• NOI TRE

  • I NOSTRI VIAGGI

  • I MIEI LIBRI


Qui ci sono il 2004 e il 2005


Ok, per far contento il Depianaccio (e tutti coloro i quali hanno una connessione un po’ lenta), abbiamo deciso di relegare in una pagina a sè, ben due anni di cazzate pubblicate sul sito: il 2004 e il 2005.

Time passes
Sfogliando i vecchi album di famiglia, ho scovato un paio di foto.
Questa è la mia prima harley, una vecchia Electra Glide Sport del ’91 (ve la ricordate? il modello tipo Electra Glide) alla quale avevo subito sostituito l’orribile blocco tachimetro – contagiri, con quello del Road King. Ovviamente ero rimasto senza strumenti e così avevo adattato un paio di elegantissimi mini strumenti fatti arrivare dalla Germania.
Mi perdonerete l’indianino sul parafango (con lampadina funzionante) e il parabrezzone…
La vendetti ad un ragazzo di Ferrara, ed oggi (da un certificato di proprietà fatto fare in motorizzazione) credo giri in quel di Verona (Legnago, per essere precisi…). Chissà che aspetto avrà?

Qui sotto invece, ecco come si presentava la Road King su cui giro tuttora.
L’ho presa usata presso il concessionario di Brescia, nel 2001.
Un eccellente acquisto, devo dire…
E’ rimasta bicolore giusto nel tragitto da Brescia a Milano.
Fino davanti all’officina di Nicola…

Magni is back
quella pellaccia si è fatta una meritata vacanza di un paio di settimane e …. secondo me sta meglio di prima.
Ci vuole altro che una scivolata sull’olio per fermare la passione di Daniele, che dopo un grande abbraccio, mi ha subito mostrato la sua Wide Glide, con qualche ammaccatura anche lei, ma bellissima e nera come il peccato.
Beh, anche se lui afferma il contrario, io l’ho trovato in forma (nonostante mi abbia detto che non ce la fa ancora a fare grossi sforzi fisici): nell’attesa che impari a stringere le brugole con la forza del pensiero come un eponimo di Uri Geller con il bar and shields, siamo tutti molto felici che le serrande dell’MD Store in via Colletta, l’officina dove si aggiustano motociclette e si parla del senso della vita, siano di nuovo alzate.
Bentornato, Daniele, ti vogliamo bene
Roberto, Mario, Roberto

Raduni HOG: Maurino si incazza…
Riportiamo di seguito la lettera di un appassionato di Harley, che esprime perplessità sui roboanti report dei raduni HOG recentemente pubblicati su Freeway.

I raduni “hog e dintorni”sono così o è colpa dei vostri fotografi? mi spiego meglio,sfogliando la vostra rivista ogni volta che si arriva al servizio di un evento hog sembra di vedere il raduno dei pirla.non si vedono motociclisti ma un mucchio di gente agitata,con le braccia alzate,in mutande sui tavoli,con la torta in testa,sempre con pochissime donne(il motivio è ovvio).
Tutti contenti vestiti da suore, da elvis presley, con l’armatura medioevale, truccati da carnevale di venezia…
e dove sono finite le belle motociclette trasformate con passione e un po’ di cultura biker alle spalle?
si vedono harley quasi sempre nuove e scintillanti piene di pezzi cromati assemblati senza criterio, pupazzi e cartelli legati ai serbatoi, finti preservativi sul faro… fate qualche cosa,istruite i vostri fotografi,è una rivista per motociclisti!!
La risposta alle osservazioni, è stata pubblicata su Freeway di gennaio, a firma di Mauro Rivoltella, un dipendente Harley-Davidson che si occupa della HOG.
Maurino sembra essersi parecchio attapirato e pensiamo che nella foga della risposta, abbia perso lucidità.
Le osservazioni erano chiaramente rivolte a come gli eventi vengono rappresentati sulla rivista, non a come sono in realtà.
Eppoi, ci chiediamo, se anche fosse perchè incazzarsi?
Perchè ti devi arrabbiare se qualcuno ti fa notare che hai creato la Sharm-el-Sheik dei raduni, la Disneyland degli eventi, l’all-inclusive dei Run? Dovresti essere contento, visto che era quello l’obiettivo.
Però il nostro uomo si attapira e invece di riflettere, preferisce partire alla carica (come un wild hog) sparando qua e la contro chi va nel deserto (forse noi, Maurino??), chi usa la moto “da prima della guerra” e conclude il pistolotto con una traballante tesi sul diritto a fare i pirla ai raduni.
Mauro, d’accordo non sei Perry Mason, ma la tua ci sembra una linea di difesa un po’ debole.
Secondo noi, invece, hai perso una buona occasione per parlare dei molti motociclisti che vengono ai tuoi raduni nonostante quelle pagliacciate, e che non metterebbero mai un profilattico sulla propria Harley e che non si sentono rappresentati da chi si veste da maiale o da suora e che sono in imbarazzo quando sulle riviste vengono regolarmente disegnati come caciaroni ed esibizionisti.
Potevi parlare di loro, dire che esistono e che non sono pochi.
Potevi anche sottolineare che tra gli HOG c’è gente che ama le moto bastarde e che non è a proprio agio nei tuoi galà da duemila persone, e per finire potevi anche tirare una salutare stoccata ai reporter dei servizi HOG, che sono troppo enterprise oriented.
Insomma, era una bella palla che Andrea aveva alzato sotto rete ma Maurino, che sembra avere tanti di quei sassolini nella scarpa che non aspetta altro che di toglierseli, non ci è arrivato, e vabbè.
Ma noi lo perdoniamo, e gli auguriamo che i prossimi eventi siano ancora più cromati, pirotecnici e spumeggianti, proprio come piacciono a lui: del resto se alla Harley interessa vedere pubblicata la foto dell’ultima Electra guidata da un commercialista con una torta in testa, siamo sicuri che Mauro farà tutto il necessario perchè ciò avvenga.

The Threepercenters
PS
Detto tra noi, non ti vediamo molto come “silenzioso lettore”, come ripeti per ben due volte: con la tua prontezza nell’esternare e censurare ciò che non ti aggrada, ti vedremmo meglio come un funzionario del Minculpop…

Due gennaio
Vacanze tranquille, con lo sguardo che attraversa finestre appannate.
Cosa c’è di meglio che immergersi nella lettura? Un paio di novità nella mia personalissima sezione Libri di moto

Cazzate di fine anno

Che palle gli auguri e le svenevolezze che da una decina di giorni intasano le mail boxes di mezzo mondo. I peggiori sono quelli che te le inviano in bcc e che quindi capisci di essere parte di una mailing list dove il tuo nome è disperso tra mille altri.
Ok, un sito internet non può pretendere di rivolgersi in modo personalizzato a tutti i visitatori, ma almeno apprezzerete che vi abbiamo risparmiato lo spamming di fine anno.
E’ già qualcosa.
Comunque, noi abbiamo i nostri cazzi quindi niente viaggione natalizio: tra figli in arrivo e moto rotte (o pericolosamente rumorose) non ce la siamo sentita di attraversare il mediterraneo dirigendoci verso sud.
Ma i nostri cervelli hanno continuato a lavorare indefessamente, con risultati scadentissimi da un punto di vista tecnico (dato lo scarso affollamento di neuroni) ma eccellenti per quanto riguarda l’entusiasmo. E il nuovo giro è in cantiere, e quando le cose iniziano, di solito riusciamo anche a farle finire.
E allora per il momento volevamo anche noi mandarvi un pensiero: a tutti i buontemponi che invece di visitare siti più autorevoli perdono tempo e banda per curiosare tra la robaccia dei Threepercenters, agli amici di ieri e di oggi, a chi si incazza se qualcuno del suo gruppetto viene a curiosare qui, a chi invece viene a curiosare qui e poi si incazza, a chi ci vuole fare il culo perchè abbiamo le back patches e a chi le back patches ce le ha e invece ci vuole bene, a chi è arrivato vent’anni fa e continua a ripeterlo, a chi il rispetto se lo guadagna con i pugni, a chi invece preferisce piantare lì tutto perchè quando basta basta, a chi scivola sull’olio ma da domani sarà ancora più in forma di prima, a chi ama disperatamente la moto ed il suo mondo e ogni volta che sente un rombo lontano ha il cuore che, impercettibilmente, batte un po’ più forte.
A tutti voi insomma: che ogni sera possiate andare a letto con un progetto nuovo in mente…
… e che il mattino dopo sia quello giusto per realizzarlo.
The Threepercenters


Oil for blood

Anche a Natale, ragazzi, possono succedere delle sfighe.
oil_drop.gif: E quando si è motociclisti il brivido (per non aggiungere altro) è sempre in agguato.
Di solito sono le dimenticanze più stupide, le distrazioni più banali che fregano chi va in moto; del resto chi ha inventato un aggeggio che sta in piedi solo se va forte e che si guida con il culo e i reni più che con le braccia, qualche caduta doveva averla messa in conto.
Non importa essere un esperto motociclista, un eccellente meccanico e un uomo prudente.
Basta per esempio, che la moto che stai per provare – la tua moto per di più, non quella di un cliente – sia stata un po’ troppo sotto i ferri e magari abbia la gomma anteriore un po’ sporca d’olio.
Così esci dalla tua officina un sabato assolato di dicembre, sulla tua via Colletta, dopo una piadina con gli amici, su una strada tranquilla che conosci come le tue tasche. Mentre il motore ronfa tranquillo, ingrani la prima, poi la seconda e hai la mente concentrata sulle reazioni del motore o su quella vibrazione che non è ancora sparita. Ed ecco che dopo pochi metri devi voltare, o frenare, insomma cambiare assetto, e in quei casi il pneumatico anteriore deve fare il suo compito, e deve farlo bene.
Invece eccoti a terra, in meno di un secondo, con la faccia ammaccata e sanguinante.
In meno di un secondo cambia tutto: progetti per Natale, le prossime moto da finire e consegnare, le spese per i regali ancora da fare.
In meno di un secondo, la sfiga ha colpito.
Due ore dopo, sotto una forte luce al neon, un paio di signori in camice bianco ti comunicano che sarai loro ospite per una settimana, e di startene tranquillo, che per queste cose ci vuole un po’ di pazienza ma che poi si aggiusta tutto.
Ma io un po’ ti conosco, e so che la tua passione non cambierà, che non darai la colpa alle gomme, all’olio, alla moto, alla strada; magari un po’ alla sfiga, certo, ma un errore è naturale, una distrazione è umana e l’importante è non perdere la lezione.
Conosci troppo bene come vanno queste cose per prendertela e sei una vecchia pellaccia che riuscirà a superare tutto con la tua ironia e un paio di bestemmie.

Siamo tutti con te, Daniele.
Rimettiti presto che ti aspettiamo a gennaio per la prima piadina del 2006.
E le nostre moto ti aspettano per l’Elefantentreffen.
The Threepercenters

è inutile spiegare a chi non sa ascoltare
. . . lasciatemi andare che li in mezzo non ci so stare. . .
Cosi esordiva un editoriale di Luca Mattioli su Freeway quasi dieci anni fa.
Ancora oggi queste parole mi accompagnano. . .
. . . solo dopo tanto tempo ho ritrovato in “senza parabrezza” lo stesso sentimento.
Un abbraccio a tutto il 3%
William, Forlì
Grazie William, a un click da qui, le tue sensazioni sulla Sardegna, attaccato ad un manubrio di un Evo. quattromori trip

Dal nostro Guest Book
Ciao Roberto,
a dire il vero a dispetto della mia giovane età (30 appena compiuti ) di raduni tosti ne ho fatti anche io.
Pensa che il mio primo raduno ufficiale è stato il PALLEQUADRE del 94…

Milano, mattina abbastanza presto
perchè presto è un termine molto soggettivo: per me le otto meno un quarto, se sei già per la strada, è maledettamente presto.
Se qualche altro sventurato di Milano zona sud, ha il privilegio di aggirarsi per la città già a quell’ora antelucana, qualche volta ha certamente avvertito in lontananza un rombo basso e continuo e forse ha pensato che stava per avvicinarsi un temporale.
Ma martedi mattina no, non era possibile, visto che stava invece iniziando a nevicare, e anche piuttosto forte.
Ed è ogni mattina a quell’ora che i protagonisti siamo io, la mia moto e i miei due bambini, di età e scuole diverse, con orari diversi.
Il daily race inizia circa alle otto meno venti, con Pietro che senza lamentarsi si sistema quasi catatonico sul parafango posteriore della Road King.
Il sellino non c’è: l’ho tolto tanto tempo fa, dopo l’ultima divergenza di idee con Giovanna.
E adesso sono cazzi di Pietrino…
La moto brontola e percorre le insidiose vie lastricate con coefficienti di attrito pari al vetro saponato, condite di rotaie e beole sconnesse e traditrici.
Oggi ci si sono messi anche grossi ficchi di neve, ma sono attrezzato: quattro elefantentreffen serviranno pure a qualcosa.
Sento il leggero peso di Pietro che segue docilmente le curve e che mi stringe lievemente la Belstaff.
Adesso inizia davvero a nevicare forte e Pietro conta quanti fiocchi ha mangiato.
– Papà, metto le mani nelle tue tasche – e ride perchè sa che come al solito mi farà il solletico.
Guido con attenzione evitando gli automobilisti nervosi della prima mattina, quelli che partono già in ritardo e le donne sui SUV neri del marito (seconda macchina di famiglia, la prima è una Audi, la terza è un Carrera4) con la sigaretta in bocca e lo sguardo già incazzato. Se badassero alla guida con un quarto dell’attenzione con cui squadrano come sei vestito, il traffico dentro la cerchia sarebbe dimezzato.
Sorpasso furgoni, levigo autobus e tram, mando affanculo i taxisti.
La scuola è raggiunta in cinque minuti, le mani già fredde nei guanti, la faccia un po’ umida, i RayBan che servono solo a ripararsi dalla neve, ma che le mamme-totali-burberry-e-kilt, stanziali davanti al portone delle medie, fraintendono come segno di grande eccentricità e si scambiano occhiate d’intesa.
Fanculo anche a loro.
Pietro mi sorride e scappa dentro, con uno zaino che manco un bersagliere.
La moto è rimasta accesa e fa un casino terribile nella strettissima via della scuola. La sella si è già ricoperta di fiocchi di neve e mentre la asciugo guardo l’ora e vedo che sono già un po’ in ritardo: devo ritornare a casa, recuperare Vittorio e portarlo in un’altra scuola, ad un’altro orario, in un’altro posto.
Prima delle nove ho già fatto quindici chilometri in pieno centro praticamente senza ingranare mai la terza.
A volte lo racconto a qualcuno che sgrana gli occhi: – Che pazzo, ma non pensi ai bambini? Non hai paura sempre su quella moto? –
No davvero, penso mentre ingrano la prima e rilascio delicatamente la frizione, no davvero ragazzi.
E non rinuncerei per niente al mondo a queste mattine che sono un mio deal privato tra me, i miei bambini e la mia moto: in quattro contro il traffico, contro le lancette dell’orologio, contro il meteo e le abitudini.
Per me sono importanti e sono il miglior modo di iniziare la giornata.
– Papà, grazie, anche oggi ce l’abbiamo fatta per un pelo, eh? -
Grazie a te, rifletto in silenzio, grazie a te, e non sai quanto…

HOG TALES – Edizione mondiale; November – December 2005
OK, ragazzi, ok: non si può dire che noi Threepercenters siamo tra i più affezionati lettori di HOG TALES (che nella versione tradotta in italiano è veramente illeggibile), tuttavia se un bel giorno ti telefona un giornalista americano che – con forte accento di Milwaukee – ti chiede un’intervista per il Roadbook 2005, che fai?
… riattacchi???
Date un’occhiata alla nostra Rassegna Stampa

Strade senza ritorno
di Roberto Parodi
Quando guardando la tua moto, riconosci un lungo percorso, che inizia molti anni prima e finisce in molti strati di vernice nera

One percenters
Era il 1960 quando l’American Motorcycle Association (la famosa AMA), al seguito dei fatti di Hollister, bandì l’uso della parola ‘fuorilegge’ (in inglese, outlaw) dalle giacche e dai giubbotti dei motociclisti ad essa associati.
I club che sentivano di appartenere alla percentuale di presunti biker-malfattori che l’AMA aveva emarginato pubblicamente con il famoso proclama, decisero allora di riunirsi in una lega e rispondere in modo beffardo all’AMA creando un logo (molto simile al triangolo dell’AMA ma con … leggere differenze), in risposta a quell’annuncio.
Ecco entrambi gli stemmi: quello dell’AMA e … la risposta dei bikers:

Lo spirito goliardico era evidente: le lettere dello stemma originale (A.M.A.) vennero sostituite da A.O.A. (America Outlaw Association).
Al tempo, la presa di posizione contro l’AMA fu comune a tutti i club MC detti fuorilegge, e non solo degli Outlaws MC, infatti anche gli Hells Angels vi aderirono (Sonny Barger, nel suo libro “Corri Fiero, Vivi Libero”, racconta che al termine dell’assemblea degli MCs durante la quale fu ideato quello stemma a triangolo, lui ed altri uscirono per andare subito a farselo tatuare).
Successivamente il triangolo con il one-finger-salute fu però dismesso e solo gli Outlaws MC lo mantennero sul gilè, insieme al classico ‘un percento’ che, nel loro caso, era rappresentato dal cosiddetto ‘diamante’.

Il logo con l’uno percento è ancora usato, con diversi colori e stili, anche dagli Hells Angels, dai Bandidos e da altri MC che si considerano ‘fuorilegge’.

Libreria del Viaggiatore
Ovvero uno di quei luoghi che riescono a farti dimenticare una piovosa mattina di autunno.
E un tamponamento…

Motorcycle Club
Due parole semplici e in un certo senso esoteriche, visto che il loro significato profondo è noto solo a pochi.
Gli altri, i borghesi, i turisti e quelli che stanno ai limiti del mondo biker, le leggono come leggerebbero Golf Club o Bridge Club.
Ma alcuni no.
E per quest’ultimi le parole Motorcycle Club – o anche solo MC – hanno un significato diverso che è alla base di valori come la fratellanza e l’impegno, la rinuncia a buona parte della propria vita e la dedizione al club e ai fratelli che diventano, di fatto, una nuova famiglia.
E non importa se talvolta accade che chi sceglie questa strada lo fa perchè non ha mai avuto una una vera famiglia, o l’aveva e l’ha persa, o non vuole crearne una perchè le regole della vita normale gli vanno strette.
Non importa, perchè è un richiamo che si fa sentire solo dentro il cuore di alcuni, e non dentro altri

A loro dedichiamo queste immagini.
E forse un po’ anche a noi.
Threepercenters Forever…

Per le altre, cliccate qui: Immagini bikers
Foto di Doug Barber, www.dougbarber.com

Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n’ roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che se hai voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri…
Dal monologo di Freccia, tratto dal film RadioFreccia.

Una bellissima confessione, fatta tutta in un fiato, nel pieno della notte, di fronte al microfono di una delle prime radio libere, negli anni settanta, in una remota provincia italiana.
Per me valgono ancora adesso, magari mettendo Valentino al posto di Eddie Merckx e aggiungendo la mia moto tra le cose che riescono a riempire quel buco nel cuore…

Back on the road
Martedi sera torno a casa dopo una devastante cena orientale seduto sui cuscini.
Le ragazze erano bellissime, ma le ginocchia non sembravano cogliere questo dettaglio che per loro era secondario.
Proprio mentre Lapo espiava giustamente le conseguenze della sua ultima trovata come uomo-immagine FIAT, anche il Parodi crollava preda di un morbo che lo costringeva a letto con febbre cavallina fino a sabato sera.
Ma domenica mattina le previsioni erano confortanti e le forze erano ritornate sufficienti, se non a scalciare un kick-starter, per lo meno ad accarezzare il pulsante d’avviamento della mia vecchia RKing.
Un po’ di amici avevano avuto la pazienza di aspettarmi senza cancellare subito l’appuntamento e così con Luigi, Max e il giovane Rudy, i Threepercenters si dirigevano verso l’appennino ligure, per scrollare un po’ i bulloni in una selvaggia giornata d’autunno.
Adesso non sto lì tre ore ad ammorbarvi sulle curve e sui colori da indian summer che manco Truman Capote, e dei veri amici ritrovati che ti danno virili pacche e via dicendo, nè tantomeno vi dico della mangiata e del vino e dell’osteriola calda e accogliente e a pensarci bene, neppure vi dico dove siamo andati, tanto ne ho già anche parlato qui sotto (…è il solito osservatorio sul monte Lesima).
Allora che cazzo ci dici?
E’ vero, e vi dico che ero contento, ecco tutto, che mi sono divertito, che abbiamo viaggiato bene, ne compatti ne diluiti, che tutti ci sapevano fare e che nessuno rompeva i coglioni, che eravamo in sette a un tavolo e quando uno parlava gli altri lo ascoltavano, e ridevamo e parlavamo di cazzate e di robe anche un po’ più serie ma non troppo.
E che siamo stati lì fino a che abbiamo voluto, che c’era il cameriere seduto tranquillo là in fondo e nessuno ci diceva un cazzo, ma alla fine il ristorante era vuoto e c’eravamo solo più noi.
E che poi a un certo punto ci siamo rotti e siamo tornati a casa, e che c’era la coda sulla Serravalle ma noi eravamo in moto e ce la siamo fatta tutta sulla corsia di emergenza e ce ne siamo sbattuti il cazzo.
E poi dopo la barriera ci siamo fermati a salutarci e mi ha fatto piacere che ci fosse stato anche il Rudy che è giovane ma che è in gamba e che io sto sempre bene con i miei vecchi amici.
E poi vabbè, vi metto anche un po’ di foto, così magari vi viene voglia e un pomeriggio, invece di ammazzarvi di tivu o litigare con vostra moglie o fare qualche cazzata, trovate due amici e ci andate anche voi, se volete.

Rust is a must

A proposito della moto sporca e usurata ti scrivo il nostro pensiero (visto che sei un appassionato): mio e dei miei amici fanatici dopo anni di discussioni sul tema.
Eccolo qua…”rust is a must but under control”…nel senso che l’usura, le “ferite”,la ruggine e lo sporco fanno parte dell’anima della moto però devono essere tenute sotto controllo con l’occhio critico del padrone, è un po’ un arte che si sviluppa negli anni di viaggi, raduni, di riviste, libri, film e pellegrinaggi nelle officine specializzate.
Deve essere un po’ come la potatura dei bonsai…non a caso uno dei maggiori maestri è il mitico Kimura di Zero Chopper.
Cosa c’è di più bello della vernice sbiadita negli anni e dei bulloni arrugginiti? Anche un serbatoio ammaccato può essere bello ma dipende dalla botta, ci vuole occhio critico.
Un bullone ruggine ma pulito magari con olio per armi ha una patina meravigliosa…
Ciò non vuol dire che è bella la moto sporca, se è piena di fango merita una lavata, se ha dei brutti sfrisi va riverniciata…. altra una regola di fondo è che quando la porti dal meccanico, gli va data una spruzzata generale anche per rispetto di chi la deve toccare….

Parole di un maestro.
Che dire? Lo sporco di un’Harley è molto più dello sporco di un qualsiasi altro mezzo di trasporto, specie a due ruote.
E’ come lo sporco dell’uniforme di un soldato che ha combattuto, come i jeans del tuo amico più fico (io vengo da un’epoca in cui i levis 501 erano BLU e si stingevano usandoli, e non andandoli a comprare da Amedeo D.), o come un utensile con il manico di legno levigato dall’uso.
E’ la vittoria della morchia sul cromo, dell’opacizzazione sul metal falke, dello sbaffo sull’affannoso ripulire.
Ma anche qui, non si improvvisa niente, non ci si “crea” veterani con la moto comprata due mesi fa.
Il bello dell’Harley è che, di qualsiasi argomento si parli, essa è sempre per “iniziati”.
Ecco perchè fanno tenerezza quelli che indossano tante pezze sul giubbotto (roba che si può comprare nei negozi), o quelli che ostentano eccessivamente quelle ottenute nei raduni come fossero tacche sulla spada, e assumono quell’aria da far west di chi ci è già stato prima, che ha visto, che sa.
Schiavi della domenica mattina, di un sogno fatto di eccesso, rumore, potenza, e aggressività.
L’importante è governare queste emozioni senza cadere nel ridicolo, arrivandoci per gradi, con pazienza.
Senza fretta
Proprio come un leggero filo di ruggine che il tempo ha regalato alla vostra moto.

Vite parallele
Mattinata dura in ufficio; un capo in arrivo da Londra, che vuol sapere tutto di quello che stai facendo, che hai fatto e che farai, deals quasi chiusi che si allontanano all’orizzonte come barche a vela al gran lasco, pensieri che ricorrono su di una proposta arrivata da un cacciatore di teste.
Poi, a pranzo, riesco a scappare per un’ora…..

Settembre, andiamo
E finalmente è arrivato settembre.
Checchè se ne dica, il vero inizio dell’anno….

Un paio di siti dove si respira un’aria che a noi piace
Ok, non ci saranno troppe Harley (e questo potrebbe anche essere un bene) e neppure troppi chilometri sullo sterrato, ma il sapore old fashion (e una certa affinità dei loghi) ci fa sentire vicino a questi Ton-up boys.
A proposito, sapete cosa vuol dire? Sono quelli che riescono a raggiungere 100 miglia orarie con la loro moto , circa 165 Km/h.
Beh, adesso non incominciate: è un nick che risale agli anni ’50…
Ecco i siti:
www.britironrebels.com
www.ton-up-club.com
www.ace-cafe-london.com

* * *

Albania, Serbia-Montenegro e Bosnia 2005
Cari amici, i vostri bellissimi pensieri, raccolti in un fascicolo di oltre venti pagine, sono arrivati a Srebrenica.
Dopo aver attraversato l’Albania, il Montenegro e la Bosnia nelle borse delle nostre moto, li abbiamo consegnati ad una ragazza che vive ancora là in quella martoriata cittadina sul confine tra Serbia e Bosnia.
Insieme a lei, li abbiamo sistemati in un angolino in una fabbrica abbandonata dove dieci anni fa si è svolta questa immane tragedia causata dall’odio razziale, che speriamo il mondo non dimentichi mai.
(PS: per chi li volesse leggere, sono tutti qui: I vostri pensieri per Srebrenica)
Noi ci siamo immersi nella vita di questi popoli – anche se solo per un breve periodo – con rispetto e con affetto, insieme a Pietro, un amico motociclista che si è unito a noi (coraggiosamente…) fino a Sarajevo, dove vive e lavora come giudice presso la corte internazionale.
A lui e alla sua sensibilità di viaggiatore e di ospite cortese, un grande ringraziamento dai Threepercenters.

Mezzogiorno di fuoco
Milano si sta sciogliendo dietro di me, mentre a centodieci l’ora osservo di sfuggita le puttane che aspettano i clienti con l’ombrellino e gli occhiali da sole, sulla SS-412 Val Tidone.
Chi può aver voglia di avvinghiarsi a una sudaticcia ragazzona dell’est alle dodici e trenta della più calda domenica dell’anno? Dovrebbero essere tutti a mangiare i tortellini della mamma, asciugandosi la fronte tra una cucchiaiata e l’altra, dopo la messa delle undici. Quasi tutti, visto che io sono qui, su una strada che conosco troppo bene mentre sto cercando di seminare una BMW che mi tallona da quando il dislivello ha iniziato ad alzarsi impercettibilmente verso i primi contrafforti dell’Appennino…
Secondo voi …
…il nostro amico superaccessoriato qui, ce l’ha fatta a finire la curva o no?


Terza piena
Il monte Lesima è alto 1750 metri e sulla sua cima si trova un ripetitore radar che copre quasi tutti gli aeroporti del Nord Italia.
Il ripetitore, rotondo come un’enorme palla bianca, compare e scompare ad ogni curva della tortuosa strada che sto percorrendo da più di mezzora tra le valli dell’Appennino. Monte Chiappo, Cima Colletta, Monte Alfeo; nomi costellati di lapidi di partigiani e di vecchie battaglie, che mi ricordano passeggiate da bambino e merende sui prati.

Tuppe tuppe Marescià
Il nostro pezzo in the pack, dove venivano liberamente espresse le nostre perplessità sull’operato dei Road Captain (e
dei misteriosi quanto fosforescenti Road Marshal), ha suscitato reazioni … a dir poco passionali.
Ribadendo che il “voler tenere unita una fila a tutti i costi” può essere un grosso pericolo per i molti motociclisti inesperti che un chapter è costretto a portarsi in giro, vorremmo dare un contributo concreto alla questione, sottoponendo a chi lo desidera, questo regolamento, normalmente utilizzato tra gli MC del Nord Europa: gente della vecchia scuola che ti rispetta se sai andare in moto e non dalle pezze sul gilè.
Troppo radical? Giudicate voi; si chiama sistema belga

No money? Buy Japanese
Considerazioni sul 14th Annual European HOG Rally a St Tropez 2005
Non potrei riassumere meglio la prima impressione di chi, incautamente, si incolonnava al botteghino del patinatissimo – 14th Annual European HOG Rally – a St Tropez.
Il biglietto di ingresso per venerdì era di OTTANTA-Euro-OTTANTA a KRANIO.
Dico, va bene spennare i pollastroni con il V Rod e l’American Express, ma tutto ha un limite.
Noi ci siamo rifiutati e siamo entrati la domenica dopo la parata e dietro ogni angolo pensavamo di trovare pepite d’oro per terra, pezzi di ricambio “genuine” in dono appesi ai rami degli alberi, fiumi di birra offerta a tutti, e regali lussuosi per i soci HOG. Ma abbiamo trovato i soliti scontati banchetti da raduno, i padiglioni nero-arancio con i nuovi modelli Harley (perchè non li conoscevamo già?), la “possibilità di sederci sopra le moto” (accidenti ragazzi, che privilegio), i noiosissimi concertini rock di perfetti sconosciuti e le solite gigionate di Craig Jones che fa il pirla su una ruota.
Mentre pensavo che due ingressi del venerdi costano come due giorni in doppia nel nostro incantevole Hotel sulla collina sopra St Tropez, immaginavamo la sensazione di chi quegli ottanta euro a testa, li aveva pagati davvero e secondo noi, gli veniva da urlare “aridatece i sordiii”…

- Perchè gli arlisti italiani hanno il gilè ri-co-per-to di pezze, stemmini, pins di ogni genere compresa quella del touring club e gli stranieri no?
– Perchè gli italiani stanno sempre tra loro e osservano timidi, mantre gli stranieri invece fanno casino in modo internazionale?
– Il numero di stemmini e patacche è inversamente proporzionale all’esperienza del motociclista; ho incontrato un paio di postulanti (li chiamano così, purtroppo per loro) di qualche chapter italiano che … si erano GIA’ CUCITI la pezza del raduno di St Tropez, ancor prima che il raduno finisse. Immaginiamo le loro povere fidanzate con ago e filo in mano, che con gli occhi al cielo mormorano “ma questo è proprio un coglione” …

The helmets
Credo che mi sia venuta voglia di scrivere qualcosa dopo che ho visto questa bellissima foto in bianco e nero ….

Vocabolario Biker
Non sapete cosa vuol dire quella scritta AFFA che continuate a vedere tatuata sulle braccia dei motociclisti più duri? Non riuscite a capire perchè altri invece hanno tatuato OFFO e ovviamente non osate chiederlo?
Conoscete ogni singolo bullone dello Shovelhead ma non sapete perchè si chiama così?
Il vostro concessionario vi ha detto che il Softail deve il suo nome al fatto che ha la sella più morbida del mondo, ma voi pensate che sia una cazzata?
Un tipo con una “eight ball” cucita sul gilè vi ha proposto di seguirlo in un luogo romantico e voi non sapete cosa rispondere?
Niente paura, ragazzi, avete solo bisogno di una rinfrescatina di biker language.
Che fa pure fico…

Non è tanto il caldo, ma l’umidità
Questa mattina mentre ero fermo al semaforo di corso Italia con il motore in folle e l’aria ancora mezza tirata e stavo riflettendo sul perchè in questa stagione dell’anno le ragazze mi sembrano tutte leggiadre figlie di Afrodite, mi si accosta un tipo scooterizzato con casco enorme e visierone tale e quale a Lord Casco del capolavoro di Mel Brooks “Balle spaziali”….

Moto Bast

Il bello di avere una Harley-Davidson è che te ne capitano di tutti i colori.
A volte, anche nel senso buono.
Per esempio, tre amici fondano i Threepercenters, poi iniziano ad andare un po’ in giro e si fanno conoscere per il loro stile – a dir poco personale…..

Scarligamento
Con le pioggerelle bastarde di questa coda di fine primavera, mi è venuta voglia di parlare di questo argomento…..

La storia della pezza in tre pezzi
Dove si spiega come mai la back patch è divisa in tre pezzi, ovvero perchè sia composta da un top rocker, un bottom rocker e un logo centrale.
Con puntuale riferimento pure alla pezza della HOG, e del perchè è “quasi” così …



Meccanici
Sabato pomeriggio. Con il piccolo Vittorio sul parafango posteriore del Road King, decido di fare un salto all’officina del mio amico Daniele Magni, in via Colletta (credo l’unica officina meccanica aperta al sabato pomeriggio a Milano).
La via è silenziosa e assolata e le vecchie case grigie inizio secolo sembra che aspettino pure loro la domenica mattina per riposarsi un po’.
Il Magni sta aprendo il carter di un Softail che ha problemi di accensione mentre un po’ di amici cazzeggiano davanti all’officina in un’atmosfera tranquilla e rilassata. Da grande tradizionalista quale è, Daniele non ha il ponte e lavora abbassando i suoi quasi due metri ad “altezza moto” senza battere ciglio.
Il carter si apre senza problemi e l’acre odore di olio bruciato pervade l’officina. Si è bruciato il rotore (probabilmente usuratosi per un vecchio vizio di montaggio).
Con perizia, muscoli e talvolta scomodando qualche santo, le ruote dentate, il pignone e la primaria vengono via e così i dischi della frizione. Se invece di essere immersi nell’olio fossimo in una sala operatoria, l’impressione sarebbe quella di una vera operazione a cuore aperto, e la velocità con cui è effettuata mi colpisce molto. Daniele si fa aiutare da Walter, un amico informatico che ha anche notevoli nozioni meccaniche.
L’officina non è grande, ma il Magni ha tutto e in men che non si dica salta fuori un rotore nuovo che viene montato – questa volta correttamente.
Tra proverbi meccanici e filosofia di vita, il carter finalmente si richiude e si effettua il rabbocco dell’olio: bottone, e la moto riparte borbottando.
Istintivamente penso a prenotazioni, a fogli di lavoro, preventivi, a moto lavate (di cui si paga anche il lavaggio), a settimane di attesa, a montagne di ore di mano d’opera.
Il Magni ci avrà messo un’ora e un quarto, forse un’ora e mezza, non di più.
Compresi i cinque minuti per bersi un tè freddo con il piccolo Vittorio.
Naturalmente a canna.
Naturalmente dalla stessa bottiglia.
Grande Magni: se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

Gira che ti rigira…
… c’è sempre qualche giovane arlista di belle speranze (tanto bellicoso quanto dotato di Straw Tail) che viene a sbirciare qui da noi, e poi si incazza.
Eppure ve l’avevamo detto, ragazzi: - qui vi fate male –
Lasciate perdere il nostro miserrimo sito e tornate a quelli con le castagnate e i raccontini della domenica.
Sai, giusto per evitare delle incazzature.

Delle città, dei paesi
Di quando l’andare in moto riesce a toccare corde profonde della nostra anima.
Di quando il deserto lascia ricordi indelebili,
fatti di silenzi e di solitudini.
Pensieri del nostro amico Dario.

Sempre meglio di niente
Giusto prima di salutarvi per questo lungo week end primaverile, vorremmo rivolgere un pensiero ai motociclisti che, per un verso o per l’altro, non possono ancora iniziare la stagione.
A volte è colpa del meccanico, a volte dello spedizioniere, a volte di un signore in Panda (come è capitato al nostro amico Bobo); pazienza ragazzi, e per chi è costretto a stare a casa, il Parodi ha preparato, qui, una bella selezione di Libri di moto.
Naturalmente completi di recensione in puro stile Threepercenters…

In the pack
Ogni tanto quella solenne cagata che si intitola HOG Tales – la rivista peggio tradotta al mondo che arriva a casa di tutti i soci HOG con la puntualità di una multa di Albertini – contiene qualcosa di interessante.
Tra una grassona in Electra, un poliziotto con i trigliceridi su Giove, il marine che si porta a Bagdad la bandiera del Chapter (ma a noi, poi, che ci frega???) e un tristissimo pensionato con la dentiera nuova e la bandana in pelle appena comprata da Wal Mart, questa volta ci viene scodellato un articolo che riporta qualche indicazione su come guidare in gruppo.
O come dicono gli MC – riding in the pack …-

Ventimila euro di libertà
Sono secoli che non compro un’Harley …..

In the desert, on a horse with no name… Quando giocate una partita che si prolunga al terzo set, o quando cercate di arrivare in fondo a una interminabile discesa in neve fresca, oppure ancora quando vi trovate al ventiseiesimo chilometro di una maratona e ne avete ancora da fare sedici, a volte può capitare che un motivo vi entri in testa e vi accompagni fino alla fine della vostra prova.
A me che incomincio ad avere un po’ di annetti, è successo con questa canzone degli America.
Forse perchè ero davvero nel deserto,
forse perchè ero con i miei più cari amici,
forse perchè, nonostante tutto, non ho mai pensato che fosse meglio rimanere a casa…
E’ tutto qui, ragazzi: Tunisia – 2005

Il più scemo dei Threepercenters
Questi sono gli effetti che si riscontrano su un motociclista che ha percorso Grecia, Turchia, Bulgaria, Romania, Serbia, Croazia, Slovenia in poco più di una settimana.
Disclaimer (come nei filmati di wrestling su Sky): ragazzi, godetevi il filmato, ma non cercate di ri-farlo a casa…

in tutta sicurezza

I nostri peggiori nemici
Un conto è essere biker romantici che viaggiano liberi nel vento e svenevolezze del genere. Un conto invece è montare in moto tutti i giorni e lottare per sopravvivere

The king of the city
Quelle mattine di Marzo in cui ti svegli e già capisci che sei fortunato a stare al mondo.
Dalle tapparelle entra il sole, e per un secondo pensi che non sei a Milano ma in campagna, nel monferrato, e hai otto anni ed è l’ultimo giorno di scuola.
Poi realizzi che ne hai quaranta, stai a Milano e devi andare al lavoro, ma va bene così.
Tiri fuori dall’armadio la Belstaff primaverile, dai un bacio a Pietrino che non va a scuola perchè (fa finta) di avere una ricaduta di influenza, esci in cortile e ti aspetta la più bella moto del mondo.
L’accendi dopo un cicchetto di acceleratore e al secondo colpo parte, facendo esplodere di vibrazioni il cortiletto vecchia Milano in cui l’hai relegata per due giorni.
Pensando che tra una settimana sarai in Tunisia con i tuoi due amici, attraversi la città come fosse il Sahara, per andare al lavoro e ai semafori canti una canzone di Vasco Rossi mentre dalle macchine tutti ti guardano. E ti sorridono e non capiscono bene, perchè non hanno mai visto un manager in gessato grigio e Church che canta “Un senso” sulla moto più rumorosa del mondo.
E vorresti che non finisse mai. Le ragazze sono più belle, hanno già la gonna corta, e ricordi che tua moglie ti ha salutato sulla porta e ti ha detto – ti aspetto, torna a pranzo – Un amico ti ha telefonato alle otto e mezza e ti ha detto – dai, Robi, oggi bigiamo!!! – e tu in quel momento sai che non hai bisogno di nient’altro.
Perchè sei il re della città.

Requiescat In Pacem
“…l’anno scorso, in virtù di un regolamento odioso ma necessario, si è portato via cinque Chapters che erano senza il requisito fondamentale: lo sponsoring dealer….”

Messaggi su argomenti spinosi: le back patches
Dove un motociclista lombardo mi scrive così: - Ciao roberto, ti do subito del tu dato che non mi sembra che tu abbia mezzi termini, volevo solo dirti che l’articolo che hai scritto su Freeway mi e’ piaciuto un sacco, dato che su questo argomento la penso proprio come te…-
E poi mi domanda una “Legal Opinion” su di un argomento spinoso: chi autorizza un biker ad attaccarsi sulla schiena una Back Patch?
Se vi interessa, domanda e risposta sono qui: Ride free? ma dove…

Quando si dice che una foto può cambiarti la vita
O forse non si dice, ma a me è successo.
Guardando le foto di Danny Lyon, e in particolare una serie del ’68 pubblicata su di un libro stupendo che sta sul mio comodino da tempo immemorabile. Per un motociclista è un autentico “page-turner”; si intitola – The Bikeriders – e lo potete trovare su Amazon; ma se avete fretta, anche qui, Danny Lyon

Dritte per non andare dritto
Visto che la stagione motociclistica va a incominciare, eccovi un decalogo per affrontare in moto le lunghe percorrenze. E’ tutto qui: dritte per mangiatori di chilometri

Cercasi Dealer disperatamente
di Roberto Parodi
…e che sia possibilmente dotato di sense of humor. Dice, chiedi troppo? Non so ma ho sempre amato le sfide.
Se interessa, comunque, leggere qui: Cercasi Dealer

1 Gennaio 2005
Son soddisfazioni…
Tipo quando qualcuno legge un tuo articolo buonino buonino (tipo questo: Primo dell’anno) e ti scrive non esattamente per farti i complimenti. E tu resistendo alla tentazione di mandarlo affanculo, gli riscrivi e vi chiarite al punto che, dietro allo schermo del PC, ci si ritrova quasi una scheggia in comune. E si va a bere una birra insieme. Quanto vale? Vale, credetemi, vale…

2004
Outlaw Bikers?
di Roberto Parodi
Qualche precisazione e un po’ di terminologia biker non fanno mai male. Specie se servono ad evitare delle legnate …

Nuovi pensieri
di Roberto Parodi
Dove si parla di Chapter, Hog e stile.
Anno nuovo – vita nuova, e per me tutto inizia con un problema.

?>