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Primo dell’anno

E’ il primo dell’anno, sono le nove del mattino, l’aria è molto fredda ma il cielo è azzurro e profuma di nuovo, come questo 2005 nato dalle ceneri di un anno problematico e difficoltoso come far partire uno Shovel-Head con il kick-start. Mentre allaccio il sottogola del mio vecchio bandit, mi pare che il dio dei biker, lassù, abbia predisposto tutto per un buon inizio.

Con il motore al minimo attraverso Milano ancora immersa nel torpore che segue la notte di baldoria. Intendiamoci: non che mi faccia scrupolo a scatenare il rombo ma è un po’ di tempo che il carburatore mi tossicchia come una vecchia asmatica, e devo decidermi a montare un Mikuni, come dice sempre il Magni. Sul naviglio pavese inizio ad aprire mentre la bassa lombarda si allarga di fronte a me e gli scarichi della mia vecchia road king riempiono di vibrazioni l’aria pulita di questo primo giorno dell’anno.

Nel mio casco i pensieri e i sogni prendono forma. Rifletto su quante belle cose ha portato la moto nella mia vita, già per fortuna piena di gioia grazie alla mia famiglia. Senza di lei mi mancherebbe qualcosa che è ormai diventata una parte importante: cose come stare a discutere tre ore su una mappa con la metà delle strade tratteggiate e macchiarla di Jack Daniels o sentire un amico che mi dice – Ok, è una cazzata e lo so: ma se la fate voi, mi tocca farla anch’io -

Mentre la moto piega nei curvoni verso il Po, sorrido tra me e penso ai programmi per il 2005: a Pasqua ancora il Sahara tra la Tunisia e l’Algeria e quest’estate una galoppata verso la grande madre Russia. Il cuore aumenta il battito e non è per la bellezza delle rive del grande fiume ma per il valore di queste cose iniziate con una moto e finite con rapporti che riempiono la vita di un uomo; è il delicato equilibrio dell’amicizia che deve essere mantenuto con piccoli colpi di reni, come mentre si affronta un tornante.

Mi fermo sul ponte della Becca che attraversa il Po presso Pavia: un gioiello di ferro costruito negli anni ’50 e rimasto intatto per mezzo secolo. Osservo a lungo il ponte e la mia moto ferma al suo imbocco: mi viene in mente una vecchia foto in bianco e nero di Danny Lyon, scattata nel ’68, dove un motociclista Outlaw attraversa un ponte sull’Ohio non troppo diverso da questo, e in piena velocità trova un attimo per guardare indietro. In quella foto c’è tutto ciò che sento: la libertà, la velocità, il viaggio.

E secondo me quello sguardo è volto all’indietro agli amici, con un messaggio: – Io ci sono ragazzi, passate anche voi! -

Buon 2005

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