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TUNISIA 2010 In Africa con la morosa: a travel survival kit Tanto per incominciare, beccatevi il filmato. Mi scuso in anticipo per la qualità delle riprese, solo parzialmente compensate dalla bravura di Pietrino che ha montato e confezionato il filmato come lo vedete ora.
REPORT Sono pochissimi i motociclisti che riescono a sgusciare tra le maglie delle proprie responsabilità di lavoro e familiari per raggiungere le proprie mete preferite, senza poi scontare pene domestiche detentive in stile 41-bis per essersi assentati per una misera settimana dai loro doveri di padre o compagno. Al vostro capufficio potete pure raccontare qualche storiella, i figli li piazzate dai nonni, ma con lei è diverso: ecco perché la fase più delicata della preparazione al viaggio è proprio la gestione della vostra dolce metà. Ma allora perché non giocarsi tutto proponendo alla vostra ragazza di accompagnarvi? L’idea è ad alto rischio in quanto potrebbe anche essere accettata. Nel caso ciò si verifichi, è fondamentale un opportuno approccio al problema. Dopo aver percorso in moto buona parte del nord Africa, dell’Europa e dell’Asia insieme da due o tre amici fidati, ho deciso di cimentarmi nell’impresa più folle della mia vita di biker: andare in Africa con mia moglie. Ma procediamo per gradi: fase uno, analizzare la vostra partner. E’ sportiva? Coraggiosa? Curiosa? Raffinata? E’ una da tacco dodici o da espadrillas? Fa la pennichella come un ghiro o resta in piedi fino alle tre di notte ascoltando l’IPod? Una scelta di sicuro successo è rifare un viaggio già collaudato, magari modificando leggermente le tappe. La trasferta verrà descritta alla partner come tutto riposo, ponendo l’accento sulle SPA, sulle strutture di relax e degli Hotel (piuttosto che sulla qualità delle dune, che già vi state pregustando subdolamente). Ecco perché ho scelto la Tunisia: vicina, d’effetto e relativamente civile pur essendo sempre suggestiva. La durata di una settimana consente di visitarla in modo soddisfacente ed evita crisi di rigetto della vostra partner quando penserà ai bambini a casa. D’altro canto anche voi potrete trarre il massimo appagamento percorrendo alcuni tratti in fuori strada o su piste remote più o meno impegnative (non è il caso di anticiparglielo, come vedremo più avanti). E’ fondamentale poi la scelta di una moto che consenta un’ottima seduta per il passeggero e un ampio spazio di carico (affidabilità assoluta e ammortizzatori confortevoli sono un altro paio di dettagli non secondari). Nel mio caso, una vecchia ma fidata BMW R80 G/S Paris Dakar del 1987, mi ha cavato d’impaccio più di una volta facendosi ben volere dalla passeggera che le ha anche appioppato nomignoli affettuosi. E’ fondamentale essere prontissimi a reagire ad improvvisi colpi di sfiga che potrebbero compromettere l’intero viaggio. Per esempio, il banale trasferimento in traghetto si è rivelato pericolosissimo: il Genova-Tunisi con la Cotunav ha due navi, all’andata eravamo titolari di una lussuosa cabina di prima classe sulla Chartage, ma al ritorno – previsto sulla vecchissima Habib – la subdola agenzia viaggi mi ha venduto un biglietto di cabina senza bagno che si è rivelato invece un luogo infernale a cuccette miste, popolato da famigliole con innumerevoli bambini urlanti e vecchie arabe che rientravano probabilmente per un appuntamento con l’impresa di pompe funebri. Sembrava di essere nella classe economica del Titanic o in una canzone di DeGregori sull’emigrazione. Per fortuna un immediato upgrade in prima classe (fatto a suon di Euro) mi ha garantito un recupero notevole agli occhi della donzella, facendo rientrare l’allarme. Rischio scampato. Una nota legge fisica stabilisce che una ragazza non può resistere in moto più di 4 ore al giorno dopo le quali il livello di nervosismo sale a DEF CON 5 (occhio lampeggiante, risposte a monosillabi e muso continuo per sette ore). Per tanto la prima tappa è stata ad alto rischio: 400 km da Tunisi a Gafsa, fatti in parte di notte per ritardo del dannato traghetto. L’Hotel Gafsa Palace (migliore della città) ha compensato ampiamente lo sforzo. Il giorno successivo è però necessario diminuire la tirata se non si vogliono subire irrimediabili gli strali della controparte, quindi solo 200 km con attraversamento del mirabile lago salato Chott El Jerid, sempre di grande effetto in una radiosa mattina africana. Dopo poco eccoci a Douz (prima vera oasi alle porte del deserto) in tempo per un pranzo leggero e un hammam in uno dei bellissimi Hotel della cittadina (ho optato per il Tuareg Hotel, con piscina e vista su palmeto). A questo punto, ecco il colpo da maestro. Dopo l’hammam, viene comunicato alla ragazza che l’indomani non avrebbe dovuto fare altro che accomodarsi su una lussuosa jeep 4X4 per un trasferimento nel deserto verso la remota oasi di Ksar Ghilane. Grazie a questo escamotage, io mi sono fatto la diretta Douz – Ksar Ghilane “par la sable” attraversando dune e tratti impegnativi senza alcun passeggero sul sellino. In realtà questo è stato il clou del viaggio, atteso e bramato da mesi. La BMW R80 G/S PD con gomme Continental TCK ha performato in modo eccellente nonostante l’età anagrafica (24 anni) e il peso (200kg più il sottoscritto). L’arrivo all’oasi vale il viaggio, con l’attraversamento di un erg abbastanza impegnativo e il tuffo rituale nella famosa pozza di acqua calda che sgorga al centro della palmeraie. Essendo con la vostra ragazza non badate a spese e scendete all’Hotel Pansea, meravigliosamente immerso nell’atmosfera locale, dove le camere sono tende berbere bianche ed elegantissime, che vi faranno sentire come Laurence D’Arabia. Per raggiungere Hammamet da Matmata c’è il secondo tratto lungo: 400 km dopo i quali una rinfrancante seduta di massaggio all’Hotel Dar Hayat (4 stelle, 130 dinari), seguita da pomeriggio di shopping nella bellissima medina vi prepareranno ad una cena di pesce sul mare e alla partenza in traghetto da Tunisi il pomeriggio dopo. Morale: 1) Avete percorso 1700 km in moto, di cui 200 in pieno deserto (che potete anche esibire con i vostri amici con un pizzico di spocchia, esattamente come sto facendo io). Alcune dritte tecnico-turistiche Bagaglio Hotel e strutture ricettive Guida per il deserto Documenti Traghetto Come me la sono sfangata sulle dune Beh posso dirvi che con quest’accidenti di motoretta qui, mi si è aperto un mondo. E’ stato facile? Non so: e comunque si è trattato di un assaggio di deserto, con l’attraversamento di due Erg, di cui uno abbastanza serio come altezze (sui 5 metri), mentre il secondo (quello famoso, del Fortino di Ksar Ghilane) con molte dunette più basse, continue e vicine, non meno impegnativo. E’ stato un piacere e una scoperta, per uno come me che ha assaggiato piste e sabbioni con moto da 400 kg e gomme da strada. La scoperta del piacere di accelerare e disimpegnarsi, il gusto di sentire che le gomme artigliano la sabbia e ti spingono avanti, la sicurezza che se ti pianti o cadi, potrai alzare la moto da solo senza sforzi sovrumani. Sono cose che rassicurano e che rilassano, ma anche che ti portano a osare di più e quindi a trovarti in situazioni anche più uncasinate, ovviamente. Ed eccomi quindi allora, ad apprendere l’approccio alla duna, le sue astuzie, i suoi segreti. Da che lato? A che velocità? Con che marcia? Cose che è inutile stare ad elencare qui (non ne ho poi certo l’autorità) ma che ho trovato istintive e che credo che – a chi ha e due ruote nel sangue – vengono più spontanee di quanto ci si aspetta. Peso indietro, seconda in coppia piena, sguardo lontano e non sulla terra davanti alla ruota, manubrio morbido e spinta posteriore potente. Prendere la propria strada, sceglierla con anticipo e tempismo: ecco forse la cosa più importante e più difficile. Non esitare, non cambiare idea all’ultimo, titubando e facendosi prendere dai dubbi. Perchè una duna o una valletta hanno una velocità minima di approccio sbagliata la quale, neanche lo spirito del buon Meoni potrebbe più aiutarci. Ed ecco quindi che ciò che si è appreso in tanti anni di strada, ritorna a supportarci. Un po’ di fiuto, un po’ di culo, e se poi ci si pianta, pazienza: moto a terra, muso verso valle, e si scende di nuovo giù, sotto la duna, per riprendere un po’ più di rincorsa o -meglio – per cambiare lato o direzione. E’ stato bellissimo: mi sono sentito vicino al deserto come non mai, perchè davvero la sua terra vergine scorreva sotto le mie ruote, la sabbia lambiva gli stivali e le leve del cambio e quando mi piantavo e magari volavo giù, era la sabbia giallo rossa ad accogliermi e ad attutire la caduta. Credo che sia giusta, per me, un’evoluzione di questo genere. Fino a ieri erano sogni da accarezzare. Magari da domani potranno trasformarsi in realtà. (non necessariamente con la morosa, eh…..
Prego apprezzare l’abbigiamento tecnico per lui e per lei….
Lo Chott El Jerid, al centro si trova questo vecchio bus abbandonato e calcinato da sole e sale…
Threepercenters forever…..
L’hote Pansea, a Kasar Ghilane, qui sotto
Qui sotto, la famosa pozza dell’oasi
… quella di prima non è l’unica pozza dell’oasi, a quanto pare…..
Benzinaro dell’oasi
Qui sopra e anche sotto, il Caffè di Bir Soltane con posto di guardia. Un tempo era sulla pipeline sabbiosa e pistaiola. Oggi miseramente asfaltata. Compare ancora il nostro stemmino che lasciammo nel 2005 quando decidemmo di andare avanti verso l’oasi “Ok, ragazzi. Prendiamo a calci questa cazzo di Pipeline!!!” (Mario Giugovaz, maggio 2005, Bir Soltane alle 14.30. Circa 40 gradi…)
Partenza al porto di Tunisi….
Ti clonano la targa, eh… Qui sotto, incontriamo gli amici di Norev: 100 Citroen 2CV, che hanno attraversato la Tunisia, partendo dalla Bretagna, in 15 giorni… Piene di francesi, ovviamente
Qui sopra: Hammamet, dal nostro Hotel… |