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Elefantentreffen: a travel survival kit


Dritte ed astuzie per affrontare il raduno più bastardo dell’anno.

E possibilmente tornare anche a casa per raccontarlo.


Questa volta l’Elefante non ve lo descriviamo: vorremmo piuttosto farvi venire voglia di andarci voi, condividendo quello che abbiamo imparato in quattro edizioni di questo subdolo quanto affascinante raduno. 27-29 gennaio, ragazzi avete circa due settimane. No excuse!

Programma

Vi servirà un giorno di ferie.

Partenza venerdì mattina, area Brianza-Sud, ore 7:30. Non ve la caverete in meno di 10 ore (soste incluse) e nelle lande tedesche il sole va giù presto. Non è piacevole trovarsi al buio con otto ore di freddo nella schiena e la temperatura che crolla in stile ‘Alba del Giorno Dopo’. La sera stessa, arrivo al raduno di notte (in moto). Sabato, partenza dopo pranzo, con notte a Monaco o Innsbruck a fare casino. Domenica partenza tranqui e arrivo a Milano in pomeriggio.

Il percorso da Milano

1 – Autostradale. 750 km (MI, VR, BZ, Brennero, Innsbruck, Monaco, Landshut, Deggendorf, Garham). Il migliore per chi è al primo Elefante: lunga tratta in Italia, normalmente più calda, folkloristici incontri con bikers alle aree di servizio. Svantaggi: il freddissimo passo del Brennero (nel 2005 io e Mario beccammo -15°), e più costoso per i pedaggi.

2- Autostradale Svizzera. 670 Km (Lugano, A13 Bellinzona, Vaduz, A96, Monaco, Landshut e come sopra). Più corto ma praticamente tutto all≠estero, più a nord, tra le montagne e potenzialmente più freddo.

3 – Misto Svizzera Engadina. 710 km (210 su strada normale). (MI, Chiavenna, St Moritz, Scuol, Landeck, Innsbruck, Monaco etc). (Non tagliare per Garmish, più lunga). Suggerito per il ritorno, se il tempo è bello. Occhio al ghiaccio in Engadina: due cadute in edizioni passate, di cui una con ribaltamento della moto). Passo del Maloja incluso.

Le tappe

Con l’opzione uno: caffè all’autogrill Brianza-Sud alle 7.30; prima tappa area di servizio di Affi, dopo Verona. Caffè e cioccolato a volontà e poi tirare il più possibile passando il Brennero e pranzando prima di Innsbruck. Se però al Brennero avvertite principi di assideramento, fermatevi; si può mangiare all’autoparco dei camion e non è male. Poi tirata fino a Monaco (occhio: in questo tratto in tre edizioni su quattro nevicava) per l’ultima tappa; è importante sapere che da lì in poi sull’autostrada non ci sono più distributori (nel 2002, con Beppe di Modena siamo dovuti uscire nelle campagne a cercarne uno, sacramentando in modenese).

Dopo Monaco vi aspettano circa 200 km.

E’ il momento peggiore, ma il sole inizia a calare e bisogna farli tutti in un colpo. Fate il pieno e stringete i denti. Il problema è che dopo aver preso freddo per così tanto tempo, il corpo ‘tiene’ meno il calore e ci si raffredda prima. E’ una buona idea accostare per mettere le mani sui cilindri e bere da una fiaschetta di grappa, ma senza perdere troppo tempo.

Non siamo mai riusciti ad arrivare con la luce del giorno e gli ultimi 30/40 km sono pericolosi.. La zona è collinosa con stradine bastarde nei boschi, spesso il fondo è innevato con solchi e avrete fanali e visiere ricoperti di schifezze che i camion hanno alzato sull’autostrada. Andate piano, tanto ormai ce l’avete quasi fatta.

Come vestirsi

Sopra. Il parabrezza non conta: gli strati sono tutto. Io uso un’imbattibile canottiera ‘Odlo’ da alpinismo, un pile leggero, un maglioncino leggero di cachemire e un pile pesante. Fuori ho una giacca da moto in cordura che tiene l’acqua. Nella valigia ho un secondo pile che non ho mai dovuto usare. Quando sento che sto davvero per morire, tolgo il gilè con i colori e lo indosso sotto la giacca. Estrema salvezza.

Gambe: calzamaglia di pile spesso, pantaloni di pile spessi, pantavento imbottiti anti-pioggia.

Piedi: occhio che è qui che ci si frega. Due strati: un paio di calze di lana e seta rinforzate in punta più un paio di pseudo-calze che mi sono cucito io creando due specie di tubi di pile pesanti cuciti in punta; il tutto in un paio di stivali canadesi Kamik (larghi). Le ho provate tutte ma il freddo ai piedi è sempre una brutta bestia.

Mani: manopole da manubrio con interno imbottito (meglio comprarle che fabbricarsele con vecchie taniche, anche se fanno molto biker bastardo). Guanti: un paio di guanti sottili di seta o altro materiale specifico più un buon paio di guanti con imbottitura in pile (larghi). A metà viaggio però, sostituisco i guanti con un paio di muffole pesanti da sci, e rivivo!

Faccia. Io uso un casco jet aperto con una bolla di plexiglas attaccata a tre automatici.

Senza arrivare a questi livelli di fanatismo, un buon casco con visiera alzabile fa un ottimo servizio senza bisogno di ricorrere ad un integrale da BMWista. Essenziale un sottocasco con protezioni anteriori in materiale impermeabile per collo e bocca.

Cosa fare alla moto

Non fatevi impressionare dalle cassandre che vi dicono che il sale vi rovinerà la moto: palle. Il sale viene sparso ormai su tutte le nostre statali e autostrade (e spesso anche in città), dopo qualsiasi nevicata.

Il primo anno mi ero preoccupato di ingrassare la moto con un prodotto veramente scomodo, e poi mi sono stufato.

Dopo quattro edizioni il fondo della mia moto è ancora OK: basta comunque che appena arrivati a casa facciate una bella doccia: voi e la vostra bambina…

Gomme nuove (se possibile), candele nuove (tassative), più altre due candele nuove di riserva. Se qualcosa vi può fregare, quello è l’impianto elettrico quindi batteria perfetta, staccare fanalini e accessori che creano dispersioni e possono mandare in corto l’impianto, portarsi un paio di cavi (e sapere dove andare ad attaccarli): dopo una notte a -20°, la ionizzazione dell’aria fa lavorare la batteria sotto grandissimo sforzo. Se non l’avete già, montate un paramotore (highway bar) per le scivolate, e dotatelo di ‘mutande’, contro l’aria sui piedi. Portate un telo impermeabile da stendere sulla nostra moto per la notte (i contatti elettrici e il blocchetto accensione e bloccasterzo vi ringrazieranno). Lasciate a casa le copertine copri-gambe da scooter, anche le moto hanno un orgoglio da difendere. Non sognatevi di lavare la moto appena arrivati, vi si ghiacciano i contatti e poi … siete all’Elefantentreffen, non in via Niccolini.

Dove stare

Il massimo è naturalmente la tenda, ma se si opta per la pensione, in zona ci sono ottime ed economiche proposte (con sauna). Cercate su internet nei paesini attorno a Solla (Aging, Rettenbach, Iggensbach). Per info generali un buon sito web è questo: http://digilander.libero.it/Elefantentreffen/ che però si ferma al 2004.

Conclusioni.

Potremmo scrivere ancora venti pagine e probabilmente non avremmo ancora esaurito l’argomento e poi … se c’è una cosa di cui sono certo è che chi decide di affrontare l’Elefantentreffen è diverso dal resto dei motociclisti e in fondo non ha bisogno di lezioncine come questa.

In bocca al lupo, e non cercate di spiegarvi perchè lo state facendo: fatelo e basta.

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