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TUNISIA  2010

In Africa con la morosa: a travel survival kit
Di Roberto Parodi

Tanto per incominciare, beccatevi il filmato. Mi scuso in anticipo per la qualità delle riprese, solo parzialmente compensate dalla bravura di Pietrino che ha montato e confezionato il filmato come lo vedete ora.
Dura otto minuti. So che quelli che non amano nè la moto, nè il deserto, dopo circa quattro si romperanno i maroni.
Non ce ne frega assolutamente nulla.
Se resistete fino al sesto minuto circa, iniziano un po’ di foto. 
La musica di sottofondo è Pop Corn, un vecchio pezzo anni 70 (non la versione di versione originale del 1969 di Gershon Kingsley ma vabbè) e successivamente Adiemus (Enya), che gli amanti di discovery channell non potranno non riconoscere.
Enjoy it.

REPORT

Sono pochissimi i motociclisti che riescono a sgusciare tra le maglie delle proprie responsabilità di lavoro e familiari per raggiungere le proprie mete preferite, senza poi scontare pene domestiche detentive in stile 41-bis per essersi assentati per una misera settimana dai loro doveri di padre o compagno.

Al vostro capufficio potete pure raccontare qualche storiella, i figli li piazzate dai nonni, ma con lei è diverso: ecco perché la fase più delicata della preparazione al viaggio è proprio la gestione della vostra dolce metà. Ma allora perché non giocarsi tutto proponendo alla vostra ragazza di accompagnarvi?

L’idea è ad alto rischio in quanto potrebbe anche essere accettata. Nel caso ciò si verifichi, è fondamentale un opportuno approccio al problema. Dopo aver percorso in moto buona parte del nord Africa, dell’Europa e dell’Asia insieme da due o tre amici fidati, ho deciso di cimentarmi nell’impresa più folle della mia vita di biker: andare in Africa con mia moglie.
Entrambi sulla stessa moto.
Sapevo che mi stavo giocando il tutto per tutto quindi ho gestito il problema con la massima accortezza possibile: essendo sopravvissuto voglio rendervi partecipi delle mie esperienze a vostro beneficio futuro.

Ma procediamo per gradi: fase uno, analizzare la vostra partner. E’ sportiva? Coraggiosa? Curiosa? Raffinata? E’ una da tacco dodici o da espadrillas? Fa la pennichella come un ghiro o resta in piedi fino alle tre di notte ascoltando l’IPod?
Sul modello della vostra ragazza dovrete modulare la fase due (scelta della meta) e la cruciale fase tre (le tappe).  Un errore sulle fasi due o tre potrebbe mettere a rischio il vostro mènage matrimoniale per i prossimi due tre anni, quindi non fate il passo più lungo della gamba e limitate la vostra ambizione di esploratore a due ruote.

Una scelta di sicuro successo è rifare un viaggio già collaudato, magari modificando leggermente le tappe. La trasferta verrà descritta alla partner come tutto riposo, ponendo l’accento sulle SPA, sulle strutture di relax e degli Hotel (piuttosto che sulla qualità delle dune, che già vi state pregustando subdolamente).  Ecco perché ho scelto la Tunisia: vicina, d’effetto e relativamente civile pur essendo sempre suggestiva.

La durata di una settimana consente di visitarla in modo soddisfacente ed evita crisi di rigetto della vostra partner quando penserà ai bambini a casa. D’altro canto anche voi potrete trarre il massimo appagamento percorrendo alcuni tratti in fuori strada o su piste remote più o meno impegnative (non è il caso di anticiparglielo, come vedremo più avanti).  E’ fondamentale poi la scelta di una moto che consenta un’ottima seduta per il passeggero e un ampio spazio di carico (affidabilità assoluta e ammortizzatori confortevoli sono un altro paio di dettagli non secondari). Nel mio caso, una vecchia ma fidata BMW R80 G/S Paris Dakar del 1987, mi ha cavato d’impaccio più di una volta facendosi ben volere dalla passeggera che le ha anche appioppato nomignoli affettuosi.

E’ fondamentale essere prontissimi a reagire ad improvvisi colpi di sfiga che potrebbero compromettere l’intero viaggio. Per esempio, il banale trasferimento in traghetto si è rivelato pericolosissimo: il Genova-Tunisi con la Cotunav ha due navi, all’andata eravamo titolari di una lussuosa cabina di prima classe sulla Chartage, ma al ritorno – previsto sulla vecchissima Habib – la subdola agenzia viaggi mi ha venduto un biglietto di cabina senza bagno che si è rivelato invece un luogo infernale a cuccette miste, popolato da famigliole con innumerevoli bambini urlanti e vecchie arabe che rientravano probabilmente per un appuntamento con l’impresa di pompe funebri. Sembrava di essere nella classe economica del Titanic o in una canzone di DeGregori sull’emigrazione. Per fortuna un immediato upgrade in prima classe (fatto a suon di Euro) mi ha garantito un recupero notevole agli occhi della donzella, facendo rientrare l’allarme. Rischio scampato.

Una nota legge fisica stabilisce che una ragazza non può resistere in moto più di 4 ore al giorno dopo le quali il livello di nervosismo sale a DEF CON 5 (occhio lampeggiante, risposte a monosillabi e muso continuo per sette ore). Per tanto la prima tappa è stata ad alto rischio: 400 km da Tunisi a Gafsa, fatti in parte di notte per ritardo del dannato traghetto. L’Hotel Gafsa Palace (migliore della città) ha compensato ampiamente lo sforzo.

Il giorno successivo è però necessario diminuire la tirata se non si vogliono subire irrimediabili gli strali della controparte, quindi solo 200 km con attraversamento del mirabile lago salato Chott El Jerid, sempre di grande effetto in una radiosa mattina africana. Dopo poco eccoci a Douz (prima vera oasi alle porte del deserto) in tempo per un pranzo leggero e un hammam in uno dei bellissimi Hotel della cittadina (ho optato per il Tuareg Hotel, con piscina e vista su palmeto). A questo punto, ecco il colpo da maestro. Dopo l’hammam, viene comunicato alla ragazza che l’indomani non avrebbe dovuto fare altro che accomodarsi su una lussuosa jeep 4X4 per un trasferimento nel deserto verso la remota oasi di Ksar Ghilane.

Grazie a questo escamotage, io mi sono fatto la diretta Douz – Ksar Ghilane “par la sable” attraversando dune e tratti impegnativi senza alcun passeggero sul sellino.  In realtà questo è stato il clou del viaggio, atteso e bramato da mesi.

La BMW R80 G/S PD con gomme Continental TCK ha performato in modo eccellente nonostante l’età anagrafica (24 anni) e il peso (200kg più il sottoscritto). L’arrivo all’oasi vale il viaggio, con l’attraversamento di un erg abbastanza impegnativo e il tuffo rituale nella famosa pozza di acqua calda che sgorga al centro della palmeraie. Essendo con la vostra ragazza non badate a spese e scendete all’Hotel Pansea, meravigliosamente immerso nell’atmosfera locale, dove le camere sono tende berbere bianche ed elegantissime, che vi faranno sentire come Laurence D’Arabia.
Dopo una cena a lume di candela non potrete sottrarvi da una notte di sesso sfrenato nonostante le membra doloranti dai 170 km di deserto appena percorsi. Il giorno successivo, per la vostra ragazza relax in piscina e per voi giri “a margherita” attorno all’oasi (gita al fortino, Tembaine, Chenini, le mete sono numerose). 
Verso sera, con temperature più miti e in mezzo a mirabile tramonto rosso-rosa, siamo poi lentamente risaliti verso la tappa successiva (solo 130 km): la cittadina di Matmata, famosa per le abitazione troglodite dove George Lucas girò il primo Star Wars. 
Il viaggio volge al termine ed è meglio così perché la vostra girl (ora di nuovo in moto con voi) incomincia ad intensificare le chiamate a casa e invece di parlare di tole ondulee e approccio alla duna, ha ricominciato pericolosamente a sottoporvi il probabile esame a settembre di uno dei vostri figli.

Per raggiungere Hammamet da Matmata c’è il secondo tratto lungo: 400 km dopo i quali una rinfrancante seduta di massaggio all’Hotel Dar Hayat (4 stelle, 130 dinari), seguita da pomeriggio di shopping nella bellissima medina vi prepareranno ad una cena di pesce sul mare e alla partenza in traghetto da Tunisi il pomeriggio dopo.

Morale:

1)  Avete percorso 1700 km in moto, di cui 200 in pieno deserto (che potete anche esibire con i vostri amici con un pizzico di spocchia, esattamente come sto facendo io).
2)  In effetti vi siete un po’ rammolliti in posti da fighetti, ma in fondo una volta ogni tanto la cosa non guasta.
3)  La spesa è stata limitata (circa 1500 euro per entrambi, acquisti compresi) ma non ha prezzo il ritorno a casa che per una volta, non sarà gravato dalla solita ammorbante fronda domestica.
4)  Tutto sommato la vostra morosa/moglie/partner è stata soddisfatta e si è sentita parte di una vostra vita segreta che ha scoperto essere meno insidiosa di quanto pensava (lasciateglielo pensare…).
=>   Il bilancio è dunque positivo: ogni tanto avere il sellino occupato, paga :-)

Alcune dritte tecnico-turistiche
Moto
Invece della Bombolona che voi ben conoscete, condannata per antichi giuramenti ad una solo seat, stavolta ho usato la Bianchina: la BMW R80 G/S Paris Dakar del 1987. Le borse originali Krauser non sono sufficienti per due persone, quindi ho aggiunto la solita borsa a tubo Famsa posizionata sul portapacchi posteriore di serie.  La moto è completamente originale (la sella usata è quella doppia, molto comoda per il passeggero) mentre le gomme sono le già citate e osannate Continental TCK, tassellate da enduro, che si sono rivelate eccellenti sul fuori-strada impegnativo.  La moto su strada tiene una media dei 110-120 km/h anche in due a pieno carico e consente buone percorrenze giornaliere con un ridotto consumo di carburante.

Bagaglio
Solitamente un tasto dolente per chi viaggia con la morosa: per fortuna Giovanna si è rivelata di modeste pretese.
E’ comunque fondamentale limitare il corredo della vostra ragazza, che non ha chiare in mente le ridotte dimensioni di una moto. Da non dimenticare: foulard per il viso durante la marcia, guanti robusti e stivali in cuoio di qualità (leggi traspiranti). Noi che amiamo l’old-fashion avevamo casco jet, Ray Ban, jeans e giubbotto di pelle.
So che alcuni avrebbero qualcosa da dire in proposito…

Hotel e strutture ricettive
Facile trovarne di molti tipi in Tunisia. Noi abbiamo puntato ad una gamma medio-alta. Hotel Gafsa Palace (Gafsa),  Hotel Tuareg (Douz),  Hotel Pansea (Ksar Ghilane 00216 75 621 871), Hotel Matmata (Matmata), Hotel Dar Hayat (Hammamet). Non abbiamo mai pagato più di 150 dinari al giorno per due persone (cena inclusa).

Guida per il deserto
A Douz è facilissimo trovare guide ufficiali munite di 4×4, servendosi delle diverse agenzie turistiche facilmente reperibili. Noi ci siamo rivolti ad un nostro amico locale (Magic, proprietario dell’omonimo ristorante, “Chez Magique”, restaurantmagique@yahoo.fr, av Martyrs 4260, Douz), che ci ha trovato un’ottima guida munita di 4×4. (150 Dinari per una giornata di lavoro)

Documenti
Per la Tunisia non serve altro che il passaporto e la patente. Quasi tutte le assicurazioni coprono la Tunisia come Carta Verde, ma verificatelo: eventualmente in dogana potete sottoscrivere una assicurazione periodica locale .
IMPORTANTE: alla dogana italiana a Genova , i poliziotti chiedono il bollo sul passaporto (bastardissimi). Costa 40 euro: vedete di averlo se non volete girare per Genova alla ricerca di una tabaccheria aperta. In nave: non lasciate i documenti sulla moto durante il viaggio in traghetto: sarà infatti possibile sbrigare gran parte delle formalità a bordo presso funzionari della dogana imbarcati sul traghetto stesso.  Una furbata!

Traghetto
Se fate Ge-Tunisi, scegliete la Cotunav invece della GNV. All’andata le autorità tunisine fanno attraccare prima la Cotunav della nave italiana e si guadagnano due preziose orette.  Attenzione però alla nave: come è capitato a me, se siete sulla Chartage , nessun problema, ma se vi assegnano la Habib, nave di merda, rigorosa la prenotazione della cabina di prima classe (costa 60 euro in più ma la vostra moglie apprezzerà, e anche voi….).

Come me la sono sfangata sulle dune
Dopo aver visto la prima foto qua sopra, tutti avranno incominciato a sghignazzare e magari si saranno chiesti come è andata la parte hard del viaggio, quella che forse chi mi conosce da un po’, si aspettava. In effetti il tour super-pettine “Tunisia con la morosa“, ha avuto una parentesi di due giorni dove Giovanna si è trasferita su un 4×4 e il Parodi ha incrociato la spada con il deserto vero percorrendo la diretta tra Douz e Ksar Ghilane , via deserto.

Beh posso dirvi che con quest’accidenti di motoretta qui, mi si è aperto un mondo.
E’ una sensazione incredibile percorrere un piattone desertico senza pista, scegliendo ogni metro di strada senza badare ad altro che ad un punto di riferimento lontano due chilometri, che dovevo raggiungere per il percorso migliore.  Lo spirito dell’enduro, ragazzi, e badate bene, non della “sala giochi” con quad o motine KTM  da cento chili, ma con una moto che è una signora del viaggio itinerante, un mezzo da caricare e con cui farsi portare in giro, da casa fino alla fine del viaggio.

E’ stato facile? Non so: e comunque si è trattato di un assaggio di deserto, con l’attraversamento di due Erg, di cui uno abbastanza serio come altezze (sui 5 metri), mentre il secondo (quello famoso, del Fortino di Ksar Ghilane) con molte dunette più basse, continue e vicine, non meno impegnativo.

E’ stato un piacere e una scoperta, per uno come me che ha assaggiato piste e sabbioni con moto da 400 kg e gomme da strada. La scoperta del piacere di accelerare e disimpegnarsi, il gusto di sentire che le gomme artigliano la sabbia e ti spingono avanti, la sicurezza che se ti  pianti o cadi, potrai alzare la moto da solo senza sforzi sovrumani.

Sono cose che rassicurano e che rilassano, ma anche che ti portano a osare di più e quindi a trovarti in situazioni anche più uncasinate, ovviamente.

Ed eccomi quindi allora, ad apprendere l’approccio alla duna, le sue astuzie, i suoi segreti. Da che lato? A che velocità? Con che marcia? Cose che è inutile stare ad elencare qui (non ne ho poi certo l’autorità) ma che ho trovato istintive e che credo che – a chi ha e due ruote nel sangue – vengono più spontanee di quanto ci si aspetta.

Peso indietro, seconda in coppia piena, sguardo lontano e non sulla terra davanti alla ruota, manubrio morbido e spinta posteriore potente.  Prendere la propria strada, sceglierla con anticipo e tempismo: ecco forse la cosa più importante e più difficile. Non esitare, non cambiare idea all’ultimo, titubando e facendosi prendere dai dubbi. Perchè una duna o una valletta hanno una velocità minima di approccio sbagliata la quale, neanche lo spirito del buon Meoni potrebbe più aiutarci.

Ed ecco quindi che ciò che si è appreso in tanti anni di strada, ritorna a supportarci. Un po’ di fiuto, un po’ di culo, e se poi ci si pianta, pazienza: moto a terra, muso verso valle, e si scende di nuovo giù, sotto la duna, per riprendere un po’ più di rincorsa o -meglio – per cambiare lato o direzione.

E’ stato bellissimo: mi sono sentito vicino al deserto come non mai, perchè davvero la sua terra vergine scorreva sotto le mie ruote, la sabbia lambiva gli stivali e le leve del cambio e quando mi piantavo e magari volavo giù, era la sabbia giallo rossa ad accogliermi e ad attutire la caduta.

Credo che sia giusta, per me, un’evoluzione di questo genere.
Me la sentivo, leggendo storie di raid, di avventure e libri di viaggiatori. Guardando le mappe e parlando con persone che le hanno attraversate, osservando paesi collegati da nulla che non fosse una pista tratteggiata sulla Michelin.

Fino a ieri erano sogni da accarezzare. Magari da domani potranno trasformarsi in realtà.

(non necessariamente con la morosa, eh….. :-)




Prego apprezzare l’abbigiamento tecnico per lui e per lei….

Lo Chott El Jerid, al centro si trova questo vecchio bus abbandonato e calcinato da sole e sale…

Threepercenters forever…..


L’hote Pansea, a Kasar Ghilane, qui sotto

Qui sotto, la famosa pozza dell’oasi

… quella di prima non è l’unica pozza dell’oasi, a quanto pare…..

Benzinaro dell’oasi


Qui sopra e anche sotto, il Caffè di Bir Soltane con posto di guardia. Un tempo era sulla pipeline sabbiosa e pistaiola. Oggi miseramente asfaltata. Compare ancora il nostro stemmino che lasciammo nel 2005 quando decidemmo di andare avanti verso l’oasi

Ok, ragazzi. Prendiamo a calci questa cazzo di Pipeline!!!” (Mario Giugovaz, maggio 2005, Bir Soltane alle 14.30. Circa 40 gradi…)

Partenza al porto di Tunisi….

Ti clonano la targa, eh…


Qui sotto, incontriamo gli amici di Norev: 100 Citroen 2CV, che hanno  attraversato la Tunisia, partendo dalla Bretagna, in 15 giorni…

Piene di francesi, ovviamente


Qui sopra: Hammamet, dal nostro Hotel…


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