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St Tropez

TU CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI

14th Annual HOG Rally, St Tropez 2005


- La prima; al casello, mattina presto, sapore di caffè in una giornata nuova di zecca, tu che aspetti i tuoi amici all’appuntamento mentre fissi il bagaglio sul manubrio e sistemi le ultime zip. Ogni rombo di bicilindrico ti fa alzare lo sguardo: sono loro? no, ma ci si saluta lo stesso. Buona strada, amico.

- La seconda; eccoli, l’abbraccio senza bisogno di tante parole, il rapido briefing, il percorso, le tappe, la media. Tanto poi si farà a braccio. Come al solito. E andrà bene così. Come al solito.

- La terza; si parte finalmente, l’asfalto, la strada, l’aria. Il motore che gira sempre più rotondo, la tua posizione perfettamente calibrata rispetto agli altri, i movimenti d’anca che correggono il tuo assetto in sincronia col gruppo, il sorpasso, il rientro in carreggiata, il piacere della guida.

- La quarta; la consapevolezza del nostro piccolo gruppo, l’orgoglio di vedere i tuoi colori sulla schiena del compagno davanti a te, il piacere di ricambiare i saluti di uno sciame di motociclisti che ti passa a fianco, il colpo di clacson di qualcuno che ti ha riconosciuto.

- La quinta; il paesaggio che cambia all’improvviso dalla pianura alla montagna e poi bruscamente verso il mare, in una terra aspra che prima era italiana e ora è francese, il profumo della macchia mediterranea, l’aria che qui è più secca, il terreno più asciutto, perfetto per i fiori e per il vento.

- La sesta; l’arrivo a St Tropez, la strada intasata di Harley, le auto in coda come scogli piantati nell’asfalto e circondati da onde di cromo che le assediano, chiudendo ogni pertugio, impedendo ogni movimento. E le anonime figure al volante si assoggettano al castigo. Almeno per un giorno, le motociclette sono regine.

- La settima; il paese ci aspetta, i ‘flic’ francesi sorridono indulgenti e fanno strada proprio a noi, con i nostri caschetti illegali, i nostri scarichi aperti, le nostre accelerate improvvise. Sogniamo? No, è St Tropez, è la nostra festa, la festa delle Harley.

- L’ottava: il parcheggio sul porto, la gemma della costa azzurra. La scelta del posto migliore per mettere in evidenza la moto. I custom estremi freschi di vernice e appena scesi dai carrelli, le moto più nuove, il cromo più brillante, l’individualità più sgargiante. E la gioia di essere lì con la tua moto, impolverata e robusta, inseparabile e fedele. Il piacere ineffabile di essere completamente distaccato da qualsiasi desiderio, ma solo spettatore curioso e rilassato.

- La nona; le persone, le conoscenze, gli incontri. Lo spettacolo della passione più pura, della moto come scelta di vita, del coinvolgimento totale, ma purtroppo anche le solite manifestazioni falliche come i pietosi e pericolosi ‘burn out’ in mezzo alla gente, le patetiche accelerate a scarichi aperti, le sirene a tutto volume di chi sembra gridare – Per favore, guardatemi, ci sono anch’io, ho speso un mucchio di soldi e pretendo i miei dieci secondi di fama. Anche se domani butterò nel cesso copertone e frizione… -

- La decima; il raduno. Ma non è già tutto ciò, un raduno? Non è già qui il magico amalgama tra il mondo della moto con un paese bellissimo e disponibile a lasciarsi scoprire, con le sue spiagge e le sue antiche strade acciottolate? No. C’è anche un recinto con bancarelle, padiglioni e un palco per concerti. E’ venerdì, e anche noi siamo in coda al botteghino, ma incrociamo un ragazzo che se ne va con la fidanzata borbottando:

- Pago due quote all’anno, HOG e Chapter, per di più ho due Harley: piuttosto mi compro la terza, ma 160 Euro per due ingressi a questo supermercato, io proprio non glieli do …-



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