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Mezzogiorno di fuoco


La BMW mi becca senza nessun problema e in cinque minuti mi piazza due curve di vantaggio.Bestemmio mentre piego il Road K. al limite toccando su quasi tutte le curve la pedana di sinistra. La destra no e chissà perché, penso mentre scalo brutalmente senza frizione per entrare in una semicurva bastarda con la visuale coperta da un muretto di contenimento incemento armato.
Forse la pedana è più alta, forse si è piegata quando sono caduto nel deserto o forse è perché preferisco piegare a sinistra, con tutta la strada libera, invece che sporgermi sul fosso nelle curve a destra.
La BMW è andata e io remo solitario sulle dolci curve della SS-412 pensando che tutto quello che si potevo fare per starle dietro con quasi quattrocento chili di moto lunga due metri e mezzo, io l’ho fatto e tutte le BMW del mondo se ne possono andare a fare in culo.
Poco prima del Penice svolto per il Passo del Brallo, mille e cento metri di altitudine e sto ancora in camicia e gilè con i colori dei Threepercenters, anche se il caldo si è leggermente attenuato.
In pochi minuti arrivo al Passo del Brallo e mentre un lampo di memoria mi fa tornare indietro a settimane di tennis di più di trent’anni fa, decido di fermarmi per dare un’occhiata alla mappa.
Seduto sulla moto ferma, mi tolgo il casco e mentre mi concentro sulla direzione da prendere mi accorgo che mi sono fermato a due metri da un gruppo di Harley nere e cazzute. Riconosco su alcune di esse gli adesivi di un gruppo di Supporters di un MC che non credo abbia ancora approvato i nostri colori – che ovviamente campeggiano sulla mia schiena.
Decido che forse è più opportuno consultare la cartina qualche chilometro più in giù e quindi, con movimenti decisi ma senza fretta, riallaccio il Jet e aggiustandomi i Ray Ban sul naso, ingrano sonoramente la prima.
Individuo un paio di cartelli e prendo rapidamente la mia direzione, con la mente che ritorna spesso a quel bar. Dopo cinque minuti però capisco di aver sbagliato strada. Mi fermo e realizzo che devo ritornare al Brallo. Mentre giro la moto, una sensazione di rabbia mi cresce dentro poco a poco.
Perchè la vista di quelle moto mi ha causato una reazione così irrazionale da non riflettere neppure sul percorso? Perchè devono esserci queste stronzate che possono anche rovinare una gita in moto a chi come me, per la moto ci vive? Perchè non ho avuto la serenità di sbattermene di tutto e di rimanere lì, orgoglioso dei miei colori e senza incertezze?
Con questi pensieri ritorno al Brallo e parcheggio la mia vecchia 1340, questa volta proprio davanti alle moto del gruppo dei Supporters.
E vada come vada.
Mi tolgo il casco mentre salgo i gradini del bar e … vedo che il locale è chiuso per ferie, da due mesi.
Mi volto e noto che il gruppo di motociclisti è tranquillamente seduto in un bar dall’altro lato della piccola piazzetta assolata e che tutti mi stanno osservando pigramente, con un’aria più che altro incuriosita.
Esattamente come dovevano aver fatto circa dieci minuti prima.
Mi fermo con la cartina in mano e il casco nell’altra mentre i miei propositi bellicosi che si stemperano in un’irrefrenabile voglia di ridere.
Dietro di me sento un bambino che dice:
– Papà, guarda, ma questa è la moto più grossa del mondo …-

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