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The helmets

Navigando su siti di Rockers che parlano di moto radicali, nude ed essenziali, come piacciono a noi.

Mi piacerebbe che questa immagine potesse riconciliarci con qualcosa che all’inizio ci dava molto fastidio: indossare un casco.
In effetti, personalmente non mi turbava il fatto di indossarlo, ma più che altro che fossi obbligato a farlo.
Ricordo che il mio primo casco fu un grosso integrale nero (dotato di visiera nera, ovviamente non sostituibile …), acquistato in un impeto di machismo motociclistico adolescenziale… ma parliamo dei tempi del liceo.
Poi sono passato alla famosa scodella Duraleu, quando i Duraleu erano solo bianchi con la linea fosforescente e l’anello dietro, per attaccarli al chiodo in scuderia, visto che erano (e sono tuttora) elmetti da polo, non da moto.
Poi quando la mia moto è diventata più seria, ho avuto attimi di panico quando mi si prospettavano solo elmi enormi che mi facevano una tremenda faccia da scemo annegata in mezzo a chili di fibra e gommapiuma.
Ma mi ha salvato il Bandit, anche se quasi subito è diventato illegale. In fondo cosa si poteva pretendere da un casco con un nome così, e comunque era sempre meglio che girare con la scodella; non ti ghiacciavi le orecchie e nessun vigile mi ha mai fermato obiettandone la legalità.
Beh tutto ciò per dirvi che ora, anche se si potesse, non mi sognerei neppure di girare senza casco.
E mi fa piacere pensare (dalla foto) che questo fosse anche il pensiero dei Rockers degli anni ’50.
Il casco sembra che lo usassero, peccato che il loro passatempo preferito era cercare di fare il giro del quartiere prima che finisse il disco di Eddie Lee-Lewis o Buddy Holly che suonava nel juke box dell’Ace Cafe di Londra, sulla Northern Circular.
Che ci volete fare: era così che si dimostrava di essere veri motociclisti …

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