo, non il fulcro della sua esistenza. I miei due amici e mia moglie, ancora pi¨´ distaccati di me da tutto ciò, benchè appassionati viaggiatori, quando divento troppo “bikerizzante” mi aiutano con una risata ed un bicchiere di vino e guardandomi negli occhi mi dicono “Parodi, ma che cazzo dici?” e questo è molto salutare… no?
Grazie per la stima, che ricambio, avendoti letto più volte sul sito degli Hells Angels dove, con moderazione, contribuisci spesso a far tornare “a terra” tante discussioni che sinceramente prendono una piega veramente eccessiva…
La prossima volta che passo a Verona organizziamo e magari andiamo a trovare il mitico Jonathan.

From: “Cristiano”
To: guestbook>br> Subject: Con Onore…
Date: Mon, 10 Apr 2006 22:26:46 +0200

Hei..Parodi…ma come..?!?!?!
Prendo Freeway..come tutti i mesi..per leggermi anche (e sopratutto…) le tue “Sferzate” ironiche di pura saggezza Biker e cosa leggo…?!..che sia tu che Bobo (altro Sano personaggio…) siete stati “messi in parcheggio”…?!…che poi è un termine “elegante” per dire che siete stati “epurati” ( o meglio…Trombati..) per qualche giusta causa commerciale…?!…beh…Molti Nemici..Molto Onore!
Forse è meglio che ora mi prenda in edicola qualche sana e “pura” rivista Biker tedesca…
Che dirti fratello….se non che…
…COLORO CHE SOGNANO DI GIORNO SANNO MOLTE COSE CHE SFUGGONO A CHI SOGNA SOLTANTO DI NOTTE…..
Un Fraterno saluto da Cristiano alias Gandalf…” Anomalo” (…e con ONORE…)
Director del Dolomiti Chapter

massimo di pietro massimodipietro @ yahoo.it>
Subject: Strano sto’ sito…..
ha scritto:
24/1/2006
Moto nere e bastarde? Strane suore? Improbabili organizzatori di voli charter per raduni? Viaggi nel deserto in solitaria (vabbè quasi)…
Strano ‘sto sito.
Ci sono capitato un pò di tempo fa e ho pure mandato gli auguri di natale a Parodi. Oggi sono sono in studio, sbrigo qualche telefonata, contemplo la mia collezione di freeway sulla libreria e mi viene voglia di scrivere due righe.
Tranquilli non è un attacco di immotivata grafomania. Solo che è molto raro trovare persone che intendono l’ andare a spasso in moto, con una filosofia così disincantata e simie alla mia che non ho potuto resistere.
Ho 33 anni, sono un professionista della finanza aziendale e dal 90 ho avuto solo harley. Circa 5, sporster più sporster meno. Vivo tra la silcilia e milano, due pianeti anomali e spesso in antitesi. E vado in moto. Eccome se ci vado.
Ultimamente ho avuto una strana malattia di cui vi vorrei mettere al corrente, se non altro perchè prevenire è sempre meglio che curare…quindi sappiatevi regolare. Lo dico per i vostri lettori, ormai voi siete andati.
I primi sintomi si manifestarono dopo un anno di road king 1450 a i.elettronica.
Tutto quel cromo mi faceva girare la testa e mi dava un senso di nausea. Il mio concessionario mi somministr¨° allora una dose di nait trein con le medesime caratteristiche.Anzi, in pi¨´ era dotata di una strana sirena intermittente che suonava non appena il proprietario guardasse il mezzo.
In compenso avviava ques’ ultimo al manifestarsi di un ladro nel raggio di un kilometro dal sensore. Era il fantastico: “antifurto harley versione” europea ( quindi non disattivabile se non dal suddetto malintenzionato).
Cos¨¬ ho detto basta, dovevo uscire dal tunnel della della finta tecologia harley, non sono mica un bmwista da convincere io..
Insieme al mio psichiatra, e meccanico nel tempo libero o l ‘ inverso non mi ricordo, abbiamo così studiato delle possibili soluzioni a questo mare di sconforto.
Visto che la più semplice consisteva nello sterilizzare la moto con il fuoco, per estirpare il virus della tecnologia e trapiantarle un blocco tipo shovel in ghisa direttamente ricavato da un termosifone della sua officina, ho dovuto arrendermi all’ evidenza.
E siamo all’ epilogo.
Giovedì ho lasciato la moto in conto vendita al concessionario. Anche lui si è arreso e mi ha trovato un’ ultra del 94 da cannibalizzare sul modello della street glide… però evolution. Forse siamo riusciti ad azzeccare la terapia sta volta. Scusate lo sfogo, ma capita quando si è appiedati. Se vi dovesse interessare, chissà; poi perchè vi terro informati sul decorso della malattia.
Ci metto anche faccia e moto cos¨¬ siamo pari, visto che io conosco già; le vostre.
Ciao. Max

From “Imago C.M. Nicola Gaia” gaia @ imagocm. com> il 23/1/2006,
Subject: Sul tema…Maurino si incazza.. ha scritto:
Ciao Roberto (Parodi).
Concordo pienamente su quanto avete scritto in merito alla replica di Rivoltella apparsa sulle pagine di Freeway.
Io sono iscritto ad un chapter, ma non condivido assolutamente l’impostazione nani e ballerine del raduno annuale HOG.
Non si lamenti il Sig. Rivoltella se il possessore di HD viene quasi sempre rappresentato come imbecille, immaturo, chiassoso e maleducato…..(vedi servizio de Le Iene!)
Credo comunque che le osservazioni di Chiaravalli e di Rivoltella rappresentino una visione troppo diversa del mondo biker; due rette vicinissime ma ahimè parallele.
Sperando a breve in temperature più miti, ti saluto.
Nick.
PS: Spero di rivederti presto dall’amico Daniele in Via Colletta!

From: “Dimitri Bonamigo” dimitri. bonamigo @ email.it>
Subject: Sul tema…Maurino si incazza…
Date: Tue, 17 Jan 2006 15:59:14 +0100
Condivido totalmente la replica a Mauro Rivoltella.
Sono da un paio d’anni in questo mondo – le Harley – regolare socio HOG, ma iscritto a nessun chapter.
La mia giacca, come il mio gilet, sono vergini, sia perchèn on ho partecipato, ancora, a raduni importanti, sia perchè non mi sento di affiliarmi a qualche HOG Chapters, il giro domenicale me lo posso fare da solo.
Leggo sempre con interesse la tua rubbrica “senza parabrezza” su Freeway, mi sembra quella più in linea con il mio modo di essere e andare in moto,anche se non posso dire di essere un duro, ma puro si.
Tutte i viaggi più strani e impensati, come i vostri, mi appassionano, e ho comunque osservato che tutti i protagonisti di queste avventure non sono mai marchiati in schiena con banane di questo o quel Chapter, anzi scusa qualcuno c’è, quelli che si fanno organizzare il tour negli USA dalla West Forever.
Sperando di potervi lampeggiare, un giorno, magari per qualche strada.
Ciao a presto.
Dimitri.

Date: Sun, 25 Dec 2005 12:19:15 +0100
From: nico nicpath @ libero.it>
Subject: grazie
Ciao,
domenica scorsa filando tra un po di pioggia e un po di salsedine schizzata via dal mare in tempesta portavo a casa la mia FXDI35…
vi leggevo da un pezzo ma leggervi dopo e’ stata una cosa diversa, e le foto di Danny Lyon mi hanno trasmesso un segnale di come se avessi perduto qualcosa…
Sta cazzo di moto l’ho voluta cosi tanto, e tanto ho sperato ci fossero in giro amici come voi, spero di incontrarvi su qualche strada una di queste volte…
a presto e un abbraccio,
nico

From : “castigliano”
Date : Mon, 5 Dec 2005 23:50:17 +0100
Subject : DACCORDISSIMO
Cosa aggiungere: sono d’accordo su tutto. Sulla visione dell’essere biker, sull’utilizzo delle belle toppe (con due P), sui raduni dei Charper (non mi pelano più!!).
Bel sito, complimenti scoperto per caso vedendo una Vs. toppa (sempre con due P) all’Harley and Flowers dello scorso Maggio. Se vi candidate (?) contate sul mio voto.
Siete nei miei segnalibri (uso Mozilla e me ne vanto).
A sulla strada

Sent: Tuesday, November 29, 2005 12:28 PM
From roberto martini bucranio @ infinito.it

ciao Roberto,
a dire il vero a dispetto della mia giovane età (30 appena compiuti ) di raduni tosti ne ho fatti anche io.
pensa che il mio primo raduno ufficiale è stato il PALLEQUADRE del 94. eravamo io e mio cugino sul mio sportster in mezzo a quella manica di matti di milano e roma. ricordo che avevo un casco aperto e un paio di occhialini gialli che a mala pena mi coprivano le lenti a contatto!!! cmq li il tempo è stato clemente a parte il nebbione clamoroso ( penso che sia stato il signur de ciucc che ci ha salvato )…
L’anno successivo avevo partecipato anche all’ultimo palle quadre ma ad essere sincero ho barato per un pezzo di strada perchè eravamo morti. il talamo ci aveva fatto fare in giornata da trento al passo pordoi e poi giù a san marino in statale!!!
noi giovanotti senza midollo ( e senza vertebre visto che il mio sportster era praticamente un rigido ) abbiamo optato per una più veloce e comoda autostrada da venezia a san marino… ma che bei ricordi.
quest’anno ho sentito parlare molto dell’elefantentreffen ma tutti quelli che si riempivano la bocca con questo mitico raduno sono quelli che alla prima nevicata hanno chiamato il carroattrezzi per portarsi la moto a casa. lì mi èvenuto in mente un tuo articolo letto su freeway in cui dicevi che le moto iniziano a costare troppo e la gente ha paura di usarle. un tipo con un ultra stra-accessoriata ha rinunciato a proseguire dicendo che il carroattrezzi sarebbe costato sicuramente di meno che qualunque pezzettino della moto rovinato da un’eventuale caduta!
ok, ora torno al lavoro anche se sotto questa neve avrei tanta voglia di accendere il caminetto in casa e rilassarmi davanti al fuoco con la mia ragazza aahhhhhh dura realtà;
sciao

roby
caro Roby,
bella la tua risposta che ricorda i pallequadre e castiga i mollaccioni che non si meritano l’electra.
Siamo totalmente allineati!

From: “Cristiano”
To:
Subject: Meditando…
Date: Mon, 21 Nov 2005 18:21:25 +0100
Colui che non sente la musica….
pensa che chi danza sia matto…..
Rumi Jalaluddin Muhammad Ibn Muhammad, Maestro Sufi

Penso che questa breve frase…dica tutto
….Grazie Ragazzi!

E grazie anche a te.
E’ una frase bellissima e siamo molto colpiti dal fatto che qualcuno se la sia fatta venier in mente leggendo le nostre piccole avventure.
Grazie Cristiano, un messaggio breve, ma pieno di un grande significato
The Threepercenters

12 novembre 2005
zack1971 @ xxxxx.it ha scritto:
Roby…
Sto’ fumando l’ennesima sigaretta di un sabato pomeriggio..direi noioso.
Sono davanti al pc oramai da un po’ di ore..trascinato dai tuoi racconti che finoa qualche hanno fa’ potevo solo sognare. Sono Arlista da sempre… (mi piace come lo scrivi! ) Non l’ho mai posseduta. Fino ad Aprile di quest’anno.. dopo la seconda convivenza finita..
Amo l’arlei per il suo rumore…per la sua forma..per la sua vecchiaia… non so’ mi da’ l’impressione di rivivere tempi un pochino piu’ puri di oggi..
Ho 34 anni e per altrettanti l’ho sognata.. Passavo i miei giorni fin da piccolo a disegnare motociclette.. da strada da enduro ..da tutto insomma.
Ma l’arlei… beh quello per me era disegnare.. Un mucchio di particolari da disegnare tentando di mantenere quel equilibrio di linee..di spazzi..di vuoti e di pieni.
Non ci crederai ma io ho comprato piu’ dischi di jovanotti solo per spedire la cartolina e magari vincere il concorso ed il premio… una 883.
Sono passati anni e finalmente c’e’ l’ho. E’ qua fuori che mi aspetta.. Poverina al freddo di una freddissima giornata di novembre. Ma chissenefrega.!!!!
Ho aspettato tanti anni e adesso voglio recuperare. Non sono un temerario.. Non faccio parte di MC o altro.. Siamo io e Damiano due ragazzi due harley.
Ci piace sentirla in mezzo alle gambe, ci piace sentirne il rumore, ci piace non fare code e parcheggiare dove vogliamo. Ci piace guidare… Tutto qui.

Non so’ perche’ ti ho scritto.. Ma leggere i tuoi racconti i tuoi pensieri… boh e come se fossi un mio amico e avessimo chiacchierato tutto il pomeriggio in un bar…
E quindi volevo ringraziarti per la compagnia.

Ciao
Fabrizio

Caro Fabrizio,
ricevere messaggi come il tuo, dà un senso a questo sito web. Siamo noi che ti ringraziamo.
E ti invidiamo un po’: la sensazione di possedere la prima harley ¨¨ impagabile.
Ma non preoccuparti: dopo un po’… può diventare solo più bella!!
The Threepercenters

webmaster @ corsairs.it
Data: Fri, 4 Nov 2005 18:23:37 +0100
Salve ragazzi, bellissimo il Vs sito complimenti veramente!
Magari c’incontriamo on the road qualcuno di questi giorni. Un saluto a tutti e continuate così
Fateci visita sul ns sito www.corsairs.it per un salutino.
See you.
Prez. CCOF

17 . 10 . 2005
ZiaNana ha scritto:
Bè..io volevo solo lasciarvi un saluto.
Buona strada.
ZiaNana

From: mau40
Subject: grandissimi
Date: Wed, 5 Oct 2005 11:40:26 +0200

Ciao bikers…arrivo a Voi attraverso il mio amico Biki…
grande Biki, grandi Threepercenters…
ottimo anche il sito, bravissimi…
un abbraccio
mau40

Da: Daniel Mulcahy”
Oggetto: SHAMROCKS M/C
Data: Sat, 10 Sep 2005 12:12:27 -0400
Brothers:
Cool web site, I wish I could read Italian. Your trips look like they were awesome.

If you or your crew are ever in the USA, Boston, Vermont area, please feel free to contact us for support. Our web site will be up in October, check it out WWW.SHAMROCKSMCVT.COM.

President
SHAMROCKS M/C
Vermont


Da: Nic Bertolini
5 settembre 2005

Caro amico Robi,
dopo aver clamorosamente bucato l’appuntamento augurale con la vostra partenza, che avrei volentieri accompagnato anch’io con un piccolo pensiero per quei luoghi e quel povero popolo, leggo con il consueto entusiasmo delle vostre affascinanti ultime avventure.

Vorrei solo raccontarti le sensazioni, o meglio, al singolare, la sensazione che ho provato scorrendo, in sequenza, il testo e le fotografie del viaggio.

Con l’inizio, che come di consueto, sprizza l’allegria e l’entusiasmo che accompagna i Threepercenters e che vedo distintamente sulle facce di ognuno di voi.
Vedo il Depia che smadonna dietro alle sue fratture, prigioniero di un tarlo (o un incubo?) che vuole il suo freno anteriore afflitto da un difetto di fabbrica, un vizio congenito che salta fuori solo quando lui è in trasferta, lontano da casa, ma troppo vicino al brecciolino delle strade (a proposito come sta? L’ho sentito un paio di settimane fa e non mi ha dato notizie molto rassicuranti).

Leggo la vostra gioia per le borse pieni di pensieri da portare ancora dove non sapete esattamente. Anche le parole, semplici ed amorevoli, di tuo papà

Poi di colpo tutto cambia.
Cambiano i colori, sempre più grigi.
Cambiano i paesaggi, sempre piùinesorabili.
Cambia il tuo racconto, e le tue parole evocano il silenzio.
(difficile tra l’altro esprimere il silenzio usando le parole: bravo, robi)

Lo scopo del viaggio era per non dimenticare: lo avete raggiunto. Ma avete fatto di più dando a tutti noi la possibilità di sentire col comune cuore umano, anche solo una piccola parte di ciò che veramente è successo.

Ti abbraccio forte.

Nic

Da:Eugenio Coen
Finalmente, con il numero Agostano di Freeway, mi sono deciso a mandarvi i miei complimenti.
Leggendo qua e là le varie mail mi rendo conto che, pur essendo Hog (e con una carica in direttivo da tre anni), sono MOLTO vicino allo spirito VIVI TRANQUILLO e fai ciò che ti va, quando e se ti va di farlo. Lo scorso anno mi sono fatto 3 raduni HOG in 15 giorni, totale quasi 7000 km, dei quali 3700 in solitaria… e mai cosa fu più gradita e soddisfacente. Io , il mio Night Train 1340 e basta. La sola voglia di vedere in giro, assaporare i profumi (anche la pioggia ha un odore diverso), riempirmi gli occhi di cose che non conoscevo, con calma, massimo 100 all’ora, senza programmi, senza prenotazioni….beh, ben immagino capiate, tutti, Harleysti e non.
Talvolta mi sento molto onepercenters nel senso stretto della parola e dell’accezione, ma poi mi soffermo e penso a quel che ho, alla famiglia, a quel che ho costruito e sinceramente ho poca, pochissima, anzi per niente voglia di rinunciarci, per diventare qualcosa che in fondo non sarà mai, quindi mi accontento di quel che ho, ne godo, come ne godrei con una bella donna….
Qualcuno giustamente riconosce che non si deve fare di tutta un’erba un fascio … bravo.
Ho imparato che dagli errori (anche di valutazione) si debba sempre imparare qualcosa per cercare di non ricaderci. Chiaro, ci sono Hoggers della Domenica, per status, per emulazione, ma quelli sono SOLO Hoggers, con tutto il rispetto che gli è dovuto. Poi ci sono gli Harleysti, piuttosto che Bmwisti o Ducatisti, insomma gente che in moto ci va, non solo a bere lo spritz, ma la vive.
Ora basta annoiare…
Un saluto a tutti … belli e brutti.
Eugenio.

Da: “dario annacondia”
Oggetto: complimenti

Data: Wed, 11 May 2005 09:59:39 +0200
Ottimo sito, ben realizzato, bellissime foto, ottima prosa. Per essere degli harleysti non siete così scemi, si vede che non si deve fare di tutta l’erba un fascio.
Complimenti
Dario K1100LT
Grazie, … infatti prima di tutto siamo motociclisti….



Da: “Movimento Bikers: Biker Point Sicily”
Oggetto: complimenti per tutto ….
Data: Thu, 28 Apr 2005 18:04:50 +0200
….che dirvi….COMPLIMENTI
Gianluca, instancabile promotore dell’isola di Sicilia !
…sempre e comunque per una sicilia in movimento!
Complimenti ancora ….spero di incontrarvi presto davanti ad una birra ….il primo giro è mio!


Thu, 21 Apr 2005 14:28:45 +0200
Oggetto: vi chiedo scusa
Da: “mario
In questi miei primi 40 anni da motociclista avevo sempre considerato gli harleysti italiani come animali da bar. Vedervi sui miei stessi percorsi, le sabbie e la neve, a me, che harleysta non sono, fa fare un passo indietro per cedervi la strada e mi fa dire “I am sorry”.
Comunque quello che mi piace di più di voi non è “cosa fate”, ma “come lo fate”.
Fuck the world.



From: Donato
To: The Threepercenters.
Chapeau!
I miei “provocamenti” cominciano a sortire le sperate reazioni. finalmente qualcuno che mostra le palle con i fatti, e non con le parole. ho passato in rassegna le vs. foto, e, dal profondo del cuore saliva impetuoso et prorompente, un sincero e caloroso “brutti bastardi paraculi,” mentre io meschino passo i miei giorni tutti uguali tra i talebani orobici, voi vi “permettete” di prendere e partire così come andare a prendere un bianco spruzzato al trani, e fiondarvi tra le anguste sabbie, non c’è più rispetto per gli anziani… Immagino le coronarie del parodi, nell’affrontare le ostiche onde dorate con il suo caterpillar, ci provai anche io nel 99 con l’Electra, a raggiungere Ksar Ghilane, direttamente da Douz, ma dopo qualche chilometro, e complice il calar delle tenebre, decisi di soprassedere e dirigermi a Chenini. Per il resto, che dire, il mio rispetto e la mia considerazione li avete già ampiamente conquistati, con le vostre imprese, compiute in totale autonomia, alla faccia del no martini no party… provocate gente provocate,
…che la forza sia con voi!
Ragazzi, questo è un messaggio molto importante per noi e vogliamo evidenziarlo a dovere. Donato èuna di quelle rare persone che vivono l’harley con una passione e una sincerità di fronte alla quale ci inchiniamo e porgiamo omaggio. Caro Donato, noi per primi siamo orgogliosi di possedere una moto come la tua. Speriamo di riuscire a combinare qualcosa insieme. Presto!
The threepercenters

Da: “Gianfranco
A: info @ threepercenters.it
Oggetto: Ho cambiato idea

Data: Mon, 18 Apr 2005 12:20:25 +0200
Cari Harleysti viaggio in africa da 16 anni con moto da enduro e onestamente consideravo le vostre moto adatta solo per andare a f… Ho percorso diverse volte la pipeline che passa per Ksar Gillane e leggendo il vs resoconto di viaggio mi sono emozionato e devo dire che ho cambiato idea sulle vs moto. Complimenti, non deve essere stato semplice con tutti quei chili viaggiare su quei terreni .
Vi auguro ancora milioni di km sulle piste africane .
Un saluto a tutti quelli che amano il viaggio.
Gianfranco.

From: Giulio
Oggetto: Complimenti …
Data: Sat, 16 Apr 2005 10:20:57 +0200
Ciao a tutti …..
sono un BMWista che prima o poi si decider¨ a prendere un sogno …. una lucente “Road King Classic” …. per adesso mi devo “accontentare” … Volevo solo farvi i complimente per il sito ed i vostri viaggi …. veramente randagi …. e molto coinvolgenti. Colgo anche l’occasione per chiedere l’assenzo ad inserire il vs. link nel mio sito personale “www.mukke.it”
Ciao
Giulio


Da: Romina ,Oggetto: Complimenti anche dalla Svizzera
Data: Mon, 14 Mar 2005 10:19:58 + Ciao Ragazzi,
ho sempre apprezzato gli articoli di Roberto apparsi su “Freeway” che leggo da diversi anni ormai.
Girando per la rete e andando a vedere un sito che ho impostato nei Preferiti (HarleyVillage) sono venuta a conoscenza del vostro sito che trovo molto carino. Ho letto nel vostro guestbook il messaggio di un amico, Davide di Sanremo, il quale ho avuto modo di conoscere l’anno scorso dopo un viaggio nel Gran Canyon Francese. Se avete occasione partecipate al loro raduno, sono ragazzi simpatici e molto disponibili.
Un abbraccio da una motociclista
Romy

Da; Maurizio A: threepercenters.it Oggetto: 2 Harley & Flowers Data: Wed, 2 Mar 2005 17:18:25 +0100
Ciao,
leggo sempre volentieri i tuoi articoli su freeway, li trovo chiari attuali e sinceri…detto questo ho fatto un giro sul vostro sito e mi ¨¨ piaciuto per gli stessi motivi dei tuoi articoli. Il 7 e 8 maggio organizzo con i ragazzi dell’ Ass. Harley & Flowers la 2nda edizione della concentrazione (sai la parola raduno non era gradita a entità superiori) Harley & Flowers Sanremo. 15000 Mt di area con stands, auto americane, harley custom e trike, spettacoli dal vivo, ecc. Sarei sinceramente contento potessi partecipare, se vieni sarai gradito ospite
Davide Maurizio
Presidente Assoc. Harley & Flowers Sanremo



Grazie Davide, faremo di tutto per esserci a questa manifestazione che “profuma” di Harley.

A: roberto, Data: Wed, 2 Mar 2005 22:59:24 +0100, Da : XXXXX
Ciao roberto ,ti do subito del tu dato che non mi sembra che tu abbia mezzi termini ,volevo solo dirti che l’articolo che hai scritto su freeway mi e’ piaciuto un sacco ,dato che su questo argomento la penso proprio come te,prima di tutto perche sono motociclista e poi harleysta. dato che ti sto scrivendo volevo chiederti un’informazione a riguardo dei colori,chi decide se una persona puo tenere o meno una toppa sulla schiena?Perche da un paio d’anni io ed il mio gruppo siamo stati presi di mira da un mc perche secondo loro dobbiamo fare gli schiavetti per tenere una semplice scritta sui nostri gilet ,ma a noi non ce ne frega un cazzo di quello che dicono e quindi tiriamo dritti per la nostra strada. L’unica cosa che mi gira e’ che alcuni di noi hano preso male questa storia.se mi rispondi mi faresti un grande favore.
Caro biker lombardo, evito di chiamarti per nome visto l’argomento piuttosto delicato, e ti rispondo con piacere.

L’argomento ¨¨ quanto mai reale: ho provato a risponderti qui: Ride free? ma dove…
A presto e grazie.
Roberto Parodi

Fri, 25 Feb 2005 08:44:12 +0100 Da (lettera firmata)
E pensare che leggendo freeway mi eri sempre stato sulle balle.. Mi ha linkato il tuo sito un mio amico grande navigatore del web..e ora novello harleysta…
beh devo dire che leggendo quelle quattro righe sui tre % mi sono accorto che condividiamo un sacco di cose.. prima di tutto la moto .. stesso modello stesso anno..grande road king..un invenzione pregevole dell’essere umano… secondo l’odio e il fastidio per alcune regole e regolette dettate da personaggi che come amo definirli io HANNO VISTO IL FILM SBAGLIATO.. l’hog …ottima invenzione…un motoclub monomarca a pagamento…tipo …ikea….ti compri i pezzi e ti fai la divisa da biker… ne ho fatto parte …anche se adesso sto provando a dare via tutta la roba sponsorizzata harley che possiedo… ieri navigando sono incappato su uno store online…il miglior giubbotto della dainese costa 300 euro…uno hd il doppio e non è il migliore..ed è fatto in cina… amo quella moto ma come tutti gli american bros cambiero’ tutti i pezzi man mano che si rompono con altri non originali… con i nostri 50 anni di ritardo arranchiamo ancora inseguendo un sogno che in america non esiste piu’ da almeno 20 anni …( 1984 ? ) chissa se un giorno c’e ne accorgeremo anche noi e andremo in giro con le guzzi e il bandana con la bandiera italiana… mahh non penso che la situazione in italia cambierà in meglio nei prossimi anni .. almeno non grazie a freeway non grazie a bikers life e non grazie all’hog.. per uccidere un cadavere putrescente come quello del ”bikerismo” made in italy ci volevano gli MC internazionali che sono diventati ormai peggio dell’ FMI.. riunioni iscrizioni raduni toppe targhe e coppe… ma non erano le cose che dovevano combattere ?? e la liberta? la vivo ogni giorno quando mi siedo sulla sella e come dice il buon bobo mi prendo la soddisfazione ogni tanto di non salutare qualcuno.. ciao e scusa per i pensieri confusi ma sono appena arrivato in ufficio…

Fri, 18 Feb 2005 13:09:27 +0100 Oggetto: Complimenti Three percenters!! Da: Fabio
Complimenti Three percenters!! Ho 43 anni molti passati in moto viaggiando in Europa, fino a qualche anno fa con moto jap e Bmw, da un anno entusiasta proprietario di un Road King che mi ha fatto riprovare sensazioni sull’andare in moto che le altre non mi davano più. Mi ha fatto capire come i missili ipertecnologici ; hanno perso ormai anima e personalità (molti proprietari sarebbero più seri se invece di fare gli idioti per strada provassero ad andare in pista). Quello che volevo dirti è un’altra cosa, è che le Harley sono moto fantastiche ma i loro proprietari mah (non tutti)?!! Vedo tanta gente che frequenta i chapter (sono uscito con loro una volta e mi è bastato) si veste con pezze varie solo perchè l’immagine è da fico, ma di moto e viaggi in moto non capiscono un ca.. Quindi sono contento che ci sia gente come voi che con le Harley viaggia e non solo di fantasia anche se ci vuole anche quella, Sma la strada è un’altra cosa. Un saluto Fabio

Da, Andrea di Bologna, 18 Feb 2005
Bene bene,ragazzi. Idee chiare, voglia di fare,di andare in moto Condivido un sacco di cose, latenti in tanti hog bikers e di piu’ in quelli non hog,in perenne competizione amore-odio. Cavolo! perch¨¨ ?condividiamo un sacco di cose eppure litighiamo anche da soli,allo specchio rischiamo di fare la faccia cattiva e dire io non sono d’accordo con te ..mi sembra quasi la scena di Jonni stecchino quando dice ‘non mi somigghia pe niente’!! Per adesso ho messo il vostro sito nei preferiti, vi ho letti in harley village,abito a bologna e chissa’ 1 birra . Forza ragazzi
andrea

Thu, 17 Feb 2005 20:49:48 +0100 Da: Fabrizio,
NON HO GRANDI COSE DA DIRVI. SOLO,CONTINUATE COSI’! MI PIACE IL VOSTRO MODO DI VIAGGIARE….. FABRIZIO

Thu, 17 Feb 2005 12:41:06 +0100 Da: un ex HOG, Oggetto: Un consiglio
Occhio! la vostra scritta outlaw potrebbe attirare su di voi l’attenzione non piacevole di uno dei più grandi mc fuorilegge del mondo: gli OUTLAWS. Di solito questi mc non desiderano avere qualcuno con cui possano essere confusi. Inoltre usare le parole three percenter richiamando one percenter può essere considerato da loro un affronto, ve lo sconsiglio. Ciao e buoni giri da un ex HOG.
Caro ex-HOG, devo dire che il tuo mex è pieno di buon senso. Molti MC sono piuttosto suscettibili e non sottilizzano quando si tratta dei loro simboli. A questo proposito però, come ho scritto qui (Outlaw Bikers?) la parola outlaw è universalmente riconosciuta per definire i bikers disallineati e non iscritti a nessuna associazione motociclistica. Questo è assodato in USA e ovunque il mondo biker è conosciuto. Tu dici, ma se incontri uno degli Outlaws che non sa l’inglese e che non si è preparato?…






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