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Nuovi pensieri …. in meno

L’inizio del 2005 è stato foriero di novità.

Qualcuno di voi forse sa che da qualche anno facevo parte del Milano Chapter, un gruppo di motociclisti che guidano Harley-Davidson. In questo gruppo ho conosciuto alcuni dei miei più cari amici ed altre persone con le quali tuttora intrattengo rapporti amichevoli.

Il Milano Chapter, come ogni altro Chapter, è stato creato dalla HOG (Harley Owners Group) con il dichiarato scopo di sostenere le vendite del concessionario (Sponsoring Dealer) a cui è legato.

Quello che forse non sapete (e che non ho timore di confessare, non sapevo neppure io) è che lo Sponsoring Dealer è proprietario di ogni minima cosa riguardante il Chapter stesso, a partire dal nome (“Milano Chapter” che egli può cambiare in “Ciccio Chapter” se lo desidera) fino alla nomina e alla revoca del Director, degli Officers e ovviamente dei membri.

Quando l’ho saputo, mi sono stupito e pure un po’ incazzato, così ho pubblicato un articolo su Freeway di Dicembre 2004 (è nella mia sezione, si intitola La forza dei colori) dove esprimevo il mio parere sull’assurdità di tale regola che offende lo spirito di chi frequenta un gruppo associativo che si suppone essere libero e democratico.

La reazione del “Sistema” è stata l’espulsione dal Chapterone del sottoscritto, voluta dallo stesso Dealer che non ha apprezzato i toni dell’articolo (peraltro non personalizzato su di lui, ma molto generico).

Il fatto in se, non mi ha turbato anzi mi ha risolto un problema, visto che le mie pezze erano già quasi scucite (amiche e amici del Chapter lo sapevano) per tanti motivi, non ultimo il fatto di preferire i colori dei Three percenters invece che portare sulla schiena il marchio di una casa motociclistica.

Il processo di espulsione è stato simile all’annullamento della Carta Esselunga: uno scarno e-mail da parte del Dealer.

Il personaggio è fresco di esperienza avendo acquistato la Numero Uno da poco ed essendosi trovato in eredità anche il Chapter. Non lo conoscevo proprio, e delle sue opinioni ovviamente non poteva fregarmi di meno. La modalità tuttavia, l’ho trovata piuttosto squallida e perciò ho preso la mia moto e l’ho incontrato in via Niccolini, davanti alle sue vetrine.

Abbiamo discusso a lungo e nessuno ha cambiato minimamente idea. L’incontro è terminato con una stretta di mano tra due persone che rimangono sulle proprie posizioni – Nettamente diverse -.

Di tutta questa ridicola commediola, quello che mi ha deluso di più è stato il mio Director, uno che conosco da anni e con il quale ho percorso tanti chilometri conducendo, tra l’altro, lui e sua moglie all’Elefantentreffen 2004 e talvolta menzionandolo con stima nella rubrica che tengo mensilmente su Freeway Magazine.

Avevo capito che l’uomo rifuggiva i problemi tanto come noi tre eravamo un problema per lui. Qualche dubbio mi era già sorto vedendo come aveva gestito un “non-problema” come quello riguardante la nostra pezza Three percenters cucita sul gilè di Mario e di Roberto Depiano e mio: un segno di amicizia e nulla più che chissà perchè, faceva prudere molti di invidia.

Questa persona ha affrontato qualla che a me pare veramente una sciocchezza, in modo molto confuso e incerto. Prima ha detto che la pezza non era regolare e dovevamo toglierla (cosa non scritta su alcun statuto), poi ha cambiato idea e ha detto che era OK solo se rimanevamo solo noi tre ad indossarla, poi ha cambiato ancora idea dicendo che neppure noi tre potevamo indossarla sul gilè ufficiale ma avremmo potuto su un altro gilè. Infine ha asserito che potevamo portarla anche sul gilè ufficiale solo se l’avessimo condivisa con tutto il Chapter. Insomma, meno male che qualcun’altro gli ha risolto il problema perchè altrimenti non so come la cosa avrebbe potuto finire, visto che almeno altri due gruppi all’interno del Milano Chapter “battono pezze” e le distribuiscono.

Ma a noi non frega un cazzo: anche se non volevamo creare nessun problema il problema eravamo noi. Mi scappa da ridere pensando che avevamo regalato questa benedetta pezza anche a qualcun altro, in segno di amicizia, che invece l’ha presa con imbarazzo come se fosse “radioattiva” e probabilmente se ne è disfatto poco dopo.

Ma è chiaro che quello che dava fastidio era la nostra amicizia, il nostro spirito goliardico e i nostri lunghi viaggi che ben pochi avevano i coglioni di fare.

Beh, solo per dirvi che meglio così: un problema in meno. Non mi trovavo più con questo gruppo che alcuni chiamano “famiglia” e che accetta chiunque in pochi mesi ma che finisce per emarginare sia chi sceglie di viverlo in modo personale e rilassato e sia i poveracci che rimangono indietro perchè non sono tanto bravi a guidare o a orientarsi (e chi vuol capire…)

C’è chi riesce solo a cancellare il mio indirizzo dalla mailing list, io invece la mia scelta l’ho fatta: gli unici bottegai da cui sono disposto a dipendere quando vado in moto… sono i benzinai.

Roberto Parodi

PS: Un famoso pistola ha tentato di smorzare la mia voce dalle pagine della mia rivista, con una telefonata in perfetto stile “multinazionale-che-fa-valere-il-suo-peso-finanziario”. Lascio a voi il commento sulla coda di paglia e a lui dico; – mi spiace per te, Mr Gun, il prossimo mese, io sarò ancora lì -.

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