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qui c’è il 2006

2 dicembre 2006


Chissà se ci riusciamo, mi chiedo.

Chissà se ci riusciamo, mi chiedo.

No, non a cambiare il mondo, o a evitare le mangiate e le trite tradizioni di una festa che partiva bene, ma che poco a poco, è crollata sotto i colpi del progresso, delle vetrine e dei pacchetti e delle macchine in seconda fila la sera della vigilia.

Chissà se riusciamo a tenere vivi almeno per un mese o per una settimana, i propositi che facciamo per migliorarci, per aiutare, per essere diversi. Anche se poi sono sempre gli stessi, e sono sempre gli stessi anche i nostri difetti.

Chissà se riusciremo a far si che, non dico noi, ma almeno i nostri bambini riescano a scoprire quel pizzico di magia che li illumini un po’.

Ma in fondo, il punto è se troviamo la voglia di farlo, se ci crediamo ancora, se pensiamo che serva a qualcosa. Eppure, se ti fermi un attimo, se ti guardi intorno, qualcuno che ci prova, c’è.

Qualcuno che in silenzio, nel suo piccolo, ci prova sempre; a volte duramente, senza arrendersi, insistendo e lavorando su di se. A volte gli va più facile, e ci riesce prima. Forse perchè è già un po’ allenato.

E, accidenti, quasi sempre riesce sempre a combinare qualcosa di buono. Anche se magari sono in pochi ad accorgersene.

Quelli che si fermano, di solito.

Quelli che decidono di ascoltare.

A quel qualcuno, ragazzi, a chi ci crede ancora e a tutti quelli che per lo meno ci provano, buon Natale..



Regalo all’ultimo minuto

Mi stavo aggirando per la Feltrinelli di piazza duomo per completare con gli ultimi libri, il mio fortino letterario in vista delle terrificanti ondate di noia delle vacanze di Natale, quendo ho scorto questa riedizione in italiano di “Hell’s Angels” di Hunter Thompson.

Si tratta di un vecchio libro du una trentina di anni fa che, nonostante non nasconda una bella serie di luoghi comuni sui bikers che allora dovevano essere considerati scandalosi scampoli di vita di uomini persi e controcorrente, merita secondo me di essere comunque comprato, per apprezzare lo stile particolare dell’autore, o non foss’altro per completare la vostra collezione di libri on-the-road.

Thompson, che negli anni 60 ha frequentato e viaggiato con gli Hells Angels, è l’inventore della Gonzo-Journalism, una originale forma di giornalismo contaminata da finzione e realtà.

Il risultato fu questo diario, che descrive lo spirito, le pazzie e la voglia d’avventura dei motociclisti fuorilegge: il mito delle Harley-Davidson modificate e le leggendarie cavalcate sulla Route 66; i colori e i riti d’iniziazione del gruppo; le violenze vere o presunte e lo scontro con il potere; le reazioni isteriche della stampa; l’incontro con Allen Ginsberg e la scena psichedelica e pacifista. Il tutto miscelato con grande ironia e uno stile poetico e ribelle.

Hunter S. Thompson – HELL’S ANGELS – pp. 272, Eur 16,00

“…tuonante a tutta birra, la minaccia è di nuovo in corsa. Bassi sulla sella, s’infilano nel traffico a centoquaranta all’ora schivando di pochi centimetri i timorosi benpensanti.”

Amante delle sensazioni forti, ha fatto del viaggio e del rischio gli elementi fondanti della sua scrittura. Tra gli altri romanzi e saggi ha anche pubblicato Paura e disgusto a Las Vegas, da cui è stato tratto il film di Terry Gilliam.

È morto suicida il 21 febbraio del 2005.

Pace all’anima sua.

E buon Natale a tutti


14 dicembre 2006

Fiera del bue grasso a Carrù: e allora?

Alle otto e mezza di una delle mattinate più fredde e terse di questo dicembre, sto battendo i piedi davanti a McDonald di piazza XXIV Maggio a Milano, mentre aspetto Rudi con la sua nuova Fat Boy bianca.

Direzione alta Langa piemontese per una lunga strada tra le colline del vino e dei tartufi.

In realtà prima di arrivarci devi smazzarti un bel po’ di autostrada fino a Asti, ma ne vale la pena.

In questo luminoso giovedi mattina io e Rudi sacramentiamo per il freddo e lo sfrecciare tra i camion della SS231 per Alba.

La fiera del bue grasso non è una cosa da biker, ma è un ottimo pretesto per far chilometri e premiarsi con una mangiata di bollito memorabile.

Cosa c’è di meglio che starsene a perder tempo in una vecchia osteria di paese, a parlare di moto, di pezzi aftermarket, di viaggi e di customizzazioni con un amico, bevendo vino rosso e appoggiandosi indietro sulla sedia, tra vecchietti e contadini arrossati dall’alcool.

Le moto fuori, parcheggiate tra i trattori e le mietitrebbie; non siamo nell’Ohio, ma si devono fare le debite proporzioni.

Verso il ritorno ci fermiamo a Bra, da Cipo, dove davanti ad un ennesimo caffè, al baretto all’interno di Cycledelic, scateniamo la fantasia sulle nostre moto e su quello che vorremmo tirarci fuori.

Compro una gomma anteriore con le doppie righette bianche da bobber anni 70 e un battistrada Kustom, arriverà tra un paio di settimane.

Va bene così; avrò il tempo di meditare sul parafango.

Sempre se deciderò di metterlo, ovviamente.

Verso sera, ormai buio, andatura più sostenuta verso casa. Il bollito è già un ricordo e il vino per fortuna anche.

Sto bene, e non sento freddo.

Rudi mi sorpassa insellato sulla sua bellissima Fat bianca, che forse ha già deciso di cambiare, chi lo sa.

Gli starò un po’ dietro: devo studiare questo stupendo retrotreno e trarre ispirazione.

Tutto va bene, ragazzi, tutto è ok.

Anche se non siamo nel mid-west.



12 dicembre 2006

L’arte di Fritz

Al mondo, ogni tanto, qualcuno scopre persone che sanno regalare emozioni.

Spesso sono nascoste e difficili da trovare, ma una coincidenza, un caso fortuito o qualche bravo giornalista, ogni tanto li tira fuori e li porta a conoscenza di tutti.

Lui si chiama Fritz (www.fritzart.com), è ormai diventato pure il ritrattista ufficiale dell’Harley, ma per noi non fa differenza: è capace di fissare su una tela i toni della polvere e il colore del tramonto del midwest americano, come una pagina di Steinback o Joe Lansdale.







11 dicembre 2006

It is very rare that I am blown away by a bike



I have to admit that when I first met Mitch and he told me about his WR styled shovel, it sounded cool but I just couldn’t see it the way he described it.

About 2 weeks later I pulled into the Bob’s parking lot and saw an orange bike at the curb, i made a mental note to go and look at it before it left.

When I finally saw it I was blown away!

This bike is an amazing collection of details, Mitch builds Nascar car parts for a living and it is painfully obvious that he has a amazing eye for detail.

I also must add that this is the first Harley he’s ever built, he has built british bikes in the past, and he allready wants to change it all!

He must have the same affliction I have…

Notice the dent in the gastank…

Mitch spent some time doing burnouts, slides and full throttle turns on the flats, and wrecked.

That explains the dent.

And it goes to show you what bikes are for:

RIDING!

Chopperdaves

Per la serie: non si può aggiungere una parola, è tutto perfetto così. Grazie Chopperdaves!


4 dicembre 2006

Gli Appennini, back on the road

Basta adesso parlare di noiosissime (quanto ingiuste) leggi contro le vecchie moto.

Avevamo quasi perso la bussola, trasformando il sito in un noiosissimo bollettino in stile Gazzetta Ufficiale.

Ma sembra che finalemnte tutto sia andato bene, e allora beccatevi un po’ di immagini del nostro giro di un paio di domeniche fa, sull’Appennino.

In fondo ci sono anche un paio di scatti con la gamba e la schiena dolorante.

E, ben più dolorante, la bella Low Rider passata sventuratamente sotto le mie grinfie.

Per l’occasione, trasformata in un chopper estremo, con parafango posteriore che punta alle stelle.


Per le altre foto, cliccate qui: Bocco bastardo


29 novembre 2006

So far, so good

Da un estratto della scheda della legge regionale anti-inquinamento in lombardia, votata ieri, pare che le moto 4 tempi sfuggano il blocco totale di luglio e di ottobre.

Per ora ci abbiamo messo una pezza, ragazzi!

L’acqua presa al raduno di sabato e il volantinaggio virtuale e no, hanno forse sortito il loro effetto.

E chissà, magari anche le paroline sussurrate all’orecchio di Formigoni ….

Ecco un estratto della scheda:

La legge “Norme per la prevenzione e la riduzione delle emissioni in atmosfera a tutela della salute e dell’ambiente” affronta il tema della qualità dell’aria fissando norme e promuovendo interventi ad ampio raggio su tutte le fonti di emissione. Questi i principali contenuti del provvedimento.

TRAFFICO – La Regione stabilisce misure per limitare la circolazione e l’uso dei veicoli più inquinanti.

- Dal 1 luglio 2007 saranno limitati la circolazione e l’utilizzo, in tutta la Lombardia, degli autobus pre Euro 1 e dei ciclomotori e delle moto pre Euro 1 a due tempi. A sostegno della sostituzione degli nuovi autobus, la legge introduce un forte credito d’imposta per l’acquisto di mezzi Euro 4 con i nuovi sistemi di abbattimento delle emissioni.

- Dal 1 ottobre 2007 saranno limitati la circolazione e l’utilizzo anche di tutti i veicoli pre Euro 1; dall’anno successivo il provvedimento riguarderà i veicoli diesel Euro 1.

Esclusi dalle limitazioni i veicoli elettrici, quelli a metano o GPL, i diesel dotati di efficaci sistemi di abbattimento delle polveri sottili, i ciclomotori e motocicli a quattro tempi, i mezzi agricoli, i veicoli d’epoca, oltre ai mezzi speciali come quelli della Protezione Civile, delle Forze dell’ordine, ecc. I veicoli dovranno esporre una vetrofania colorata che renda facilmente riconoscibile la classe Euro, per consentire alle Polizie Locali di controllare meglio il traffico e applicare le eventuali multe.

28 novembre 2006

Stracci unti

Ieri sono passato dal magni per aggiustare un paio di cose sull’impianto elettrico. Avevo un’oretta libera, e insomma, avevo voglia di lavorare di meccanica.

Mi son messo lì e ho lavorato per una mezzoretta col magni che smadonnava dietro un softail.

Io accovacciato sul marciapiede, e lui sul ponte dentro l’officina. Si sentivano i moccoli che tirava dietro ‘sto softail. Ogni tanto passava di li una vecchietta del palazzo che lo salutava, ma a volte faceva finta di non sentire.

Mi ha detto che, se fosse stato lui, mi avrebbe dato delle bastonate, che sono un pirla ad andare su una moto che non conosco e perdere il controllo sul bagnato, come un bamba.

Il Magni non aveva tutti i torti

Ho smanettato per un’altra mezzora. La moto finalmente funzionava, l’avevo rimessa a posto. Col tester, il nastro, e un fusibile nuovo. Funzionava da dio quella vecchia carcassa.

Ho deciso che lo shovel può attendere

Possiedo infatti una vecchia evolution, che conosco bene e che probabilmente ha bisogno di un re-make-up puramente estetico.

Anche Pietro mi ha detto che “ha un bel motore”.

E’ vero, cavolo: se ci penso, non so se potrei fare a meno di quelle sensazioni di coppia ai bassi regimi. E della sicurezza che mi da un secondo prima di schiacciare lo starter.

Poi il vecchio Andrea mi potrà aiutare con preziosi consigli. Se non sarà troppo incazzato con me, che gli ho devastato il low-rider.

La guardo, senza la borsa che ho tolto per smontare la fiancatina sinistra sotto la quale si trovano i fusibili. Mi piace ancora.

L’immagino con le prime modifiche, e il cuore inizia a battere un po’ più forte.

Con un vecchio straccio tra le mani unte, mi siedo sul marciapiede.

Sorrido, tra me, ma subito mi dico:

- Piano, piano, che sei in discesa. Ed è bagnato per terra -



23 novembre 2006

Low-Rider, una moto che “ti stende”

Uso una frase scherzosa del nostro amico Alex Rossetto per dirvi in due parole che lo scorso finesettimana ho fatto un bel volo in moto. Il fatto è che non stavo guidando la mia fidata bombolona, ma una bellissima – quanto bastarda – Low Rider con motore shovel.

I rischi e le incertezze di un giretto in moto aumentano con fondo scivoloso, strada in discesa, percorso sconosciuto, ma specialmente se hai in mezzo alle gambe una moto che non è la tua.

In questi casi bisogna fare molta attenzione a non sopravvalutare le caratteristiche tecniche della nuova moto e specialmente non perdere i messaggi che la stessa di passa con le sue vibrazioni.

In fondo basta veramente poco per volare: una curva in discesa, una pinzata un po’ troppo decisa, una ruota che si blocca alla tua frenata.

E poi la sfiga che, con precisione millimetrica, ti piazza un amico in Dyna che in quell’attimo percorre la strada in senso inverso.

Due secondi prima, o due dopo, e non ci sarebbe stato alcun contatto, ma non è andata così: come dice Murphy: “se qualcosa può andare male, lo farà”.

Senza essere troppo pessimisti, ma con una buona dose di realismo, si può dire che la lezione è sempre quella: il fattore sfiga è determinante.

Sono volato molte volte in moto, a partire dallo scontro con un rimorchio-con-vagone-ferroviario che usciva in retro dal deposito delle ferrovie di Alessandria, con la mia prima AMF Harley nel lontano 1979, per arrivare a quelle dell’elefantentreffen, in marocco, in spagna e in tunisia.

Non ho mai considerato queste cadute come un segno di incompetenza nè come tacche da mettere sulla spada dell’esperto motociclista.

Piuttosto come piccole lezioni che qualcuno lassù mi ha mandato (lui si, un autentico Road King eterno, che indossa un gran bel gilè), per ricordarmi che quando penso di avere tutto sotto controllo, beh quello è il momento di stare ancora più attenti.


PS: una bella vertebra incrinata non mi impedirà di essere presente sabato mattina davanti al Pirellone.

In moto, of course.


12 novembre 2006

Contatto con FORMIGONI

Per la serie Fight for Your Right, abbiamo cercato di dare il nostro contributo alla lotta dei motociclisti per il diritto a circolare liberamente, e non solo: magari pure ad essere ringraziati dalle autorità (vabbè, non esageriamo…)

Allora, venerdi sera siamo intervenuti ad una cena very very high society, a Milano, organizzata da “Ambiente Milano”, una fondazione con scopi encomiabili, ma che talvolta prende qualche cantonata.

Come appunto promuovere una lotta senza quartiere contro i mezzi inquinanti (e qui ci siamo) ed includervi bovinamente anche i nostri amati 4 tempi.

Comunque, alla manifestazione era presente anche l’augusto Presidente della Regione Lombardia, Formigoni, il quale ha parlato per qualche minuto confermando purtroppo la volontà di bloccare definitivamente (quindi senza fasce orarie) a partire da luglio e successivamente ottobre 2007, tutti i mezzi pre Euro.

Non potendosi impossessare di un microfono, visto che il discorso non prevedeva un contraddittorio (democraticamente), il Parodi, in perfetta tenuta da motociclista di lungo raggio, completo di casco e belstaff, si è appostato ai piedi del palco, brandendo minacciosamente la tabella qui sotto riportata e che voi già conoscete.

Beh, ve la faccio breve, il Prez. si è fermato cortesemente ad ascoltare i validissimi punti esposti a proposito del non inquinamento delle moto a 4 tempi, uniti agli altri vantaggi per il traffico e la circolazione apportati dai mezzi a due ruote.

Formy ha dichiarato testualmente:

- In effetti quello che dice è vero, posso dirle che sulle moto STIAMO ANCORA DISCUTENDO, anche perchè i vantaggi che portano al traffico sono innegabili -

Promesse da politico? Dovuto rispetto verso chi gli ha ricordato i voti di 500.000 motociclisti?

Non lo sapremo fino alla pubblicazione della legge stessa.

Per ora riuniamoci al prossimo appuntamento, il 25 novembre alle 10 del mattini davanti al Pirellone, per dimostrare ancora contro questo sopruso.




9 novembre 2006

La Tabella di chi inquina di più

Finalmente qualcosa di concreto, e la fonte è proprio l’organismo preposto a misurare l’inquinamento atmosferico (l’ARPA, Agenzia Regionale Protezione dell’Ambiente, della Regione Lombardia).

Dategli un’occhiata e poi incazzatevi pure…

L’emissione di PM 10, per le moto a 4 tempi è 13 mg/kg (una delle più BASSE, secondo la tabella, inferiori perfino a quelle prodotte da un Diesel Euro 4 con cilindrata superiore a 2000 cc!!!).

Tuttavia le moto a 4 tempi – INSPIEGABILMENTE – sono trattate alla stregua di un merdosissimo motorino a 2 tempi pre-Euro, che ne emette 217, e che giustamente viene bloccato.

PARADOSSALMENTE, un’auto Diesel Euro 1 che ne emette 78, può INVECE CIRCOLARE !!!!

La cosa curiosa è che questi dati devono necessariamente essere ben conosciuti alla regione: li hanno commissionati loro all’ARPA.




7 novembre 2006

KD Store, Milano

Nel centro di Milano, in via Caminadella, c’è un luogo dove la passione per il motociclismo, il fascino dei giubbotti, dei caschi e degli accessori di altissima qualità, hanno superato il concetto di negozio, facendolo diventare un piccolo luogo di culto.

Si tratta del KD-Store, di Guido e Derio – per me due nuovi amici – che gestiscono e vivono questo negozio come un luogo di ritrovo per amici ed appassionati di moto e del mondo ad essa connesso.

Sono sempre passato davanti alle loro vetrine e mi sono sempre fermato, in tanti anni, apprezzando i bellissimi articolo esposti, pensando che curiosamente avevamo un ritmo segretamente condiviso: i caschi jet piccoli, le famose visiere a “bolla” (introvabili), i giubbotti Vanson.

Tutte cose a cui ero arrivato anch’io poco per volta, e avevo sempre fatto fatica a reperire.

Ora finalmente erano tutte lì.

Grazie ad un amico comune, ho avuto l’opportunità di conoscere i titolari, Derio e Guido.

A quest’ultimo, grande estimatore e collezionista di chitarre, devo anche l’acquisto della mia splendida chitarra elettrica Fender Telecaster che, come dice Simone “ha davvero un manico bellissimo”.


Complimenti ragazzi, per essere riusciti a creare un’attività nella quale immedesimarsi con armonia e coerenza, e magari riuscendo anche a divertirsi.

A presto dunque, da voi in via Caminadella, per due chiacchiere tra amici e un paio di accordi su qualche preziosa chitarra di Guido …

www.kdstore.it



4 novembre 2006

Rollie Free

A 250 km/h in costume.

Una foto che, come ci suggerisce un amico, è forse la più incredibile della storia del motociclismo.

Il 13, settembre 1948, Rollie Free supera il record di velocità detenuto dall’Harley-Davidson, pilotando una Vincent HRD Black Lightning a 150.313 m.p.h. Quando la sua tuta in pelle si lacerò nei primi tentativi a 147 mph, Rollie si spogliò e tentò un ultimo eroico tentativo senza tuta , guanti, stivali ne casco. Quest’immagine chiamata “bathing suit bike” e ripresa da un’auto a Bonneville Salt Flats in Utah, è certo una delle immagini più famose. L’AMA certificò il record.



Per dovere di cronaca, riportamo che anche il Parodi tentò un simile record, nell’estate del 2004 tornando dalla Turchia, percorrendo una statale tra Sofia e Bucarest, come illustra il seguente filmato.

in tutta sicurezza


Fight for your right

Ragazzi, qui dal sito Threepercenters non siamo i soli a “urlare dal silenzio” contro la malafede della Regione Lombardia (e a seguire del Governo, accomunato nell’inspiegabile accanimento contro i motociclisti), e quindi pubblicizziamo con piacere una manifestazione alla quale non mancheremo di partecipare.

Il 25 Novembre, davanti alla Regione Lombardia.

La manifestazione è sostenuta da motocivismo, coordinamento motociclisti ed altre organizzazioni che cercano di difendere e tutelare i nostri diritti di motociclisti.

Altre info e dettagli verranno inseriti tra breve.

Leggete qua sotto e rabbrividite…


3 novembre 2006

Alla faccia della coerenza

Sembra che moto e motocicli saranno esenti dal nuovo ticket anti-smog, l’ultima alzata d’ingegno dei nostri governanti (questa volta è entrata in azione la capoccia degli assessori del Comune di Milano).

Motivo? “Sono piccoli e non creano ingombro, quindi è giusto che non paghino il ticket, anche quelli a due tempi che inquinano”.

Si, peccato che gli stessi motocicli (Euro-0) verranno considerati “al bando” dalla legge della Regione, quella da attivarsi nel 2007, e non potranno circolare.

Allora ragazzi, potete mettervi d’accordo?

Le vogliamo penalizzare le moto, o (finalmente) ci rendiamo conto dei vantaggi che danno al traffico e del loro limitatissimo inquinamento, e le premiamo lasciandole circolare senza ticket?


1 novembre 2006

The Deads

Beh, insomma, al mattino alle dieci e mezza, io e il Coffetti ci troviamo sotto casa del Mario.

C’è anche un altro amico, con noi. Siamo in quattro, la giornata è bella e abbiamo voglia di muovere un po’ i bulloni.

Il Coffets si è presentato con la sua Early Shovel, un ferro veramente bastardo, senza accensione elettrica e con un severo problema alla frizione.

Giudizio: stupenda.

Il giro è deciso in 15 secondi, e ce ne vogliono altrettanti a prenotare un tavolo in un posto veramente eccellente: la Trattoria Cattivelli, a Monticelli d’Ongina, sul Po, frazione Isola Serafini.




Se capitate da quelle parti, non potete non fermarvi per un po’ di anguilla, lumache o gnocchetti di zucca.

Mangiata a parte, la giornata è passata a scoprire piccole strade comunali, ponti di ferro in mezzo ai campi, paesi dai nomi improbabili, ma tutti con qualche piccola cosa da scoprire.


Da Milano fino in Emilia, slalomando lungo l’Adda per tuffarsi nel Po.

Come di consueto a metà strada ci scambiamo un po’ le moto e io e il Mario proviamo il Pan Shovel del Coffetti. Per essere un rigido vibra meno di quanto pensassi e il motore non perde un colpo. Peccato che non si possa dire altrettanto della frizione e del cambio, che lasciano a desiderare.

Il Kick Start ci mortifica entrambi, lasciandosi domare solo dalla pedata del suo padrone.

Come ogni moto veramente bastarda che si rispetti.












25 Ottobre 2006

Mid-life Crisis

Così si intitola il capitolo di “Harley-Davidson Electra Glide” di Osprey Classic Motorcycles, che riguarda il discusso periodo dell’AMF.

Continuando attraverso gli anni 70, l’Electra in fondo non migliorò molto rispetto ai modelli precedenti degli anni 50; e questo mentre le Jap, con una frazione di potenza, avevano già surclassato i nostri amati ferracci.

Ma questo sembrava non essere stato colto a Milwaukee.

Nonostante tutto, comunque ricordiamo che l’Electra fu la prima moto con al mondo a montare l’impianto idraulico dei freni sia anteriore che posteriore. Nel 72 poi ci furono le frecce che si staccavano automaticamente, insomma piccolissimi miglioramenti che non affrontavano però il vero problema: le vibrazioni. Addirittura (nonostante il manubrio si montasse su gomma e la sella morbida) le pedane non consentivano di tenerci su i piedi per lungo tempo, a causa delle “good vibe”: insomma erano cazzi.

Nel 78 la cilidrata dello shovel fu aumentata da 1200 cc a 1340 (80 cubic inches) anche se il 1200 continuò ad essere disponibile per un po’.

Bisogna aspettare il 1980 per vedere il primo vero modello nuovo: il Tour Glide, sempre con motore shovel ma con 5 marce.

Resta il fatto che quegli anni (pieni di fascino secondo me) soffrirono effettivamente di un calo a livello di controllo qualità e contemporaneamente la produzione dovette fronteggiare un periodo di altissima domanda.

Ecco, direttamente dai seventies, un bellissimo shovel bianco, semplice e impareggiabile…




Bat Out of Hell

Da Wikipedia

Era il 1977.

Meat Loaf (al secolo Marvin Lee Aday) si affacciava sulla scena musicale internazionale con un album considerato fin da subito un classico del rock.

Ma si narra che in questa impresa non fosse solo. Infatti, soltanto con la collaborazione del genio musicale e visionario che risponde al nome di Jim Steinman il miracolo fu possibile. E di miracolo veramente si può parlare. “Bat Out Of Hell” è il migliore, forse l’unico, esempio di come rock e arte drammatica lirica possano fondersi per creare un capolavoro. Perché è proprio di fronte ad una opera d’arte rock che ci troviamo.

Musica di qualità che unisce straordinariamente tecnica e sentimento incoronando Meat Loaf “Re del rock” (altro che Elvis, verrebbe da dire).

C’è grande energia in ogni singola canzone dell’album (ascoltare Bat Out Of Hell e Paradise By The Dashboard Light per credere).

Un’opera rock in grado di inviare potenti onde d’urto che attraversano l’animo. Un album che contiene canzoni epiche rock come la già citata Bat Out of Hell e All Reeved Up With No Place To Go, ma allo stesso tempo capace di regalare poderose ballads come You Took The Words Right Out Of My Mouth e Two Out Of Three Ain’t Bad.

Davvero un album memorabile. Le parole epico, dinamico e formidabile possono solo servire a descrivere questo lavoro come arte rock. Musica strumentale esplosiva e altamente drammatica, una voce sferzante e testi pieni di sentimento fanno di questo lavoro un caso unico nella storia del rock.

Aprite le orecchie gente perchè la storia della musica rock comincia da qui!


Ragazzi, voi direte, evvabbechecazzocenefrega?

Ok, ma l’attacco di Bat out of Hell, ha un rombo di una Harley che sembra davvero schizzi fuori dall’inferno.

Una roba spettacolare, altro che gli Steppenwolf

Peccato che la moto della cover del disco sia tutto meno che un big twin….




20 ottobre 2006

Cazzi per le moto non-Euro1


Come precedentemente scritto qualche mese fa, già sapevamo che Formigoni aveva nella capoccia questa cazzo di legge che prevederebbe la messa al bando dei motocicli che non siano almeno Euro1, in tutta la regione Lombardia, a partire da Luglio 2007.

Da ciò che si evince dalla sua intervista sul corriere di oggi, parrebbe che le cose stiano procedendo, purtroppo, in quella direzione.

Esistono più di 500.000 moto in Lombardia, che sarebbero colpite dal blocco totale, e le Harley sono quelle che valgono di più.

Fino al ’99 infatti le nostre moto sono pressocchè tutte “Euro-0″, ma non si può certo dire che possano essere tranquillamente rottamate.

Cosa succederà?

Sul sito dell’ACI ho trovato queste informazioni che sembrerebbero aprire un piccolo spiraglio:


Non è significativa l’assenza di un catalizzatore allo scarico, dato che i valori di emissione richiesti da quella direttiva possono essere ottenuti, secondo la tecnologia di produzione, anche senza quel dispositivo. Alcuni modelli tra i più recenti, omologati in periodi precedenti a quella direttiva, possono essere resi conformi ad essa applicando particolari dispositivi, che li rendono analoghi a quelli omologati successivamente; in altri casi, può essere sufficiente una dichiarazione della Casa costruttrice. In entrambe le ipotesi, informazioni certe (anche riguardo alla eventuale necessità di apportare aggiornamenti nei documenti di circolazione) potranno essere fornite solo dalla Casa costruttrice o dalla sua rete di assistenza. È da notare che, in Italia, a causa del tardivo recepimento della direttiva, i veicoli di modelli non omologati EURO1-moto e che non possono usufruire della procedura di adeguamento sopra descritta, possono ugualmente essere stati immatricolati come nuovi fino al 17 giugno 2003


In effetti, a quanto si legge, parrebbe che alcuni modelli (immagino quelli della fine anni 90) potrebbero facilmente diventare Euro1 con un dispositivo (vedi marmitta catalitica) oppure addirittura potrebbero già esserlo anche se la cosa non è stata evidenziata sul libretto, e necessitare solo di un dichiarazione della casa costruttrice.

All’Harley Davidson Italia di Arese non mi hanno detto un tubo, ho sentito tre concessionari della Lombardia e neppure loro sanno niente (ma sono un po’ preoccupati per l’usato che sarà difficile da vendere), e neppure le agenzie di pratiche automobilistiche hanno saputo dirmi niente su un possibile upgrade di una moto da Euro0 a Euro1.

In realtà i dettagli della legge non sono ancora usciti e non si può ancora preparare un piano d’azione appropriato.

Per le moto d’epoca sembra certo che ci saranno delle deroghe e se quest’ultime fossero davvero ampie, gireremo tutti in shovel.

Dice, ma quello inquina dieci volte tanto.

Si ma è d’epoca…


Basta con le confische

A quanto pare dal Corriere di oggi (pag 27) sembrerebbe che un emendamento del governo al decreto legge collegato alla finanziaria 2007, modificherà l’attuale normativa riguardante i caschi e robe simili.

L’attuale normativa in vigore prevede che se ti fai beccare senza casco (o con casco non omologato o slacciato) ti fanno una multa e il sequestro del mezzo per 30 giorni. Inoltre esiste sempre il rischio della confisca (e seguente vendita all’asta) perchè la legge e i successivi emendamenti erano stati scritta alla cazzo di cane.

Dalla futura entrata in vigore di questa legge,

  • la CONFISCA SARA’ DEFINITIVAMENTE ELIMINATA (anche per chi guida senza mani e stronzate simili), tranne che per chi usa la moto per compiere reati tipo scippo,
  • la multa sarà da 30 a 170 Euro
  • e scatterà il FERMO AMMINISTRATIVO del mezzo per minimo due mesi (ma fortunatamente la custodia del mezzo sarà affidata al proprietario stesso!).
  • Recidivi. Se ti beccano entro due anni a ricommettere la stessa infrazione del casco, il fermo sarà di tre mesi invece di due



Il fatto che la confisca sia tramontata è innegabilmente positivo: non riesco ancora a capire come un provvedimento così sbilanciato rispetto all’infrazione, fosse stato anche solo pensato.

Peccato che personalmente non possiedo altro che un Duraleu e un paio si Bandit che non sarebbero omologati neanche per un triciclo.

Però in effetti come farebbe a chiamarsi Bandit se fosse omologato?


19 ottobre 2006



Informazione per i motociclisti da tastiera: da qualche giorno lo SPAM-Guard della posta elettronica è attivo.

In effetti ho dovuto bloccare un fastidioso address dal quale quasi quotidianamente mi giungevano mail dai titoli patetici.

Da ieri, neppure più la fatica di metterli direttamente nel trash senza manco aprirli: ci vanno da soli!

Curiosamente, arrivavano da un misterioso studio medico della zona ticinese, evidentemente senza troppi pazienti.



Finanziaria: stangata sulle moto

Dal sito di DUE RUOTE

Nel divenire continuo della Finanziaria, un emendamento riduce a tre anni lo sgravio del bollo per le Euro 3 e aumenta gli importi del bollo per le Euro 0, 1 e 2. Forte aumento per i proprietari di vecchie moto

di Riccardo Matesic

Ancora novità sul bollo moto in Finanziaria. Un nuovo emendamento riduce a tre anni l’esenzione dal bollo per chi acquista una moto Euro 3 rottamandone una Euro 0. Originariamente ne erano previsti cinque, ma la novità più importante è che cambiano sensibilmente gli importi della tassa di possesso, in funzione del potenziale inquinante del singolo modello.

Già, d’ora in poi il bollo si pagherà in funzione del tipo di omologazione della nostra moto. Restano allora invariati gli importi per le Euro 3 (19,11 euro per i primi 11 KW + 0,88 euro per ogni KW aggiuntivo).

Per le Euro 2 salgono invece a 21 euro come quota fissa fino a 11 KW, più 1 euro per i KW aggiuntivi. Con le Euro 1 tali importi divengono rispettivamente 23 e 1,3 euro. Infine le Euro 0, le moto più inquinanti, per le quali si sale a 25 euro come quota fissa e 1,6 euro per ogni KW.

Ovviamente le regioni, che sono titolari della riscossione del bollo, possono a questo punto continuare a imporre delle addizionali. Già adesso, del resto, in molte regioni (Lombardia, Piemonte, Marche, Calabria, Campania e Veneto) gli importi erano superiori. Insomma, arriveranno ulteriori aumenti.

Francamente, considerando che una moto Euro 0 con motore a 4T inquina sicuramente meno di un’automobile, ci sembra che qualcuno abbia preso una cantonata. Oppure che ci sia una pura ricerca di introiti …

IN SOLDONI: la mia RKing è un 1340cc del 98, Euro Zero con 44 KW. Fino a ora pagavo 66 Euro: a quanto pare dal 2007 pagherò 25 Euro (fisso) + 1.6Euro*44KW = 95.4 Euro.

Se incontro uno dei coglioni che ha votato Prodi lo metto sotto.


17 ottobre 2006

Adesso mi fermo

Sabato mattina parto con un amico con un dyna bianco e nero, decal rossa tirato a lucido, con un bozzo sul serbatoio. La moto è talmente bella che sta bene anche così.

Attraversiamo lombardia e piemonte direzione Bra.

A metà strada un biker con un’heritage-centenario attaccato a un’ape hanger ci si pianta dietro e ci segue fin dentro il distributore di benza prima di Pavia dove ci presentiamo e facciamo due parole (Andrea, non l’ho pagato ;-) ). Poi ci lasciamo, lui verso un piatto di trenette a Caricamento, noi verso un vecchio shovel nell’officina di Marco , la famosa Cycledelic di Bra (Via cuneo, tel. 0172 431390).

Il posto vale il viaggio sia per la bellezza e la particolarità delle moto esposte e in ristrutturazione che per la competenza e cortesia di Marco. Lo shovel in questione è una bella electra flh 1200 del 73, che si fa anche accendere dal sottoscritto al primo kick start. Chissà, magari c’è del feeling.

Poi grandissimo pranzo piemontese e via verso Milano dove facciamo a tempo a passare da Guido in via Caminadella e provare una chitarra elettrica eccezionale. Poi ognuno torna alla propria famiglia con la testa e il cuore pieno di belle cose su cui riflettere.

Poi, parte la rumba: da domenica alle 15.00 a due minuti fa, mi sono fatto (giuro) Milano, Londra, Roma, Brindisi, Matino, Bari, Altamura, Bari, Milano.

Aerei, auto a nolo e manco mezza moto.

Ma adesso mi fermo, e mi rilasso davanti a questo Pan di Cole Fosters.

Che bello essere di nuovo a casa.



13 ottobre 2006

Hell’s Angels on History Channel

Su Amazon si trova un DVD prodotto da History Channel, che parla dell’MC più famoso del mondo, gli Hells Angels.

Compresa la spedizione spenderete sui 27 dollari per circa un ora di documentario che, in effetti dà un’infarinatura forse un po’ superficiale degli HA e si focalizza soprattutto sulla realtà americana.

A dire il vero, non so se il mio parere è condizionato dal fatto di aver divorato praticamente tutto ciò che è stato scritto su Sonny e sugli HA, ma mi aspettavo qualcosa di più approfondito da parte del principe dei documentari.

Interviste un po’ scontate a poliziotti del R.I.C.O. che dicono le solite stronzate e chiamano “gang” i club motociclistici, spezzoni del B-Movie “Hells Angels on wheels” e di “Gimme shelter” (il documentario sul concerto dei Rolling Stones ad Altamont nel ’68).

Interessante l’intervista esclusiva a Sonny, che parla a fatica per colpa della tracheotomia, e al President del Ventura Chapter che tra l’altro dice “Gli Angeli? potrebbero essere i vostri migliori amici o i vostri peggiori nemici, in definitiva dipende da voi” riassumendo in una frase, interi tomi scritti sugli Angeli.

Giudizio: da vedere comunque per apprezzare le bellissime riprese del pack di harley del club che si muove compatto, l’evoluzione delle patches dalla piccola al Barger larger, (e anche delle facce dei bikers, sempre fedeli a loro stessi). Per i novizi, con attenzione e prendendo appunti; con un po’ di tolleranza, invece, per chi ne sa già un po’.


11 ottobre 2006

Cosa c’è di più bello che tenere in casa tutte le cose che ci piacciono di più?

Un po’ così, insomma: se vi piace, altri luoghi simili a un click da qui.

Harley in un interno




8 ottobre 2006

Va bene

Ok, adesso metti su Hells Bells degli AC-DC, e dopo anche un Jovanotti anni ’80 da riderci sopra mentre canti, e infine piazzaci i Green Day. Tutto va bene ragazzi, è sabato mattina e ci troviamo dal Depia.

In Club-house


Ma adesso cambi disco,

…e il mattino dopo metti sul piatto qualcosa come “Easy like a Sunday Morning” dei Commodors, perché ti accorgi che alla finestra sta bussando la domenica più tiepida ed assolata che un ottobre paraculo avrebbe mai potuto regalarti. Domenica in Bassa

Rocking trip

Running on empty

WANTED

Ragazzi, il pericoloso demone dello shovelhead si sta piano piano, impossessando di me.

E’ iniziata la ricerca di un oggetto che venga dal passato, con un dito di grasso e di storia che lo ricopre.






Bikers virtuali. Tanto per fare un po’ di polemica…

Ci sono alcuni luoghi, sia reali che virtuali, dove si chiacchiera molto.

D’inverno e quando piove le discussioni aumentano in modo inversamente proporzionale alle opportunità di andare in moto, ma il problema è che il livello di chiacchiera resta sempre TROPPO alto…

Molti parlano di moto molto più di quanto in realtà la usino, e creano in questo modo un fastidioso brusio di fondo, commentando e sezionando tutto ciò che è inerente al modo della moto: il party organizzato da quell’MC, il raduno numeroso della HOG, il viaggio di quel tipo, lo stile di quell’altro.

Se per alcuni è un modo temporaneo di sentirsi vicini ad un mondo che adorano e che per problemi ed impegni non riescono a frequentare, per altri è l’illusione di farne parte, frequentandolo poi in modo solo virtuale; un po’ come una tifoseria che il pallone lo vede solo in televisione, o al limite allo stadio.

Il problema è che quest’ultimi perdono di vista la realtà e finiscono per restare invischiati nelle pericolose reti delle polemiche, dei sentito dire e nascosti da nicknames altisonanti, tranciano giudizi e sentenze con la spocchia di un cronista sportivo che non ha mai segnato un goal nella sua vita.

Si verifica insomma che il mondo dei motociclisti, la vera antitesi dalla parola scritta e piuttosto il paradiso delle mani sporche d’olio e delle visiere piene di moscerini, sembra sempre più a chi lo vede da dietro uno screen, involuto in un mare di chiacchiere.


The true heroes that keep it all going
Will one day receive glory in Heaven


E sono ancora i nostri amici Sinners, So. Cal, che ci ispirano con questo motto tatuato sulla pelle di Rico.

Dopo l’intervista, Rico e Kutty hanno voluto regalarci una copia autografata del loro DVD, che qui pubblichiamo con tantissimi ringraziamenti.


DEAR SCOTT, ZACK, RICO AND KUTTY,

I’d really would like to take the chance to say thanks to you all for your kind availability in the interview.

Congratulations for your skills and performances on bikes, film-making, rock music as well as your unique way of life.

Love, respect and support from all your new Italian friends

The Threepercenters



Incubi

Questa notte ho avuto un incubo.

Ricevevo una telefonata da una amica che mi diceva “vai, vai in centro, vicino al duomo e guarda che casino sta succedendo”. La città era coperta di manifesti in stile anni trenta e c’era una grande agitazione, gente dappertutto che guardava video e ascoltava altoparlanti.

Mi sono fatto largo tra la folla e ho ascoltato la voce e visto la faccia di un uomo che diceva che c’era stato un golpe ed ora il potere lo avevano loro.

Il nuovo dittatore aveva la faccia di un mio vecchio compagno di scuola con cui mi ero menato un paio di volte al liceo.

La sensazione di ansia e di paura si era annidata nel mio stomaco come in ogni incubo che si rispetti.

Correvo e correvo tra la folla nelle vie strette del centro di Milano, volantini per terra e zig-zag tra i cortei con i tamburi e i capannelli di gente attonita.

L’angoscia mi attanagliava.

Non mi ricordavo più dove avevo parcheggiato la moto.

Il richiamo dello Shovel

Diciamolo, noi motociclisti Evolution, quando vediamo uno shovel, rosichiamo.

Amiamo l’affidabilità e il comfort delle nostre moto, grazie a loro portiamo a termine (o per lo meno progettiamo) lunghi viaggi con tappe improponibili per vecchi motori del ’78, ma quel ferro shovel, che trafila olio e sa di benzina, ci è entrato nel cuore e ci fa male ogni volta che ne vediamo passare uno per strada.

L’electra in foto è di un nostro amico (che recentemente l’ha venduta possedendo già un clamoroso Low Rider già comparso qui sul sito), ed ho avuto occasione di vederla dal vivo.

Trovo che sia un’oggetto di rara bellezza ed equilibrio.

In se, un insieme di potenza e forza, unita all’essenzialità e all’assenza del superfluo; una cura per i particolari che solo i veri appassionati sanno realizzare e successivamente apprezzare. L’arte del levare invece che dell’aggiungere.

Intanto quello che questa moto rappresenta non ha bisogno di ulteriori optional.

Audace la coda softail e l’elegante parafango anteriore in alluminio: impagabile la batteria a vista e l’immancabile kick-start, che fa capolino vicino ad un carburatore S&S verniciato di nero.

Mentre mi immagino a scalciare la pedalina dell’accensione, alla mattina dopo un Elefantentreffen (o forse anche di un qualsiasi 8.30 di gennaio a Milano) rifletto su quanto bisogna soffrire per entrare nella storia.



2 settembre 2006

Tributo al nostro amico Donato

He’s back, folks!

Stiamo parlando di Donato Nicoletti: chi non lo conosce, dovrebbe portarsi avanti acquistando un paio di vecchi numeri di Freeway, dove si parla di un suo viaggio da Milano a Petra, sulla sua Dyna grigio topo.

Barba ribelle e non troppi capelli in testa (non servono per chi passa la vita calzando un casco jet), Donato è un esperto di Harley, su cui ha sempre lavorato, sia come meccanico presso concessionarie ufficiali, e sia come titolare di una bellissima officina di riparazione di vecchi bicilindrici, tra Bergamo e Brescia, la Voo-Doo Cycles, fondata un lontano venerdì 13 ed oggi purtroppo chiusa.

Ma le passioni sincere come la sua, non si fermano certo di fronte ad un temporaneo arresto di un’attività che, immagino resti la sua vita.

Una telefonata, in tarda primavera: “Donato, credo che per quest’estate abbiamo lo stesso progetto: Dakar”.

E un attimo dopo due viaggiatori erano già diventati un piccolo team.

Tante sere a progettare tappe e distanze, telefonate e code agli uffici d’igiene e all’ACI, fax alle ambasciate e tanti consigli ricevuti da amici lontani e da facce ignote sul web.

Il viaggio si concretizzava poco a poco, ed insieme a quello c’era l’aspettativa di condividere tanti chilometri impegnativi, con un amico ed un grande motociclista.

Ma non sempre le cose vanno come si vorrebbe e pochi giorni prima della partenza, il mio grande viaggio in africa è saltato.

Avere tre bambini (di cui una gioiellina di sei mesi), oltre ad essere la mia ragione di vita, impone dei sacrifici, come tutti i papà sanno bene.

Con grande tristezza ma anche con la consapevolezza di chi sa che deve fare la cosa giusta, l’ho chiamato. Lui ha capito all’istante la situazione: “Una promessa però me la devi fare, Donato: tu a Dakar ci vai!”.

E lui, autentico Lone-Rider, è ritornato alle sue vecchie abitudini di lupo solitario, e un giovedì mattina di fine luglio ha acceso il suo Dyna già carico che lo aspettava sotto casa, ed ha diretto le forcelle verso sud-ovest.

Come programmato, in undici giorni Donato ha raggiunto Dakar, seguendo un tracciato studiato con cura durante le lunghe sere di luglio, attraverso Francia, Spagna, Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania.

Da una babele di colori, facce nere e sorrisi candidi di bambini, latrati di clacson che tagliano l’aria umida e calda del continente nero, ho ricevuto l’ultimo dei suoi attesissimi e periodici SMS:

“Arrivato a Dakar. Una bolgia infernale amico!”

Lascio a lui, sui prossimi numeri di Freeway, il piacere e l’onore di raccontarci questo bellissimo viaggio.

Qui vorrei solo togliermi il cappello (o forse dovrei dire il casco) e dirgli ancora una volta:

“Ce l’hai fatta amico, sei un grande.”


20 agosto 2006

KUSTOM culture

The Threepercenters calling the Sinners:

ecco il risultato di una amicizia a distanza, fatta di mail, telefonate e una certa affinità elettiva…

Avete trascorso le vacanze al guinzaglio della vostra ragazza e incatenati sotto un ombrellone, oppure trascinandovi mocciosi e suocere in cordata su impervi sentieri montani con zaini che pesano come un Knuklehead del ’49 ma, confessatelo, la vostra mente era sempre ed implacabilmente sintonizzata su rettilinei che si perdono all’orizzonte, con i mezzi guanti che stringono il manubrio sul quale sono legati una coperta e un paio di lattine di birra?

Se è andata così, forse potrete trovare un po’ di refrigerio in questa intervista che qualche mese fa, ho fatto ai Sinners, il famoso gruppo di customizzatori californiani portati alla ribalta dal DVD “Choppertown”, disponibile all’omonimo sito internet e ovviamente anche su Amazon.

La genesi è semplice: un vecchio articolo su Freeway che ne parlava e l’imperdibile DVD prestatomi dal prezioso amico Andrea, hanno fatto scattare una scintilla di interesse e di attrazione fatale verso i Sinners, un gruppo di amici californiani che, con semplicità e passione, hanno trasformato le loro vite in quello che oggi pare essere il più coerente modello di vita biker disponibile sul pianeta.

Per noi motociclisti della bassa padana, un obiettivo troppo ambizioso da eguagliare: ma da una amicizia telefonica possono nascere tante cose…

L’intervista gentilmente concessaci dai Sinners e dai loro registi, è stata pubblicata sul numero di Agosto/Settembre 2006 di Kustom (stessa casa editrice di Freeway), ma potete averne una anticipazione qui, nella nostra Rassegna Stampa.





11 luglio 2006

Rolling Stones e Hells Angels: chiaroscuri bianchi e rossi.


Pleased to meet you, Hope you guessed my name, oh yeah

But what’s confusing you, Is just the nature of my game

Just as every cop is a criminal, And all the sinners saints

As heads is tails, Just call me Lucifer

cause I’m in need of some restraint, So if you meet me

Have some courtesy

Have some sympathy, and some taste

Sympathy for the devil, The Rolling Stones, 1968

Stadio Meazza di Milano, 11 luglio 2006, ore 21.00.

L’Italia ha appena vinto il campionati del mondo e proprio come nell’82, i Rolling Stones, con una prima data italiana, aprono il loro tour internazionale che prende il nome dal loro ultimo album: The Bigger Bang.

In tribuna rossa, a 35° con la mia maglietta grigia dei Threepercenters completamente madida di sudore, ci sono anch’io mentre Keith Richards schitarra le prime note di Jumping Jack Flesh. Nonostante il prezzo spropositato del biglietto lo stadio è strapieno e serpeggia la consapevolezza di stare assistendo a qualcosa che forse non si ripeterà più, qui da noi.

Lo spettacolo è adrenalinico, il palco fa sembrare piccolo il catino di San Siro mentre Mick Jagger lo attraversa correndo e sgolandosi sulle note di pietre miliari del rock come Let’s spend the night together, As tears go by (in italiano), You can’t always get what you want, Under my thumbs, Brown sugar e Satisfaction.

Il pubblico sventola bandiere tricolori e mentre un pezzo di palco si stacca spostandosi al centro del prato sulle note di I miss you, una ragazza lancia il classico reggiseno rosso ad un coriaceo ma sempre galante Keith Richards, che lo raccoglie e lo appoggia con grazia sulla batteria di Charlie Watts (quest’ultimo, impassibile, forse per i 65 anni ‘suonati’).

E’ una festa per il cuore e per le orecchie, un pezzo di storia si esibisce di fronte a noi: lo ricorderemo per tutta la vita, un po’ come questo stupendo luglio del 2006 che ci ha fatto campioni del mondo per la quarta volta.

Ma i Rolling Stones non hanno vissuto sul filo del rasoio giocando con la morte e con il male solamente nei riff delle loro ballate: il 1969 è stato l’anno in cui il diavolo, la cui simpatia sembrerebbe averli davvero accompagnati per quarant’anni, si è fatto sentire sul serio.

Nel luglio di quell’anno muore in circostanze oscure Brian Jones, chitarrista geniale e fondatore del gruppo insieme a Jagger e Richards, ritrovato affogato nella sua piscina dopo un party psichedelico. Meno di sei mesi dopo, lucifero fa ancora capolino nella turbolenta vita dei Rolling Stones: il 6 dicembre infatti, viene organizzato ad Altamont Speedway, vicino a San Francisco, un mega concerto che vuole essere la risposta degli Stones all’happening di Woodstock, avvenuto pochi mesi prima.

I Grateful Dead che si esibiscono con loro, suggeriscono agli Stones di affidare agli Hells Angels il servizio di security.

Mai scelta si rivelo più sciagurata: i bikers armati di stecche da piscina segate a metà e già su di giri forse anche a causa delle centinaia di casse di birra gratuitamente messe a loro disposizione, gestiscono la situazione con violenza inaudita, terrorizzando gli spettatori e arrivando a picchiare perfino Marty Balin, il folk singer dei Jefferson Airplane, che aveva tentato di intervenire a difesa di un povero hippie massacrato dagli Angeli.

Ma il momento più drammatico doveva ancora arrivare. Meredith Hunter, un ragazzo di colore reo di essersi comportato in modo troppo turbolento (o forse di essere l’accompagnatore di una ragazza bianca) viene malmenato a sangue da un gruppo di bikers. Quando estrae una pistola per difendersi, proprio mentre sul palco suonano le prime note di Under my Thumbs, l’Hells Angel Alan David Passaro lo uccide con una pugnalata alla schiena. L’omicidio di Hunter, catturato su pellicola dai fratelli Maysles nel documentario Gimme Shelter (riprodotto nel 2000 e disponibile su CD), è ciò che rimane di quello che doveva essere l’apoteosi del rock europeo.


primi di luglio 2006

Quando ce vò, ce vò

Sembra che, dopo averlo tartassato per tutta la partita enumerandogli i pregi delle moto jap, Materazzi abbia sussurrato a Zidane che Willie G. Davidson è frocio.

Hog, Hog, Hog

Ma sai che vista da fuori, e con una bella disintossicazione di un paio d’anni, la HOG non è poi tutta da buttare.

Eppoi dipende tutto da coma la vivi.

Dopo il Five lands run, del portofino chapter, dove ho visto davvero gente che si divertiva senza problemi, sto riflettendo: ci sono alcuni elementi da valutare.

1) noi stiamo a Milano dove impera il Milano Chapter, piuttosto esagerato e a volte vagamente ridicolo per la sua “brand consciousness”. Con un numero piuttosto alto di fanatici chapter-addicted che vivono solo per questo, elementi multi-carica curiosamente privi di patente e, diciamolo, un po’ di spocchia di lunga data per essere il primo e più grande chapter d’Italia. Qui siamo agli estremi, (irritanti). Ma nonostante quello, ieri ero a cena con Rudi che mi diceva che domani sarebbe andato a fare il Ran de Milan (bei ricordi) e in effetti se la vivi come lui (e come facevamo noi tre) può avere un senso. Sempre con molta leggerezza.

2) Poi la rappresentazione che si da del mondo HOG sulle riviste. Come giustamente scrivevi a Freeway, gli editor dei chapter talvolta si bevono un po’ il cervello. Riportano rocambolesche descrizioni di avvenimenti di fatto piuttosto banali e spesso noiosissimi. Con Gun-Man che spinge per fare risultare una castagnata sul lago d’Idro come un week end a Sturgis. E questo, per noi che sappiamo come vanno le cose, irrita.

3) Tra gli Hoggers c’è molta gente che la pensa così. Frequento ogni tanto il forum del Firenze Chapter e vedo molta voglia di divertirsi e di non prendersi troppo sul serio da parte di tanta gente.

Credo che, ancora una volta, Milano sia catalizzatore di ganasseria e di cagoneria (as usual) anche in questo.

Insomma, all’opposto sarebbe come dire che al Super Rally ci sono solo dei duri e che tutte le moto sono strafighe: sappiamo che non è così. La HOG è un bagno di popolo e di familiarità, di rilassatezza. Un luogo in cui chiunque può sentirsi un fico con una moto da duro. Anche se l’ha comprata ieri.

Per un purista è un po’ come andare a prendere un aperitivo al Casablanca dopo un paio di mesi chiuso nella cantina di Peck a degustare Armagnac millesimato.

Ci vuole anche quello, va!


26 giugno 2006

Mattina presto

Prima delle otto e mezza sono già davanti alle serrande del Magni, in via Colletta al 7.

Il caldo non ha ancora iniziato a salire dalle viscere dell’asfalto e l’aria è trasparente.

Aspettando che il mio amico meccanico si faccia vivo, sistemo la moto in modo che stia su anche senza cavalletto, appoggiandola al vecchio marciapiede davanti all’officina: ieri sera sono stato fino alle dieci a sacramentare contro il dado che tiene su il movimento del cavalletto. Dopo molti anni, la molla si era snervata e volevo sostituirla. Smontata senza problemi, per rimontarne una nuova avevo capito che era necessario smontare il cavalletto, ma le boccole che avevo a disposizione hanno il braccio troppo corto.

Daniele arriva sulla sua Harley nera, casco mimetico e occhiale bello spesso: – Uei, Roberto, sei già qua? -

Con la boccola a T lunga quasi mezzo metro, dopo un paio di grugniti, abbiamo la meglio sul dado mezzo incriccato, e il cavalletto bastardo è nelle nostre mani.

La sostituzione della nuova molla mi richede due minuti e poi, visto che ormai le mani sono sporche, perchè non continuare?

Cambio le candele dopo aver regolato la distanza tra gli elettrodi, e aver verificato che le vecchie sono un po’ nere per il ciclo urbano che resta comunque l’uso prevalente delle moto dei biker milanesi. Sostituiamo il filtro dell’olio motore servendoci di una chiave speciale della BMW: un oggetto perfetto per i filtri Harley, che Daniele usa con la disinvoltura di un grande meccanico che sa apprezzare il valore di uno strumento, anche se non è HD Genuine.

Poi, dal mio zainetto estraggo un piccolo gioiello che mi ha regalato Andrea per il mio compleanno: una leva del freno con una incisione che riproduce il logo del nostro piccolo club, i Threepercenters.

Lo osservo traendone un enorme piacere estetico e di gratitudine per un regalo meditato e affettuoso. La leva è rimasta sul mio desk in ufficio per dieci giorni perchè volevo continuare a guardarla, ma adesso è arrivato il momento di farla lavorare.

Chiedo al Magni una pinzetta per allargare il seger che tiene chiuso il perno della leva del freno.

Daniele come un vero maestro, vuole che sia io a effettuare i lavori. Sotto la sua supervisione effettuo le operazioni di smontaggio e rimontaggio. Come sembra tutto facile quando c’è un esperto vicino a te che segue ogni tuo passo: ti sembra quasi di essere capace, ma le infinite ore passate nel mio cortile, coricato sotto la moto a smadonnare in tutti questi anni, mi riportano bruscamente ad un livello di modesta consapevolezza del mio dilettantismo meccanico. La leva è a posto.

Bellissima.

Grazie Andrea, grazie Daniele.


Tamerici salmastre e riarse

Piove.

Ed era ora.

Questa mattina, qualche goccia sporadica e decido di non mettere i goldoni-tucano e andare in ufficio in moto con il viso inumidito da qualche grata e fresca gocciolina.

Alla faccia: dopo un chilometro si scatena uno sciacquone degno di Bangkok e mi riparo sotto la pensilina di un bancomat.

In cinque minuti tutto è finito e mentre mi accingo ad asciugare la sella si ferma una golf grigia. Dal finestrino esce il braccio di una ragazza, che con un bellissimo sorriso mi porge una manciata di fazzolettini di carta. – Non ho altro, mi dice, chiude il finestrino e sorridendo se ne va.


Cambio d’olio

Chi viene a leggere il sito dei Threepercenters è uno che si fa il tagliando da solo.

Piccola dritta per gli amici che si imbrattano le mani nel cortile di casa invece di andare a farsi spellare dai conce ufficiali: dove raccogliete l’olio esausto del vostro motore (un bel quattro chili minimo) più magari quello della frizione e quello del cambio?

Per anni, non avendo l’apposita bacinella di plastica, ho sacramentato con scatole da scarpe rivestite di sacchetti di plastica dell’Esselunga, o simili soluzioni da dilettante.

Ora, il nostro amico Daniele Magni (meccanico Harley in Milano, via Colletta (02 5518.9232) ci ha dato una dritta piuttosto furba.

Andate ad un qualsiasi supermercato alimentare e prendete due contenitori di alluminio da forno.

Li mettete uno dentro l’altro per aumentare la resistenza ed ecco una perfetta bacinella a tenuta, per 1.6 Euro.

A quel punto, potrete travasare l’olio in un secchiello e gettarlo nel primo tombino che troverete per la strada; i cormorani vi ringrazieranno.

Se siete più ECO sensitive, invece, potreste recarvi al vostro distributore di benzina di fiducia che ve lo smaltirà per pochi euro (oppure gratis, come al sottoscritto che gli lascia milioni di euro al mese).

Buon cambio d’olio allora e mi raccomando, quando cambiate il filtro ricordatevi il rabbocco…


Carpeneto, 1979

Ho ritrovato una vecchia foto scattata alla fine degli anni settanta, prima di un trasferimento Alessandria – SanRemo. E non in bici.

Cavalcavo la mia prima Harley Davidson, una SST 125, dell’anno in cui l’HD era proprietà dell’AMF. Poco dopo avrebbe ceduto parte della progettazione alla Cagiva.

L’ho messa qui nella presentazione, Roberto Parodi


Fumi dell’alcool

Vento forte che all’improvviso di alza sulle vecchie colline brulle dove, con qualche amico stai tirando sera, in mano un paio di Corona, nel naso il profumo della carne che arrostisce.

Folate che spazzano via il gran caldo della giornata, mentre grosse nuvole sfiorano il poggio basso dove la vecchia cascina tira gli anni con lo stesso ottimismo che senti avere dentro di te.

Poco a poco arriva altra gente. Ne arrivano da Milano, Alessandria, dalla Liguria. Uno in moto, slalom tra goccia e goccia. Ti senti tra amici.

Una vasca piena di ghiaccio dove, insieme alle Bud e alle Corona, galleggiano tappi e etichette di bottiglie.

Gli abbracci, la sera che passa con la musica e carne cotta con cura da chi ancora una volta, l’ha fatto per te.

Musica, notte e profumo di tigli di fine giugno, per un compleanno in cui la tua età è il più trascurabile dei dettagli.

Si parla di progetti, di moto e di viaggi. Quest’estate, forse un vecchio amico verrà con te, chi lo sa? Ma in quel momento ti basta quella luce nei suoi occhi. Ti basta, certo.

Grazie a tutti, per esserci stati, per aver fatto tanta strada, per tanti ed affettuosi regali.

Ma ancora una volta, il vero regalo siete voi



15 giugno 2006

Sono cazzi

Progetto di legge approvato ieri (15 giugno 2006) in giunta regionale lombarda.

Da luglio 2007 sarà vietata la circolazione alle moto non catalizzate (circa 500 000 in Lombardia).

Ho alcune domande:

a) si potranno montare marmitte catalitiche su moto di dieci anni, o comunque nate come non catalitiche?

b) saranno “omologate”?

c) e, quel che è più importante, che rumore faranno?



In moto per lavoro

ridetowork3.gif: Indicazione interessante da un nostro amico (che preferisce non essere citato, ma delle cui preziose informazioni mi avvalgo spesso), che ci segnala il bollettino di Ride to Work, organizzazione che lotta a favore di tutta una serie di agevolazioni per i motociclisti che usano la moto per lavoro (o per andare al lavoro).

Il 19 luglio in america si svolgerà un Run, proprio per sensibilizzare i sindaci delle più grandi città, e naturalmente anche la popolazione, a prendere in considerazione le necessità di chi usa la moto quotidianamente.

Perchè non in Italia? I problemi e le difficoltà per i riders, qui da noi non mancano di certo.



Lettori affezionati

Freeway Magazine n. 145, giugno 2006

Caro Fabrizio Piatti, chiunque tu sia e ovunque tu sia:

grazie a te … e a Nikki Anderson

Roberto

10 Giugno 2006

Quando Muoio Fatemi Cromare

Letta di sfuggita sulla schiena di un biker che barcollava sulla spiaggia di Riva Trigoso (Trigoso Coast beach), dopo un numero imprecisato di mohitos e sotto un sole che non aveva nulla da invidiare a quello di Puerto Escondido.

Non vi dirò se era tatuata o si trovava semplicemente su una maglietta, decidete voi; quello che è certo è che era stupenda, nella sua esteriorità clamorosa, nella sua superficialità gridata, nel suo sparare nel mucchio e, in fondo, nel suo implicito mostrare un bel dito medio a tutta una serie di luoghi comuni triti e ritriti sugli arlisti, da parte di uno che in quel momento si sente solo un allegro possessore di una harley stracromata e stralucida e non potrebbe essere più felice, in un bellissimo pomeriggio di fine primavera, con una birra gelata in mano.

E allora sì, forse oggi ha davvero ragione lui: ‘fanculo ai puristi che le moto devono essere solo nere ed essenziali, a quelli che vedono cromo e metal-flake come il diavolo l’acqua santa, ai veterani un po’ frustrati che non si sentono a posto se non indossano una maglietta che non sia comprata ad almeno sei fusi orari di distanza.

Insomma, se uno vuole si diverte davvero, sempre e ovunque, con la sua moto, un po’ di gente e la voglia di fare casino.

Come è capitato a me, che sono tra l’altro un autentico HOG-drop-out, in un piacevole pomeriggio tra vecchi e nuovi amici, al Five Lands Run, del Portofino Chapter.

Grazie Enrico, e alla prossima (anche se magari non sarà proprio un’altro raduno HOG, eh?)



20 maggio 2006

Sabato mattina presto, i tuoi due amici dove cazzo sono, non sei nel mood giusto con tua moglie, i tuoi figli grandi minacciano un pomeriggio di play-station, il giardinetto deve essere ancora bagnato e Fiammetta ti ha fatto passare una nottata devastante. Non bisogna consultare il mago Otelma per ravvisare i presupposti per una giornata di merda.

Allora tiri un bel respiro, chiudi gli occhi e i timpani delle orecchie iniziano a trasformare i rumori della tua casa e a mandare al cervello un segnale continuo, basso, in aumento costante, sempre più potente, come un rombo in lontananza.

E sei tu, sulla statale SS654 Val Nure, su una vecchia moto nera, fisso sui tremila cinquecento giri, in terza, coppia piena, pedane che vanno giù a ogni tornante.

Hai già i polmoni ossigenati dai due o tre passi che anticipano il Bocco, con le sue curve che quando guardi la cartina sembra il disegno dell’intestino crasso.

E vai su, piano, costantemente, godendoti tutto ciò che la natura e quel vecchio motore hanno deciso di metterti a disposizione oggi.

E trovi la soluzione a tutto ciò che andava risolto, capisci che devi fare la cosa giusta, scegli le opzioni delle curve, dei tracciati e anche della tua vita.

In modo onesto, senza barare, perchè non puoi barare quando sei in moto. E non puoi barare quando hai scelto di vivere da uomo.

E finalmente arrivi. Fa fresco e ti fermi.

Saluti due Kawa che ti sono state dietro per una decina di tornanti (non capisco il perchè), e poi con un impercettibile aumento di gas ti hanno passato, ma con un saluto cameratesco.

Non troppo banale, per una jap che supera (o dovrei dire surclassa?) una HD sulle pendici del Bocco.

Tiro ancora un respiro profondo, e osservo quello strano bambino di terracotta che, chissà perchè, qualcuno ha messo sul tetto di una casetta proprio sulla cima del passo.

Il bambino mi guarda con occhi vuoti, le mani unite in un gesto che però non è di preghiera. Un vecchio bambino, lì da decine di anni, a giudicare dal muschio che lo ricopre.

Respiro e inizio a riflettere su quello che devo fare.

La cosa giusta. Si, la cosa giusta.

Sfioro lo starter e il 1340 mi risponde con la sollecitudine che soltanto un motore fedele può regalarti.

“Allora capo? Partiamo?”

Ok, partiamo.

Che adesso è tutta discesa.

15 maggio 2006

The Enthusiast

Ieri sera ho incontrato un gruppo di amici appassionati di moto, per cena.

Quasi tutti hanno posseduto decine di moto, e ancora ne possiedono più di una. Sono persone da cui traspare l’amore e la conoscenza della moto come mezzo, come realtà, come oggetto di culto, senza troppi pregiudizi sulle marche e sull’età.

ci sono qualità e pregi per ogni moto: la più affidabile? l’Honda CBR, moto da 200.000 Km, la più romantica, la Triumph, la più emozionante, forse l’Harley, ma chi losa.

E via così, in una lunga e piacevole cena tra amici.

Io – che sono un radicale – non so se riuscirei a dividermi tra più moto così belle: credo che dovrei liberarmi di qualcuna di esse, sarebbe come essere innamorato di due donne allo stesso tempo…

Ma forse, come suggerisce uno dei miei amici, che possiede una incredibile Bonny e una Sturgis da culto:

“…è meglio 1 donna da amare e diverse moto o forse no? I viaggiatori di mare avevano una donna in ogni porto! A me piace avere diverse moto che sono quelle che ho sognato da ragazzo, sono tutte legate a un sogno e a forti emozioni. Le moto inglesi e la Harley davidson sono le piu’ emozionanti da guidare e hanno il rumore che ti riempie il cuore”

La mia visione è radicale e forse decisamente filosofica.

Io cerco invece qualcosa che sia utilizzabile in modo totalizzante, senza alternative, e ovviamente soffro delle difficoltà che questo comporta. Per fare un’esempio, i vestiti: dopo anni di riflessione sono giunto alla conclusione che il massimo è un paio di jeans e una camicia azzurra brooks brothers e un paio di stivali camperos. Perchè questo mi consente di essere sempre più o meno a posto, più o meno giusto per qualsiasi cosa. E sono SEMPRE vestito così (o per lo meno quasi sempre: aggiungo una giacca blu, sostituisco i camperos con un paio di mocassini, ma siamo sempre lì…). La giacca da moto è una Belstaff vecchia che uso sempre; per uscire, per andare in moto, per andare in ufficio, va bene d’inverno ma anche d’estate, è di cotone cerato e tiene l’acqua. Il casco è un jet aperto che uso in Africa, all’Elefantentreffen ma anche al mattino per accompagnare i miei bambini a scuola

La moto è lo stesso, ecco perchè cerco di andare in fuoristrada con il Road K, un’assurdità, ma comunque in linea con questo mio folle desiderio di essere sempre me stesso.

Un altro amico (che possiede due Harley stupende, una Dyna Sport e un Low Rider), suggerisce che “con il tempo, se ti piacciono da impazzire, ti prende la voglia di sperimentare nuove possibilità di moto,senza però rinunciare alle altre che hai nel cuore o nel garage. ma con il tempo….”.


Comunque, se dovessi comprarmi altre moto prenderei:

  • una Guzzi V7 special del ’71 bianca (o una V7 850 GT stesso anno)
  • Una Norton Commando nera
  • Una Vespa 200 Rally arancione
  • un BMW R80, sella arancione, degli anni ottanta

Elenco qui sotto anche i modelli suggeriti dai miei amici, più sofisticati di me…:

  • una vun,per una guida più sportiva,per piegare e per la sua leggerezza
  • una ktm lc640,per andare veramente nel deserto
  • una guzzi v11,perchè fatta sul lago di como
  • una electra standard, per viaggi di lavoro
  • un radical chopper, per dare sfogo alla mia fantasia

e in fine:

  • 1 night train, perchè mi è rimasta lì
  • 1 Norton ES2 con la ruota guidata
  • 1 Vincent perchè è il massimo
  • BMW R 80 GS ha il suo perchè
  • KTM DUKE MONO leggera, bellissima e potente, e il mono è sempre il mono




10 maggio 2006

L’essenza della moto

Capita che stai camminando per via DeAmicis all’ora di pranzo, con la testa che pensa all’aereo che devi prendere stasera per andare ad Ancona (sarà al massimo un ATR o chissà, forse un piper…), ma con un angolo di cervello sempre incontrollabilmente fasato sulle due ruote, e all’improvviso la vedi.

Qualcuno l’ha parcheggiata sul marciapiede, sul suo cavalletto centrale che la tiene su dritta, in modo innaturale per noi arlisti.

Non ha neppure il bloccasterzo e se ne stà lì, quasi cristallizzata in un movimento di corsa che qualcuno ha bloccato come con un flash.

E’ come se si fosse fermato il tempo, visto che il modello è del ’71.

E’ nera, verniciata opaca. E’ massiccia, segnata dal tempo, senza strumenti, senza decal, senza scritte. Un’unica spia rossa e grossa, quasi una di quelle che servono per i quadri elettrici, per il generatore di corrente.

Molti punti sono riverniciati a mano – si vede – ma i vari neri, vicino non sfigurano.

Non ha più la sella originale, ma una singola che sembra quella di un vecchio Guzzi Falcone.

Le manca il parafango anteriore e il grosso faro osserva i passanti con aria sorniona.

E’ una vecchia Guzzi V7, con i cilindri a V e la pesante scatola del carter, senza trafilature e asciutta come una che non te la vuole dare manco morta.

Mi fermo e la osservo a lungo, mi abbasso, mi chino, mentre la gente si ferma a guardare me che la guardo, perchè tutti pensano “ma cosa ci sarà da vedere in questo catorcio?”

Forse non vedono che quella moto ha un’anima messa a nudo come quella di un bambino, o di un uomo che odia, o come una donna che si è innamorata di voi.

Ha un’anima vera, trasparente, che il suo proprietario ha fatto emergere togliendo e limando, oscurando e rendendo essenziale.

Una vecchia moto che trasuda affidabilità e fedeltà, che potrà magari avere qualche guasto ma che non sarà mai uno di quelli che ti lascia a piedi.

La moto di qualcuno che la ama davvero.


primi di maggio 2006

Un tranquillo week-end di chilometri

Non è che uno debba trascinarsi sempre in africa per divertirsi in moto.

E non è neppure che uno debba essere sempre circondato da bicilindrici made in USA per sentirsi tra motociclisti.

Ecco un po’ di colori a proposito di un bellissimo finesettimana passato tra la Garfagnana, la Lunigiana e l’appennino che divide la lombardia dalla liguria e dalla toscana.

Sette moto, diverse tra loro.

“Abbiamo messo insieme il gruppo di moto più bislacco che si potesse” diceva Giancarlo.

E aveva ragione: una BMW R80, una Electra Glide FLH del 1976, due Low-Rider, un’altro paio di vecchie BMW, e la mia Road King.

Tanto per darvi un’idea, la mia era l’unica senza kick-start…

Quasi 700 km e altrettante migliaia di curve, facendo il dribbling tra nuvole di temporale e ghiaietto su stradine comunali dove è più facile investire un cinghiale che ascoltare il rombo di sette vecchie signore della strada (includo anche la mia, che con i suoi otto anni, era la ragazzina del gruppo).

Due notti fuori e un mucchio di strada con un gruppo di persone che non avevo mai visto, tranne Andrea, che ringrazio per avermi invitato: ma dopo poche ore di strada mi sentivo già tra amici.

Due giorni e mezzo a parlare di moto, a guidare moto, a pensare alle moto e a …. guardare le moto. Si perchè quando si mangiava fuori, le sedie non erano mai voltate verso il panorama, ma verso il parcheggio.

Un unico problema, domenica sera, appena tornato a casa, per tutta la sera mi ha perseguitato una sensazione strana nello stomaco.

La stanchezza? La tensione del viaggio? Una dose eccessiva di salame e di vino?

No: una tremenda voglia di ripartire.






One-finger salute

Ieri sera vado ad una festa a Milano.

Attraverso la città con la mia vecchia R.King godendomi una tiepida seratina, e parcheggio rumorosamente il vecchio ferro di fronte alla casa.

Mentre mi accingo a cercare il nome sul citofono sento gridare “Ehi, Threepercenter!”.

Nel giro di un attimo ho pensato: cazzo, gli MC del quartiere che mi vogliono tirare giù un paio di incisivi e impossessarsi dei colori. Conoscendo il loro fair play, immaginavo minimo quattro contro uno: che sfiga, me le danno sicuro! E allora ‘fanculo, giochiamoci il tutto per tutto. Mi giro con un inequivocabile segno di saluto con il dito medio della mano destra e aria aggressiva.

Nei tre secondi che passano con me lì fermo sul marciapiede con il dito dritto, intravedo tre persone che mi guardano stupite dall’interno di una macchina.

-Ciao, non ci conosciamo, abbiamo riconosciuto la moto e i tuoi colori. Ogni tanto ti seguiamo sul sito, ci siamo anche scritti qualche volta….! -

Accidenti, mi sento un vero cretino e attraverso la strada verso questi amici sconosciuti, imbarazzato e confuso:

- Piacere di conoscervi ragazzi, scusate il dito, credevo che… Beh, scusate -

Volevo ancora rinnovare le mie scuse con questi nuovi e cortesi amici: tra bikers un vaffa si può anche mandare per sbaglio, ma dopo, una birra di riparazione è obbligatoria.

A voi luogo e data, ragazzi.


3 maggio 2006

Vabbè, è finito Senza Parabrezza

di Roberto Parodi

Chi legge Freeway ha notato che la rubrica di questo mese riporta i miei più cari saluti a tutti i lettori e compagnia bella, più altre venti righe che qui vi risparmio, per dire che dal prossimo mese Senza Parabrezza se ne va in pensione.

Ok, non volevo ammorbare con questa cosa pure i lettori del sito, ma ho ricevuto un messaggio da un amico di Genova che mi ha fatto venire voglia di farlo leggere anche a voi.

E specialmente di ringraziarlo.

Grazie Enrico, perchè in quello che la tua Harley ti dice ogni volta che l’accendi, è racchiusa l’essenza di tutta quella montagna di emozioni e di parole che in questi anni ho cercato di esprimere nella mia rubrica.

Come farò a sfogliare la mia carta preferita e non scorgere più quello strano titolo…

Grazie a quegli “articoli appena passabili e quel bel po’ di cazzate” ho capito quello che la mia Harley Davidson voleva dirmi: io e te conquisteremo il mondo.

Spero di rileggere ancora gli articoli di quel certo Roberto Parodi, facendo tesoro che dalla schiettezza di alcuni si matura ed aumenta il proprio senso di libertà.

Comunque, che la forza del vero biker sia con te, soprattutto nell’accettare le decisioni editoriali!


Wide-open-Cycles

…. E tanto per ripristinare il giusto livello di cazzate che si confà a un sito di gaudenti come questo, eccovi il logo di un gruppo di customizzatori californiani che ci è stato subito simpatico….

E come non potrebbe essere così?!

Il sito è qui: www.wideopencycles.com


Sogni

Con l’avvicinarsi di questa lunga serie di ponti primaverili, la nostra mente ha iniziato a viaggiare e a perdersi in orizzonti lontani.

Un po’ come in questa morbida foto del deserto della Mauritania…

Oppure come una lunga autostrada da percorrere senza fretta.

Perchè se è vero che il lavoro di un biker non è mai finito …

… è anche vero che una moto non è completa prima che tu non ci abbia fatto sopra un paio di centinaia di chilometri insieme ai tuoi fratelli.


18 aprile 2006

A biker’s work, is never done

Cari ragazzi, è primavera e come ogni motociclista che si rispetti, anche noi Threepercenters ultimiamo i piccoli e grandi rinnovamenti delle nostre moto.

Il Depia ha finalmente rimesso in sesto la sua Sportster, sostituendo il manubrio originale con uno dritto molto più stiloso, anche se forse un po’ meno tradizionale come posizione di guida. Il freno, i leveraggi del cambio e il cerchione anteriore hanno subito anch’essi una ripassata delle capaci mani del nostro meccanico di fiducia, Daniele Magni, in via Colletta.

Mario è in fase di progetto per un lungamente meditato arretramento dei pedali e per un miglioramento dell’assetto della sua sella old-fashion.

Per le foto di Robi e Mario, pazientate ancora qualche giorno.

Per quanto riguarda me, lascio parlare le foto: fasce termiche sugli scarichi, via tutti i paracalore (tranne un piccolo pezzo in prossimità della pedana destra, dopo aver bruciato un tacco dei miei amati Sendra…), annerimenti progressivi anche sulle serrature delle borse, e infine – sul coprifiltro e sull’eterno casco jet – un’opera d’arte del nostro aerografatore Ivano Samele (membro del Milano Chapter, scriveteci se volete il suo numero).

Personalmente sono molto soddisfatto delle opere ma ancora qualcosa deve avvenire sul fanale posteriore: datemi solo un paio di settimane.


I poliziotti dei Colori

(Favola biker)

Un giorno uno dei Threepercenters si presentò all’aeroporto La Guardia di NYC; veniva da un volo intercontinentale da Milano e stava venendo a ritirare un premio a Sturgis, il famoso “Rider of the year – bikers award”.

Il nostro uomo aveva già le palle che gli giravano quando alla dogana un poliziotto americano con pizzetto e aria non troppo intelligente, che sfoggiava diversi adesivi Supporters attaccati sulla schiscietta della colazione, gli disse a muso duro:

- Ok amico, qui è territorio nostro, quindi se vuoi passare la dogana, togliti quei colori.

Il 3%er tranquillamente si tolse il gilè, sotto il quale tuttavia indossava una stupenda felpa nera con i colori cuciti su schiena e maniche.

Il poliziotto allora, chiese minacciosamente di levarsi anche quella, facendo segno a un paio di colleghi di venire a spalleggiarlo e appoggiando la mano sul calcio della sua beretta calibro nove che occhieggiava dal cinturone.

Il motociclista italiano, senza scomporsi, si levò la felpa (aveva pure caldo) sotto la quale, però, portava una t-shirt grigia con una stupenda scritta Threepercenters e l’asso con il 3%, sulla schiena.

Cazzo, il poliziotto non ci voleva credere e di fronte a un capannello di viaggiatori che stavano assistendo alla scena divertiti, intimò al biker di togliersi anche quella.

Il Threepercenter fissò per due secondi le palle degli occhi dell’ottuso poliziotto supporter e senza distogliere lo sguardo si sfilò lentamente la t-shirt.

- Questa la puoi tenere – disse regalandola al poliziotto ammutolito, mentre con passo tranquillo attraversava il counter della dogana e si dirigeva verso la strada dove i suoi due fratelli lo aspettavano con tre moto nere e cattive.

Il poliziotto supporter non fu il solo a notare un enorme asso da picche con un 3% tatuato sulla schiena del motociclista.

Sui reni, meravigliosamente tatuata in caratteri gotici vi era una scritta.

Recitava: Threepercenters Forever, Forever Threepercenters.

Favole biker, di Roberto Parodi


Mekka

Riflettevo con un amico, che i vecchi meccanici di Harley hanno vita sempre più dura. Tutti i nuovi modelli hanno due anni di garanzia, ma solo se i tagliandi e le riparazioni vengono fatte da un concessionario ufficiale. Questo ha tolto definitivamente dal mercato delle riparazioni tutte le moto nuove, e ha costretto i meccanici tradizionali a mettere le mani solo su vecchi motori.

I vecchi meccanici sono quindi una specie in via di estinzione: burberi, scontrosi, solo apparentemente inadeguati con i loro attrezzi sempre in tasca. Ma preziosi, sia perchè indelebili al marketing, sia perchè, prima o poi ti hanno cavato d’impaccio, qualche venerdi sera, qualche sabato mattina che la moto non voleva partire e i tuoi amici erano già tutti lì, o quando una telefonata dopo cena ti ha risolto un problema.

I vecchi meccanici dovrebbero essere messi in garanzia loro, non in pensione.

(logo di una T-Shirt www.aceofspades.it)


Rombo di Tuono

Il nostro amico Corrado – Rombo di tuono – ci ha onorato con un’intervista sul suo sito.

Filosofia e bizzarrie del Parodi e dei Threepercenters a un click da qui.


Lampi di imbecillità

Ok, qui non si parla di politica, ma questa volta la politica ha conseguenze dirette su chi, come noi, ama viaggiare in luoghi non usuali come il nord africa, la turchia, i paesi islamici.

Ed è abituata a farlo senza la protezione di un 747, uno Sheraton, un minivan turistico e la recinzione di un Club Mediterraneè, ma tuffandosi in mezzo alla gente con rispetto e curiosità.

Questa volta, grazie a quello che il Foglio squisitamente definisce un “lampo di imbecillità”, possiamo ringraziare quel genio dell’ex ministro Calderoli se questa primavera quando diremo alle nostre ragazze che stiamo per partire per il Marocco o la Tunisia o peggio la Libia, loro ci daranno dei pazzi.

Parlando per me, credo che non sarà questo a fermarci: sarebbe come dare ragione a quelli che considerano i musulmani un popolo di incivili assetati di sangue e di vendetta, ma a generalizzare si corrono dei rischi: per esempio sarebbe come dire che tutti gli Italiani sono come Calderoli.

E allora faremo di tutto per continuare a coltivare questa nostra passione per i viaggi, basata sul rispetto ma anche sulla consapevolezza che, se è stata sbagliata la provocazione, è stata ancora più sbagliata la reazione di pochi fanatici nei quali – sono sicuro – non si riconosce la maggioranza della popolazione che vive in quei paesi.


Pony Express “de la Mancia”

Ormai i Pony Express sono tutti sudamericani, e di solito girano solo su scooter più o meno scassati, tutti molto simili tra loro e il più delle volte abbastanza ben attrezzati.

Ma non sono tutti così.

C’è un tipo che ogni tanto mi capita di vedere a Milano, che è veramente originale.

Credo sia italiano e ben oltre la mezza età, e mi piacerebbe definirlo un biker-pony-express, ma non per il fatto che guidi una moto (infatti oggi l’ho visto su un Garelli) ma per tutta una serie di sensazioni che desta.

Invece dei jet con la visiera dei suoi colleghi colombiani, porta uno scomodissimo casco integrale nero, dal quale sbuca la barba. Invece del solito pratico paio di pantavento impermeabili, sfoggia un paio di vecchissimi pantaloni in pelle con i lati stretti dai lacci di cuoio che manco fosse a Sturgis. Invece delle scarpe da ginnastica di rito, ha un paio di stivali neri e ricoperti di morchia come ci si aspetterebbe di vedere ai piedi di un biker incallito.

Non lo vedo mai sulla stessa moto, ma mai su uno scooter (chissà se lo fa apposta o se è perchè non ha i soldi per comprarselo). L’aspetto globale è tutt’altro che aggressivo – direi piuttosto sgarrupato – ma l’impressione che se ne ha, è quasi dignitosa, come se lui quel lavoro se lo fosse scelto da solo.

Come mezzi è messo malissimo: di solito lo si vede su robe tipo Califfone o vecchi Ciao o Si sui quali cerca di sistemare enormi sacchi di plastica bianca o azzurra o nera, tipo quelli della spazzatura.

Beh, il nostro uomo non deve avere vita facile, ma ogni volta che lo vedo sento per lui grande rispetto e mi piacerebbe che fosse l’ultima volta che lo incrocio su un Califfone di merda.

Mi piacerebbe per una volta vederlo su una vecchia Guzzi o su una Honda anni settanta, magari non da concorso, ma in ordine come solo un motociclista come lui la potrebbe tenere.

Una birra alla salute di questo Don Chisciotte delle due ruote.


Come il prezzemolo

Con tanto di foto e back patches, i tre arlisti più amati e odiati del web, mettono i loro faccioni sul numero di febbraio della rivista cult degli smanettoni: MOTOCICLISMO.

Tutto nella nostra famigerata Rassegna Stampa


Passione sfrenata

Il nostro amico Andrea Chiaravalli ci invia una riflessione.

Che a noi piace parecchio

Le belle moto hanno sempre qualche cosa di più che non vuol dire accessori su accessori magari costosissimi….vuol dire che sono frutto di una passione sfrenata e di uno stile di vita in cui la moto è un pilastro fondamentale nel quotidiano.

Solo così hanno quel qualche cosa di più che piace che desta sensazioni…questa mattina in via larga guardavo un giovane su una honda carenata, più da pista che da strada. La moto era nera lucida senza fronzoli, compatta con gomme enormi e marmitta grossa e sporca di smog, il pilota indossava degli stivali da motociclista vero ed un giubbotto con protezioni logoro e bastardo. Il casco integrale arai bianco con due adesivi. Si vedeva già era una bella moto di un appassionato che vive anche per lei


God makes the lightning

bikers make the thunder

Per chi si sente di appartenere alla vecchia scuola, un sito dove si fa un po’ di filosofia di vita… sulle T-Shirt

Aged to Perfection, qui: Old School


Febbraio

è il mese migliore per mettere le mani sulle moto.

Fa freddo, gli appuntamenti invernali si sono chiusi con l’ultimo finesettimana di gennaio e fino a fine Marzo non c’è più niente da fare.

Io non dormo un cazzo e ho i bronchi da buttare, Mario è alle Mauritius e il Depia ha la moto fuori forma.

Mi sa che è il momento giusto per qualche altro annerimento bastardo: le forcelle? i gambali?

Credo che inizierò con una nuova luce posteriore abbastanza inconsueta e con un re-make del mio vecchio e fido casco jet.

Disinfestazione compresa.


gennaio 2006

Elefantentreffen: a travel survival kit

Dritte per sopravvivere al raduno più bastardo dell’anno, e tornare a casa a raccontarlo.


Easy Way Around

Dietro indicazione di un nostro amico, spendo parecchi Euro per comprare Long Way Round, un libro edito da Strade Blu e scritto da due tizi che si chiamano, Ewan Mc Gregor e Vattelapesca Boorman.

obiuankenobi: Beh, il titolo attira i nomadi come noi, schiavi dei propri sogni, che hanno sempre qualche idea irrealizzabile nella capoccia: il lungo giro…

Accidenti, lo compro e vedo cos’è.

Allora, i due tipi parlano del loro “giro del mondo” in moto ma già dalla mappa acclusa ho qualche dubbio: in pratica si fanno solo la russia, perchè poi il pezzo dopo di fatto è un Coast to coast in USA. Veramente una passeggiata, specie se uno dei due è Obi Wan Kenobi (l’attore di Star Wars, ricordate) e ad ogni sosta l’impegno principale è la partecipazione a festini di benvenuto con autografi e foto sui cavalli vestito da cowboy.

Vabbè insomma, forse sono troppo cattivo, mi dico, e inizio la lettura.

Ma dopo sei pagine sono già di nuovo incazzato: cioè, sei un attore di Hollywood, sei pieno di soldi, non mi dire che non riesci a trovarti tre mesi per farti un giro in moto, e racconti la cosa come se fosse l’impresa del secolo. E gli impegni e la carriera…

Beh, la faccio breve, i due “eroi” attraversano la russia con tre o quattro moto (tutte BMW GS fiammanti date dalla casa madre) e jeep Mitsubishi al seguito con troupe di meccanici, traduttori e cameramen. A Londra hanno un ufficio di supporto che gli “apre la strada” e che gli prepara tutti i documenti e i visti. La Russia viene attraversata addirittura con una guida (un povero russo che va in avanscoperta) e risolve i problemi ai due “eroi”.

Tutto è finalizzato alla “produzione” di video, DVD e filmati con la loro grande avventura. Hanno pure il coraggio di scrivere “due uomini soli con le loro moto”.

Una roba da lascarti secco: gli stessi protagonisti confessano che uno dei massimi problemi è stata la piccola folla che li accoglieva nei vari luoghi per autografi e foto di gruppo…

Rifletto sulle difficoltà che tanti motociclisti devono affrontare per la propria passione, il rischio della PROPRIA moto, i soldi che devi spendere, il tempo rubato al lavoro, il rischio di rimanere in panne su strade abbandonate, le telefonate all’amico meccanico o all’amico medico per una consulenza intercontinentale…

Io dico solo una cosa: sei un attore, sei ricco e famoso, non vuoi fare un cazzo, sei sul set fino al giorno prima, ma pretendi di partire una mattina e farti il giro della russia – per poi dire che hai fatto il giro del mondo – e che sei un duro. Così ti porti dietro un caravanserraglio di supporto.

Va bene, nessuno te lo vieta.

Ma almeno non scriverci un libro…



21 gennaio 2006

The flame of freedom

Ok, questo è un sito di robe di moto e di vecchi bikers, ma oggi è nata Fiammetta, la mia bambina.

Avere già due maschi di circa dieci anni non ha diminuito la nostra emozione. A pensarci bene, credo che saranno cavoli dei suoi futuri fidanzatini…



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