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31 dicembre 2010
Noi partiamo ragazzi
Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo.
Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione
Jack Folla


28 dicembre 2010
Moto: istruzioni per l’uso
The difficulty of literature is not to write, but to write what you mean
Stevenson

Solo una cosa, vi dico.
Quando leggete quelle stronzate del tipo “e allora lui, abbandonato dalla morosa, o licenziato dal lavoro, o dopo essere stato sfanculato dagli amici, insomma il nostro eroe prese la sua moto e dopo averla accesa, il rombo basso e caldo del big twin incominciò a pervadere il suo corpo e la sua anima, e la moto, con il suo pulsare continuo lo fece sentire bene, e tutto gli sembrò all’improvviso diverso, più gestibile, più chiaro. Egli ingranò la prima e scomaparve all’orizzonte.
Di solito verso un tramonto rosso fuoco”
Beh sapete una cosa?
Palle.
Bullshit.
Stronzate.
Credo pure di averle già scritte anch’io, e più di una volta.

You know what? La vostra moto non vi tirerà fuori dai vostri casini, non vi cambierà l’umore, non vi tranquillizzerà facendovi sentire migliore.
Sarà solo un pezzo di ferro, morto e freddo, in fondo al vostro garage. Mentre voi vedrete il guano che arriva alla caviglia, lei non potrà fare un cazzo per voi.
Perchè vi dico questo?
Perchè la moto è solo un mezzo, un tramite, un enzima che serve a completare una reazione chimica che deve partire da voi, dal vostro cuore e dal vostro cervello.
La moto non è una bacchetta magica, un elisir o una stronzata di amuleto.

E’ la vostra rappresentazione meccanica. E’ quello che – nel corso di anni – voi ci avete messo per farla diventare così, per farla vostra, amandola, spendendoci soldi e tempo. Per farla assomigliare ancora di più a voi.
Ed è proprio perchè vi assomiglia che se qualcosa non funziona dentro di voi, lei non può farci niente.

Non può parlarvi, non può sostituirsi a tutto ciò che vi rende felici: alle cose veramente importanti come una persona vicino, un amico che ti abbraccia, una soddisfazione in quello che fate, gli occhi dei vostri figli che ridono, la gratitudine di qualcuno.
La moto è parte di voi, e con voi gioisce e si rattrista, ma non può cambiare il vostro umore.

Non sopravvalutatela, ma amatela per quello che è: un meraviglioso strumento di immaginazione e di miglioramento, una macchina magica che ha il dono di farvi fare cose che senza di lei non avreste mai potuto neppure immaginare, un accessorio che ha la possibilità di rendere la vostra vita ancora più bella e degna di essere vissuta.
Ma che senza di voi, resta quello che era prima che vi facesse innamorare di sè, attraverso una vetrina di un concessionario o su un angolo di una strada:
un pezzo di ferro, fluidi e gomma, che ha bisogno del vostro entusiasmo per vivere.

Take care, men, and ride your life…
Roberto


24 dicembre 2010
Qualcuno mi spieghi
Continuo a chiedermi che senso ha il Natale, se non siete il signor Giochipreziosi o il proprietario della drogheria del centro o Madame Veuve Cliquot.
Nessuna ricorrenza, per giunta falsata da logiche di mercato, può giustificare lo stress accumulato in queste ultime due settimane per rispettare assurde scadenze, fare lo slalom nel traffico impazzito, code nei negozi, acquisto di biglietti, assoggettamento bovino a prezzi raddoppiati ed esaurimento scorte, e poi ancora tensioni per la fine dell’anno di business, bilanci dell’anno in corso, budget per il prossimo, senza dimenticare la temperatura fredda di fine dicembre, i virus nell’aria, i raffreddori, la pioggia, la tuta diluvio umida che ti stringe le palle e ti fa bagnare lo stesso le mutande.
Ti ripaga il sorriso dei tuoi figli che scartano un regalo? Vogliamo parlarne?
Ok, allora posso dire che che vedere i miei figli felici è sempre un motivo di felicità anche per me, ma non a queste condizioni. Non perchè “è natale e allora bisogna fare regali”. Non è così che deve funzionare, cazzo. I ragazzi non devono aspettare questa dannata scadenza solo per ricevere – e non si sa per quale motivo – dei regali.
Ecco perche natale è la festa più falsa dell’anno e quella che sento meno mia.
E ancora di più mi fa incazzare che qualcuno abbia deciso che debba essere così, e perchè non si può più fare niente per evitarlo.


22 dicembre 2010
Day by Day del viaggio del Parodi nell’africa dell’Ovest
E mentre il Parodi si sbatterà in giro per l’africa a me non resta che fare due cose; aggiornare il sito con i messaggi al campo base e godermi il finale di Scheggia!!!!
Long Ride my friend…. Long Ride
Il Depia

21 dicembre 2010
Day by Day del viaggio del Parodi nell’africa dell’Ovest
Ragazzi, come già abbiamo fatto per l’Algeria e l’India, potrete seguire anche questo viaggio “quasi” in diretta, qui sul sito.
Il Depia aggiornerà periodicamente il sito con le mail e gli SMS che gli invierò giorno dopo giorno.
Dal 30 dicembre in avanti, saremo in Senegal e sdoganeremo le moto.
Saremo in tre: Francesco Veneziani su una Yamaha XT 600 monocilindrica, Andrea Maestri su una BMW GS, ed io sulla BMW R80 G/S Paris-Dakar.
Due amici con cui condivido l’amore per i viaggi in moto anche se questo sarà il primo fatto tutti e tre insieme.
Francesco ha esperienza di Marocco e un viaggio in India, Andrea invece è reduce da esperienze asiatiche (da Milano a Tehran andata e ritorno, più Siria e varie altre performance in zona).
Non è la prima volta che www.Threepercenters.it li ospita ma sono sicuro che li rivederete presto su questo sito.

20 dicembre 2010
Riders
Una bellissima recensione di Paolo Sormani


18 dicembre 2010
Il regalo di Juri
…l’ultimo cliente ha smesso di giocherellare con quel poco ghiaccio rimasto nel tumbler del suo sesto Jack Daniel’s, e ha preso barcollante la via di casa.ho così finito di ascoltare, per l’ennesima volta, il monologo di un tale che non fa altro che lamentarsi della sua vita, quando invece ha passato l’intera esistenza a far si che la propria vita andasse esattamente in quel modo…..

Caro Roberto,
non riesco a chiudere il bar e far finta di non aver letto Scheggia…è più forte di me , non riesco a rimandare a domani…anche se è tardi.. anche se sono stanco…
e…anche se non sono uno scrittore, un giornalista ne tanto meno un letterato,
due righe, le butto giù volentieri.
certo che comunque l’ opinione di un barista l’ ascolti volentieri…
dalla prima volta che t’ ho incontrato, m’ è subito parso d’ averti dato una buona impressione, come del resto tu hai dato al sottoscritto e allora eccoti il mio pensiero…come se fosse un modo per ringraziarti delle emozioni che hai saputo darmi.
quando ho iniziato a leggere “Scheggia”, ero spinto dalla solita curiosità da libro nuovo, carico di aspettative e talvolta, dietro l’ angolo, magari anche delusioni.
quello che però non avrei mai immaginato di trovarci, è la costante ricerca di “noi stessi”…o forse era quello che nell ‘angolino più in ombra del mio ego.. speravo di trovare…
questa tua voglia contagiosa di provare, capire ,assaporare qualsiasi terreno,luogo,sguardo o mente.
il mettersi in gioco per davvero e fare capire agli altri ciò che si prova, con l’ unico metodo che un vero leader ha a disposizione…
coinvolgerli nelle proprie “cazzate”, magari con delle scuse, magari non raccontando tutta la verità ma comunque rendendoli partecipi irrazionalmente di un ‘esperienza che da soli non avrebbero mai intrapreso.
i compagni di viaggio.. sono in debito con chi decide di partire, ma non sempre lo sanno..anzi spesso pensano il contrario.. o forse faticano ad ammetterlo..trovano tutti i difetti del mondo in qualsiasi cosa, dal colore delle scarpe alle poche tette di una improvvisata barista,criticando una scelta presa..ma alla fine son costretti ad ammettere che si son guardati dentro, che faccia bene o male ma l’hanno comunque fatto.
questo è ciò che li renderà diversi, questo è ciò che capiranno increduli vedendo la serenità di chi aveva da tempo scelto di partire , come se questo tale sapesse tutto già dall’inizio.
e in quell’istante,
quando questi compagni di scorribande si guarderanno al termine di un viaggio,stanchi, impolverati ma felici,
la luce nuova di questi sguardi,
sarà l’onesta e sincera ricompensa
per quel pazzo che tempo fa aveva deciso di partire…

sono ben felice di aver trovato nel tuo scritto tante risposte.
soprattutto perché credo che esplorare il deserto dentro noi sia accettare la sfida più difficile.
Bravo Roberto,ancora una volta hai saputo emozionarmi senza annoiare.. senza risultare banale, o cadere nei soliti luoghi comuni…
per questo spero di riuscire ad incontrarti alla presentazione, per stringerti la mano, per farti scarabocchiare due righe sulla prima pagina del Libro…
e per farti i complimenti dal vivo…che fan sempre piacere..
con tanta stima…
un abbraccio Sincero…
come quando si lascia la frizione e si intuisce che il nostro cuore sta andando proprio…dove vuole….
a presto
Jury

17 dicembre 2010
Scheggia già in ristampa!!
Fulminata la prima edizione, grazie a tutti.

Poi ho scoperto che è già disponibile anche in e-book.
Qui per esempio, ma anche qui , e qui. Insomma, non avete più scuse!
Grazie ancora a tutti

8 dicembre 2010
Provateci
Avete mai provato cosa si sente a trovarsi con due amici al casello di una qualsiasi autostrada, con qualsiasi, moto, per andare da qualsiasi parte?
Se non l’avete ancora fatto, provateci.
La cosa più strana è che magari fino a un paio d’ore prima, non ne avrete questa gran voglia. Magari fa freddo, magari non siete in forma, magari la vostra ragazza o i vostri figli, vi avranno fatto sentire in colpa.
Può darsi, insomma, non siamo degli zingari, no? Abbiamo le nostre cose, che , nostro malgrado, dobbiamo far funzionare, giorno dopo giorno.
Fatto sta che ci andate. E magari fa freddo davvero, ma voi vi siete coperti. Avete indovinato l’abbigliamento: non sembrate degli omini michelin, ma state caldi, e avete pure quel paio di moffole dietro, caso mai servissero.
I ragazzi sono già lì, uno magari arriva con qualche minuto di ritardo e viene bonariamente cazziato.
Ma quando arriva e siete pronti, beh, è una bella sensazione. Le moto sono calde e avete il pieno. La giornata è tersa anche se un po’ fredda e non sapete come andrà a finire. Dopo i primi chilometri, entrate in simbiosi con la vostra moto. La guidate con il culo e con i fianchi, il resto lo fa lei. Voi siete i cavalieri erranti e la strada è il sentiero dove scegliete di viaggiare. La meta, beh, può essere qualsiasi dannato posto vi passi per la testa, andrà bene lo stesso.
Incomincerete a pensare che è già un po’ che non vi trovate con qualche amico per un bel giro in moto, e vi verrà voglia di rifarlo. Vi appunterete mentalmente che tra un paio di domeniche potreste di nuovo ritrovarvi, per quel giro del lago, o per quella scappata nell’oltrepo’ che avete in mente da un po’ di tempo.

Quel giorno, noi tre abbiamo tirato dritto fino a Genova, e poi ancora dritto fino al porto, e poi ancora dritto fino al molo della Messina Line.
Le nostre tre moto avevano pochi bagagli, meditati e leggeri. Cose che non si portano per un giretto domenicale, roba un po’ più pesante: camere d’aria, regolatore di tensione, tester, cavi, filo di ferro.
Abbiamo firmato un paio di documenti e tre operai ci hanno aperto davanti alla faccia un container arancione da 20 piedi.
Dopo una mezzora di lavoro per fissare le tre motociclette, hanno piombato la porta del contenitore e sopra ci hanno attaccato un timbro.

Sopra c’era scritto Dakar.


7 dicembre 2010
Video
Ho raggruppato tutte le mie cazzate televisive-video qui. Dai tempi delle Invasioni Barbariche fino alle presentazioni di Scheggia, una paginata di links a you-tube..
Giusto se non avete niente di meglio da fare.

2 dicembre 2010
Simona e Scheggia: la dolce fatica di un viaggio
Scheggia l’ho letto in un giorno..senza riuscire a staccarmici..
Un magnetismo stregato dalle emozioni mi impediva di togliere gli occhi dalle sue pagine..pagine che si evolvevano in immagini nella mia mente..immagini intense, di quelle che quando si mostrano ai tuoi occhi hanno il potere di far scomparire il resto dell’universo..
Ero anch’io lì in sella a quella moto, a mangiare ai tavolini polverosi, a rivivere sulla mia pelle, in quei precisi istanti fatti di righe e parole, quello che il deserto mi ha regalato durante i viaggi e mi regala ogni giorno rimanendo parte segreta e silenziosa, ma ben presente, del mio animo.
Scheggia per me è stato come una droga. Una droga buona chiamata adrenalina.
Adrenalina che si trasforma in vento che mi sembra stia scorrendo sulla pelle..sabbia che ho tra i vestiti..voglia impellente di partire, di ricominciare a sentire la dolce fatica di un viaggio, di ricominciare ad ascoltare il proprio animo arricchirsi con tutto quello che un viaggio può insegnare..

Scheggia è anche questo..tirare il freno quando serve..quando tutto sembra gettato nella grande centrifuga della vita avere la forza di riprendersela e tornarne a godere.
Simona

Grazie Simo,
sapevo che anche tu avevi la scheggia dentro di te
Roberto

1 novembre 2010
Nel deserto, a scheggia…
Una bella intervista su WUZ.
Qui.

30 novembre 2010
Pomeriggio sul 2: oggi
Se oggi pomeriggio aveta un televisore a portata di mano, oggi alle 14.45 sono a Pomeriggio-sul-2, su RAI DUE appunto.
Intervistato da Caterina Balivo.

Questa:

29 novembre 2010
Arriva il momento
Arriva un momento in cui il viaggio inizia.
Ok, nella tua testa è iniziato molto prima, con il germe che si insedia nelle tue meningi ed incomincia a generare opzioni, idee, possibilità. Questo si verifica un bel po’ prima, e questi sono i “pensieri leggeri”, cioè quelli che non fanno male , sono semplici, creatività pura, possono cambiare, svilupparsi, non hanno paura di finire in vicoli ciechi e strade senza uscita.
Ma poi il viaggio diventa qualcosa di più concreto e i pensieri da “leggeri” diventano progetti, cose che devono funzionare, che devono essere risolte. Se queste cose non vengono risolte, si trasformano in “cazzi”.
Poi però arriva il momento in cui hai capito che partirai davvero: di solito capita quando arriva il carnet de passage o i passaporti con i visti o i biglietti per il traghetto.
Settimana dopo settimana, siamo arrivato a questo punto. I documenti ci sono e oggi ho anche il booking dei container.
Si parte ragazzi e sarà un viaggio pazzesco.
Per la prima volta spediamo le moto in container dall’Italia invece di andare direttamente là guidandole, ma questa volta è veramente troppo lontano.

Stiamo parlando del West Africa ragazzi: il Senegal, il Mali, il Burkina, e poi il Togo e il Benin.
Il Voo Doo e i Dogon, la sabbia e i grandi fiumi africani, come il Niger e il Senegal. E il tutto per riuscire ad assistere al Festival Au Desert: tre giorni e tre notti di musica, follia e emozione in mezzo al deserto, vicino a Timbuctù.
Troppa sabbia per la Harley, e troppa africa per non dedicare questo giro alla R80 G/S, che di secondo nome fa “Paris-Dakar”.
Venerdi pomeriggio, lei ad altre due vecchie enduro, (una Yamaha XT 600 e una GS), prenderanno posto in un container da 20 piedi al molo Messina di Genova, con destinazione Dakar.
Noi le raggiungeremo a fine anno.
Il viaggio è iniziato: rock n’ roll!


23 novembre 2010
Schegge di sole
Una recensione che sa di sabbia e vento, da parte di un amico, motociclista e viaggiatore: Davide Fiore
Qui

23 novembre 2010
Africa nel cuore
Ragazzi, una sfida e una proposta.
Noi a capodanno scendiamo in Africa: Senegal, Mali, Burkina, Benin e Togo.
Qui, ci sono dei miei amici che faranno lo stesso, via terra, ma con un pulmino da regalare ad una ONLUS da molto tempo attiva per in quelle zone per il bene dei bambini di strada.
Hanno ancora un posto libero e cercano qualcuno che abbia voglia di unirsi a loro per un viaggio spettacolare ma anche utile a molte persone che laggiù stanno aspettando questo mezzo ed altri aiuti che dovranno essere portati. Devono completare l’equipaggio e uno di voi potrebbe cambiare il destino di quei bambini.
Vi allego la mail con i suoi contatti.

Sono persone che conosco personalmente e vi direi che ci vado io, se non fossi già là con la moto.
E’ un’occasione unica per fare un viaggio memorabile, a basso costo e con un contenuto sociale di cui vi ricorderete per sempre.
Pensateci.

Da: Associazione AFRICASA ONLUS
A: The Threepercenters
Inviato: Mar 23 novembre 2010, 14:02:31
Oggetto: Richiesta
Ciao Roberto,

ti chiedo un favore….noi stiamo ancora cercando una persona per partire per il viaggio via terra fino in Senegal, l’obiettivo è quello di raggiungere la casa famiglia di Mbour che si occupa di bambini di strada e vendere laggiù il pulmino che ci hanno donato, così che con la vendita si possa contribuire al sostenamento dei bambini per qualche mese prima di iniziare il programma di adozione a distanza e allo stesso tempo investire la parte restante nel termine dei lavori della biblioteca per il villaggio di Dafo e iniziare a studiare il progetto con la comunità locale togolese della costruzione di un dispensario medico, un piccolo centro ambulatoriale.

Poi dopo il Senegal via terra con gli altri mi sposterò in Togo per qualche mese a studiare bene la cosa, anche con l’università di agraria di lomè per la creazione in futuro di una piantagione di avocado per la popolazione locale del villaggio.

Non è che può mettere lì la pulce anche sul tuo sito, metti caso che ci sia qualche pazzo che voglia farsi questa esperienza fino in Senegal attraverso Marocco, Western Sahara e Mauritania, in un programma di visite di associazioni di realtà locali insieme al fascino del viaggio?

Se puoi mi faresti un gran favore a indirizzarli a questo contatto mail: africaeparole@gmail.com
Grazie e a presto

Ciao, Toni Bocale
Associazione AFRICASA ONLUS
www.progettoafricasa.org C.F. 91055370125, sede legale Via Aleardi, 22 21013 Gallarate (VA)

19 novembre 2010
Due anni dopo
Giorno più o giorno meno, due anni dopo il lancio del Cuore a Due Cilindri, ecco Scheggia!

Grazie a tutti voi, che avete voluto essere insieme a me venerdi 19 alla Mondadori in Duomo.
E naturalmente grazie alle mie sorelline, alla mia famiglia e agli amici che hanno trasformato quella sera in qualcosa che non dimenticherò mai!
Grazie a tutti e un brindisi a SCHEGGIA: d’ora in avanti dovrai camminare sulle tue gambe!






Foto di Ale Romiti (quella sopra)





I Threepercenters “the originals”

18 novembre 2010
La mente del Motociclista

La mente di un motociclista ha misteriose connessioni con il mezzo a due ruote che lo sta trasportando. È probabile che ci sia qualcosa di atavico in tutto ciò: il cervello ricorda le grandi migrazioni che per millenni le popolazioni hanno dovuto affrontare per salvarsi da carestie, guerre e pestilenze. Quando il trasferimento inizia, la mente del motociclista entra in simbiosi con il viaggio stesso, rendendolo più leggero, alleggerendosi essa stessa di molti pensieri molesti, che lo renderebbero insostenibile.

Probabilmente con i motociclisti questo fenomeno è più accentuato perché sono gli unici, oggi, che ancora viaggiano cavalcando qualcosa. I movimenti dei fianchi e della schiena guidano la moto in modo non troppo diverso da quello che facevano i cammellieri del medioevo o i cavalieri indiani sui loro mustang.

E la mente sembra capirlo, lo ricorda, e pone il motociclista in uno stato psicofisico particolare, fatto di atarassia e di attenzione al tempo stesso: la prima per riuscire a rimanere immobili o quasi, per ore e ore nella stessa posizione, con gli stessi pochi muscoli tesi e sotto sforzo, per controllare le sensazioni di fastidio e insofferenza tenute faticosamente a bada dalla volontà. La seconda, invece, per poter effettivamente guidare, riservando un minimo di concentrazione alla conduzione di un mezzo che, a differenza delle redini di un cavallo, ha bisogno di chi lo monta per seguire una strada.
“Scheggia”, 2010

10 novembre 2010
Un po’ di allargamento sui media
Date un’occhio alla nostra rassegna stampa

2 novenbre 2010
The Big Khauna
Un monologo da tenersi sul comodino, tratto dal film omonimo.
Il fatto che lo pronunci Danny deVito, non deve rendervi prevenuti.
E accettate il consiglio… per questa volta.

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

28 ottobre 2010
Scheggia su Motociclismo
Ragazzi, occhio che il libro esce il 9 novembre.
Quindi non fiondatevi ancora in libreria!

27 ottobre 2010
Thong

26 ottobre 2010
La prima recensione di SCHEGGIA
Promosso, direi.

E altre citazioni su blog Sportster-duecilindri.
http://duecilindri.blogspot.com/2010/10/scheggia-di-roberto-parodi.html


22 ottobre 2010
Cibo per l’anima
Grazie alle indicazioni di Francesco Veneziani, agevolo un sito che non mancherà di ispirarvi. Moto, personaggi, lifestyle, come piace a noi : The Selvedge Yard.
qui

20 ottobre 2010
Ragazzi, vi presento SCHEGGIA
Ci siamo finalmente.
Ai primi di novembre uscirà in tutte le librerie il mio secondo libro:
“SCHEGGIA, una storia di moto e di amicizia”.
A distanza di circa due anni dall’uscita del “Cuore a due cilindri”, ora alla sua terza edizione, ecco a voi il mio nuovo libro.
E’ una cosa un po’ diversa stavolta: un romanzo.
Una storia “on the road“, nella quale si muovono tre amici che hanno passato molti anni a viaggiare insieme sulle loro Harley e che la vita poco per volta ha allontanato, trasformandoli e facendoli diventare diversi da loro stessi.
Tre persone normali: non radical bikersbackpackers che hanno il tempo per starsene anni in giro per il mondo. Tre amici nei quali è facile immedesimarsi, con i problemi di tutti i giorni, la consapevolezza del tempo che passa e il pensiero latente del bilancio della propria vita.
Tre tipi abbastanza incasinati, ma dentro ognuno di loro c’è ancora il guizzo, la scheggia, la follia pronta a saltare fuori, e quindi eccoli rincontrarsi dopo cinque anni al funerale del loro amico Fedro, misteriosamente scomparso in Africa, e a guardarsi senza quasi più riconoscersi.
Quel momento sarà fondamentale per far crescere dentro ognuno di loro, la consapevolezza che bisogna partire ancora per un ultimo grande viaggio in onore di quel loro vecchio amico, e forse anche per loro stessi.
Una storia che si srotola con il ritmo pulsante dei cilindri di tre Harley come al solito inadeguate ed ingombranti, ma generose e testarde nel raggiungere gli obiettivi e rincorrere i sogni che tre ragazzi ormai cresciuti, scoprono di avere ancora nascosti in fondo all’anima.
Scheggia, Accio e Raniero affronteranno come mille altre volte le difficoltà e il piacere immenso di un lungo viaggio in moto, ma cercheranno di capire dove puntare le forcelle della moto e della loro vita. Grazie ad incontri inaspettati, personaggi spesso reali e non inventati dal me, che li costringeranno a guardarsi dentro e a volte anche a soffrire, accettando di essere se stessi, anche se a volte questo ha un costo.
La realtà e il romanzo si incrociano in SCHEGGIA, che è basato su un mio viaggio realmente compiuto l’anno scorso nel deserto, ed è proprio il sahara, i bivacchi dei tuareg, le lunghe piste della transahariane e il massiccio dell’Hoggar , insieme ad una Milano che sembra lontana mille miglia, ad essere il palcoscenico dove questi personaggi cercheranno di portare a termine ciò che hanno promesso a Fedro e a loro stessi.

Non ho idea se il risultato meriti o meno la vostra attenzione: l’unica cosa di cui sono certo è che questa è una storia i cui protagonisti hanno poche certezze e molti dubbi, ma che hanno avuto il coraggio di guardarsi dentro ancora una volta, e hanno potuto farlo perché non erano soli ma avevano qualcuno accanto.
Una storia di moto e amicizia, e chi si è cimentato almeno in una di queste due cose meravigliose, sa che per entrambe non si può aver la pretesa di guardare troppo lontano senza correre il rischio di sciuparle. Ecco perché quando ho iniziato a scrivere la prima pagina, ho provato la stessa sensazione di quando premo lo starter della mia vecchia moto: non sapevo esattamente dove sarei andato a finire, ma sapevo di avere davanti una lunga strada e che sarebbe dipeso soltanto da me come l’avrei affrontata.
Roberto Parodi

LA PRESENTAZIONE DI SCHEGGIA AVVERRA’ PRESSO LA LIBRERIA “MONDADORI” DI PIAZZA DUOMO, A MILANO.
IL 19 NOVEMBRE 2010, ORE 18.30

Non mancheranno le mie meravigliose sorelline Benedetta e Cristina, che mi aiuteranno a presentare SCHEGGIA.
Vi aspetto, ragazzi


18 ottobre 2010
Schegge e Rombi
Arrivo al Rombo di Tuono con la Citroen Saxo di mia moglie, visto che a Milano pioveva.
In realtà da Agrate in poi la piggia smette e inizio a smoccolare, dal momento che Corrado mi aveva suggerito di venire in moto e mi aveva offerto di farla anche salire sul palco, per meglio identificarmi come motociclista di lungo corso.
Ci tenevo, ma sembra che il rider 3% si farà vedere in citroen bianca piena di confezioni di pigiami da bambini e merendine in putrefazione.
Il giubbotto threepercenters ce l’ho, però: che chi vuole notare lo nota. Basta che non mi si veda mentre sto scendendo dalla Saxo, sotto una pioggerellina fastidiosa che ha ripreso a scendere in quel di Brescia (meno male, così la scusa della macchina ci poteva stare), e un tubo da disegno che contiene due poster di Scheggia, tanto per portare qualcosa alla presentazione del libro dove il libro non c’è visto che esce solo al 4 novembre in libreria.
Mi affretto verso la fiera, insieme a frotte di bresciani in coppia o gruppetti, io da solo con il mio tubo del cazzo.
La Fiera di Montichiari è veramente strapiena e non offre solo un appuntamento biker ma anche interessanti padiglioni di scambio e di auto e moto e varia attrazione motociclistica.
Alle casse c’è una coda che manco al controllo passaporti di Linate il lunedi mattina, ma Corrado mi fa passare come un vero VIP e mi ritrovo vicino a un cassone di cartone con il mio manifesto attaccato, con un fotografo che mi vuole fare un po’ di scatti.

Mi avventuro nella fiera, che trovo simpatica e movimentata. La gente si diverte e non mancano elementi fondamentali quali gnocca, belle moto e moltissimi stand di vendita di merce-biker e aerografature di caschi.
Non resisto alla e ne compro uno anche io: un casco jet metal flake colore rosso bordeaux leggermente da omosessuale. So già le critiche che susciterà tra i miei amici, ma si sa, è giusto anche morire per sostenere le proprie idee.
Passo cinque minuti con Moreno Persello di Bikers Life e Maurizio Vettor (nuovo direttore del nuovo Freeway Magazine). Vicino a noi un aerografatore dipinge il corpo nudo di una modella con fiamme che avvolgono una bandiera americana.
Mi spiace per voi, non averla fotografata…
Spiego loro in due parole di cosa tratta il romanzo e completo il mio giretto in fiera.

Il momento topico arriva fin troppo presto e Corrado mi presenta su un palco immenso (servirà per il beauty contest delle moto), su cui salgo nell’indifferenza generale.
Con un microfono che lotta contro il rock n roll che esce a palla dagli stand di tatuaggi e magliette custom, Moreno e Maurizio cercano generosamente di creare una conversazione su questo mio nuovo libro. Non ci sono sedie, c’è un solo microfono che ci scambiamo toccandoci la spalla quando c’è qualcosa da dire.
La situazione, perfetta per un biker contest, è un po’ surreale per la presentazione di un libro (benchè in tema motociclistico).
Mi rendo conto che il pubblico è più che altro composto da amanti del custom e di auto americane, estimatori di moto e trasformazioni tecniche e di audaci aerografature, più che mototuristi o topi di biblioteca.
Dopo 4 secondi capisco che se mi metto a parlare del libro da un punto di vista letterario per me è finita, quindi dò una deriva assolutamente e puramente motociclistica: cosa si può fare con le nostre Harley? fin dove ci possono portare? cosa ci fanno pensare, immaginare, sognare?
Poco per volta uno sparuto gruppo di spettatori si ferma sotto il palco e (sembra ) ascoltino le mie fregnacce. Solo dopo un bel po’ mi sembra di aver ingranato e la conversazione galoppa con il valido sostegno di Moreno e Maurizio, ma purtroppo già qualche “basta!!” si sente alzarsi dalla massa e non voglio rischiare il lancio di oggetti che, trattandosi di una fiera custom, non sarebbero pomodori, ma probabilmente qualcosa di molto più duro e arrugginito.
Saluto e me ne vado, scendendo tra il pubblico che aspetta il biker contest, tra una serie di moto già pronte per salire sul palcoscenico a loro sicuramente più congeniale.
Ritornando da solo verso lo stand mi sento come un pugile che se l’è prese, ma basta una mano sulla spalla e una voce: “Ehi scrittore!” un paio di ragazzi mi fermano per un saluto e una foto insieme, un altro mi dice che ha letto il Cuore a 2 cilindri e che aspetta Scheggia con ansia. Altri mi si avvicinano e mi stringono la mano facendomi i complimenti per i miei viaggi.
Il loro affetto e il loro calore compensano un po’ di quel gelo che mi sembra di aver sentito nell’aria poco prima.
Dietro il palco stacco i miei cartelloni dallo scatolone di cartone, come un musicista di strada che chiude la custodia della sua chitarra, alla sera .
Fuori piove ancora e tra due settimane il mio libro sarà in libreria: basta parole, lasciamo parlare SCHEGGIA.

Un rigraziamento particolare a Corrado per l’invito al Rombo di Tuono, e un saluto a Moreno Persello e Maurizio Vettor, che ringrazio per aver affrontato coraggiosamente la folla di bikers, per presentare il mio libro.


12 ottobre 2010
Il mio libro SCHEGGIA e Rombo di Tuono
Ragazzi, sono stato invitato a presentare il mio nuovo libro “SCHEGGIA, una storia di moto e amicizia”, al Rombo di Tuono, a Brescia.
Se volete ci vediamo lì questa domenica 17 ottobre, dopo le 15.00.

Attenzione, il libro sarà disponibile in libreria solo il 4 novembre quindi non potrete comprarlo, però sarà un’occasione per parlarne e vi presenterò i contenuti.

Vi aspetto

5 ottobre 2010
Vecchietti
Questa mattina in corso Italia, vedo il vecchietto bastardo che tocca la spalla a Vigile (che già stava multando una macchina sul marciapiede), e gli indica una moto che avendo sorpassato una serie di macchine in coda, e lo aveva costretto ad aspettare dieci secondi prima di attraversare la strada.
Sembrava Giacomino Poretti nello sketch di Ajeje Brazo (” Gli faccia una bella multina….”).
Vecchietti bastardi…..

4 ottobre 2010
Jungle Pam

3 ottobre 2010
Out on the weekend
E solo perchè è una grande canzone di Neil Young, mica perchè si sia fatto niente di clamoroso.
Comunque cosa c’è di meglio di un sabato sera con un po’ di amici, a casa, attorno ad una enorme mappa Michelin, per studiare le tappe del prossimo viaggio in moto.
Francesco e Tiziana arrivano con una enorme forma di gorgonzola, miele e olio al tartufo, Andrea con il gelato, io ci metto vino rosso e una padella di pasta ai funghi freschi trifolati. Poi durante la sera arrivano altri, qualcuno suona, si siede con noi, beve un bicchiere.
La testa è già in un altro continente, ci si guarda negli occhi facendo battute, pensando alla terra rossa e alle strade piene di buchi, ai cadeaux ai poliziotti e ai casini alle dogane. Al caldo e alle zanzare.
E al fatto che non c’è niente di più bello.

Poi domenica, un giretto lungo il Ticino, con la moto che risponde bene, quasi abbia capito anche lei che le toccherà guadagnarsi il pane e dimostrarci che ci sa fare.
Sterrati, piste e stradine di erba e polvere che si perdono nei campi della bassa, coltivazioni di segale e grano, con gli sterpi che si infilano tra i raggi.
Aspetta, mia cara, arriverà il momento. Abbi pazienza.

29 settembre 2010
E tre

Finalmente ho finito la prima stesura del libro. Il terzo. Quello che chissà quando uscirà, ma sta prendendo forma adesso.
Ci lavoravo dal 15 luglio.
Due mesi e mezzo. Settantotto giorni durante i quali, ogni giorno, una parte del mio cervello è stata concentrata su una storia.
Settantotto giorni durante i quali ho scritto qualcosa come novantamila parole, incatenandole l’una all’altra, con un filo di fantasia e di logica, di creatività letteraria – o per lo meno, spero.
Una moto, un viaggio, due persone.
Le basi per una storia on the road, di quelle che più sento nelle corde.
E’ stato più intenso dei primi due, Il cuore a due Cilindri e SCHEGGIA che sta per uscire a fine mese, ma che avevo scritto un anno fa e terminato nei dettagli questa primavera.
Questa bozza del terzo libro, ancora innominato e ignoto, è già voluminosa e ingombrante, e si muove nel mio Mac, come un caimano con una lunga coda che sbatte di qua e di là, senza voler tenere la direzione che cerco di dargli.
Una bozza ancora da domare, ma che sono riuscito finalmente a chiudere dentro la gabbia, e che adesso guardo muoversi dentro questi nuovi confini che ho stabilito per lei.
Aspetto che il caimano si stanchi e si tranquillizzi, che la smetta di dare codate e morsi quando mi avvicino. Poi incomincerò a mettergli le briglie e a insegnargli come nuotare, modificando i dettagli della storia e rimodulando personaggi e situazioni.
E il caimano si trasformerà in un docile pesce azzurro, che nuoterà fluido tra le mani di chi lo leggerà.
Ma adesso, riposa.

E’ il momento di SCHEGGIA.

29 settembre 2010
Controfigura a due ruote
Alla fine ci sono cascato anch’io.
Ho due moto nel garage. E una non è neppure un’Harley.
Ho passato la vita a professare il credo talebano “una sola donna e una sola moto”, ostinandomi ad affrontare le strade del mondo con un unico mezzo, inventandomi passaggi nella sabbia del deserto o nella neve dell’Elefantentreffen, sempre con la stessa vecchia Harley. E’ un sogno che è durato dodici anni: a dire il vero, più che un sogno, sono stati oltre 100 mila chilometri molto concreti e reali, che devo a questa incredibile motocicletta. Un bizzarro credo motociclistico che mi ha consentito di portare ai limiti un Road King Evolution del 98, arrivando a conoscerla meglio di chiunque altro, e vedendola trasformarsi con me, sempre coerente con il mio spirito e uguale a come mi sentivo dentro.
La mia controfigura a due ruote.
Poi dentro di me è nato un nuovo impulso, il desiderio inspiegabile di provare nuove sensazioni con una moto completamente diversa. All’inizio ho cercato di combatterlo, poi ho capito che non è stato un tradimento.
E’ stata un’evoluzione, una parte del mio essere motociclista che desiderava essere soddisfatta. Fino a ieri consideravo quelli che avevano diverse moto in garage, alla stregua di chi professava la poligamia: mi sembrava una cosa immorale.
E invece no.
Come in tutte le cose, ho capito che è giusto cambiare, ascoltare i propri istinti, assecondarli. Con questo non voglio dire che capisco chi cambia la moto ogni sei mesi o chi ne compra tre uguali. Ma ho capito che le strade del mondo sono talmente belle e diverse tra loro, i luoghi da raggiungere sono così tanti e la voglia di arrivarci su una di quelle meravigliose macchine a due ruote mi prende l’anima così profondamente, che un giorno ho pensato che non dovevo lasciarmi sfuggire nessuna di queste meravigliose sensazioni.
Per me è stato l’enduro, per altri può essere una piccola moto da trial, per il Garella forse una smanettona da pista, o per altri ancora una elegante moto d’epoca o una vecchia vespa dal rumore intramontabile.
Tutto ciò, si dispone a fianco della vostra intramontabile Harley che – per lo meno nel mio caso – resta la regina della strada asfaltata e dei viaggi a lungo raggio, quella alla quale posso parlare e che mi sa rispondere con una vibrazione particolare o con il rombo familiare dei due cilindri. L’altra (o le altre) completeranno le vostre necessità fisiologiche di motociclista, completandovi e facendovi sentire bene.
Ho una Harley da strada e una vecchia enduro tedesca e il mondo è li fuori che mi aspetta: non ho paura di niente.
Meno male che nel mondo della moto, questo è possibile.
Per le mogli, per esempio, la faccenda risulta molto più complicata…

14 settembre 2010
Pensiero costante
In realtà sto sempre a pensare a:

a) “SCHEGGIA”, il mio prossimo libro che esce a fine ottobre con la TEA Libri (editing, foto e annessi e connessi per il lancio)
b) L’organizzazione del viaggio in moto di quest’inverno, complicata, costosa e con alto tasso di fallimento, sul quale non rilascio alcuna indicazione perchè ritengo che porti sfiga
c) la scrittura di altre cose su cui non mi dilungo ma che mi stanno prendendo ogni ora libera che ho (e a volte anche le ore che NON avrei libere)
d) una serie di affari che ho in ballo con la mia banca, che fino a prova contraria è ancora il mio maggiore contributore finanziario
e) varie ed eventuali connesse con il fatto che ho tre figli e (ancora) una moglie

Il sito è l’ultimo dei miei pensieri.
Comunque ho latesta talmente fuori che oggi ho lasciato la moto parcheggiata sotto la banca con le chiavi dell’accensione dentro, per quasi tutto il giorno.
E l’ho pure ritrovata così come l’avevo lasciata.

C’è un Dio lassù, che protegge i pirla

1 settembre 2010
Tutti insieme appassionatamente
D’accordo, se siete finiti su questo sito, una moto ce l’avete.
Magari una Harley, forse una Buell. Forse non ce l’avete ma è questione di tempo e state riflettendo sul fatto di comprarla o meno. Può darsi che stiate state leggendo questa pagina perché la vostra giapponese ipercompressa incomincia a starvi sulle palle, oppure perché il vostro T-Max che d’inverno vi protegge dalla pioggia, vi da le stesse sensazioni di quando accendete un frullatore.
Da un punto di vista statistico, un buon numero di voi probabilmente possiede una Harley e la usa per meno di mille chilometri all’anno, mentre una altra percentuale (meno esigua di quella prima) ci passa praticamente la vita con il culo incollato sopra.
Insomma, guardiamoci intorno: siamo in buona compagnia. Vecchi esperti, giovani sbarbati, fashion victims e tradizionalisti. Ci sono professionisti che staccano assegni senza batter ciglio insieme a gente che rinuncerà alle vacanze per due anni pur di avere una nuova moto in garage. Collezionisti di Harley e monogami irriducibili, customizers e fanatici dell’originale, motociclisti prudenti che indossano il paraschiena anche in bicicletta e fatalisti che non hanno mai abbandonato il Bandit.
Tutti noi, qui assieme, grazie alla nostra moto.
La usiamo, la ammiriamo, cerchiamo di capirne il funzionamento, di comprenderne le caratteristiche, a volte la portiamo al limite, altre restiamo ampiamente al di sotto. Ma resta un fatto: comprando una motocicletta abbiamo fatto un piccolo-grande passo nella nostra vita e siamo diventati motociclisti.
E non penso che questo stato ci debba necessariamente equiparare a Joey Dunlop o a Giorgio Bettinelli: basta la sensazione, a volte inconsapevole, di essere parte di una famiglia. Un nuovo, strano pensiero che ci spinge a trattare chi va in moto in modo un po’ diverso, più indulgente, magari tollerandone qualche piccola manchevolezza. Che ci fa ammirare un pazzo imbacuccato nella nebbia di un’autostrada a gennaio mentre noi siamo in auto al calduccio, oppure che ci fa voltare la testa mentre sentiamo il fischio di una Ducati, il rombo del Boxer o la musica dei due cilindri. Il rumore di un motore che conosciamo ci fa capire che la fuori c’è qualcuno che la pensa come noi e allora troviamo affinità con persone che mai avremmo detto, solo perché hanno scelto il nostro modello. Quando abbiamo un istante, facciamo un salto su forum sul web dove inspiegabilmente ci troviamo subito in famiglia. Magari frequentiamo mega-raduni, forse preferiamo rapide sortite davanti ai concessionari che ci sono più simpatici, ma il punto resta: una parte di noi è diventata preda di quello che solo esteriormente è un mezzo meccanico, ma in realtà è un piccolo elemento di completezza del nostro essere.
Un’eccezionale possibilità di aggiungere alla nostra vita, un elemento di fantasia in più, nella direzione che abbiamo sempre avuto in mente e che fino ad oggi è rimasta legata solo alle reti del sogno: essere un esploratore, un avventuriero, un campione di velocità, un duro, un sognatore.
Qualcosa che abbiamo tenuto nascosto dentro di noi per anni e che quelle due ruote fanno emergere dalla nostra anima. Magari solo per una domenica, per una breve vacanza o forse per sempre. La cosa importante è che la nostra moto sia lì ad aspettarci in garage, pronta a farci diventare quello che desideriamo.
Basta premere lo starter e liberare la mente.
Lei farà il resto.

30 agosto 2010
Tornato
Si ricomincia?
Ma si, magari da un bell’articolone su MOTOCICLISMO di settembre, dove anche Donna Giovanna finalmente riceve il meritato rilievo.
Leggete e divulgate alle vostre Signore… a un click da qui

11 agosto 2010
Gulliver? Gli fa una pippa
Ho terminato il ponderoso libro di Ted Simon, “I Viaggi di Jupiter” (18.5 Euro, 446 pagine, Elliot Edizioni).
Parla di un mega viaggio fatto nel 1973 dal nostro Teddy (un tipo franco- inglese-tedesco, non si capisce) su una Triumph Tiger.
Ha attraversato tutto il mondo su questa a dir poco inadatta motocicletta, sciroppandosi Europa, poi Africa da nord a sud, poi nave dal Capo in Brasile, giù inArgentina e poi su di nuovo per la Panamericana verso Los angeles. Da lì, salto verso l’Australia e via verso ovest, Malesia, India , Pakistan, Iran, Turchia per poi ritornare in Europa.
Ci ha messo quattro anni.

Il bello è che a settantanni, (nel 2003), ci ha riprovato, questa volta con una BMW R80 G/S come la mia (qui era però il modello Basic) e manco a dirlo, ci è riuscito di nuovo.

Questo libro riguarda il primo viaggio e che dire: dopo averli letti credo quasi tutti, questi libri di grandi viaggiatori in moto che partono per anni in giro per il mondo mollando tutto, confesso che mi hanno quasi rotto il cazzo.

Si perchè riflettevo: ma cosa cavolo ci vuole a fare un viaggio, che so, tagliando l’africa da nord a sud e metterci NOVE MESI, cazzo.
Cosa significa, cosa ci vuole, dico io?
Cioè, pensate un secondo: parti, viaggi due giorni, ti fermi, dormi una settimana.
Riparti, rompi la moto? Non c’è problema, ti piazzi lì bello tranquillo e aspetti che arrivino i pezzi da Londra (per uno statore a Delhi, Teddy ha aspettato 4 settimane in panciolle)
E allora dico: ok, ti fai questo viaggio, ci metti 4 cazzo di anni. Però non prendertela se poi uno come me, che deve fare i conti con ferie, lavoro e famiglia, poi non riesce ad immedesimarsi. Anche perchè queste persone, lungo il viaggio,incominciano ad andare in trip, cercano altro, iniziano a vedere altre cose. Non sanno se tornare, non tornare.
La moto diventa un accessorio relativo, subalterno. Il viaggio stesso inteso come lo spostarsi da una nazione all’altra diventa un dettaglio e questi viaggiatori-vagabondi incominciano a parlare di storie d’amore, di luoghi dove si fermano a lavorare per un mese, ti sfracellano i maroni con i ricordi di casa che li assalgono.
E in definitiva il libro ne risente, e diventa una palla.

I viaggi di Jupiter per lo meno è scritto bene. Ted è un giornalista e sa il fatto suo sulla carta stampata. Molte cose poi hanno l’originalità di averle vissute nei seventies ma certo il libro mostra una certa patina di obsolescenza.
Uscito a fine anni settanta, questo è il ristampone mitico riproposto dopo secoli di esaurito e non potevo perderlo, così ho combattuto per intere serate con le 446 pagine, ma il mio giudizio finale è scarso.
Dopo la prima metà che ha un ritmo avvincente e che parla appunto della fase africana del viaggio e della freschezza di un uomo che impara a conoscere la propria moto e ad affrontarne limiti e capacità, il libro si affievolisce e anch’io ho incominciato a traccheggiare lasciandolo lì sul comodino a prender polvere.
Detto tra noi: duecentocinquanta pagine potevano senz’altro bastare. Arrivati lì, vi suggerisco di chiuderlo e andare a farvi un giro in moto.
Ma non metteteci quattro anni.

9 agosto 2010
Deserto rosso
Milano desertica, come la Mauritania, il Sahara Spagnolo e il sud della Tunisia.
Parcheggi a fiumi, strade che sembrano larghissime (ma come sono larghe le strade di Milano, adesso che si vedono…).
Giro in moto lentamente, senza mettere mai più della terza, o più spesso la seconda. Se è rosso non mi da fastidio, anzi, aspetto il giallo, mi fermo, mi guardo attorno. Non c’è quasi nessuno e allora mi vien voglia di salutare, fare cenni di intesa , sorrisi a chi come me è ancora qui nella seconda torrida settimana di agosto.
Anche se forse questa bellezza intrinseca ha un segreto che mi permette di godermela, il fatto che giovedi sera me ne vado anch’io.
Credo che solo in questo modo potrei osservare la mia città oggi, quesi a metà agosto, con il distacco di un entomologo che guarda la sua ultima preda sotto la lente.
Siamo al cinese io e pietro, a cena. La serata è tiepida e siamo entrambi in bermuda e maglietta. Ho ordinato pollo al limone e granchio. Lui involtini primavera e pollo agli anacardi. Mi guardo attorno e cerco di indovinare che deve ancora partire e chi no. Chi resta qui tutta l’estate, tra una cena al cinese e un gelato in piazza.
I cinesi non contano: normalmente sono sempre identici. Non me li immagino in vacanza a Rimini o a Rapallo. Ma per i milanesi è diverso. Li riconosci subito quelli che sono qui per il mese: con quelle facce un po’ così. Mamme con i bambini piccolissimi, ragazzi che hanno beccato tre materie, disoccupati, precari.
Ma qualcuno che se la gode c’è: come quelli che hanno scelto di fare vacanze a giugno o settembre, o quelli che usano le loro ferie per qualcosa di più mirato, come un lungo viaggio invernale.

Ma questa sera qui al cinese siamo tutti insieme, mangiamo riso cantonese e spaghetti di soja guardandoci di sottecchi come faremmo in un piccolo pub attorniato dalla tempesta sulle isole Faeroer, dove alle cinque di sera ci si ritrova per la pinta di birra e si fa il conto di chi non è ancora rientrato in porto.

3 agosto 2010
Bonneville in vendita
Un nostro amico passa alle gran turismo
Bonneville anno 2005, 18.000 Km, 6.000 Euro non trattabili, Sportbar, contachilometri Bonnie 790 , monospecchietto.

3 agosto 2010
Risposta allo smanettone letterato
Ecco l’altra campana

ciao Roberto,
ho letto proprio stasera la mail dello “
smanettone letterato” dopo essere tornato dal giro domenicale (moglie in montagna con creatura) per il col di Tenda. Decine e decine di motociclisti di tutte le categorie soli, in coppia, in gruppo, in una giornata splendida con temperatura ideale. I soliti cretini però non mancano mai.. quelli che escono da una curva oltre la linea di mezzeria con il ginocchio che sfiora l’asfalto e ti fanno prendere un colpo perchè già te li vedi addosso… ecco quelli non mi sono simpatici MAI. Nemmeno quando fanno i filosofi da corsia ortopedica o i gradassi da scampato pericolo perchè sono usciti dall’ospedale con il minimo del danno. Solo una considerazione per il motociclista su “jap super pompata ovviamente 4 cilindri, gomme in mescola, tuta con saponette ovviamente grattate, ore e ore di vernasca per prepararsi alla pista il sabato” : ci piaci per la tua passione e per il tuo entusiamo che sicuramente puoi esprimere al meglio in pista.. la strada è di tutti compresi gli scoreggioni su delle “SCEPASOCHE” a velocità da crociera.

ciao Paolo

2 agosto 2010
In viaggio con papà
Io e il giovane Vittorio abbiamo fatto un giretto in enduro dormendo fuori, in tenda.
Ci pensavamo già da un po’ ma poi con vacanze al mare, problemi organizzativi e feste varie, nessun week end era mai quello buono.
Poi abbiamo acchiappato anche Rudy, ed eccoci pronti per partire verso le montagne tra Como e la Svizzera.
L’idea era quella di percorrere le vie degli spalloni e dei contrabbandieri di un tempo, quelli che “van de sfros”, come si dice da quelle parti, cioè che vanno di sfroso (vanno di frodo, di contrabbando, in dialetto lagheè, o tremezzino) con le loro gerle piene di sigarette o altri generi proibiti o super tassati, attraversando il confine per guadagnarci pochi soldi a prezzo di una fatica mostruosa.
Un lavoro da pirla, detto tra noi.
Comunque, grazie alle indicazioni dell’Emilano Perlasca, grande esperto del lago di Como, eccoci lasciare Cernobbio con le nostre due motine da enduro, e salire sul monte Bisbino (1300 m). Arriviamo in cima e su un belvedere eccezionale ci godiamo lo spettacolo della pianura sottostante.
Poi scendiamo a mezza costa e imbocchiamo le sterrate verso i rifugi. Rifugi Murelli, Prabello, ce ne sono tanti dove si può anche dormire all’occorrenza.
L’R80 trotterella magnificamente nonostante sia stracarica con tenda da tre persone, sacchi a pelo, tappetini, roba da mangiare, abiti di ricambio e naturalmente io e Vittorio. Il tassellato è sempre fondamentale in queste uscite, infatti Rudy con la sua resuscitata GS 650 Dakar monocilindrica, ci segue con la propria dotazione , ma senza il tassello, cosa che gli causa una certa ansia.
Inseguiamo mandrie di mucche e greggi di pecore, scopriamo vecchie caserme della Guardia di Finanza, percorriamo mulattiere ricoperte dai rami dei boschi, in un profumo di resina e di muschi, e finalmente piantiamo le tende su un cocuzzolo a oltre 1000 metri.
In due minuti l’eccellente Vittorino imbastisce un fuoco con legna e sassi, e con il suo immancabile zippo fa partire la prima fiammella. Quando le luci della sera scendono sulle montagne, abbiamo un bellissimo falò che ci scalda e la brace ideale per salamelle e formaggio fuso. Un pensiero alla Paolina (morosa di Rudy) che ci ha preparato focacce e panini, e via a nanna. La tenda è confortevole, peccato che il cocuzzolo è talmente ridotto che è difficile trovare un posto che non sia in pendenza.
Morale: dormo una chiavica.
Il mattino dopo, ancora fuoco per un tè e biscotti e via in direzione Svizzera.
Le mulattiere sono veramente bastarde e io e Vittorio rabattiamo anche per terra. Niente paura, insistiamo e la mattina passa tra adrenalina e sgasate in salita e frenatone in discesa.
Tecnicamente il percorso non è tra i più facili anche perchè usciamo spesso fuori strada e ci buttiamo nell’erba a fare casino. La moto va che è una meraviglia. Giuro, non pensavo.
In due, stracarica, riesce ad arrampicarsi in seconda su per rivoni che fanno venire le vertigini. Vittorio è bravissimo e mi sembra quasi di non averlo dietro. Una zavorrina ideale (ok ha solo 13 anni, ma bisogna sentirsele certe cose).
Ovviamente le discese sono peggio delle salite, specie quando i sassi sono grossi come palle da rugby tra cui si deve fare lo slalom. Come accennato, sono le stesse mulattiere che percorrevano i succitati spalloni con le loro cavolo di gerle. Come avranno fatto (di notte , nella neve poi…).
Il giro è pressocchè infinito per il dedalo di sentieri e piste, ma noi decidiamo di scedere a valle.
Val d’Intelvi, Argegno e via col traghetto verso Bellagio. Poi Erba e Milano.
Grande giro.
Grande Vittorio, grande Rudy.
E grandissima l’R80.


28 luglio 2010
Smanettoni, strana gente
Una lettera da Matteo, smanettone letterato che ci è piuttosto simpatico.

Finalmente è finita, la costola è guarita e l’ematoma alla coscia destra non è da operare, immagino che probabilmente non te ne possa fregare un cazzo, ora ti spiego cosa, per colpa tua, hai suscitato nella testa di un povero trentenne. Passiamo alle presentazioni, sono Matteo, ho 31 anni, vivo a Cremona bla bla bla….e un sacco di altre minchiate, sono un motociclista, o per lo meno fino a una settimana fa credevo di esserlo. Mi descrivo un attimo come motocicliscta, moto: jap super pompata ovviamente 4 cilindri, gomme in mescola, tuta con saponette ovviamente grattate, ore e ore di vernasca per prepararsi alla pista il sabato.

3 settimane fa, facendo quello che noi chiamamo il giro piega(cremona-vernasca-bardi-varano de melegari-pellegrino parmense-bardi-vernasca-cremona), sono volato, la moto poche cose, 1500 euro di danno, sulla tuta il segno dell’asfalto, che devo dire fa anche figo, viaggetto all’ospedale di fiorenzuola in ambulanza, con diagnosi sopra descritta. Immagino che il caldo milanese sia come quello di cremona, e passare in casa le giornate, obbligato dalla paura della visita fiscale del lavoro, è veramente difficile, allora il mio buon amico michele venturini per dare solievo a questa mia agonia psicofisica si presenta a casa mia con il tuo libro, risultato: si è beccato una serie di vaffanculo, dicendogli che io il libro di uno che guida una “SCEPASOCHE”, in casa mia non lo volevo, mai avuto a che fare con harleysti, chopperisti e tutta quella strana famiglia di animali a due ruote che personalmente vedevo come qualcosa di assurdo.

A mio avviso però, ho sempre estremo rispetto per i libri, amo leggere, e ho capito che 240 pagine possono sempre rivelare qualcosa di inaspettato. Funesto fu quel di che cominciai a leggere il tuo libro….ammetto anche che ho letto il libro per simpatia alle tue sorelle, e credo che se fossi stato il fratello della Buonamici o peggio ancora di Fede il tuo libro sarebbe stato immolato per accendere il fuoco sotto la carbonella di una bella grigliata.

Ho cominciato a leggere il tuo libro un po’ con superficialità, pensando a finirlo alla svelta, però qualcosa pagina dopo pagina, mi spingeva a stare più attento, la mia mente era sempre più concentrata non sulle moto descritte, ma sugli stati d’animo di un bambino prima, e uomo poi che ama le motociclette, delle fatiche per averle, della tristezza quando non parte, e della felicità che solo due ruote e un motore sono in grado di dare. A questo punto, ho cominciato a riflettere sulla mia condizione di uomo che guida una moto, su cosa significa per me guidare la mia moto, quando con gi amici si programa il giro, o quando a fine turni ci si ferma a raccontarsi l’uscita di curva con derapata, ma sopratutto come solo lei, fermo in garage a guardarla, mi calma, mi rende sereno al punto di avvicinarmi con reverenziale rispetto per confidarle il mio problema, la mia gioia. Leggendo il tuo libro, mi sono reso conto di non essre un motociclista, ma il possessore di una moto, cosa totalmente diversa, ho parecchi km alle spalle, ma vorrei tanto tornare indietro per rifarli nel modo che in cui dovrebbero essere fatti, non guidando la moto, ma amandola come veramente meriterebbe, non imponendole a tutte le curve di far scintillare pedaline e grattare la saponetta, ma chiedendole il permesso di farlo, come si fa a 15 anni, quando hai ben presente cosa sono le donne, le rispetti e quasi ne hai paura. Ho imparato anche un’altra cosa, il rispetto, non tanto verso le persone intese come organismi pluricellulari, ma verso le persone intese come “contenitori” di idee, ogni persona che porta con se una motivazione che lo spinge a comportarsi in un determinato modo, prendere determinate decisioni, comprare una certa moto e guidarla in una determinata maniera, merita il mio più intenso rispetto, perchè gli da il coraggio e la forza di essere quello che vuole, nel momenti in cui vuole con chi vuole. Sono consapevole del fatto che mai mi avventurerò in viaggi come i vostri, sono sicuro che rimarrò quello di prima, niente autostarda, solo passi di montagna, e quando la grana lo potrà permettere turni in pista, ma mi impegnerò per essere diverso verso chi concepisce la moto nel modo diverso dal mio, non comprerò mai harley, non rinuncierò mai alla linearità e agli alti regimi di un 4 cilindri sportivo, ma guarderò le altre moto con occhio diverso, come compagne di viaggio di uomini e donne, insieme di metalli, leghe, sudore, amore e odio che le hanno portate nello stesso posto in cui sono io; rispetterò cavallo e cavaliere, perche avranno combatutto battaglie, diverse dalle mie, che avranno vinto o perso, ma questo non importa, il valore di un cavaliere non e mai misurato con quante battaglie ha vinto, ma da quante battaglie ha deciso di combattere, ed è per questo che il tuo libro mi ha dato la possibilità di riflettere su che uomo\motociclista sono. Penso al coraggio che avete avuto nel non omologarvi, nel restare unici nella vostra unione come threepercenters, è una sensazione meravigliosa la libertà, e cosa meglio della moto, una qualsiasi moto, per ottenere questo (almeno 20000 km all’anno), lontano da colleghi obbligati, percorsi obbligati, e tutto quanto di obbligato il mondo oggi ci costringe ad avere. Quindi da ora in poi ogni 2 ruote motorizzata avrà il mio massimo rispetto, anche il fighetto da aperitivo, e qualsiasi altro esemplare di motociclista.

Non so se le nostre ruote si incroceranno mai, ma se dovesse succedere non mi avvicinerò, non chiederò autografi o racconti di viaggio, ma spero che in qualche modo avvertiate il mio totale rispetto, anzi il 97% del mio rispetto, perchè comunque rimarrete sempre degli scoreggioni su delle “SCEPASOCHE”.

12 luglio 2010
Ed eravamo in quattro a ballare l’Alli-Galli
E per essere più precisi, c’era una Buell di 2 mesi (’10), Una BMW 1200 Adventure (’09) con ben tre granelli di polvere nascosti sotto il parafango, una Africa Twin (91) bella sgarrupata e la mia Bianchina R80 G/S (87).
Rispettivamente i piloti di questa disfida del week end che chiameremo vecchia guardia contro tecnologia cibernetica, erano Alessandro su Buell, Luigi su BMW 1200 Adventure, Francesco Veneziani su Africa Twin e il sottoscritto sulla R80. Anche il look era perfettamente coerente. I Cyber non avevano un dettaglio che non fosse nero in cordura, o goretex e dotato di rinforzini e ripari più o meno occulti. Caschi integrali anti radiazioni solari e set up satellitare di videochiamata e GPS, manco a dirlo. Io e il venex avevamo giubbotto di pelle, casco aperto (lui un vecchissimo Bandit da cross, pamtaloni di cotone, o jeans e manco l’ombra di un rinforzino. ma ognuno è libero di vestirsi come cazzo gli pare, ovviamente.
Già all’appuntamento al MacDonald di Porta Ticinese, siamo già uno a zero per i cyber-motociclisti, visto che Veneziani è bloccato sotto casa sua per un cortocircuito, che cerca di aggiustare con la stagnola delle sigarette. Il problema è dell’interruttore collegato al cavalletto (una roba da scooter, che giustamente castiga la pur vecchia Africa Twin). Si parte con una mezzora di ritardo, e sotto di un punto.
Direzione 412 Val Tidone fino al mare, via passi e passetti appenninici già fatti e rifatti ma sempre belli.
Nell’unica curva della Val Tidone, il cyber equipaggio perde un giocatore, infatti Alessandro, distratto dall’atmosfera bucolica, va dritto e finisce con la Buell dentro un canale al bordo della incantevole stradina tra Bolognola e Villanterio. Il tuffo non ha esiti sulla salute del pilota, ma il bagnetto non rende un gran servizio alla Buell, che affonda completamente nella roggia. Alessandro ne esce fuori arzillo e completamente bagnato fino al casco, ma nel giro di pochi istanti un trattore che si trova a poca distanza, draga il canale , estraendo la Buell che ne riemerge come il sommergibile Kursk dalle acque del mare del nord.
Carro attrezzi per moto e siamo 1 pari, con un concorrente in meno, abbandonato nella pianura incandescente verso Pavia, nelle mani di un nerboruto meccanico.
I tre audaci, ormai alle cinque e senza aver toccato cibo, si scaraventano sulla val Tidone, a velocità di rompicollo (50/60 all’ora), superando il Becca bridge, Stradella, Santa Maria la Versa, Zavattarello e sostando a Bobbio. Mirabili scorci sulla val trebbia verso Ottone e poi via a sinistra per Barbagelata nella deviazione sul passo.
Caliamo come gli Unni su Rapallo e planata su spago a vongola alle 21.00, con Donna Giovanna che ci aspetta al fresco ristorante sulla spiaggia.
il primo round, veramente bello a parte il tuffo, si chiude in situazione di parità. Temperatura e stato delle strade veramente ideale.
Rilanciamo la sfida per il giorno dopo, ma Luigi deve mollare il colpo, dovendo rientrare a Milano per affari improvvisi, che non lo salvano da un punto a sfavore che viene accreditato alla squadra delle oldies.
Sul netto 2-1 per noi, io e il Veneziani il giorno dopo, affrontiamo una fantastica quanto impegnativa strada sterrata che da dietro sestri levante si innalza attraversando guadi e tratti molto impervi , l’Africa twin di francesco (per l’occasione senza tassellato) ha problemi di salita su quella che sembra una ex-pista nella giungla amazzonica, con fossi da scolo profondi mezzo metro. Arranchiamo allegramente (più che altro l’R80, che non batte ciglio) sempre in piedi sulle pedane e giungiamo quasi sulla cima del monte Zenone, tra Colli e altri luoghi disperati. La zona è quella attorno a Bocco, tra lapidi di partigiani e cinghiali che attarversano la pista sulle strisce pedonali. Dopo aver assaporato un belvedere che dalla cima alta 900 metri vi fa vedere il mare con la baia del silenzio di sestri, scendiamo verso le otto di sera, con un fresco meraviglioso e rientriamo belli sfatti e pronti per Olanda-Spagna.
Ma è al lunedi mattina, nell’office-run che io e il venezia percorriamo sulla A12, che mi gioco l’ultimo concorrente. All’altezza di Genova, l’Africa Twin inizia a scodacchiare manco fosse Shakira, e Francesco mi fa segno che la gomma posteriore si sta sgonfiando. Dopo alcuni tentativi di rigonfiaggio (apprendiamo tra l’altro che in provincia di genova il controllo pressione nei distributori, costa un euro: BARBONI), il Venexia decide di avventurarsi nel Wyoming ed esce a Arquata per farsi riparare la camera ad aria. Salutandolo come Stanley fece quando si separò dal drappello di supporto in Congo, procedo da solo verso Milano.

Per non farmi mancare niente, a Casei Gerola, mi esplode il contachilometri della R80, con spacco della lancetta e numeri impazziti come fossero una slot machine di las Vegas.

8 luglio 2010
Giù il cappello, signori
Passa la Paris-Dakar

8 luglio 2010
Italo Barazzutti è caduto dalla moto
Il motociclista overland Italo Barazzutti, che stava risalendo dalla Patagonia all’Alaska con una vecchia Honda Goldwing, ha avuto un incidente in Alaska, in una zona abbandonata, e stava per rimetterci la pelle.

Gravissimo, dopo molte ore è stato trovato da un camionista e trasportato in elicottero presso un ospedale, dove è stato operato e sembra non essere più in pericolo di vita.

Tuttavia, ciò che è in pericolo è il suo portafoglio: gli americani bastardi, gli vogliono staccare oltre 50 000 dollari per le spese di recupero e le cure mediche.

Qui la storia. http://www.navigatorediterra.it/help_italo.html

Chi viaggia in moto sa che la sfiga è sempre in agguato (e giustamente, ancora più in agguato verso chi sceglie di farlo con una Honda…).
Scherzi a parte, questo è il momento per aiutare Italo con una piccola donazione . C’è un facilissimo link a Paypal e in due secondi potrete fare una bona azione verso un amico che condivide con noi, la passione per i grandi viaggi. Inoltre potrete aiutarlo anche acquistando i suoi libri. Tutto al link sopra menzionato.
Forza Italo!

The Threepercenters

PS. Ricordo quando conoscemmo Italo: era ad una presentazione di libri di moto, al Bike Show di Padova, nel gennaio del 2009.
Il Depia era il moderatore del dibattito. Italo, generoso ma molto timido, se n’era rimasto nel suo stand mentre io invece avevo optato per una campagna pubblicitaria più ad effetto…..

6 luglio 2010
Emotional spago
Dopo i festeggiamenti di una settimana fa, ieri ho passato il mio vero compleanno un po’ in solitaria, ma credo di aver mangiato i migliori spaghetti alle vongole della mia vita.
Ci ho messo circa due ore tra spurgamento e cottura delle vongole veraci, ma il risultato è stato eccezionale (Benedetta sarebbe stata orgogliosa del suo maldestro fratello).
Poi mi sono messo lì e ho trovato le note di Mony Mony, una vecchia canzone di Tommy James and the Shondells, e ho risposto a 101 (centouno) messaggi di auguri.
Devo dire che all’inizio quando me li sono visti, mi sono incazzato: – ma che cavolo, centouno messaggi! Che due palle ragazzi, e poi cosa ci vuole a scrivere auguri, ciao, sei forte etc: questa roba non vale niente –
Poi però ho iniziato a scorrerli. Facce amiche e perfetti sconosciuti si mischiavano tra loro in una serie infinita di frasi. Corte , lunghe , simpatiche , banali, argute.
Centouno persone che si sono messe lì, e anche solo per dieci secondi, hanno scritto una frase per il mio stramaledetto compleanno.

Beh volete sapere una cosa? E’ stato bello.

Mi è venuta in mente quell’ultima scena di Nuovo Cinema Paradiso, di Tornatore, quella in cui il protagonista, nel buio della sala di proiezione, guarda la pellicola che gli ha lasciato il suo amico, dove è stata montata una serie infinita di baci.
Corti, lunghi, sorridenti, appassionati, veri, falsi. Da film diversi, con facce diverse, belle, brutte, felici e dolorose.

E lui si commuove.
Ok, solo un po’, dai!
Grazie ragazzi

5 luglio 2010
Viaggi di Jupiter
Io e Rudy Smaila stiamo leggendo il ponderoso libro di Ted Simon, “I Viaggi di Jupiter”.
Non è il solito giro del mondo in motocicletta, basti solo che è stato fatto nel 1973, e il tipo ci ha messo quattro anni. Poi, a settantanni, (nel 2003), ci ha riprovato. E ci è riuscito di nuovo.
Io gli do fiducia, nonostante le preoccupanti 446 pagine.
Provateci anche voi.

TED SIMON- I VIAGGI DI JUPITER – Il giro del mondo in motocicletta

Prezzo di Copertina: euro 18,50

Partito il 6 ottobre 1973 in sella a una Triumph, Ted Simon ha viaggiato per quattro anni in solitaria attraverso deserti, montagne, oceani e giungle, superando incolume la guerra tra Egittoe Israele, la rivoluzione in Mozambico e in Perù, il fuoco dei cecchini afghani e le carceri brasiliane. È caduto e si è rialzato centinaia di volte grazie alla forza del suo spirito e all’incontro con uomini straordinari. Ritornato in Europa nel 1977, ha raccolto le sue esperienze in questo libro conquistando il cuore di ogni viaggiatore. I viaggi di Jupiter è il testamento spirituale di un uomo che ha avuto il coraggio di abbandonarsi al richiamo dell’avventura, sperimentando la fragilità della vita e al tempo stesso la sua infinita bellezza.
1973 Inghilterra, Francia, Italia, Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Etiopia
1974 Kenya, Tanzania, Zambia, Botswana, Rhodesia, Sudafrica, Swaziland, Mozambico, Brasile, Argentina, Cile
1975 Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Panama, Nicaragua, Costa Rica, Honduras, Guatemala, Messico, Usa, Fiji, Nuova Zelanda, Australia
1976 Singapore, Malesia, Thailandia, India, Sri Lanka, Nepal
1977 Pakistan, Afghanistan, Iran, Turchia, Grecia, Jugoslavia, Austria, Germania, Svizzera, Francia, Inghilterra
«Senza ombra di dubbio il migliore libro di viaggio in motocicletta mai scritto» MOTORCYCLE SPORT
«Un racconto lucido e travolgente di un viaggio compiuto, in molte occasioni, a rischio della propria vita» THE NEW YORK TIMES
«I viaggi di Jupiter è la Bibbia di ogni motociclista che si rispetti» Riders

5 luglio 2010
Born the 5th July
Tanto per in cominciare, il vero regalo di compleanno, questa mattina me l’ha fatto una vigilessa cicciottella e bonaria, a pochi chilometri da casa mia.
Esasperato dalla esagerata velocità del verde allo stramaledetto semaforo, decido di sgusciare nella corsia di fianco e poi girare a sinistra.
Lo faccio con la consumata esperienza di chi ha già perso diversi punti su infrazioni del genre, e appena imboccato il viale, a 200 metri intravedo all’ombra dei tigli, il maledetto gruppo di viglili in appostamento.
Mentre mi avvicino vedo partire una vigilessina che con infallibile precisione estrae la paletta e mi indica inequivocabilmente.

Cacchio, mi ha beccato.
Accosto estraggo i documenti, e incomincio mentalmente a preparare una serie di scuse a partire da quella, tanto assurda quanto (incredibilmente) valida, del fatto che oggi è il mio dannato compleanno.
Ma lassù qualcuno mi ama, e proprio mentre sto per incominciare al litania dell’italiano medio beccato in castagna, la vigilessa abbozza un sorriso annoiato e dice:

- Buongiorno, è solo un controllo di documenti… -

2 luglio 2010
Long Ride
Con il consueto ritardo da Threepercenters, vi segnalo la pubblicazione del nostro viaggio Milano-NewDelhi, sul numero di giugno di Low Ride, ora sicuramente esaurito in edicola, visto che è luglio.

Per i ritardatari e gli smemorati, però, noi l’abbiamo messo anche nella rassegna stampa.
Più o meno qui

29 giugno 2010
Festa dal Parods
Multimarca, direi….

29 giugno 2010
Light for Africa
Diamo spazio ad una iniziativa dei nostri amici de team Africasa.
In bocca al lupo ragazzi e complimenti per il vostro impegno

Prendete una domenica di luglio, aggiungete il refrigerio della campagna, uniteci una grigliata in compagnia e una pennica sul prato ai bordi dell’Adda, condite con musica, risate, buon vino e solidarità e il gioco è fatto! Vi aspettiamo: domenica 11 Luglio alle ore 12,30 al Parco Belvedere di Cassano d’Adda. Menù: bis di primi – grigliata mista – vino – dolce e caffè. Costo: 22 euro a persona

Il ricavato dell’evento verrà utilizzato per rifare l’impianto elettrico della Maison de la joie distrutto in seguito all’incendio che sabato 20 giugno ha gravemente danneggiato tutto il piano terra della casa.

24 giugno 2010
Italia a casa
Ma la domanda era: dove volevamo andare con una squadra così?

24 giugno 201
Linee
Da uno scambio di mail con un amico, concludo che l’evoluzione del motociclista che è in me, mi porta sempre a complicarmi la vita il più possibile.
Prima, con le moto stradali, se dovevo andare a A a B, passavo per Y, X e Z pur di scegliere la strada meno diretta e più bella.
Ora, con il tassello, per andare da A a B, cerco di farlo tracciando la linea più dritta possibile.
Anche se non c’è la strada…

23 giugno 2010
Come tornare a casa con il cavo della frizione tranciato
Si fa così, ragazzi….

E non formalizziamoci se si tratta di una BMW. Le idee buone sono trasversali…

16 giugno 2010
Progetti grafici

Ragazzi, se avete bisogno di un progetto grafico, artistico o di un supporto specifico di manipolazione digitale, magari per la vostra passione a due ruote, vi suggerisco di contattare Mascia e il suo studio ITRDesign.
Due parole su di loro, che ho avuto occasione di conoscere recentemente.

Nasciamo come gruppo creativo e abbiamo unito la professionalità con l’innovazione e la forte passione. Con le nostre tecniche e manipolazioni digitali, ogni moto diventa un’opera unica. La realizzazione grafica viene stampata su materiali innovativi e di design come Alu-Dibond, Plexiglass, Forex e Tela. Il quadro diventa così un’opera unica. La tua moto, è protagonista in ogni ambiente e non ti stancherai mai di guardarla.

Aggiungo io, con la luce dietro, il quadro si illumina come se fosse un’insegna.

Mascia La Porta
www.itrdesign.net, info@itrdesign.net



15 giugno 2010
Finalmente una bella ristampa del Cuore a Due Cilindri (la terza)
… e con una nuova livrea.
Tra l’altro la FBE-Edizioni si è affidata alla DeAgostini come distribuzione e speriamo che adesso il libro sia più facilmente reperibile nelle librerie italiane.
Ho scoperto poi che sul sito di vedita della IBS (International Bookshop) che è uno di quelli che vendono di più, il Cuore a Due Cilindri, ha un apprezzamento pari a 4 sulla scala da 0 a 5.
Son soddisfazioni!

PS
E per quelli che l’hanno già letto, a settembre preparatevi che esce il mio prossimo libro!
Che ancora una volta sarà una storia di moto e di amicizia.

10 giugno 2010
Botta desertica
Vi ricordate quei due italiani, Fabio e Paolo, che avevamo incontrato a Ksar Ghilane, con le loro gazzelle KTM arancioni?
Ci sono pure in qualche foto, avevamo fatto amicizia e passato un bel pomeriggio di relax dopo un po’ di dune. Io venivo da Douz con la mia R80 e loro si erano carrellati le due motorette KTM 400 con la Land Rover. Vabbè, ok, non è esattamente il modo che prediligo per affrontare il deserto, ma i due tipi avevano all’attivo un bel po’ di km nella loro esperienza di ultracinquantenni. Comunque erano davvero due amanti della moto e dell’africa, due “veri”.
Beh, ieri Paolo mi ha chiamato e mi ha informato di un incidente accorso a Fabio, proprio il giorno dopo che ci siamo salutati.
Mentre io e Giovanna risalivamo lentamente verso Matmata con l’R80, i due amici avevano in programma un giretto a Tembaine e il ritorno a Ksar Ghilane in giornata. Uno dei classici giri “a margherita“, di quelli che si fanno quando si è di base all’oasi.
Ma qualcosa è andato storto.
La moto di Fabio si è piantata in un pietrone seminascosto e lui è volato via.
Quando Paolo l’ha trovato, respirava a fatica, ed era sotto la moto. Immaginatevi essere nel deserto tra Ksar e Tembaine con un amico rantolante a terra.
E non c’era altra possibilità che lasciarlo solo per tornare a chiedere aiuto all’oasi. Dopo poco eccolo ritornare con un mezzo su cui Fabio è stato caricato. Direzione Douz e poi Kebili e Gafsa e Sousse, in un terribile ed angosciante peregrinare cercando una struttura che potesse accoglierlo e curarlo. Si perchè Fabio sembra che avesse sette costole rotte, un polmone perforato e varie fratture al bacino e alle gambe.
Adesso Fabio è ancora a Sousse, intubato e tenuto sedato dai farmaci.
Paolo mi ha detto che forse in questi giorni gli avrebbero tolto i tubi.
Una storia terribile, anche se si avvia a finire bene, per lo meno rispetto a quello che poteva succedere.
Sono due giorni che penso a Fabio: una persona matura, senza dubbio un motociclista consapevole, un padre e un responsabile di azienda. Anche se l’ho conosciuto solo per un giorno, nel deserto molte cose si capiscono subito e mi sento di poter dire che qualcosa di lui avevo capito. E non era certo che fosse uno di quei pirla che amava fare le montagne russe nel deserto, come i cattivissimi che si trovano a vantarsi sul traghetto GE-Tunisi, ricoperti di adesivi e di pezze.
Una persona proprio come voi che leggete in questo momento e che rabbrividite pensando alla sua disavventura.
E allora cosa si può imparare da questa storia?
Certamente, che la sfiga è sempre in agguato, che non bastano copri-cazzo e bardature se lei ti vuole colpire, ma ci sono anche alcune cose non devono essere mai dimenticate.
La prima, che nel deserto non si deve MAI andare da soli.
MAI.
Ricordo che proprio il giorno prima, mentre eravamo in piscina all’oasi, Fabio e Paolo mi hanno suggerito di farmi un giro sulla pista verso Chenini e poi ritornare per cena. Loro l’avevano fatta il girono prima e non sarebbero venuti.
Cazzo, non sapete quanto avrei voluto farla. Ero veramente tentato ma ho resistito. La pista era presumibilmente facile, e colla Bianchina avevo appena passato prove ben più severe, ma ho resistito.
Da soli, NO. E la salvezza di Fabio è stato proprio l’amico che lo ha trovato dopo qualche istante e ha chiamato i soccorsi.
E poi c’è anche un’altra cosa. La velocità.
La velocità è sempre lì, come il diavolo che sta sulla spalla dei motociclisti.
Una tentazione per tutti quelli che stanno su due ruote, siano essi pistaioli, arlisti, smanettoni o , certamente, anche enduristi. E proprio qui, nei grandi spazi del deserto, può venire voglia di andare forte, specie se li affronti con una macchina ipermolleggiata e iperscattante, arancione e nera, che si chiama KTM 400, leggera e accattivante, che è li pronta a farsi strigliare, per dare il massimo e tu ci sei sopra. Hai la sensazione di accesso incondizionato, di poter andare a ficcare il naso dove vuoi, superare qualsiasi ostacolo, volare su qualsiasi pietraia senza sentire neppure una vibrazione, perchè oltre gli 80 km/h il tole-ondulee e le pietre non le senti più. Come per miracolo.
Il pomeriggio prima mi avevano detto che il loro progetto era arrivare a Tembaine in poche ore. Come? Andando a 120 all’ora. Cosa? ho chiesto loro.
Si: questa è la velocità alla quale si vola sul deserto con le motine da cross ultima generazione.
Beh, lascio a voi la conclusione. Un sasso, un ceppo, un buco, possono essere fatali. E non solo per il cerchione o le forcelle.
Dal basso della mia inesperienza, andare a 60/70 all’ora (non di più) sui piattoni della diretta Douz-Ksar Ghilane, è stata una delle cose più pericolose che ho fatto nella mia vita e vi assicuro che andavo piano.
Aggiungerei pure che (per fortuna forse) l’ansia di poter fare un incontro improvviso come quello che è capitato a Fabio, mi faceva stare col culo stretto.
E allora rallentavo.
E non lo voglio dire con l’aria dell’esperto, ma al contrario, con l’umità di chi gira nel deserto da qualche anno, ma che ogni volta che si trova al suo cospetto, ne resta affascinato e intimidito. Per non dire dannatamente impaurito.
Il deserto è come il mare, all’improvviso può nascondere un’onda immensa, un gorgo, una tempesta.
Ma anche un tramonto unico e un’immagine che nessuna macchina fotografica potrà mai imprigionare.
Ed è per questo che so che Fabio, dopo che si sarà rimesso ritornerà in quei luoghi, senza volerli sfidare ma neppure senza potersene liberare, come capita a me e a tutti coloro i quali ne hanno sentito il profumo e percepito l’immensità.
Ti aspettiamo Fabio, rimettiti presto.

5 giugno 2010
A metà del guado
Un bagnetto molto scivoloso con l’R80 nell’Adda, con Marco Cavaglieri e Michele.

31 maggio 2010
Facity
Da oggi alle 14.30, il faccione del Parods fa parte del progetto Facity.
Guardate qui

… dimenticavo che c’era già pure il nostro Rudy Smaila…

30 maggio 2010
Quando un viaggio inizia bene…
Tutti i viaggi, hanno sempre uno spiritello o una coincidenza che sembra dare loro un sigillo positivo, una sorta di beneaugurante fatto che ne caratterizza l’inizio.
La cosa deve essere assolutamente casuale, ovviamente.
Ricordo che andando da Milano a Dakar, all’ultimo distributore di benzina prima della Francia, ho incontrato mio cognato Fabio Caressa che stava facendo benza per andare a Sanremo per un torneo di poker. Poi la mattina del viaggio in India, mentre aspettavo l’Arrigo a porta Romana, è comparsa la Nico le cui sempre mirabili tette, ci hanno portato bene lungo l’interminabile trasferimento .
Beh anche questa volta, in occasione del viaggio in Tunisia, mi è capitata una cosa piacevole che voglio segnalarvi.
Ero circa a metà della Serravalle sulla R80 carica di bagagli, mentre approcciavo i tornanti dell’autostrada per prendere le misure ai nuovi pneumatici tassellati, quando davanti a me procede una macchina piena di ragazzi che gesticolano verso di me indicando il loro finestrino. Mi accosto e vedo che hanno su un foglio schiacciato sul vetro hanno scritto:

“SEI ANDATO IN INDIA IN MOTO. SEI TU???”

Cazzo, potete scommetterci: ero io alla grande.
Mi avevano riconosciuto, nonostante la moto diversa, forse grazie alla scritta Threepercenters che campeggiava sul mio giubbotto di pelle.
Beh ci siamo salutati ed ero molto orgoglioso di poter dire loro che anche questa volta mi avevano beccato all’inizio di un altro bel viaggio e non in una banale trasferta a Portofino. Insomma, mi ha fatto veramente piacere.
Pensavo che fosse finita lì ed ecco che qualche giorno dopo il mio rientro, mi arriva una mail di Toni del Team Africasa (www.progettoafricasa.org): gli stessi ragazzi che mi avevano individuato anche sul web, grazie alla mia amica Simo, lei si, una grandissima viaggiatrice con viso d’angelo e maroni di acciaio (me la ricordo con treccine molto sexy e sorriso assassino).
Insomma ragazzi, oltre a ringraziare Toni, la Simo e a parlare un po’ con voi delle coincidenze dei viaggiatori, volevo soprattutto contribuire a dare rilievo al progetto di Toni che vi consiglio di approfondire sul loro sito (http://www.progettoafricasa.org/).

Vi basti sapere che la loro mission è agire in collaborazione con ONLUS locali africane per sviluppare progetti di autodeterminazione nei paesi africani, partecipando attivamente e andando ad annullare le distanze fisiche tra la sede operativa e i progetti preselezionati, coprendo le distanze con automezzi per il trasporto di materiale umanitario che vengono poi lasciati alla comunità per l’uso locale legato al progetto.
In pratica, scendono in africa (quella vera, Burkina, Mali, Senegal etc ) con jeep e furistrada piene di roba utile per loro, e lasciano tutto lì, macchina compresa!

Giù il cappello di fronte a questi amici amanti dell’africa.
Buon viaggio e in bocca al lupo, ragazzi
Roberto & The Threepercenters
http://www.progettoafricasa.org/

29 maggio 2010
Come George Lucas
Ispirato dai set cinematografici di Star Wars che si trovano ancora adesso, abbandonati in giro per la Tunisia da trentanni, anch’io mi sono cimentato in un orrendo filmato che ho il privilegio di sottoporvi.
Mi scuso in anticipo per la qualità delle riprese, solo parzialmente compensate dalla bravura di Pietrino che ha montato e confezionato il filmato come lo vedete ora.
Dura otto minuti. So che quelli che non amano nè la moto, nè il deserto, dopo circa quattro si romperanno i maroni (come è successo a mia moglie).
Non ce ne frega assolutamente nulla.
Se resistete fino al sesto minuto circa, iniziano un po’ di foto.
La musica di sottofondo è Pop Corn, un vecchio pezzo anni 70 (non la versione di versione originale del 1969 di Gershon Kingsley ma vabbè) e successivamente Adiemus (Enya), che gli amanti di discovery channell non potranno non riconoscere.

Enjoy it.

27 maggio 2010
In Africa con la morosa: a travel survival kit
Di Roberto Parodi

Sono pochissimi i motociclisti che riescono a sgusciare tra le maglie delle proprie responsabilità di lavoro e familiari per raggiungere le proprie mete preferite, senza poi scontare pene domestiche detentive in stile 41-bis per essersi assentati per una misera settimana dai loro doveri di padre o compagno.

Al vostro capufficio potete pure raccontare qualche storiella, i figli li piazzate dai nonni, ma con lei è diverso: ecco perché la fase più delicata della preparazione al viaggio è proprio la gestione della vostra dolce metà. Ma allora perché non giocarsi tutto proponendo alla vostra ragazza di accompagnarvi?

L’idea è ad alto rischio in quanto potrebbe anche essere accettata. Nel caso ciò si verifichi, è fondamentale un opportuno approccio al problema. Dopo aver percorso in moto buona parte del nord Africa, dell’Europa e dell’Asia insieme da due o tre amici fidati, ho deciso di cimentarmi nell’impresa più folle della mia vita di biker: andare in Africa con mia moglie.
Entrambi sulla stessa moto.
Sapevo che mi stavo giocando il tutto per tutto quindi ho gestito il problema con la massima accortezza possibile: essendo sopravvissuto voglio rendervi partecipi delle mie esperienze a vostro beneficio futuro.

Ma procediamo per gradi: fase uno, analizzare la vostra partner. E’ sportiva? Coraggiosa? Curiosa? Raffinata? E’ una da tacco dodici o da espadrillas? Fa la pennichella come un ghiro o resta in piedi fino alle tre di notte ascoltando l’IPod?
Sul modello della vostra ragazza dovrete modulare la fase due (scelta della meta) e la cruciale fase tre (le tappe). Un errore sulle fasi due o tre potrebbe mettere a rischio il vostro mènage matrimoniale per i prossimi due tre anni, quindi non fate il passo più lungo della gamba e limitate la vostra ambizione di esploratore a due ruote.

Una scelta di sicuro successo è rifare un viaggio già collaudato, magari modificando leggermente le tappe. La trasferta verrà descritta alla partner come tutto riposo, ponendo l’accento sulle SPA, sulle strutture di relax e degli Hotel (piuttosto che sulla qualità delle dune, che già vi state pregustando subdolamente). Ecco perché ho scelto la Tunisia: vicina, d’effetto e relativamente civile pur essendo sempre suggestiva.

La durata di una settimana consente di visitarla in modo soddisfacente ed evita crisi di rigetto della vostra partner quando penserà ai bambini a casa. D’altro canto anche voi potrete trarre il massimo appagamento percorrendo alcuni tratti in fuori strada o su piste remote più o meno impegnative (non è il caso di anticiparglielo, come vedremo più avanti). E’ fondamentale poi la scelta di una moto che consenta un’ottima seduta per il passeggero e un ampio spazio di carico (affidabilità assoluta e ammortizzatori confortevoli sono un altro paio di dettagli non secondari). Nel mio caso, una vecchia ma fidata BMW R80 G/S Paris Dakar del 1987, mi ha cavato d’impaccio più di una volta facendosi ben volere dalla passeggera che le ha anche appioppato nomignoli affettuosi.

E’ fondamentale essere prontissimi a reagire ad improvvisi colpi di sfiga che potrebbero compromettere l’intero viaggio. Per esempio, il banale trasferimento in traghetto si è rivelato pericolosissimo: il Genova-Tunisi con la Cotunav ha due navi, all’andata eravamo titolari di una lussuosa cabina di prima classe sulla Chartage, ma al ritorno – previsto sulla vecchissima Habib – la subdola agenzia viaggi mi ha venduto un biglietto di cabina senza bagno che si è rivelato invece un luogo infernale a cuccette miste, popolato da famigliole con innumerevoli bambini urlanti e vecchie arabe che rientravano probabilmente per un appuntamento con l’impresa di pompe funebri. Sembrava di essere nella classe economica del Titanic o in una canzone di DeGregori sull’emigrazione. Per fortuna un immediato upgrade in prima classe (fatto a suon di Euro) mi ha garantito un recupero notevole agli occhi della donzella, facendo rientrare l’allarme. Rischio scampato.

Una nota legge fisica stabilisce che una ragazza non può resistere in moto più di 4 ore al giorno dopo le quali il livello di nervosismo sale a DEF CON 5 (occhio lampeggiante, risposte a monosillabi e muso continuo per sette ore). Per tanto la prima tappa è stata ad alto rischio: 400 km da Tunisi a Gafsa, fatti in parte di notte per ritardo del dannato traghetto. L’Hotel Gafsa Palace (migliore della città) ha compensato ampiamente lo sforzo.

Il giorno successivo è però necessario diminuire la tirata se non si vogliono subire irrimediabili gli strali della controparte, quindi solo 200 km con attraversamento del mirabile lago salato Chott El Jerid, sempre di grande effetto in una radiosa mattina africana. Dopo poco eccoci a Douz (prima vera oasi alle porte del deserto) in tempo per un pranzo leggero e un hammam in uno dei bellissimi Hotel della cittadina (ho optato per il Tuareg Hotel, con piscina e vista su palmeto). A questo punto, ecco il colpo da maestro. Dopo l’hammam, viene comunicato alla ragazza che l’indomani non avrebbe dovuto fare altro che accomodarsi su una lussuosa jeep 4X4 per un trasferimento nel deserto verso la remota oasi di Ksar Ghilane.

Grazie a questo escamotage, io mi sono fatto la diretta Douz – Ksar Ghilane “par la sable” attraversando dune e tratti impegnativi senza alcun passeggero sul sellino. In realtà questo è stato il clou del viaggio, atteso e bramato da mesi.

La BMW R80 G/S PD con gomme Continental TCK ha performato in modo eccellente nonostante l’età anagrafica (24 anni) e il peso (200kg più il sottoscritto). L’arrivo all’oasi vale il viaggio, con l’attraversamento di un erg abbastanza impegnativo e il tuffo rituale nella famosa pozza di acqua calda che sgorga al centro della palmeraie. Essendo con la vostra ragazza non badate a spese e scendete all’Hotel Pansea, meravigliosamente immerso nell’atmosfera locale, dove le camere sono tende berbere bianche ed elegantissime, che vi faranno sentire come Laurence D’Arabia.
Dopo una cena a lume di candela non potrete sottrarvi da una notte di sesso sfrenato nonostante le membra doloranti dai 170 km di deserto appena percorsi. Il giorno successivo, per la vostra ragazza relax in piscina e per voi giri “a margherita” attorno all’oasi (gita al fortino, Tembaine, Chenini, le mete sono numerose).
Verso sera, con temperature più miti e in mezzo a mirabile tramonto rosso-rosa, siamo poi lentamente risaliti verso la tappa successiva (solo 130 km): la cittadina di Matmata, famosa per le abitazione troglodite dove George Lucas girò il primo Star Wars.
Il viaggio volge al termine ed è meglio così perché la vostra girl (ora di nuovo in moto con voi) incomincia ad intensificare le chiamate a casa e invece di parlare di tole ondulee e approccio alla duna, ha ricominciato pericolosamente a sottoporvi il probabile esame a settembre di uno dei vostri figli.

Per raggiungere Hammamet da Matmata c’è il secondo tratto lungo: 400 km dopo i quali una rinfrancante seduta di massaggio all’Hotel Dar Hayat (4 stelle, 130 dinari), seguita da pomeriggio di shopping nella bellissima medina vi prepareranno ad una cena di pesce sul mare e alla partenza in traghetto da Tunisi il pomeriggio dopo.

Morale:

1) Avete percorso 1700 km in moto, di cui 200 in pieno deserto (che potete anche esibire con i vostri amici con un pizzico di spocchia, esattamente come sto facendo io).
2) In effetti vi siete un po’ rammolliti in posti da fighetti, ma in fondo una volta ogni tanto la cosa non guasta.
3) La spesa è stata limitata (circa 1500 euro per entrambi, acquisti compresi) ma non ha prezzo il ritorno a casa che per una volta, non sarà gravato dalla solita ammorbante fronda domestica.
4) Tutto sommato la vostra morosa/moglie/partner è stata soddisfatta e si è sentita parte di una vostra vita segreta che ha scoperto essere meno insidiosa di quanto pensava (lasciateglielo pensare…).
=> Il bilancio è dunque positivo: ogni tanto avere il sellino occupato, paga :-)

Alcune dritte tecnico-turistiche
Moto
Invece della Bombolona che voi ben conoscete, condannata per antichi giuramenti ad una solo seat, stavolta ho usato la Bianchina: la BMW R80 G/S Paris Dakar del 1987. Le borse originali Krauser non sono sufficienti per due persone, quindi ho aggiunto la solita borsa a tubo Famsa posizionata sul portapacchi posteriore di serie. La moto è completamente originale (la sella usata è quella doppia, molto comoda per il passeggero) mentre le gomme sono le già citate e osannate Continental TCK, tassellate da enduro, che si sono rivelate eccellenti sul fuori-strada impegnativo. La moto su strada tiene una media dei 110-120 km/h anche in due a pieno carico e consente buone percorrenze giornaliere con un ridotto consumo di carburante.

Bagaglio
Solitamente un tasto dolente per chi viaggia con la morosa: per fortuna Giovanna si è rivelata di modeste pretese.
E’ comunque fondamentale limitare il corredo della vostra ragazza, che non ha chiare in mente le ridotte dimensioni di una moto. Da non dimenticare: foulard per il viso durante la marcia, guanti robusti e stivali in cuoio di qualità (leggi traspiranti). Noi che amiamo l’old-fashion avevamo casco jet, Ray Ban, jeans e giubbotto di pelle.
So che alcuni avrebbero qualcosa da dire in proposito…

Hotel e strutture ricettive
Facile trovarne di molti tipi in Tunisia. Noi abbiamo puntato ad una gamma medio-alta. Hotel Gafsa Palace (Gafsa), Hotel Tuareg (Douz), Hotel Pansea (Ksar Ghilane 00216 75 621 871), Hotel Matmata (Matmata), Hotel Dar Hayat (Hammamet). Non abbiamo mai pagato più di 150 dinari al giorno per due persone (cena inclusa).
Per voi

Guida per il deserto
A Douz è facilissimo trovare guide ufficiali munite di 4×4, servendosi delle diverse agenzie turistiche facilmente reperibili. Noi ci siamo rivolti ad un nostro amico locale (Magic, proprietario dell’omonimo ristorante, “Chez Magique”, restaurantmagique@yahoo.fr, av Martyrs 4260, Douz), che ci ha trovato un’ottima guida munita di 4×4. (150 Dinari per una giornata di lavoro)

Documenti
Per la Tunisia non serve altro che il passaporto e la patente. Quasi tutte le assicurazioni coprono la Tunisia come Carta Verde, ma verificatelo: eventualmente in dogana potete sottoscrivere una assicurazione periodica locale .
IMPORTANTE: alla dogana italiana a Genova , i poliziotti chiedono il bollo sul passaporto (bastardissimi). Costa 40 euro: vedete di averlo se non volete girare per Genova alla ricerca di una tabaccheria aperta. In nave: non lasciate i documenti sulla moto durante il viaggio in traghetto: sarà infatti possibile sbrigare gran parte delle formalità a bordo presso funzionari della dogana imbarcati sul traghetto stesso. Una furbata!

Traghetto
Se fate Ge-Tunisi, scegliete la Cotunav invece della GNV. All’andata le autorità tunisine fanno attraccare prima la Cotunav della nave italiana e si guadagnano due preziose orette. Attenzione però alla nave: come è capitato a me, se siete sulla Chartage , nessun problema, ma se vi assegnano la Habib, nave di merda, rigorosa la prenotazione della cabina di prima classe (costa 60 euro in più ma la vostra moglie apprezzerà, e anche voi….).


Come me la sono sfangata sulle dune
Dopo aver visto la prima foto qua sopra, tutti avranno incominciato a sghignazzare e magari si saranno chiesti come è andata la parte hard del viaggio, quella che forse chi mi conosce da un po’, si aspettava. In effetti il tour super-pettine “Tunisia con la morosa“, ha avuto una parentesi di due giorni dove Giovanna si è trasferita su un 4×4 e il Parodi ha incrociato la spada con il deserto vero percorrendo la diretta tra Douz e Ksar Ghilane , via deserto.

Beh posso dirvi che con quest’accidenti di motoretta qui, mi si è aperto un mondo.
E’ una sensazione incredibile percorrere un piattone desertico senza pista, scegliendo ogni metro di strada senza badare ad altro che ad un punto di riferimento lontano due chilometri, che dovevo raggiungere per il percorso migliore. Lo spirito dell’enduro, ragazzi, e badate bene, non della “sala giochi” con quad o motine KTM da cento chili, ma con una moto che è una signora del viaggio itinerante, un mezzo da caricare e con cui farsi portare in giro, da casa fino alla fine del viaggio.

E’ stato facile? Non so: e comunque si è trattato di un assaggio di deserto, con l’attraversamento di due Erg, di cui uno abbastanza serio come altezze (sui 5 metri), mentre il secondo (quello famoso, del Fortino di Ksar Ghilane) con molte dunette più basse, continue e vicine, non meno impegnativo.

E’ stato un piacere e una scoperta, per uno come me che ha assaggiato piste e sabbioni con moto da 400 kg e gomme da strada. La scoperta del piacere di accelerare e disimpegnarsi, il gusto di sentire che le gomme artigliano la sabbia e ti spingono avanti, la sicurezza che se ti pianti o cadi, potrai alzare la moto da solo senza sforzi sovrumani.

Sono cose che rassicurano e che rilassano, ma anche che ti portano a osare di più e quindi a trovarti in situazioni anche più uncasinate, ovviamente.

Ed eccomi quindi allora, ad apprendere l’approccio alla duna, le sue astuzie, i suoi segreti. Da che lato? A che velocità? Con che marcia? Cose che è inutile stare ad elencare qui (non ne ho poi certo l’autorità) ma che ho trovato istintive e che credo che – a chi ha e due ruote nel sangue – vengono più spontanee di quanto ci si aspetta.

Peso indietro, seconda in coppia piena, sguardo lontano e non sulla terra davanti alla ruota, manubrio morbido e spinta posteriore potente. Prendere la propria strada, sceglierla con anticipo e tempismo: ecco forse la cosa più importante e più difficile. Non esitare, non cambiare idea all’ultimo, titubando e facendosi prendere dai dubbi. Perchè una duna o una valletta hanno una velocità minima di approccio sbagliata la quale, neanche lo spirito del buon Meoni potrebbe più aiutarci.

Ed ecco quindi che ciò che si è appreso in tanti anni di strada, ritorna a supportarci. Un po’ di fiuto, un po’ di culo, e se poi ci si pianta, pazienza: moto a terra, muso verso valle, e si scende di nuovo giù, sotto la duna, per riprendere un po’ più di rincorsa o -meglio – per cambiare lato o direzione.

E’ stato bellissimo: mi sono sentito vicino al deserto come non mai, perchè davvero la sua terra vergine scorreva sotto le mie ruote, la sabbia lambiva gli stivali e le leve del cambio e quando mi piantavo e magari volavo giù, era la sabbia giallo rossa ad accogliermi e ad attutire la caduta.

Credo che sia giusta, per me, un’evoluzione di questo genere.
Me la sentivo, leggendo storie di raid, di avventure e libri di viaggiatori. Guardando le mappe e parlando con persone che le hanno attraversate, osservando paesi collegati da nulla che non fosse una pista tratteggiata sulla Michelin.

Fino a ieri erano sogni da accarezzare. Magari da domani potranno trasformarsi in realtà.

(non necessariamente con la morosa, eh….. :-)




Prego apprezzare l’abbigiamento tecnico per lui e per lei….

Lo Chott El Jerid, al centro si trova questo vecchio bus abbandonato e calcinato da sole e sale…

Threepercenters forever…..

L’hote Pansea, a Kasar Ghilane, qui sotto

Qui sotto, la famosa pozza dell’oasi

… quella di prima non è l’unica pozza dell’oasi, a quanto pare…..

Benzinaro dell’oasi

Qui sopra e anche sotto, il Caffè di Bir Soltane con posto di guardia. Un tempo era sulla pipeline sabbiosa e pistaiola. Oggi miseramente asfaltata. Compare ancora il nostro stemmino che lasciammo nel 2005 quando decidemmo di andare avanti verso l’oasi

Ok, ragazzi. Prendiamo a calci questa cazzo di Pipeline!!!” (Mario Giugovaz, maggio 2005, Bir Soltane alle 14.30. Circa 40 gradi…)

Partenza al porto di Tunisi….

Ti clonano la targa, eh…

Qui sotto, incontriamo gli amici di Norev: 100 Citroen 2CV, che hanno attraversato la Tunisia, partendo dalla Bretagna, in 15 giorni…

Piene di francesi, ovviamente

Qui sopra: Hammamet, dal nostro Hotel…

14 maggio 2010
Tunisia sabbiosa
Ciao ragazzi, sono partito per il deserto.
Se non altro, finalmente riuscirò a far asciugare la moto, cazzo! A Milano piove incessantemente da un mese e mi sono veramente rotto i maroni.
Comunque, inshallah, il programma è il classico Tunisi, Chott el Jerid, Douz , Ksar Ghilane, Matmata, che abbiamo già fatto con i Threepercenters.
L’unica differenza è che l’idea sarebbe quella di tentare la diretta Douz -KsarGhilane, via sabbia, evitando quindi la pipeline, ormai miseramente asfaltata, e mettere alla prova la Germanina R80 G/S e i suoi stramaledetti tasselli.
In realtà mi metto alla prova anch’io visto che la tedeschina è nuova per me, e l’idea di buttarmi nella sabbia mi alletta tanto quanto mi spaventa.
Tra l’altro, forte dell’assenza di GPS e completamente ignaro di come cazzo ci si muove nel deserto senza pista, ho qualche dubbio sul buon esito della manifestazione, ma confidando nella buona stella trepercentuale, sono abbastanza positivo e non vedo l’ora di trovarmi dietro alla porta del traghetto che, come tante altre volte, si aprirà sul porto di Tunisi.
Si ricomincia, ragazzi!
Ci vediamo tra otto giorni

Ride-on!
Roberto 3%er

10 maggio 2010
Aggiornamento alla pagina dei Libri di Moto
Andate a dare un’occhiata anche dove si legge:
non guardate sempre e solo le figure, insomma!

10 maggio 2010
Triumph
Insomma, vedo sempre più forte questa nuova onda di trasformazione delle Triumph. E devo dire che la cosa mi piace parecchio.
Anche in Italia il mood custom delle Triumph incomincia a farsi sentire sempre di più.
Ne ho visti modelli a Verona a gennaio, poi ad alcune manifestazioni a Milano e proprio in questi giorni ci sono due bellissime triumph proprio in mezzo alle vetrine del KD Store di Derio, in via Caminadella. Fateci un salto e compratevi anche un paio di magliette o un giubbotto di pelle, già che ci siete.
Beh, la cosa mi piace molto e poi diciamocelo: con le Harley avevamo visto tutto (ma veramente di tutto) e incominciavano a scarseggiare le idee.
Le Triumph sono moto che non hanno nulla da invidiare a qualsiasi altro modello, sia come quarti di nobiltà che come fascino. Peccato che l’impianto elettrico, gli inglesi, si sa non somo mai stati capaci a farlo, ma che vi devo dire, vi porterete i cavi.
Se vi capita, date un occhiata a Brittown, un DVD prodotto dagli stessi ragazzi di Choppertown (ricorderete i Sinners).
Il protagonista, questo Meatball nella foto qui sotto (in realtà neanche troppo grasso, nonostante il soprannome), è un personaggio molto interessante e scommetto che vi piacerà.

7 maggio 2010
Parodi batte Continental 2-0
Questa sera, in un’oretta circa, forte dell’esperienza con l’anteriore da 21, ho domato una gomma posteriore corazzata da 120-18, smontando l’esistente e sostituendola con una bellissima nuova Continental TKC80. Ho montato anche una camera d’aria da 4 mm, anti punzicature, che spero serva a qualcosa.
Come con la passera, anche qui la lubrificazione è fondamentale, come la tecnica, specie per lo stallonamento del copertone e l’uso delle due levette bastarde. Devo dire che non guasta anche una discreta forza fisica, considerato che le leve in dotazione alla moto, sono da 22 cm.
L’unica differenza è che, per lo meno con i pneumatici … size matters

7 maggio 2010
Gommaflex
E adesso già che state cantando come degi usignoli, provate anche a cambiare le camere d’aria e i pneumatici della vostra moto.
Beh insomma, mi sono detto: – Ok ho comprato queste stracazzo di gomme tassellate che se ne stanno lì nel mio studio a guardarmi , profumate e compatte come due carriarmati. E adesso non voglio provare neanche a montarle? -
Tanto più che ho pure preso le camere d’aria rinforzate da 4 millimetri (le più spesse per evitare quanto possibile le pinzature).

Vabbè, proviamo. Mi sono messo ieri sera alle sette meno dieci contando esclusivamente sulla dotazione attrezzi della moto, e facendo finta di essere sulla transahariana. La temperatura era decisamente più fresca ma la tensione era la stessa..

Smontaggio ruota, sgonfiaggio, stallonatura montandoci sopra, leve per alzare i bordi, estrarre camera d’aria, ancora leve per togliere l’altro lato del copertone . Tolto copertone, cerchio in mano. Inserimento nuovo copertone (il tassellone mitico Continental), infilaggio della camera d’aria, lubrificazione con shampoo Fructis Idraliss alla mela verde per capelli sfibrati, leve per far rientrare il copertone nelle spalle del cerchio, gonfiaggio con pompetta da bicicletta in dotazione alla moto, rimontaggio della ruota tra le forcelle.
Morale:
fa un rumorino sul disco e la gomma non è perfettamente centrata (penso sia perchè non avevo il compressore e la gomma non si è assestata), ma sono in grado di ripartire dopo circa un ora e un quarto di lavoro.

Lavoro tipico fatto “alla parodi”, e cioè con altissimo grado di approssimazione , ma completato e in grado di risolvere il problema originario all’80%.
Questa sera sono cazzi della ruota posteriore.

Sabato poi, tutti dal gommista per farsele rimontare come dio comanda, ma la cosa importante è che CE L’HO FATTA al primo colpo.

6 maggio 2010
Provate
Non avete mai provato a girare per la città sulla vostra moto, cantando ad alta voce?
Scegliete una canzo di cui sapete le parole, però. Va bene anche se ve le inventate un po’.
Per esempio io oggi avevo in scaletta Hold-on di Sam and Dave e poi subito dopo Born to be Wild degli Steppenwolf.
Ma proprio cantarla, dico. E che si senta.
Ok, potete stare zitti ai semafori, ma per il resto, cantate. E guardate le facce della gente.
E andate piano, altrimenti non ve la godete.
Hooold on, I’m cooooooooming…

6 maggio 2010
Paura
Ricevo una mail da un giovane amico di 22 anni, che mi parla di una sensazione di terrore che lo ha preso mentre viaggiava sulla sua Bonneville. Una paura apparentemente immotivata e forse collegata ad un suo amico finito in ospedale per un incidente in moto.
Innanzitutto speriamo che il tuo amico se la cavi, che è la cosa più importante.
Poi però mi piacerebbe dirti un piao di cose su questo tuo “attacco di panico motociclistico”. Beh, non la considero affatto una cosa da evitare o da temere, ma piuttosto da capire, perchè il più delle volte può essere solo una sensazione subconscia dettata da sana prudenza, qualcosa che ci aiuta a ricordarci che non siamo invulnerabili e che ci preserva dal fare cazzate.
Non so se ti sia venuta per il fatto che eri su una Bonnie (ok gli inglesi non saranno dei campioni a fare le moto, ma un terrore come quello forse è una sensazione esagerata…) o dal fatto che magari non ti sentivi tranquillo e non te ne eri ancora accorto, e il tuo subconscio ti ha informato di ciò.
Resta il fatto che credo fermamente che i motociclisti dovrebbero fare tesoro di queste ventate di paura improvvisa, e anzi ricordarsene anche più spesso.
L’unica cosa che ti vorrei lasciare è una riflessione:
sei giovane (22 anni) e hai ancora tantissimi chilometri da percorrere sulla strada e nella vita. Ebbene non avere mai paura della strada o della moto: se qualcosa va storto, raramente la colpa è sua.
Piuttosto, impara ad essere preparato a reagire agli errori tuoi e a quelli degli altri, le uniche cose che veramente potrebbero farti del male nella tua vita di motociclista.

Lampeggio

R

5 maggio 2010
Sotto il mio ufficio
Sotto il mio ufficio, c’è una motocicletta parcheggiata.
E’ una vecchia motocicletta da strada. Non vi dirò di che marca è per non indurvi a preconcetti sui quali noi arlisti siamo dei fenomeni.
E’ una motocicletta, vi basti.
Una stramaledetta motocicletta che se ne sta lì a prendersi una valanga d’acqua. Piove da una settimana, ma quella moto è sempre lì sotto. Io me ne sto a guardarla dalle finestre del mio ufficio che sembra una tabacchiera, tra mogano e boiserie, con una grande vetrata. Anche se oggi di luminoso non c’è proprio niente. E’ una giornata del cazzo: una di quelle che speri che ti scivolino via come le gocce di pioggia sul serbatoio di quella moto.
Se vi interessa saperlo, non è una moto moderna; è piuttosto uno di quegli affari di metà anni novanta o forse prima. Una moto che, in altri contesti, probabilmente non avrei notato. Scura, opaca, modesta ma fiera.
Se ne sta lì a prendere acqua senza fare una piega. Con la sua sella lunga e brillante di pioggia, il faro tondo e due specchietti neri dritti come due antennine di un animale in attesa di una preda, o più facilmente di un vecchio cane che sonnecchia aspettando il richiamo del padrone, pronto a scattare.
E’ un po’ discosta da un gruppo di scooter dove carrozzerie, copertine e parabrezza e paraspruzzi si sprecano, insieme a ingombranti tourpack o come cavolo si chiamano.
La moto se ne sta distante; solo pochi metri in effetti, ma che sembrano anni luce in confronto a quel gruppo di moderne plasticose.
Il mio naso è a pochi centimetri dal cristallo freddo della vetrata, mentre guardo giù in strada.
E’ tardi: ombre che corrono, ombrelli aperti, spruzzi, pozzanghere. Autobus strapieni di gente umida e compressa. Sardomobili in coda con i tergi che segnano il loro ritmo inumano.
Ho una sensazione di rabbia e di fastidio al solo pensiero di dover affrontare quel casino per tornare a casa, per di più a maggio.
Ma quella motocicletta è indifferente a tutto, come può esserlo solo qualcosa che è indifferente al tempo e alla moda. Un mezzo onesto, che deve guadagnarsi il pane quotidianamente, senza troppe palle, con un proprietario che la conosce fin nel profondo e sa fin dove può arrivare con lei.
Certamente un motociclista.
Uno che non si preoccupa di bagnarsi o di stropicciare la cravatta sotto la Belstaff o la Dainese, o di spettinarsi sotto il casco. Uno che preferisce arrivare in ufficio con i polsini bagnati e i piedi umidi, ma essere libero a cavallo di una moto. Magari anche vecchia di ventanni.
Uno un po’ diverso dagli altri.
Uno come noi.

4 maggio 2010
Tassello
L’Harley fa godere, certo.
Ma quanto godo a poter finalmente montare su una moto…. QUESTE GOMME QUI!

Continental TCK80, appena prese su www.nikpneumatici.com per l’ R80 G/S.
E passa la paura

29 aprile 2010
Sarà vero?
Secondo Moto.it i vessatori emendamenti al nuovo codice della strada, sembrerebbero essere stati tutti ritirati.
Quindi , niente obbligo di casco integrale, paraschiena, protezioni, caschetto per la bici e tuta fluorescente e antinucleare per chi va in moto. Tra l’altro sembra che chi li mette, verrà multato e costretto a toglierseli subito.

Del resto, col paraschiena come si fa a sentire la pressione delle tette della vostra ragazza, ad ogni frenata?
Tanto vale andare senza freni, allora…

Ve la dico così come l’ho trovata sul web.
Qui
: http://www.motoblog.it/post/24191/co…li-emendamenti

28 aprile 2010
Siena
Che sfiga, per motivi di lavoro, oggi sono di nuovo a Siena. Ma stavolta senza moto, con il trenaccio e un mini-van per l’ultimo tratto.
Comunque, complice il bel tempo, da qualche giorno una strana sensazione ha ripreso a fremere dentro di me.
La voglia di ripartire per qualche giretto motorizzato, si sta facendo di nuovo sentire, prima lieve, poi sempre più forte. Ok, magari questa volta non sarà un Overland ma la mia testa ragiona come un GPS e incomincio a vagliare percorsi e tragitti.
Sento il profumo dell’aria cotta dal sole e della polvere sui guanti e sugli stivali. Il borbottio del motore in folle quando si è fermi ad un bivio in mezzo alla pianura e si apre la cartina sul serbatoio. L’asfalto ruvido e asciutto, le giornate che incominciano presto e la moto che ti aspetta sotto la piccola stanza che hai usato per la notte.
Un saluto, una stretta di mano e l’orizzonte davanti a te. Da raggiungere e cavalcare anche solo per un attimo.

Vabbè vado a Siena, và….

27 aprile 2010
Softail
Discreta motoretta vista all’aperitivo Headbangers a Milano (foto da www.duecilindri.blogspot.com).
Cosa può fare un testone di un Road King….

26 aprile 2010
Tassello
Il totalizzatore scommesse dà Rudy con probabilità molto alte vicino ad una moto da enduro.
Martedi vi sapremo dire qualcosa di più.

23 aprile 2010
Casa dolce casa
Il nostro amico Francesco Veneziani ci manda una foto che mi ispira non poco.
Chi di voi non sogna una casa così?

23 aprile 2010
La domanda di Cippy
Chissà perchè Jesse James quando mi chiama per parlarmi del suo matrimonio, finisce a discutere del futuro del custom?
Cippy Tradati

22 aprile 2010
Falco
Intanto ridendo e scherzando, vedo 12 decimi.

21 aprile 2010
Federica’s Bike
Individuata per caso in città, la bellissima Night Train di Federica. Una moto che potrei definire storica e recentemente restaurata dal nostro amico Roberto Rossi di Mantova.
Riesce ad essere bella anche nonostante la foto del mio mefitico BlackBerry….

Tanto per farvi capire di cosa si tratta, ecco alcune immagini dal sito di Roberto Rossi
Enjoy

21 aprile 2010
Bianco e nero
R80 attraverso le tundre

20 aprile 2010
Best from Paris-Dakar … “d’antan”
E la colonna sonora è Pop Corn, un pezzo degli anni 70.

20 aprile 2010
Brit Iron
Depia, in effetti anche le Triumph non sono affatto male…

17 aprile 2010
Tagiura
Tagiura è il nome di una oasi costiera della Libia che fu italiana nei tempi eroici del nostro striminzito colonialismo. Oltre a ciò è anche un rsitorante a Milano, nell’omonima via, dove i Threepercenters ogni tanto si trovano al sabato a pranzo. L’alternativa è il mercurio della trattoriola “Da Gigi il Cinese” in zona Paolo Sarpi, famosa per il pesce condito con il suddetto metallo.

Questo sabato abbiamo salutato Mario, rientrato dal Messico e pronto per ripartire per un viaggio Threepercenters da organizzare a Maggio. Il Depianeggiante, ripresosi dalla maratona, si è assoggettato all’acquisto di una nuova motoretta e immaginiamo che l’evento sia imminente o quasi (enduro d’epoca o roba simile).
Mentre sorbivamo un Jagermeister, è comparso anche Guido Bertolaso che ha voluto aggiornarci sulle ultime news sul vulcano islandese che attualmente blocca le rotte aeree di mezzo mondo. Stava infatti per partire verso capo nord in slitta per fare un sopralluogo sul circolo polare artico.

Ecco Bertolaso dietro alla macchina del prosciutto, pronto per affettare i mangiarini.

Un saluto al nostro amico Nicola Papa, al quale dedichiamo questa foto con la signora Marcella

16 aprile 2010
Woodstock

Leggete queste righe, tratte dall’elegante brochure Headbanger Motorcycle.
Cosa può fare la suggestione di un vecchio numero di Life, trovato in un polveroso magazzino della West Coast.

16 aprile 2010
Custom foto
Ho fatto un salto a vedere le foto di Simone Romeo in via Gesù.
Niente male, per essere tutti brutti musi di biker o rockers, con qualche outsider come Donato Nicoletti. La splendida cornice di Montenapoleone e quadrilatero, ha reso più pettinata la manifestazione, ma qualche bel ferro fuori parcheggiato, l’ho visto.
Spettacolare l’ape-hanger di Cippy. Troppo buio per una foto alla sua bellissima rossa, con sella verde.
Sarà per la prossima volta.

15 aprile 2010
La settimana
Oggi Fiammetta ha imparato a dire tutti i giorni della settimana.
Di seguito.
lunedi, martedi, mercoledi, giovedi, venerdi, sabato e domenica

14 aprile 2010
Una ragazza
Oggi stavo parlando con una ragazza e le stavo spiegando che in effetti, sì, avevo due moto e una era una BMW d’epoca, una R80 G/S, piuttosto rara e poi anche una Harley, sì, proprio quella là.
Lei si è girata, l’ha guardata e mi ha detto
Si si, certo la BMW va bene … Ma quella è una HARLEY….

13 aprile 2010
Harley rider
Come è giusto, da qualche giorno sto utilizzando la mia mitologica Bombolona in giro per la città.
Gomma nuova posteriore (tipo bobber, come la anteriore) e motore sempre fresco e guizzante. In effetti la cosa che si sente di più, dopo aver incrociato le spade con una BMW ancorch’è d’epoca, è il peso e la minor maneggevolezza. Non sarò certo il primo a dirvi che portarsi in giro una Road King, si sente, ma si sentono anche altre cose: come la compattezza del motore, la potenza, la solidità della coppia. Anche la tenuta sulle curve (ok, la Dakar ha le gomme tassellate) capisci che è un’altra cosa. Forse è perchè io da dieci anni giro su questa moto, che è un dettaglio non trascurabile, ma io sulla Harley, mi ci sento più sicuro.
Se dovessi fare il giro del mondo adesso, la Harley sarebbe certamente quella con cui mi sentirei più tranquillo. E’ anche vero che, in alcune cose che sto scoprendo della R80 Paris-Dakar, la Harley non ci arriverà mai. Per esempio, una banale foratura di una gomma nella Harley può girarsi in una tragedia solo per il fatto che la scomodità di smontare, alzare e sostituire un pneumatico di quelle dimensioni su una moto di quella stazza , lo renderebbe un incubo. Ben altro è invece il posizionamento a cavalletto centrale della BMW, dotata tra l’altro di pompa a mano per rigonfiare la gomma dopo la riparazione (nascosta sotto il serbatoio), e la facilità di smontaggio delle ruote. Qualcuno potrebbe dire : prenditi ruote in lega che ti consentono il Tubeless (facilmente riparabile senza smontaggio), è vero, ma la moto è quella, la adoro così com’è e non me la sento di cambiare le ruote.
Non sarà facile scegliere quando il momento verrà, ma per ora il rumore della mia HD è ancora il sinonimo di grandi viaggi, e lo sarà ancora per un bel po’…

11 aprile 2010
Il Depia alla Milano Marathon. Quando un Overland si fa a piedi
Proprio mentre sto scrivendo, un grande Depia sta lottando con gli ultimi chilometri della maratona di Milano. 42 chilometri di sofferenza e costanza, corsi per la metà con l’allenamento duramente messo da parte in anni di corse, ma per la metà con il cuore e con il cervello.
Grandissimo caro Depia: siamo tutti con te.
L’ho beccato sul passaggio del trentesimo chilometro, quello che gli americani chiamano “the Wall” il muro, perchè è proprio lì che inizia la vera maratona.
Si perchè in quel momento hai trenta chilometri nelle gambe e il traguardo è a oltre dodici chilometri da dove sei tu. Una distanza che in quel momento sembra (e spesso è) quasi insormontabile.
Non sappiamo per ora il risultato finale, ma postiamo alcune immagini rubate alla performace del nostro grande Threepercenter.

GO DEPIA GO!

Ultimissime
Apprendiamo ora che il Depia è giunto al traguardo in 4 ore e 27!

Come da classifica allegata
Ancora bravo

 

Ed ecco il Depiazzoni sul trentesimo chilometro…. evvvaii!

Naturalmente vogliamo sperare che il Depia nasconda un qualche tipo di marsupio sotto la maglietta.
Altrimenti sarebbero disattese tutte le teorie secondo le quali correre fa bene alla linea….

9 aprile
Assicurazione bastarda
Cioè, fatemi capire: con la RAS ho fatto tre anni di seguito senza incidenti, e la polizza mi è tranquillamente aumentata di oltre il 60% ? (ero arrivato a 357 euro)
Ma siamo matti?
Testè ho smanettato su internet e ho concluso un eccellente contratto assicurativo con la Genertel per 180 Euro (solo RCA). E fanculo la RAS
Morale, non assoggettiamoci a pecora di fronte alle vessazioni delle compagnie. Esiste il libero mercato? Approfittiamone
PS
Occhio alle clausole, però. Tipo il diritto di rivalsa e le franchigie più o meno occulte

8 aprile 2010
Forty-Eight
Mi piace un botto la nuova Sportster Forty-Eight.
Finalmente un bel modellaccio Harley come non se ne vedevano da un po’…

A guardarla bene sembra la figlia di questa….

7 aprile 2010
Giretti vari
Pasqua con tempo che fa cagare?
Chissene frega: martedì, il mio appuntamento al MontePaschi, me lo faccio in moto. E infatti mi son preso la tedeschina e mi son fatto un ricchissimo SantaMargherita – Siena passando per la Volterrana e attraversando il cuore della toscana. Il giorno prima naturalmente, mi sono goduto un trasferimento al mare da Milano al mare, gustando l’entroterra ligure.

La R80 è un po’ vecchietta certo, ma sui tornanti sa il fatto suo. Per ora mi trovo più sicuro con la Harley (anche se può sembrare un paradosso, in effetti) ma sto prendendo le misure anche a questa. Lo pneumatico tassellato non aiuta e la sensazione leggera di perdita di controllo è sempre nascosta lì, che sembra salti fuori all’improvviso, ma senza esagerare nella velocità (non dimentichiamo il mono-disco davanti e tamburo dietro) la tedesca ti fa divertire non poco. Specialmente quando si apre, l’800 è generoso di potenza molto più di quanto ci si possa immaginare per una moto di quasi 25 anni.

Beh mi sono sparato questi 600 km da Santa a Siena andata e ritorno, e me li sono goduti non poco. La selletta arancione non è il top della comodità, ma l’assetto di guida è meglio dell’Harley e stanca meno. Ho tenuto la media dei 110 – 120 km/h e la moto ha fatto 19 con un litro. Il che significa che con un pieno (32 litri) faccio oltre 600 km: niente male per un progetto Overland con lunghi tratti senza distributori….

Vabbè ragazzi, vi piazzo un paio di foto: quella col tondo (tra Volterra e Siena) è sulla stessa curva che con le Harley facemmo a luglio scorso, con Rudy , il Depia e il Garella (prima della fuga)

E qui vi piazzo la Volterrana dell’anno scorso

4 aprile 2010
News
Approfitto per provare un po’ a smanettare su questo nuovo template del nostro sito e vi aggiorno sulle ultime news, più o meno pazzesche.
E’ passato un mesetto in effetti, da quando ho affidato il sitaccio alle mani di Luca Barbieri, che me lo ha ricostruito da zero trasferendone il database dal mio vecchio hosting/server (che se ne stava in Canada). L’operazione è stata più elaborata del previsto perchè il server e il linguaggio erano strettamente connessi, e insomma, per quel che ci ho capito, non è bastato staccare il filo da quello là e riattaccarlo su questo server qua. Nossignore, è stato necessario “ricostruire” pagina per pagina il sito.
Sono stati cazzi del vecchio Luca Barbieri il quale mi sembra che abbia fatto un buon lavoro (aspetto vostri commenti in proposito, anche se lo scopo era mantenere il più stretto conservatorismo e lasciare il più possibile il sito così com’era prima).
Beh, tornando a noi, io mi sono fatto otto giorni alle Maldive , il Mario è in Mexico, e il Depia ha finalmente venduto il suo ferro.
L’operazione di vendita si è svolta in tempi moderatamente brevi visto che il prezzo (5000) era equo. Abbiamo usato moto.it e subito.it e le offerte hanno iniziato a fioccare quando il depia ha calato la richiesta a livelli corretti.
Adesso la mia nuova mission è fargliene comprare un’altra.
L’idea motociclistica del Depia spazia in modo abbastanza ampio, ma io sostengo l’enduro d’epoca (ma va?), visti i notevoli vantaggi, sia di gestione, che di innegabile tenuta prezzo, e del limitato costo d’acquisto. Il budget è attorno ai 5mila e io sto proponendo al depia qualche mezzo tipo R80 GS (o G/S) o R 100 GS (quelle bianche e azzurre), che galleggiano su quei livelli e hanno affidabilità, guidabilità e tenuta.
Rudy è invece appresso alla trasformazione della sua softail di cui spero presto di pubblicare una foto.
Per il vostro piacere, cerco ora di inserire qualche foto delle Maldive.
Anche per farvi un po’ incazzare…

3 aprile 2010
Il dannato spirito del biker

Quando si guida una Harley Davidson, le sensazioni che si impadroniscono di noi sono tante e spesso irresistibili.
Pochi rimangono indifferenti ad una moto che è stata – ed è ancora – guidata dai più duri tra i duri, dai ribelli e dagli eroi e che hanno incarnato miti cinematografici e letterari che hanno emozionato la nostra giovinezza. E noi oggi stringiamo il manubrio di un mezzo che ha significati a volte più grandi di noi.
E’ una qualità e un pregio che pochi mezzi possono vantare, forse addirittura l’unico. Una Harley è come l’Aston Martin metallizzata di James Bond, la Jaguar E-Type nera di Diabolik o la Porsche 356 Speedster di James Dean. E ci siamo noi li sopra, e l’immaginario di tutto ciò può farci sentire forti e forse anche un po’ ribelli.
Ma quello è il momento in cui bisogna fare attenzione, perchè la cazzata è in agguato.
Esattamente quello che è mi è successo domenica scorsa, mentre rientravo a Milano da un giro nella bassa. Una lunga coda affliggeva la statale che corre lungo il Naviglio e nessun motociclista si sarebbe mai incolonnato come un peones ad aspettare il suo turno. Figuriamoci un arlista, ed infatti con freccia a sinistra perennemente accesa eccomi fare lo slalom sulla linea di mezzeria (più o meno continua). La campagna correva attorno a me, il sole splendeva e stavo guidando una eccezionale moto americana. Nessuno poteva fermarmi.
Si, tranne tranne una macchina di vigili di un oscuro paesino della pianura padana, il cui muso sbuca dalla coda improvvisamente provenendo da una altrettanto oscura viuzza.
A quel punto, forse un tranquillo guzzista o un più modesto scooterista, avrebbe tirato una frenata e avrebbe chinato il capo di fronte all’autorità costituita, anche se certamente manifestatasi in modo per lo meno maldestro, tenendo per se le legittime maledizioni che gli si affacciano alla mente.
Ma non io: non un arlista che aveva in mente Dennis Hopper e Peter Fonda, i Chino e Johnny di Wild One ed era alla guida di un mezzo nero come il suo Chiodo Perfecto e aggressivo come il rumore delle sue marmitte.
Il dannato spirito biker, annidato in molti di noi arlisti si è scatenato all’improvviso. E so che non sarebbe successo se fossi stato sulla mia vecchia Volvo o su una qualsiasi altra moto, meno evocativa e suggestiva.
Ma non ci si può far niente, ragazzi. E io tanto meno.
E così quel “vaffa…” più che essere uscito dalla mia bocca, è uscito dal significato che davo a me stesso in quel momento.

E sono cose che – posso garantirvi – si pagano care…

2 aprile 2010
Due
A volte penso di aver fatto una cazzata a comprare una seconda moto. Di solito lo penso quando entro in garage e vedo una delle due, ferma.
Ogni volta che ne scelgo una è un lieve dolore per me. Mi sembra di tradire, in un certo senso.
Ma cos’è una moto, in fondo? E’ la tua compagna di viaggio, un mezzo di immaginazione e di gioia, qualcosa a cui appassionarsi e da curare.
Nessuna di queste cose è in contrasto con il fatto di averne due.
Basta che le si usino, ci si prenda cura di loro e le si amino entrambe.E che tutte e due, quando le si guardi, facciano venire allo stomaco quella sensazione unica di aspettativa e di piacere.
Come quando si guarda una bellissima donna che ci sta aspettando con un sorriso.

1 aprile 2010
Siamo Tornati
Ragazzi, siamo di nuovo on-line: perdonate qualche errore perchè stiamo ancora imparando.
Per esempio: volevo mettere una foto di una Harley-Davidson, e invece mi si è pubblicata questa.
Scusatemi ancora

Roberto3%er

2 marzo 2010
Bazooka
Rodolfo si è arruolato nei marines.
Caserma di Via Gallarate, Milano.
Tenente di picchetto, Nicola Papa.
Occhio al porto d’armi, fratello

1 marzo 2010
Fiammetta su Paris-Dakar
Gioia di papà tuo…

27 febbraio 2010
Le mie due
Esiste qualcosa di più bello, su due ruote?

26 febbraio 2010
Less is More
Di Rudy 3%er

Eccomi dopo rari exploit, a scrivere un ‘pezzo’ per il sito, cosa non semplice, ma prendendo spunto da un post di roby paroads mi dico, che succede?
All’inizio del nostro ‘viaggio insieme’ incontro questi tizi strambi e dentro le nostre testoline esisteva solo LARLEI; pezzi cercati sulla baia californiana fino a tarda notte, spedizioni da ‘ratto’ nei garage di amici più o meno compiacenti, soprattuto io! (insomma si risparmia, a parte il Garella che cmq ringrazio per spacciarmi pezzi a prezzi quasi regalati!) alla ricerca dell’accessorio che potesse far cambiare la moto, (e dentro di me, due forze uguali e opposte tipo yin e yang mi facevano smontare e rimontare la moto, per la felicità dei nostri mecca Daniele Magni e Nicola, che nel frattempo si sono fatti l’aria condizionata nuova in casa tutto l’impianto con sto monta e rimonta), ma, cazzarola, oggi penso davvero di esser arrivato al famoso LESS IS MORE!
infatti la moto è dal mecca! :-)
Ma tornando ad hoc, che succede?
Si perchè come avete visto, si acquistano moto teutoniche bistrattate fino al giorno prima, giustificandole con un allure di “leggenda e mito” PERCHE’ HANNO 20 anni o giù di lì, ogni riferimento a fatti e cose o persone è del tutto casuale, e questo strano morbo di voglia di cambiare attanaglia tutti, dal Garella sempre più pistaiolo pazzo, al Depia in fase di vendita per un tassello che fa sognare il Nord Africa e tutto l’overland, dove lui è stato in moto, anzi in harley e io no (indi sana invidia e respect, anche se poi guido meglio io) e un Mario sempre più globetrotter e meno motociclista, con la testa in un altro continente, nel cuore Viva Mexico e più in basso vabbè lasciamo stare, e un Coffetts non pervenuto ma con un panhead sul braccio forever…

Allora mi sono detto ‘che cazzo succede?’
E anche io sospinto da una strana forza che mi fa tradire un pò la mia harley odiata/amata, mi metto a cercare una XL 600 LM dell’87 con il serbatoio da 28 litri per giri e viaggi che nella mia mente ci sono da tanto, alla faccia di quando si diceva un culo, una moto, una donna… (non l’ho presa la honda comunque figuratevi che pieno facevamo) ma in questo clima libertario e di totale autogestione del parco moto threepercenteresco, mi son risposto questo, prima di conoscere la ciurmaglia, leggevo di loro viaggi con moto come le nostre dette da alcuni “scaldabagno” in posti esotici, che fin da bambino guardavo sognando la parigi-dakar e dicevo ‘cazzo questi tizi mi son simpatici voglio bere una birra con loro’ e così fu.
Poi, il lavoro e la pressure come diceva Bowie forse ci/li ha allontanati da gite del genere, io con il mio lavoro part-time-freelance-cazzdicane non riesco mai ad organizzarmi e la presunta comproprietà della hd con il ‘daddy’ non mi ha mai fatto andar a cuor leggero, il Paroads detto anche Oby Won Kenobi e un motivo c’è, come ce n’è uno se io vengo chiamato Luke Skywalker (cito Depia), se n’è sbattuto ed è sempre partito!
Anzi se n’è pure andato in India, cazzo con un notaio pure!
Non si sa mai che dovesse rogitare in viaggio, e poi dicono che i notai non sono cazzuti: sono cazzuttissimi già da quanto studiano bisognerebbe sospettarlo!

In questi giorni con la stessa solerzia di mia nonna ad organizzare un viaggio, circa tre mesi prima siamo già in ansia su dove ANDARE, ma io stavolta cascasse il mondo vado eh si, con le incazzature di tutti, gli scleri e sei teste che vogliono andare a nord, sud, ovest, est e anche da qualche altra parte.
E’ bello così, quindi perchè cambiare?
Perchè a volte se non puoi partire e lasciare la strada dietro di te è comunque un modo per sognare, per evadere, per farti tornare bambino e andare in quei posti che ci sono solo nella tua testa dove c’era gente strana e tu ti dicevi: ‘un giorno anche io come loro’, un pò Indian Larry, un pò Fabrizio Meoni, un pò tutti quelli che scendono giù accendono la moto e forse per un’ora, un giorno, o una vita partono, loro, la moto, una strada, qualche amico cose semplici.
Rudy Smaila 3%er

25 febbraio 2010
Chiave di scorta
Una bella idea che mi ha dato l’Arrigo prima di andare in India, è stata quella di portarmi una chiave di scorta della moto.
In effetti, dopo tutta la vita in giro in moto, non avevo mai pensato all’eventualità di uno smarrimento o un furto della stessa.
Una cosa che potrebbe girarsi in una tragedia se ci si trova in luoghi come quelli dove amiamo andare noi tre.
Beh comunque me la sono duplicata ed oggi ho duplicato anche quella della R80 che per fortuna ha la stessa chiave sia per l’accensione che per il bloccasterzo.
La vostra fantasia si scateni ora, per decidere dove metterla.
Ovviamente sulla moto e non in tasca.

Work in progress
Ve lo dico subito, probabilmente tra qualche giorno il sito sarà fermo per cambiamento di Hosting.
Mi perdonerete il disagio.
Grazie agli amici del Webchapter che mi hanno supportato fornendomi subito nomi e contatti per il trasferimento del sito.

24 febbraio 2010
Chi vuole comprare la moto del Depia?
Un buon deal, e un pezzo di storia dell’Harley Davidson.
883 custom, del 2004, con circa 30mila km, marmitte screaming eagle, doppia sella, borse in pelle Wild-Hog
Prezzo, credo qualcosina più di 5mila euro.
In buone condizioni generali.
Se interessati, messaggiate il Depia qui: roberto.depiano@libero.it

23 febbraio 2010
Del Depia 3%er
Capodanno-treffen
Parods: -Uè Depiazzoni: è rientrato Mario?
DePia: -Si l’ho sentito l’altra sera, ci si vede sabato? Facciamo da te?-
Parods: -Ok spago allo scoglio. Io esco a far la spesa e tu cucini-
Depia: -Ok SMSssa tu il Giurgiovaro e fammi sapere-
Parods: -Ah senti una cosa-
Depia: -Cosa?-
Parods: -Mhhhh, Il sale nella pasta lo metto io che tu non sei capace, ciao!-
Depia: -Vabeh lasciamo stare… e ricordati le acciugheee!- (che non compra mai,mai, mai)

Durante l’anno, compatibilmente con gli impegni di ognuno di noi, cerchiamo di vederci con una certa costanza anche se ultimamente ci si riesce sempre meno.
Ci sono però cinque serate che sono un must per il nostro gruppo e che vi elenco in rigoroso ordine sparso:

1) La cena di natale
2) Il compleanno del Parodi
3) La cena prima delle vacanze estive
4) La cena al rientro dalle vacanze
5) Il capodanno treffen

Il nome di quest’ultima serata fondamentalmente deriva dalla concomitanza temporale di due eventi.
E’ la prima cena dell’anno e la organizziamo sempre a ridosso del mitico ElefantenTreffen (manifestazione a cui io non partecipo per scelta ideologica e comunista).
Questa serata è particolare sotto molti aspetti. Abbiamo ancora addosso lo spirito piacioso delle vacanze natalizie, c’è sempre qualcuno del nostro giro che sta organizzando la spedizione verso le terre di Gemania (anche se poi non ci va mai), è inverno pieno e davanti ci si pone tutta la primavera e l’estate.

Il rituale è quasi sempre lo stesso.

Il Parodi passa a fare la spesa al mattino. Io vado da lui verso le 19.30 e iniziamo a cucinare il condimento degli spaghi.
Giovanna prepara l’antipasto a base di salumi e mozza di bufala e Roberto gironzola per casa con il bicchiere in mano. A volte prepara la tavola.
Anche se a ranghi ridotti si stappa subito la prima bottiglia di sciampagnino e partono le chiacchiere.
Questa è la fase della serata che amo.
Si chiacchiera pacatamente mentre si pulisce il pesce, si cucina il sughetto e si imbandisce la tavola. Con Donna Giovanna, sotto la stretta supervisione del Parodi, si parla di cose di famiglia.
In passato sul mio stato da single e sulle morose, ora sui miei due amori: la mia compagna Arianna e mia figlia Beatrice (che rigorosamente si ammala ogni volta che organizziamo una cena comprese le edizioni di primavera ed estate).

L’appuntamento con gli altri è fissato alle 20.30.

Solitamente alle 20.45 Mario chiama per dire che sta arrivando. Si scusa per il piccolo ritardo ma purtroppo ha incontrato una manifestazione addestratori di elefanti indiani che incazzatissimi per la scarsa qualità della paglia a Milano con elefanti a seguito avevano bloccato corso XXII Marzo: “Comunque non è problema avevamo detto alle 9 giustooo? Anzi fai una cosa visto che nel giro di pochi minuti sono li (almeno 30 di solito) inizia ad aprire la porta”.

Il Cofetts arriva sempre puntuale (alle 9), visto che è stato Mario a dirgli a che ora ci si vedeva.

Rudy presente come al solito, se non è in giro per lavoro o sta registrando un film con Jerry (quello di Tom e Jerry).

Il Garella non si sa fino all’ultimo se ci sarà. Ha detto di si, ma alla fine magari ci scappa una conference call multipla in pro casting web under nikon 2210 con il primo ministro del Salcazzistan e ciccia non riesce venire.

Ore 21.25.
Ci siamo tutti, la cena ha inizio… nella prima mezz’ora partono almeno 3 bozze di vino e una gioia incontrollata divampa nei nostri cuori!

Ore 23.00.
Satolli e felici come il totip, ci si piazza sul divanone di casa Parodi.
Qualcuno fuma una sizza sulla terrazza, altri si intrattengo in chiacchiere politicosocialisfighevariemotociclistiche e come da Santoro su raidue di parla in 23 alla volta e ognuno dice cose a vanvera verso interlocutori casuali.
I più infami catturano anche i bambini e li obbligano all’ascolto.
Alcuni raccontano come sono bravi ad andare in moto anche alla piccola Fiammetta, che felice annuisce porgendogli una bambola della Barbie.
Ore 23.15.
In pieno marasma e mentre il tono della voce è lievitato alla pari della nord durante il derby, parte l’ora del condor!
Il Parods: “chi vuole ancora un po’ di vino? Oh ragazzi a proposito io quest’anno in primavera vado in …”
Ore 23.16
Mario: “Dove dove???”
Ore 23.17
Depia: “Scusa non ho capito?”
Ore 23.17
Parods: “Vi faccio vedere così mi spiego meglio”
Ore 23.18
Sul tappeto del Parodi si materializzano almeno tre diverse carte geografiche. La prima è turistica con indicazioni generiche, la seconda è un dettaglio della zona stampata da Internet la terza è una carta militare satellitare con il marchio TopSecret stampato sopra che ha appena ricevuto da un nuovo amico che lavoro nei servizi e che ha conosciuto chiattando su un sito internet di chitarra.
Ore 23.30
E’ iniziata la giostra…
Epilogo
Il Parods sondata la fattibilità e la nostra convinzione durante questa cena deciderà nel giro di poche settimane se deliberare ufficialmente il viaggio.
In caso di scarso “appeal” da parte nostra, se ci tiene molto a farlo, nel giro massimo di un mese sarà organizzata una nuova cena dove ci presenterà un suo nuovo carissimissimo amico con cui ha deciso di fare il viaggio visto che “noi l’abbiamo purgato”
E’ sempre bello il Capodanno-treffen a casa THREEPERCENTERS.
Il Depia 3%er


I Threepercenters fondatori e qui sotto, otto anni fa…

22 febbraio 2010
La MIA Harley
Oggi porto l’Harley da Nicola (Moto&Moto, via Gallaratese) per la doverosa visita post viaggio in India.
Confesso che, con l’arrivo dell’R80, la piccola è stata un po’ trascurata ma anche il Magnus ci ha messo del suo.
Il nostro grande amico meccanico, da gennaio in poi, non ha ancora avuto un buco libero e la settimana scorsa è stato costretto a cedere il passo.
Per fortuna Nicola è un grandissimo esperto di 1340 (credo il migliore su piazza a Milano) oltre ad essere un amico anche lui.
L’unico punto a sfavore è la lontananza dell’officina (per lo meno per me: in fondo a Corso Sempione, Viale Certosa) che mi obbliga a rientri scomodissimi dopo avergli portato la moto…
Durante il viaggio la Bombolona, nonostante la durata e l’impegno del trip, ha performato alla grande registrando solo piccoli inconvenienti:
a) leva frizione spaccata (e preciso, non in viaggio, ma per colpa del goffo imballatore indiano che l’ha fatta cadere mettendola nella cassa)
b) filo del circuito luci usurato dal tempo e dall’uso (situato sul punto di piegatura sul canotto dello sterzo), che dopo anni di rappezzamenti fatti dal sottoscritto, richiede la sostituzione dell’intero cavo
d) una pulita e riserrata al filtro aria che a metà viaggio colava un po’ di miscela olio benza
E già che ci sono, periodico cambio olio e filtro olio con l’immancabile 20-W-50
E’ in arrivo anche la gomma posteriore Avon MKII, che monterò tra poco.
La cosa incredibile è che la gomma anteriore (stessa marca, foto qui sotto) ce l’ho su da una vita e ha ancora una scolpitura eccellente (non vi dico quanto altrimenti poi i soliti puristi dicono “ma cosa fai, cambia ‘sta gomma” e mi tirano la sfiga)
Sono più contento del solito, di fare questo lavoro. In realtà sono solo lavoretti, ma nella mia mente è come prendersi di nuovo cura della mia vecchia ed amata Harley, che è sempre stata nel mio cuore, nonostante l’arrivo della tedeschina e delle tante giornate di pioggia e neve che hanno limitato l’uso di entrambe.
Bentornata, vecchia mia!

21 febbraio 2010
Novegro
Anche quest’anno non potevo mancare alla tradizionale Mostra Scambio di Novegro (vicino a Linate, per i non milanesi)
E’ la cosa più simile a uno swap-market che possiamo vantare in Italia.
Dico subito che di macchine ce ne sono ben poche: è il trionfo delle moto e visto che in Italia, avendo noi tonnellate di Guzzi, Benelli, Aprilia, e migliaia di moto da cross, non possiamo che offrire un rugginoso ma affascinante parterre di queste tipologie motociclistiche. Tuttavia i crucchi sempre più spesso ci mettono lo zampino con le loro BMW , anche d’epoca, e da un paio d’anni si fanno avanti timidamente anche alcuni banchi con vecchi pezzi Harley.
Non è l’evento dell’anno, ma un po’ di soldi riesco sempre a buttarli: qualche attrezzo , qualche adesivo, un libro (ci sono molti banchi di editoria usata, e riviste), addirittura un vecchio bastone da passeggio tirolese.
E’ l’atmosfera e la ruggine, che mi attraggono.
Le moto, o spesso i fantasmi di quello che erano, buttate in un angolo, messe giù male o lustrate per l’occasione, le casse piene di vecchi pistoni o di pezzi indefinibili. Residuati militari, cappotti, stivali da cross, pneumatici, batterie e diavolerie per risolvere ogni problema meccanico.
Il tutto ammantato in un profumo di salamino alle cipolle che grava sulle zone più vicine ai camioncini dei piadinari.
Insomma. Un posto dove spesso non si trova poi quello che si voleva, ma che non lascia mai insoddisfatti.
Se siete amanti della ruggine.
Del resto, rust never sleep, come diceva Neil Joung…

20 febbraio 2010
Quando due moto si parlano…
Del nostro amico Dario
Leggo divertito quello che Roberto ci scrive sulle “schegge negli occhi di motociclisti cazzuti e sfrangiati….”, senza, lo dico subito, credergli neanche un pò.
Non ci venga a raccontare infatti che, dopo essersi (fortunatamente) accorto da tempo delle epiche battaglie che coraggiosi guerrieri coperti di patch combattevano a spese di povere salsicce sterminate all≠ombra di gazebo maleodoranti e averne fatto, spero non nell’esclusivo interesse di quest≠ultime (le salsicce), motivo a sua volta di ancor più epici scontri con i dealer di mezza Italia; ha consapevolezza solo ora di quanto scrive !!!
In realtà tra figli di papà, costretti dagli eventi a occuparsi della tenuta del proprio posto di lavoro, piuttosto che di quella dei pneumatici in curva, e motard impegnati in una lotta impari con colesterolo e trigliceridi (….salsicce e birra non rientrano propriamente negli alimenti consigliati dal Prof. Veronesi), il panorama degli utenti HD è da tempo diventato, con buona pace di pochi, soggetto di barzellette sul modello di quelle sui carabinieri (la Fedelissima mi perdoni).
Il fatto è che Roberto, di cui sono amico in-conosciuto, ama veramente le moto e tutto l≠universo che ci si muove intorno e quindi, lo si legge tra le righe, ha vissuto e vive con sincero dispiacere, quasi con dolore, la mutazione di un mondo che ha alimentato i suoi sogni; per questo ha cercato e trovato altri ≥….due cilindri per il suo cuore≈, sentendosi magari un pò in colpa, come quando sai di aver tradito la fiducia di qualcuno che la meritava e a cui avevi giurato eterna amicizia o amore.
Mi permetto allora di dargli un consiglio:
- Non preoccuparti Roberto, qualcuno mi ha confidato che Bombolona e R80 si sono parlate e tra di loro stanno imparando a conoscersi e che tra qualche tempo ci sarà tra loro una certa, nuova confidenza, qualcosa di cui tra poco, come sai bene, ti accorgerai; perché, come accade alle amanti-amate, le motociclette, quelle che piacciono a noi, lentamente ma inesorabilmente modificano il loro carattere plasmandolo sul nostro, fino ad essere le ≥nostre≈ motociclette……per accoglierci, per accompagnarci, per farci felici.
Dario

19 febbraio 2010
Novegro? domani, và…
Adesso ditemi cosa bisognerebbe fare in una giornata come oggi
Esco di casa e arrivo in ufficio zuppo. Adesso guardo fuori sconsolatamente pensando a che maledetto clima dobbiamo subire!
Dovevo essere a Novegro, per l’apertura della mostra scambio di moto d’epoca e invece niente. Immagino che sia una fangata tipo trincea sull’isonzo…

18 febbraio 2010
Non abituatevi
Vi do un aggiornamento sulle attività più o meno clandestine dei trepercentuali.
Sulle motociclette, of course….

- Le cazzate del Parodi le conoscete: a proposito, si verifica un paradosso. A Milano ormai ci sono talmente tante Harley che non ci si caga più ai semafori ne agli incroci. Per di più, come ben sapete, le HD sono le moto peggio “guidate” del capoluogo e, se ventanni fa alla guida trovavi il cumenda o lo sbruffoncello col papi danaroso e coll’avviso di garanzia, oggi se ne vedono di tutti i colori, visto che con 4/5000 euro ti togli il gusto di entrare nella “esclusiva”(??) famiglia delle Harley e puoi andare in giro facendo finta di essere un motociclista cazzuto e sfrangiato.
Insomma, la “scheggia” negli occhi dell’arlista medio a Milano si scorge a fatica e, insieme a lei anche il senso esclusivo di appartenenza ad una schiera di presunti motard originali che avevano fatto una scelta in contro-tendenza.
I tempi cambiano e mentre a milano una moto su tre è una HD, piuttosto mi è capitato di scambiare il saluto con un paio di R80 d’epoca, come la mia, oggi ben più rare sulla strada. Moto alle quali non si arriva per il gusto della figata o dello sbruffo, ma dopo una ricerca meticolosa e un necessario restauro, che include sensibilità al mezzo certo superiore a chi si spara in concessionaria con il libretto assegni incandescente.
E qui chiudo la mia parte.

- Il Rudy, invece è sempre in forma tra programmi televisivi (In Viaggio con Papà, Antenna Tre) e serate rock con gli Smaila’s, e qualche settimana fa, dopo un tremendo giro ghiacciato nella bassa, di fronte a un ricco piatto di agnolotti al sugo di brasato si apriva con noi esprimendo il desiderio di a) vendere la heritage e prendere una fat boy, b) vendere la heritage e prendere la nuova sporty, c) mettere le mani sull’heritage.
Dopo alcune riflessioni apprendiamo con gioia che il customizzamento della nera e raffinata Heritage, è finalmente iniziato.
Il nostro Rudy la sta spogliando come fosse Dita Von Teese e aggiunge tocchi accorti come una borsa WildHog al posto delle inguardabili borchiate, una sella di Luca e una sorpresa in vista sul manubrio.
Ci stiamo consultando per il montaggio di un carburatore al posto dell’iniezione: a questo proposito mi sembra che ci sia ancora spazio di discussione e suggerimenti saranno graditi (il mio è quello di restare sull’iniezione, benchè tutti sappiano come la penso sul carburatore etc, ma se una moto è nata in un certo modo, come motore, soffro sempre un po’ a modificarne le caratteristiche primarie).
La fase custom è quindi il piena attività, complici le fredde serate invernali e i Threepercenters – come i Sinners – passano le nottate in garage con le canzoni di George Thorogood e Muddy Waters, a martellare, aerografare, e saldare parti più o meno performanti (ovviamente non è vero, ma ci stava bene).
Il piacere innato di trasformare un oggetto secondo i propri gusti, forse già sapendo che sarà per pochi mesi, ma seguendo il proprio sogno e l’ideale di un mezzo che ci assomiglia sempre di più.
La moto è la tua, sempre lei, e cerca di starti dietro nello slalom della tua mente, dannatamente kustom.
I leggendari Mario e Depia, seguono a distanza, immersi in problematiche e opportunità tipiche dei grandi sviluppi familiari.
Solo apparentemente la moto non è nelle loro priorità, ma la loro mente lavora instancabile in un mega progetto biker.

- Il Mario sta meditando la vendita in blocco del parco moto (lo sporty grigio 1200 e la impresentabile BMW R1150R) per l’acquisto di una misteriosa moto (una Guzzi o una Triumph o una Harley???) da trasformare in un mezzo tanto illegale quanto sexy, con il quale poter attraversare l’atlantico e giungere in Messico per far tappa sulle calde coste caraibiche.

- Il Depianaccio invece potrebbe scambiare la 883 con una BMW d’epoca, attratto dalle facilitazioni fiscali e dallo spirito selvaggio del tassello.
Per entrambi, il progetto (o il sogno) dovrà vedersela con la dead-line di maggio, quendo partiremo per il prossimo viaggio trepercentuale.
E ci sarà da ridere.

- Il Coffettone è bloccato da neve e gelo in quel di Bergamo, e sue notizie non sono pervenute tranne che nel tempo libero dallo studio di commercialista, fa la gavetta presso un grooso distrubutore di benza sulla Mi-Ve dove lava i vetri e controlla la pressione delle gomme ai clienti.

- Schiarite ci giungono dal Garella, che come un fulmine a ciel sereno, ieri mi comunica la vendita della Buell!
Dopo i miei complimenti e l’augurio di una pronta redenzione, Luca purtroppo mi informa che ha acquistato una seconda Buell, con il doppio di cavalli per meglio girare sul circuito dove ormai passa ogni suo momento libero.
Gli vogliamo bene lo stesso, ma lo aspettiamo al varco, quando dovrà muovere il culo (e lo spirito) per viaggi veri, su moto vere e verso mete vere: siamo sicuri che non ci deluderà.
Basta che non glielo diciamo prima, e lo rapiamo la mattina stessa, sotto casa…

Beh, ragazzi, rileggendo quanto scritto, mi sembra che dire che il gruppo ha preso una deriva zingaresca è dir poco: BMW che vanno e vengono, moto da circuito, ragnatele nei garage e atti di vendita che manco fossimo all’ACI.
Mi sovviene una domanda: ma dove stanno andando i Threepercenters?
Ci penso un po’ prima di rispondere, perchè la risposta non la so.
Il tempo e la vita mettono alla prova lo status e le abitudini, e spesso anche cose che sembravano inossidabili e insostituibili finiscono per modificarsi.
Tutto quello che non ha valore, o non lo ha più, si offusca piano piano.
Il tempo è come un’onda sulla spiaggia, che porta sabbia e la riporta subito via. Ogni ondata è un granello in più o in meno che cambia la forma della battigia.
E’ giusto opporsi a questo?
Non credo proprio e non credo neppure che servirebbe.
Una cosa noi l’avevamo indovinata, già dall’inizio, degli anni duemila o giù di lì, quando ci siamo incontrati e abbiamo incominciato e girare insieme: non scriviamo nulla sul granito, non stabiliamo limiti, non incateniamoci a nulla.
L’avevamo già capito tanti anni fa ed è successo, come era ovvio.
La nostra amicizia e il piacere di stare insieme e di viaggiare, non poteva essere preda di loghi, marche o posizionamento di cilindri.
Eravamo già troppo insofferenti e liberi per farlo, e per fortuna non l’abbiamo fatto.
Avevamo capito che, proprio come bisogna lasciar libero chi si ama, anche per il nostro club, l’unica via era la libertà totale.
E quella continueremo sempre a seguire.

La foto il B/N è tratta dal blog “Springa”, che merita una visita. Qui sotto…
http://oldspringer.blogspot.com/?zx=1627f03f0371c3e9

17 febbraio 2010
Complimenti: Buell’acquisto…
Cosa si può dire ad un amico che ha appena comprato una Buell Lightning la cui sigla che segue è di fatto un codice fiscale?
“Il guaio ormai è fatto” è la prima frase che mi è venuta in mente, ma visto che non sono tipo da recriminazioni, mi sarebbe piaciuto mettere insieme qualcosa di rassicurante.
Che so: beh dai, fa bene le curve (considerato che è più alta che lunga), frena bene (ha un disco che è grosso come la ruota), anche i brevilinei toccano bene (si e all’occorrenza puoi metterti la motoretta in tasca).
Stavo per dirgli che era bell… si cioè, che era una moto bell….
Ok, era abbastanza carin…
Insomma, sono riuscito a dirgli che comunque l’importante era che lui fosse soddisfatto…
Se qualcuno di voi mi sa dire un motivo per comprarsi una Buell, me lo faccia sapere.

16 febbraio 2010
Spaccate
Dopo aver sentito questo pezzo come si fa a non salire sulla moto e mandare tutti affanculo?

Ok, almeno per un pomeriggio….

15 febbraio 2010
Tradizionale periodo di stanca sul sito
Amici, non prendetevela, io sono metereopatico.
D’inverno vado in modalità depressione-meteo e non mi viene da scrivere un cazzo.
Poi, cerco di lavorare un po’ di più per compensare i periodi di grandissimo cazzeggio tipici della primavera e dell’estate, complice il bel tempo e la mia motoretta.
Per essere onesti dovrei dire “le ” motorette, infatti come sapete da un paio di mesi mi sto dividendo tra la mia intramontabile BOMBOLONA e una BMW R80 G/S Paris Dakar.
Beh, tra il tempo di merda e il fatto che questa seconda bambina non viene da Milwaukee, anche il vecchio sitaccio ne ha risentito.

Ma oggi pensavo che è una cazzata. Insomma, ok il tempo, però perchè questo imbarazzo a parlare di moto che non siano Harley? Voglio dire: non è cambiato nulla nel modo che ho di andare in moto:

- Continuano a stami ENORMEMENTE sulle palle i BMWuisti con il cascone modulare che gli alza la testona come Lancillotto;

- continuano a starmi sulle palle le moto che sono un DELIRIO di ELETTRONICA (tra le quali includo sia le BMWGS che le Electra Glide ULTRA senza più neppure il cavo dell’acceleratore).

- continuano a starmi sulla palle i fighetti della domenica che non sanno neanche dov’è l’astina dell’olio …

-…e i Wanna-Be che si travestono da motociclista, sia indossando un gilè di pelle e borchie che i giacconi tecnici/termici grigio azzurri del Visconteo.

Insomma, non è cambiato assolutamente nulla con l’ingresso di questa vecchia signora di 24 anni, con i suoi quarti di nobiltà e i tacchetti alti come quelli di Nesta.
Certo, c’è una cosa con cui ho dovuto fare i conti: il concetto di mono-moto, che ovviamente adesso è disatteso.
Non è stato facile, in effetti, ma alla resa dei conti, la situazione è molto più vivibile.
Per gente come me che vive in moto, ogni fermata dal meccanico è fonte di apprensione e di ansia.
Si è costretti ad aggirarsi a piotte o ancor peggio, di dover ricorrere alle sardomobili (ancorchè io disponga di una eccezionale Volvo Polar bianca del 1992, che mi fa godere anche solo a guardarla).
Resta il fatto che ora il problema della sosta forzata non c’è più!
Esco di casa e ho due moto a disposizione, anzi, per ora la cosa non si è ancora verificata visto che il SIGNOR MAGNI non si è ancora degnato di riparare la povera RKing, a cui manca mezza leva della frizione, ha la gomma posteriore con 30mila km e un paio di cavi strappati che ne rendono inservibile l’impianto luci.
Insomma, voglio dire: chissene frega: i Threepercenters non sono mai stati dei rigorosi e dei puristi, abbiamo sempre fatto esattamente quel cazzo che ci pareva e infatti nessuno di loro ha obiettato sul mio acquisto della R80.
E allora continuiamo così: forse sarà solo un attimo, forse tra sei mesi la venderò, magari dopo il primo viaggio in africa, se mi lascerà a piedi o se non riuscirò a “farla mia” come ho fatto con la HD.
Non lo so davvero, ragazzi: so solo che l’importante è che – comunque – si continui sempre ad andare in moto.

Aggiungo un paio di righe che ho scritto sul forum di quelli dell’Elica, un gruppo di fanatici (più a meno: molti hanno anche harley) delle BMW ed in particolare di quelle che loro chiamano “obsolete”, cioè le vecchiette come la mia.

**
A chi mi chiedeva il paragone R80 – harley, non mi sento ancora di “sparare” sentenze sulla PD
Aspetterei il prossimo viaggio almeno.
Per il momento, il fatto che la HD sia ferma in garage e da un mese usi solo la R80 mi pare essere il più esaustivo dei pareri.

- In città non c’è paragone: la guidabilità è superiore

- La leggerezza (sento che se dovessi impantanarmi, questa la tiro fuori anche da solo. La HD, no: 350 kg)

- Enormemente più comoda la seduta (300+300 km fatti in un soffio: con l’HD sei ingobbito e “resisti” di più all’aria)

- Questa salta sui marciapiedi e fa scartare le vecchiette nei portoni sacramentando, scatta bene ai semafori

- Capiente la borsa (dx) krauser.

Tra i minus rispetto alla mia harley,

- ci mette un po’ a scaldarsi con sto cicchetto dell’aria che è un po’ una palla, poi sti rubinetti della benza con sto cazzo di apri e chiudi

-il numero di giri, sempre piu alto di quello che (secondo me) dovrebbe

- Poco spazio sotto sella

- Solo una posizione consentita per le gambe (nell’HD le allungavo a piacere)

- La leva marce primitiva (vuoi mettere il tacco e punta della Road King???)

- Il consumo: la mia HD a 110km/h fa 20 km con un litro. Questa non l’ho ancora capito ma mi pare di meno…

- Affidabilità? (ignota per il momento, ma ho la spada di damocle dell’età che mi impensierisce. La mia harley ha 12 anni, nel pieno della vita…)

- La gomma anteriore da 21, poi mi sembra piccolissima in confronto a quella del road king che spacca i muri, ma questo è una caratteristica generale delle enduro.

- E poi manca il fascino di una Harley, forse più “popolare” di quello piu raffinato di una PD, ma comunque l’attrazione magnetica di una HD , la mia pur bellissima PD, non riesce ancora a crearla.

25 gennaio 2010
Aspettando il tagliando
del nostro amico Davide Fiore
Ieri, con la mia nuovissima moto da vecchio, mi sono recato dal concessionario presso cui l≠ho acquistata, che mi ha trattato bene sia in termini di serietà dimostrata sia per la chiarezza nei prezzi, e se poi ci aggiungiamo che ci sono due ragazze notabili che ci lavorano, il cerchio si chiude.
Ero li per fare il primo tagliando: essendo la moto in garanzia ho dovuto infatti abbandonare il mio meccanico di fiducia e passare al dealer .
Non avevo piu’ a che fare con un dealer da circa dieci anni, da quando cioe≠ la santissima nonna Chicca mi diede una mano a comprare la moto dei miei sogni tardo-adolescenziali, la sempreverde 883 ( io ci misi si e no i soldi per le marmitte, lei il resto…. grazie ancora nonna!).
La concessionaria di allora era la stessa di dove mi trovavo ieri, ed è anche quella dove il secolo scorso il buon Parodi ha acquistato la sua bombolona.
Sapendo che avrei dovuto attendere tutto il pomeriggio, mi sono seduto nella sala d’attesa, ho tirato fuori il mio lap-top, ed ho cominciato a lavoricchiare un poco.
Non so se a qualcuno è mai capitato di passare del tempo nel medesimo luogo, magari in disparte, senza farsi troppo notare, non avendo altro compito se non quello di osservare il via vai di persone, i loro volti, i loro abiti, i loro gesti: è una cosa che, se si ha un minimo di cognizione di causa, può far riflettere.

Il resto sul Guestbook

18 gennaio 2010
Via Craxi
Dal sito Italians, un mio scambio di idee con Beppe Severgnini, a proposito del Bettino nazionale, a quanto pare in dirittura di beatificazione.

Italians di Beppe Severgnini

(dalle mail di risposta che sto ricevendo, mi sembra che siamo in molti a pensarla così…

 Dico solo due parole perchè questo non è un sito di politica ma di passioni.
Le dico perchè tra l’altro noi Threepercenters, nei nostri giri in africa, ci siamo pure capitati ad Hammamet dove come tutti sanno, il famoso Bettino nazionale riposa in pace. Amen.
Amen, appunto.
E allora che bisogno c’è di resuscitarlo? Perchè le nostre istituzioni devono oggi attribuire riconoscimenti pubblici ad un LATITANTE (sia chiaro, non un esiliato) condannato in contumacia da un tribunale di quello che voglio ancora credere essere uno stato libero e democratico?.
Perchè il cittadino italiano deve ricordare un cognome che è e sarà sempre il simbolo delle ruberie e di un modo di fare politica che ancora adesso è un sinonimo di malcostume.
E poi una domanda:
a chi è che è venuto in mente di riabilitare questa persona?
Cos’è stata, un’onda popolare? Un’insurrezione a furor di popolo? Un sentimento condiviso come il “Santo Subito” di Papa Woitila?
Nossignore, di questo qui, oggi non frega niente a nessuno e meno che meno agli italiani, a chi lavora, alle persone comuni che dai governi di quegli anni hanno ricevuto solo una montagna di debito pubblico di cui ancora oggi portiamo le conseguenze.
No, questa riabilitazione è un’idea della classe politica, ansiosa di sdoganare sè stessa attraverso il nome di quell’uomo, e come al solito, totalmente autoreferenziale e distaccata dalla gente normale.
Con una Via a Craxi o pagliacciate simili, diamo la possibilità a tante persone di uscire fuori dai polverosi e oscuri dimenticatoi dove si erano nascosti, rivendicando le proprie amicizie con i ladri e i disonesti dell’epoca, tutti perdonati dal colpo di spugna di un buonismo imperante.
Che politici di merda che abbiamo (e che avevamo).

Forse ce li meritiamo ed è giusto così, ma solo di una cosa sono certo, che se qualcuno ha ancora un minimo di senso comune e di purezza d’animo, so che quella targa – ovunque l’attacchino – durerà poco.
E adesso chiudo la parentesi, e godetevi le foto del Bike Show di Verona

16 gennaio 2010
Verona Bike Show: io cero, ma per un pelo non tornavo a casa
Ci sono andato una mattina di sabato, fredda come una insalata russa appena tolta dal frigo
Innanzitutto ringrazio tutti quelli che mi hanno fermato in fiera per un saluto una birra e una foto, e hanno voluto farmi sapere cosa pensavano del libro e dei mie viaggi: grazie ragazzi, è bello sentire che le mie sensazioni sono arrivate fino a voi.
Comunque spero che i puristi dell’harley non me ne vogliano se a Verona ci sono andato con l’R80 G/S: devo impratichirmi un po’ anche con questa nuova bambina entrata in famiglia e infatti ho iniziato subito con una bella cazzata, che mi accingo a raccontarvi.
Dopo essermi goduto la fiera, in autostrada all’altezza di Peschiera sento il classico sintomo di moto che va in riserva. Giro entrambi i rubinetti (si, ne ha due, alla faccia di CEREGHINI) sotto la panciona da 33 litri della Dakar, ma la moto dopo qualche esitazione, non accenna a riprendere i giri.
Accosto preoccupato.
E’ la prima “pseudo uscita” con la Dakar e non ci capisco ancora molto. Allora per prima cosa guardo i rubinetti: che pirla, ero “già” in riserva e li ho girati sul “pieno”. Quindi, sono a secco.
Il cielo inizia a scurirsi e la temperatura cala come se fossimo a Helsinky.
Primo distributore a 11 km, prima uscita a 15. Cazzo faccio?
Prima di tirare fuori il telefonino e chiamare il soccorso stradale come avrebbe suggerito mia mamma, cerco un’alternativa.
Individuo un pertugio e mi calo giù da una scarpata piena di rifiuti e fango, scivolando e scarligando con i Camperos, ed usco dall’autostrada incominciando subito a importunare gli automobilisti che passavano ignari su una oscura comunale tra Peschiera e sa-il-cazzo-dove.
L’unico che mi offre un passaggio è un pulmino che porta gli handicappati e i vecchietti, i quali, vedendomi li incasinato sono già eccitati per il diversivo.
Peccato che l’autista dice che prima deve accompagnarli TUTTI a casa prima di passare dal benzinaio. Declino l’offerta a malincuore ma poco dopo una donnina mi raccoglie (con una notevole dose di coraggio, riconosco, ero un uomo vestito di nero e faceva già buio) e mi porta al primo benzinaro. Che però è solo self e io necessito di una tanica o simili.
Per fortuna vedo un invitante cassonetto e dopo un dieci minuti di ispezione ne riemergo con una bottiglia da 1,5 litri di Uliveto, che riempio finalmente del verde fluido vitale.
La donnina mi riporta anche indietro, non prima di aver ricevuto in premio il resto in benza dei miei 5 euri, e in 5 minuti sono di nuovo in moto, verso casa.

MORALE:
Meno male che nessuno di voi, amici che siete venuti a complimentarvi con il sottoscritto per le mie presunte doti di motociclista e viaggiatore audace e competente, mi ha visto laggiù, mestamente fermarsi ai lati dell’autostrada privo di benza come l’ultimo degli sbarbati.
Ma la lezione è sempre quella, e vale sempre: quando pensi di essere un figo… beh, quello è il momento di darsi una calmata.

15 gennaio 2010
Il prossimo viaggio Threepercenters
Avevamo in programma questo o i Castelli della Loira

14 gennaio 2010
Radio24
Ieri alle 10.30 sono intervenuto a Melog, su Radio24, per un’intervista sulla moto e relativi annessi e connessi.
Stavo spaccando quando mi hanno segato il tempo.
Un coitus interructus…

Cmq potete sentire la performance qui
http://www.radio24.ilsole24ore.com/listatotalearticoli.php?dirprog=Melog%202.0
(Italiani motofili, 14/1/2010)
Finchè non lo tolgono. Io sono a tre quarti del programma.

10 gennaio 2010
Fango
Con tutta ‘sta pioggia del weekend, mi è venuto in mente il fango rosso dell’Africa

8 gennaio 2010
Wet Wet Wet
Se uno non vuole bagnarsi, è meglio che vada in macchina.

Peccato che però una quantità di motociclisti, questo concetto non l’abbia ancora metabolizzato. E sapete di chi è la colpa? Di chi ha come missione il fatto di farci viaggiare sempre più comodi, più caldi, più asciutti e con il culo più morbido. Di crearci una dipendenza all’evoluzione tecnica, che in molti casi diventa morbosa. La colpa è degli scooteroni grandi come bi-locali, delle copertine per le gambe, delle moto a tre ruote, di quelle con il tettuccio e di quelle che si possono guidare senza casco. Insomma, di tutti quegli ammennicoli che hanno la presunzione di rendere la moto un surrogato dell’auto.
Ecco perchè a me fanno incazzare “quelli con la moto grigio metallizzato”. Io li chiamo così perché quel colore è quello che mio padre ha sempre scelto da 40 anni per le innumerevoli Lancia, passate in famiglia. Chi compra una moto di quel colore, potete star certi che è incline all’elettronica, e ama le trovate d’avanguardia, i dispositivi e il comfort. Uno dice Ok, ma a te cosa cavolo te ne frega? Basta che si vada in moto, no? E molti moto-turisti “metallizzati” ci vanno, spesso moto più degli arlisti. Certo, certo ragazzi. Ma andare in moto non basta, perchè andare in moto è come “andare in vacanza”: c’è modo e modo di farlo.
Lo si può fare chiusi in un blister asettico passando da un 4 stelle ad un altro, oppure immergendosi della natura, fermandosi a respirarla e sedendosi sul ciglio della strada a mangiare ciò che ci vende un misero baracchino locale. Se ci pensate, con la moto è uguale: la si può vivere facendosi attraversare dall’aria, dal solleone e dalla pioggia, sentendo il rumore e le vibrazioni del ferro al quale siate aggrappati, oppure chiudendosi le zip e gli integrali, ascoltando la musica nell’interfono e godendo del tepore delle manopole riscaldate e della copertina per le ginocchia.
Io credo che volare in autostrada a 160 km/h con un occhio al GPS, è ben diverso che affrontare una remota provinciale, e cercare di farsi intendere da un pastore o arrangiarsi con la benzina da filtrare con una calza e bussare a casa di qualcuno per potersi riparare durante una pioggia improvvisa. Immergersi totalmente nel viaggio, cambiare programmi, fermarsi una notte a dormire in casa di qualcuno, vivere le esperienze che l’itinerario ci offre, curare un vecchio motore, che ogni tanto ha bisogno di un rabbocco d’olio o di una stretta ai bulloni. Conoscere la gente e dipendere da loro per un po’ di benzina, una indicazione sulla strada, un riparo o un fuoco per asciugarsi.
Non dico che si debba essere Easy Riders (il rischio sarebbe quello di incontrare un red-neck e beccarsi una schioppettata nella schiena), ma vivere la vostra moto si può, con un po’ di coraggio in più, e molti pensieri in meno. Solo così, davvero, diventeremo viaggiatori e non turisti, solo così conterà il viaggio e non la destinazione, solo così, finalmente correremo il rischio di diventare motociclisti, e non proprietari di moto.

6 gennaio 2010
Befana Venefica
Visto che ero in piedi dalle otto per far ripartire la caldaia in blocco, mi son vestito, sono saltato sulla Harley e sono andato alla befana benefica, in duomo, a veder un po’ di moto.
Chissà perchè bisogna sempre inserire qualcosa di benefico nei giri in moto. Sembra che debbano sempre esserci regali da portare, soldi da dare, beneficenza da fare. Ma chissene frega: non si può fare un giro senza scomodare la coscienza, le onlus e i vecchietti del cottolengo? Credo che al 99% della gente intervenuta non poteva fregar di meno, me compreso, probabilmente.
Comunque: l’anno scorso nevicava alla grande mentre oggi il tempo non era affatto male. Il Duomo era zeppo di ogni genere di motorette, con qualche harley come piace a me tipo, il Dyna di Donato, quella di Ale Piazza verde militare e con il cambio a forma di bomba a mano, quella Nicola Papa con gli scarichi bianchi, qui sotto fotografate.
Grande presenza di Vigili in moto, Poliziotti e addirittura centauri della polizia Penitenziaria, tutti con inspiegabili mega-caschi(vedere sotto), ma comunque ne è risultato un bel giro cittadino condito come sempre, oltre che dall’ottimo vin brulè, anche dalle inutili sgasate e dagli irritanti burn out di arlisti poveri di spirito e japs ormai sul viale del tramonto, che probabilmente avevano bisogno di un’iniezione di autostima.
Tutto qua, passo e chiudo.

1 gennaio 2010
Mattina
Come da molti anni a questa parte, anche stamattina la prima cosa che ho fatto è stata farmi un giro in moto.
Ma tanto vale dirlo subito, non me lo sono fatto sulla mia vecchia Harley.
Una mattina più del cazzo non potevano prevederla: fredda, grigia, deserta. La prospettiva è quella di partire per la montagna con tutta la truppa. Ok non è male, ma un raggio di sole non mi avrebbe fatto schifo.
Beh, comunque mi butto addosso una giacca e un paio di copripantaloni anti acqua e vado in cortile.
La moto parte subito, obbediente.
Dopo venti secondi porto il filo dell’aria a posizione di mezza e aspetto altri trenta secondi. Poi ingrano schiacciando il selettore in basso.
La marcia entra bene ed esco in strada.
Il fondo è umido e scivoloso e devo fare i conti con questo paio di gomme tassellate con le quali non ho ancora approfondito la conoscenza, sebbene ci giri da un mesetto.
Mi aiuta il fatto che in giro non c’è un’anima. Niente male ragazzi.
Tiro un po’ di più sul pavè di Via SanVittore e sento le molle progressive della forcella rispondere con prontezza.
Freno con prudenza e riprendo scalando marcia: è comunque una signora di ventitre anni, devo avere rispetto.
Ma non sembra spaventarsi per un paio di sgasate, e risponde bene. Le rotaie del tram mi fanno una pippa e dalla mia seduta bella alta, mi sembra di poter passare sopra a tutto quello che c’è per strada, comprese le panchine.
Nel deserto urbano delle dieci del mattino del primo dell’anno, incontro pure il Garella, fuori per un caffè.
E’ un inizio dell’anno come gli altri, tutto sommato. Anche se sono a cavallo di un’altra moto, una nuova entrata in famiglia (e non è lo scooter di Pietro).
Non soppianterà ne sostituirà nulla, non sarà “la nuova”, nè tradirà tradizioni e antichi ed inossidabili amori.
E’ un’altra moto.
Diversa, tra l’altro.
Molto diversa dalla mia Road King 1340.
Mi consentirà di fare tutta una gamma di cose che non avrei mai potuto fare con lei. E poi è bella, antica, essenziale.
Elementare e semplice, si aggiusta con un martello. Semplice e guidabile, anche se non è poi così leggera come ci si potrebbe immaginare.
Una nuova moto. Una nuova amica con cui provare nuove cose e nuove strade.
Farò un po’ per uno, a seconda della meta, della voglia, della sensibilità.
E’ quasi ora di rientrare a casa, la Polar deve essere caricata di roba per la montagna.
Riaccendo e parto.
Nelle braccia e nella schiena sento che con questa nuova moto sono ancora molto lontano dalle sensazioni e dall’intimità che ho ed avrò sempre con la mia Harley.
Ma credo che le darò questa chance. Senza fretta, senza troppe aspettative.
Solo con il piacere di guidare qualcosa di diverso.

A proposito, è questa…… R80 G/S Paris Dakar

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