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26 giugno 2011
Babe, you can light my fire





22 giugno 2011
Like a Rolling Stone
Sono circa le 21.15 quando la voce di un roadie, come succede ad ogni data, annuncia l’inizio dello show: “Signore e signori, ecco l’uomo che ha costretto il folk ad andare a letto con il rock’n’roll. Signore e signori, l’artista della Columbia: Bob Dylan!”.

E io ero lì ad ascoltarlo.

20 giugno 2011
Occhio ai caprioli
Week end in puro stile Big Chill, dalle parti del Monferrato, a casa mia, per il mio compleanno. Barbeque, porcetto allo spiedo, salamini e piadine. musica dal vivo by Paroads & Sons e molto altro. Presenti i miei più cari amici, tra cui la categoria dei biker era ben rappresentata.
Il Veneziani, era tra quelli che si erano presentati in moto e alle quattro del mattino, diciamo che ha sottostimato un cartello che riporto qui sotto.
Il risultato è stato un capriolo di trenta chili che gli è zompato davanti alla Africa Twin, una bella strisciata sull’asfalto e trenta giorni di gesso.
La prossima festa però, ragù di capriolo per tutti….



15 giugno 2011
Venerdi mattina alle 9, su ClassTV
Per chi venerdi questo è in vacanza o se lavora al pomeriggio, dalle 9 alle 10.00 di mattina (!!!) di venerdi 17 giugno sono in diretta su ClassTv MsNbc , nella trasmissione tv quotidiana di approfondimento, “Primo Tempo Focus“, parleremo di Viaggiare in moto.


13 giugno 2011
L’importanza di un giubbotto
Se fossi Oscar Wilde, la paragonerei a quella di essere Ernesto, ma essendo un motociclista direi che un giubbotto può cambiarvi la vita.
Per lo meno, a me l’ha cambiata. E non mi riferisco al fatto che un giubbotto serio può proteggervi da dolorose escoriazioni nel momento in cui il destino avesse previsto per voi una strisciata sull’asfalto. No: se fosse solo per quello allora potrebbero funzionare volgari quanto tecnici giacconi con inserti qua e la, piuttosto che orrendi giubboni anti striscio o – peggio ancora – dotati di striscie catarifrangenti.
No, quando io penso a un giubbotto, penso all’essenza, a qualcosa che il tempo ha segnato su di voi, o prima di voi, a qualcosa che indossate anche per uscire e andare a fare un giro in bici con i vostri figli. Un giubbotto di pelle che parla per voi, nel quale vi sentite al 110% di quello che siete, con il quale affrontereste la più difficile delle prove: il vostro giubbotto.

Ho passato molti anni alla caccia di un giubbotto con queste caratteristiche.
Ho speso soldi in marche e modelli di ogni genere: Schott, Barracuda negli anni 70, Perfecto, Avirex negli anni 80 quando andavano di moda le cose in stile pilota, Stewart, Aero Leather e via dicendo. Insomma ne ho provati tanti davvero e molti mi hanno lasciato il segno.
Ricordo il primo, fu un giubbotto rosso, di stoffa, che avevo modificato io per poter assomigliare a James Dean di Gioventù Bruciata. Lo misi fino a che ce n’era un pezzo. Poi ne trovai uno azzurro, sempre molto simile, che aveva Fonzie in alcune puntate di Happy days. E poi planai sul classico nero in pelle “alla Fonzie” e alla Grease, che però al tempo (fine anni 70) in Italia si trovava solo di pessima pelle, loffio, molle, una vera schifezza.
Ci misi molti anni ma poi lo trovai, in Francia, in un mercatino delle pulci di St Ouen.
Era un giubbotto di pelle, marrone, rovinato ma bellissimo. Era il mio giubbotto, era lì che mi chiamava. E come tutte le vere figate, non costava poi così tanto. Anche l’Aero Leather, che pesava 30 kg , e il chiodo Perfecto uguale a quello di Marlon Brando ne “Il Selvaggio” (anche lui trovato a Roma in via del governo Vecchio, in un negozietto di roba usata), avevano segnato la mia vita, ma quello era destinato a diventare qualcosa di più.
Con quello addosso non temevo nulla, ero “io” elevato 2, era il catalizzatore per trasformarmi in quello che solo nei sogni potevo essere, o per lo meno, ci provavo.
Credo che tutti dovrebbero meritarsi un giubbotto che aiuti la loro vita: il mondo è già troppo difficile per affrontarlo in maniche di camicia, che cavolo.
Mio figlio Vittorio è un po’ come me in queste cose: cerca “il look” della vita. Ovviamente prende cantonate, girando con pantaloni con mezzo culo fuori e via dicendo, ma ci prova, e io lo capisco. Anche se a volte se ne esce con una pettinatura che assomiglia a Justin Bieber, io so cosa serpeggia nel profondo della sua anima di sbarbato.
E allora gli ho proposto uno dei miei giubbottini più vecchi e più belli. Un residuato in pelle marrone, che avevo scovato per 50 000 lire da Napoleon, in centro a Milano in via degli arcimboldi, e nel corso degli anni mi era diventato piccolo e lo avevo passato a Giovanna.
Eccotelo, figliolo, gli ho detto manco gli stessi passando un anello con sigillo o la spada da cavaliere errante. Ma in realtà un giubbotto magico, ha gli stessi poteri di un ronzino e un blasone, per un giovane quattordicenne con il mondo da conquistare oltre il confine del quartiere.
Vittorio non lo molla più e ora mentre lo vedo con il mio vecchio giubbotto, mi commuovo pensando a come ero io.
Ovviamente il giubbotto non ha perso i suoi poteri e si sta lentamente ricaricando sulle spalle del giovane Vittorino.
Sto pensando a una bella chiusa per questa storiella del giubbotto, ma non mi viene niente, quindi la chiuderei qui.
Del resto un po’ temo di cadere del banale o nel retorico, un po’ temo di esagerare con le cazzate, visto che in fondo tutte queste cose hanno un senso solo per una ristretta cerchia di persone – per quanto immagino presenti in alta percentuale tra i lettori del mio sito – ma che in fondo sono solo un manipolo di entusiasti, che non vogliono smettere di credere alle favole.
Come me e Vittorio, in definitiva.

11 giugno 2011
Raduni a cui non sono stato

12 giugno 2011
Motorcycle Spirit


10 giugno 2011
Parafango del Knucklehead
Il parafango posteriore del knuklehead, trovato su una bancarella a Jesolo, ha terminato il suo periodo di stagionatura o per meglio dire, di invecchiameto aerobico nel giardinetto di casa mia.
Punti di ruggine e una patina di old fashion lo ricoprono ed è quindi pronto per essere montato.
Aspettiamo il fanalino e cross fingers.
Devo riflettere su cosa fare dei due supporti del parafango stesso, che nella FLHR reggono le borse e quindi risultano ingombranti nella versione attuale della moto, lineare e leggera.
C’è da dire che una borsa (la Wild Hog di pelle), c’è sempre e quella non si toglie e per quella un supporto serve.
Quindi devo rifletterci. E devo riflettere anche sugli ammortizzatori (che sono neri attualmente), e sulla marmitta (bella, ma nera pure lei). Ci arriverò per gradi. Senza fretta.
Sulla moto il posteriore è importante e complicato, non bisogna sottovalutarlo.
E’ come nella vita: puoi avere un gran cervello e un cuore di leone, ma se non hai un minimo di culo, non andrai mai da nessuna perte.

10 giugno 2011
Sito di un viaggiatore
Se avete voglia, fate un giro su www.longwalk.it , sito di un viaggiatore, motociclista e fotografo che da tre anni gira per il mondo con la sua moto. Dovete sapere che viaggia con la sua Guzzi per il mondo e tramite il suo sito vende anche i suoi libri (formato Ebook) a prezzi accessibilissimi tipo 3/4 euro. Attualmente è in Messico e per Luglio tornerà un mesetto in Italia per tenere dei corsi di fotografia HDR.
Stiamo cercando di dargli visibilità anche per la sua maniera così simile alla nostra di vivere la strada e la moto.
Check it out.

6 giugno 2011
Articolo su MOTOCICLISMO di Giugno: una correzione
Faccio ammenda per una frase scritta sull’articolo di Giugno su MOTOCICLISMO, quello su Timbouctu “Il deserto che Suona”.
Ho citato “il machete degli Hutu” in uno sfortunato accostamento con una noce di cocco e questa cosa ha fatto indignare molte persone.
Non c’era nessun riferimento alle stragi del ’94 in Ruanda, che non mi sognerei mai di citare con leggerezza.
Amo l’africa e mi spiace che la cosa sia stata fraintesa.

29 maggio 2011
Tank Emblems
Gli stemmi da serbatoio che ho usato sulla mia fedele Bombolona dal 1998 ad oggi. I primi due, venivano dalla Electra Glide Sport che avevo prima.

25 maggio 2011
MOTOCICLISMO
Per chi si è già dimenticato che siamo anche degli sporchi enduristi, oggi è uscito il numero di giugno di MOTOCICLISMO, con un lungo report sul nostro viaggio a Timbouctou.
Noi ve lo regaliamo scansionato qui, anche se su carta è tutt’altra cosa…

23 maggio 2011
Jesolo: moto e laguna
Due bellissimi giorni alla Jesolo Bike Week.
Ringrazio Francesco Agnoletto, Paola Somma (gli organizzatori della Bike Week e non solo, anche del Verona Bike e di altre manifestazioni custom), il mio direttore Giuseppe Roncen (Low Ride Magazine), insieme a tutti gli amici che mi hanno fatto sentire il loro affetto.
Due giorni che mi hanno fatto pensare a una Faaker See italica e ai grandi raduni nordici, dove il mare però è a un passo e la temperatura è quella giusta.
Prevedo un grande futuro per questo raduno. Non mancate la prossima volta.
Io ci sono di sicuro!


La frazione di Lio Piccolo, abbandonata e proprietà del comune, a poca distanza da Tre Porti (Jesolo)


20 maggio 2011
Jesolo!!!
Ragazzi, non so voi, ma io domattina parto e vado alla Jesolo Bike Week!
Ci si vede alla pista azzurra per parlare di libri e scambiare due chiacchiere

16 maggio 2011
Volato
Ogni tanto mi capita quindi non mi preoccupo.
Del resto, rientra nella routine dei motociclisti, o per lo meno, di quelli che piacciono a me.
Ieri pomeriggio mentre giravo pigramente per Milano con la mia Harley, in una bella domenica di sole, prendendo la curva per via della Chiusa, son volato in terra.
E’ una bella curvetta, io la prendo venendo da via Molino delle Armi e faccio sempre una bella piega. Ok, non è come quella che costeggia il parco sempione, venendo verso piazza Cairoli, ma anche questa ti da quella soddisfazione che ti danno le curve prese con una bella piega, insomma. La vedi, ti sistemi bene il culo sulla sella, ti porti alla velocità giusta, prendi le misure e inizi a piegare.
La mano destra sull’acceleratore, lievemente, poi stacchi, inizi la curva e inizi a godere.
Ma solo se non hai una Harley.
Si perchè se hai una Harley, aspetti l’inevitabile momento dello sfrego.
In effetti, può anche essere fico sentire che “sfreghi” per terra: le prime volte pensi di essere un manico perchè, con quello sfrego, chissà che piega che hai fatto. Se poi hai una ragazza dietro, è assicurato l’abbraccio e l’urletto di terrore.
Ma non c’è proprio nulla da rallegrarsi.
Si perchè le Harley- a dir poco – sfregano le pedane ANCHE MENTRE PARCHEGGI e non c’è davvero nessun merito a sfregacchiare per terra nelle curve.
Anzi, è un pericolo, specialmente nei casi come il mio, dove la giusta piega doveva essere ancora più profonda, per fare la curva.
La pedana bastarda ti impedisce di piegare ulteriormente ma non solo, fa da fulcro e di fatto solleva parte del peso dai pneumatici e fa perdere aderenza.
Voilà, eccomi che la moto mi vola via in allegria da sotto il culetto e sfrega per terra come un carroarmato russo.
Per fortuna che qualche giorno fa, il Dio dei Bikers mi ha fermato la mano quando tentavo di togliere la sbarra salvacadute: grazie al fatto di non esserci riuscito, a causa di un bullone arrugginito, la Bombola è ancora perfettamente integra, in specialmodo il serbatoio, che picchia subito in terra quando si cade.
Io avevo i bermuda e sempre grazie alla santa sbarra, ho solo strisciato con il culo e non mi sono fatto niente alle gambe.
La Harley si è fermata dopo circa 4 metri (non andavo così forte) nella classica posizione a 45 gradi, tenuta su dalle pedane e dalla sbarra.
Un secondo dopo, ero già li che l’alzavo.
Mia mamma penserebbe che potrebbe essere un buon momento per piegare meno e darmi una calmata.
Ma lei non è una donna biker, solo una mamma.
Infatti io sto pensando ad un modo alternativo per fissare le maledette pedane.
Ci sarà, no?

13 maggio 2011
Dont forget Rock n Roll

10 maggio 2011
Extraordinary things

7 maggio 2011
MILAN: 18



7 maggio 2011

I gioielli di Roberto Rossi
Un sabato in quel di Mantova, anzi per essere precisi a Villagaribaldi, che è un pellegrinaggio nel paradiso dello stile e dell’amore per le due ruote.
Grazie per l’ospitalità, caro Roberto
E complimenti per quello che hai creato.































5 maggio 2011
Bobberone


3 maggio 2011
Trattore Harley
Per la serie: cosa riescono a fare due tasselli su una moto.

2 maggio 2011
Votate Moto
Basta con lo strapotere delle auto.
1) Tutte le corsie preferenziali consentite alle moto
2) Consentire alle moto dei residenti il parcheggio nelle striscie gialle (ora riservati solo alle auto)
3) Consentire a tutte le moto di parcheggiare nelle striscie blu senza pagare (o in caso contrario, aumentare i pochissimi parcheggi per moto)
4) Riduzione del bollo moto (visto che le moto alleggeriscono traffico, inquinamento e parcheggi, è giusto che paghino meno). La Regione Lombardia sta applicando il massimo.
5) TUTTO CIò, ovviamente, NON SI APPLICA AGLI SCOOTERONI :-) )))

30 aprile 2011
Rats

30 aprile 2011
Bobber

Definition: A bobber-style motorcycle is a post World War II motorcycle typified by modifications in which non-essential body parts are removed, or “bobbed.” Chopped fenders and rigid tails are other bobber traits, as are a general lack of chrome, unlike their chopper counterparts.



Dal dizionario: To bob: v., To cut short or reshape: (bobbed her hair; had his nose bobbed).

Interessante tabella da wikipedia, sui tipi di motocicletta, qui sotto:


29 aprile 2011
E ancora va…
Una bella recensione di Scheggia su Motociclismo d’Epoca.
E perchi non ce l’ha sottomano, anche qui

29 aprile 2011
PAROADS on Low Ride Magazine
Un paio degli ultimi pezzi della mia rubrica su Low Ride.
Per chi non la conosce ancora.

Sul numero di Aprile
E’ come se un demonio ti prendesse l’anima. Capita all’improvviso e toglie il fiato: una sensazione che chi possiede una motocicletta, conosce bene. Se poi è una Harley, allora dominarla è quasi impossibile. Stai guardando la tua moto, sei tranquillo come se stessi guardando la tua fidanzata che riposa nel letto, quando all’improvviso una scarica di adrenalina-custom attraversa il tuo corpo e fa cortocircuito col cervello. E’ sempre la tua moto certo, ma incominci a vederla in un altro modo. Come se immaginassi la tua morosa improvvisamente vestita da CatWoman. Il cuore incomincia a battere più forte, un lieve sudore inumidisce le tue mani. Ma certo, basta una mano di vernice qui sul parafango e una nuova sella. Una di quelle vecchie, non “vecchio-stile”, sia chiaro. Una foto in bianco e nero degli anni 60 è il filtro attraverso il quale la tua moto si trasforma in un sogno che ormai ti ha soggiogato. Via il parafango davanti, lavoriamo di sverniciatore su queste parti, cambiamo il manubrio, andiamo sulla lamiera, superiamo le nostre paure. Flash di moto intraviste ai raduni o sulle pagine di Low Ride, saltano fuori da pieghe nascoste della nostra mente. Particolari che al momento non avevamo neppure notato ma che – non si sa come – avevano occupato un luogo segreto del nostro cervello di bikers, ed ora si riaffacciano per completare il profilo ideale del progetto custom che abbiamo in mente. Una motocicletta che ci rappresenterà ancora meglio, perfettamente complementare a come ci sentiamo ora. Saremo noi stessi al 101%, solo con il culo appoggiato la sopra. Garantito. Attraverso i nostri occhi, la nostra Harley, per l’ennesima volta, compirà il miracolo della metamorfosi, adeguandosi al nostro spirito inquieto e bizzarro, perennemente in evoluzione con andamenti sinusoidali che seguono il nostro carattere e il nostro essere motociclista. Che non è altro che la derivata seconda dell’essere uomo.
La nostra Harley è lì vicino a noi, paziente e coraggiosa come una compagna fedele nella vita parallela che ci siamo scelti e – proprio come lei – ci capisce e ci sopporta. E ancora una volta riesce a non deluderci.
Harley-Davidson: if I have to explain…

sul numero di Maggio
L’altra mattina il mio vicino di casa è uscito in cortile e mi ha visto davanti alla moto.
Ero lì fermo che la guardavo sul fianco destro.
Lui, con il cagnolino e il sacchetto di plastica, si è fermato qualche istante e mi ha guardato a sua volta. Io, fisso sulla moto, continuavo a osservarla. Il mio sguardo era a metà tra quello di uno che contemplava la Gioconda, e quello di un medico che sta decidendo una diagnosi su un paziente che gli sta particolarmente a cuore.
Avevo appena montato due fianchetti molto particolari e stavo decidendo un cambio di colore su alcuni dettagli. La mia testa elaborava immagini, progetti, verniciature, foto, flash di raduni. Pensavo anche a cose che avrebbero potuto modificare anche la funzionalità del mezzo e alle relative soluzioni. Il mio vicino di casa, con il suo cagnolino, se ne stava lì, forse aspettando che mi avvicinassi alla moto, incominciassi a svitare qualcosa o tirassi fuori uno straccio o un pennello. Ma niente. Ero fermo davanti a lei e la guardavo.
C’è qualcosa che non si può spiegare nell’osservare la propria motocicletta, specialmente se questa è una Harley Davidson. Ecco perché io, se devo mangiare fuori, scelgo sempre bar con grosse vetrine davanti alle quali sono abituato a parcheggiare la mia moto, per guardarla mentre aspetto l’antipasto. Semplicemente, credo sia il più bello spettacolo del mondo. In realtà la mia moto è tutt’altro che qualcosa di statico ma piuttosto un turbine di idee, sogni, progetti che si accavallano nella mia mente. E’ come guardare un oggetto che è già bello ma che – se solo lo desideri – può diventarlo ancora di più.
Con la coda dell’occhio ho notato che il mio vicino era ancora lì e forse si aspettava una minima reazione. Giusto per rassicurarlo che non mi fosse appena venuto un colpo apoplettico, mi sono girato verso di lui e gli ho fatto un cenno di saluto. Si è avvicinato e gentilmente mi ha fatto qualche complimento alla moto e qualche domanda. Gli ho risposto ma come al solito quando si parla con un turista della moto, capisci che ciò che stai dicendo viene perso nel vento, non viene colto come dovrebbe e apprezzato per il significato che ha.
Dopo poco ho troncato la conversazione salutandolo.
Lui se n’è andato con lo scodinzolante cagnolino, ed è rientrato dopo una mezzoretta. Io ero ancora lì. Fermo a guardare.
Ma mi ero spostato sul fianco sinistro.

25 aprile
Bobber Fifties: il nuovo look della Bombolona
Beccatevi un po’ di foto.



16 aprile 2011
Scomparse due settimane
Come avrete forse notato dal sito sono scomparse le ultime due settimane. Quelle in particolare del giro con i miei amici del Portofino Chapter.
Un vero peccato, perchè erano delle belle fotine. Cmq non c’è problema, ve ne ripropongo un paio.

PS
Per farmi perdonare , inserisco anche la mia amica di Facebook, Jesse Lee Denning. Dio la benedica
Ciao


2 aprile 2011
Domenica 10 Aprile
Ci vediamo al Run del Portofino Chapter, per una chiacchierata con me su libri e viaggi!

2 aprile 2011
Riding Season HAMC
Finalmente una che non piove.
Belle moto e atmosfera tranquilla con gli Hells Angels di Milano, per la loro apertura di stagione motociclistica.
Anche se io non l’ho mai chiusa, ci ho fatto un salto con Vittorio. Per salutare Lory e Apache.

26 marzo 2011
Pornografia motociclistica
Il paradiso in terra, l’ho scoperto qui, in un’oscura botteguccia in Giappone.
Speriamo che, dopo gli ultimi casini, sia ancora così.
Un pensiero ai nostri “bros” del sol levante. Che possiate ancora correre sulle vostre intramontabili FL.



25 marzo 2011
Sporty girl
Per quelli che dicono che lo Sporty tanto poi si cambia dopo un anno

22 marzo 2011
Stay Cool
Un po’ come dire, aiutati che il ciel t’aiuta.
Non so, l’importante credo sia avere un posto dove rifugiarsi quando le cose diventano difficili. Un posto mentale, non fisico.
Può essere la moto, la tua famiglia, la tua fidanzata, un gruppo di amici, anche un viaggio, che ha sempre un notevole valore terapeutico.
Anche se il fattore della “quarta C” è determinante.

Le prime tre C, elementi fondamentali per sopravvivere e magari, avere pure successo, sono queste: Cervello, Cuore e Coglioni.
Ma la quarta (Culo), è indispensabile. E quando dico Culo, non intendo “Cool”

19 marzo 2011

18 marzo 2011
A volte penso di essere scemo.
Avevo una moto comoda, affidabile e solida, e mi metto a trasformarla per l’ennesima volta in qualcosa di diverso.
Per esempio questa storia del parafango davanti. Accidenti, non sapete come mi incazzo tutte le volte che vado in giro e piove. Poi mi incazzo perchè c’è la sabbietta per terra e la gommala tira su, mi incazzo perchè è bagnato e ovviamente perchè, non solo mi bagno, ma mi bagno di acqua tirata su da terra. Quindi in bocca mi ritrovo acqua, sabbia, terra e nero che c’era sulla strada.
Cacchio, ma sarò scemo?
Ok ho inventato questa specie di pattìna, devo dire abbastanza ingegnosa, che attacco sopra la forcella. Ok niente di speciale, è una striscia di gomma con due moschettoni ma fa abbastanza bene il suo dannato lavoro di supplente del parafango, anche se ha bisogno ancora di qualche messa a punto.
Comunque tutto questo d’affare per cosa? Per il piacere ineffabile di vedere quella dannata ruota anteriore nuda, tonda come non mai, che gira da sola, all’aria, come si usava ai tempi delle foto in bianco e nero. Bah: una cazzata? Probabile, comunque secondo me ne varrà sempre la pena.
Per non parlare della sella.
Avevo una delle selle più belle in circolazione. Ci ho girato per sei anni, migliaia di chilometri ragazzi, una sella davvero niente male, ma…beh volevo andare oltre. Mi sono invaghito di questa sella del PanHead e dei primi Shovelhead. Ragazzi, uno spettacolo. Però non sapete la fatica per sistemarla al suo posto, su una moto di trentanni dopo. Tribolazioni, incazzature, ordini oltreoceano, costosi e lenti. Tentativi fatti a mano nel soggirono di casa, col martello e le pinze. Ci si fa male, si sacramenta e la sella non va mai bene. E questo per avere una seduta che certamente è più scomoda di quella che avevo prima e forse solo dopo un meticoloso lavoro di montaggio potrebbe ambire ad essere perlo meno “uguale” come comfort. E via di ore di lavoro, anche mentale. Per cosa? Per assomigliare a quella moto ideale che da qualche mese a questa parte mi si è affacciata alla mente e che è lì che non se ne vuole andare manco con le bombe a mano.
E vogliamo parlare dei fianchetti? Cioè, i miei dannati fianchetti di serie, neri e tranquilli erano già lì belli e pronti dall’Ivano Samele, il quale era pronto a partire con un aerografatura bellissima. Ma io no. Non ti vado a chiamare il pericolosissimo Uberto Sirtoli, che mi indica l’ultimo dei battilastra di un paesino vicino a Erba che potrebbe farmeli custom, e io, non lo chiamo, e non parto il giorno dopo, al freddo per arrivar fino là, e che poi si è pure messo a piovere? Bah, andatelo a spiegare voi a qualcuno che non sa cos’è avere una scimmia per una moto.
E le gomme?
Cazzo, su quelle non bisognerebbe scherzare in teoria. Ma io niente.
Non vado mica a scegliere delle gommacce degli anni 60 , praticamente piatte, che potrebbero tranquillamente mettere a repentaglio l’affidabilità della frenata e la tenuta in curva, ma chissene frega. Sono troppo belle e voglio esattamente quelle. Anche se ovviamente poi non si trovano e devi sbatterti anche per trovarle.
Beh insomma alla fine il risultato è ancora ignoto.
Quel che è certo è che l’affidabilità, il comfort e l’efficienza saranno certamente inferiori, io avrò speso un bel po’ di soldi e avrò buttato nel cesso tempo che avrei potuto impiegare in modo molto più proficuo.
Perchè tutto ciò?
Non lo so, ma credo di essere in buona compagnia.

10 marzo 2011
La 175!
Per me una ventata di ricordi del mio passato (su una SST 125, la sorellina minore di questa). Per Enrico invece, molti complimenti per l’eccellente restauro.

9 marzo 2011
From Lindsey’s room, Louisville
Danny Lyon aveva un modo stranamente familiare di rendere la vita del Club. Tra i suoi scatti non c’è una sola foto che sia incensante o pomposa.
Era in grado di rendere perfettamente il modo di vivere tra motociclisti, membri di un club, ma prima di tutto motorcycle riders o bikeriders, come li chiamava lui.
Ho scoperto che la moto bianca che si vede dalla finestra di Lindsey, è quella del famoso motociclista che attraversa l’Ohio e che si gira indietro, quella che ho postato qualche giorno fa.
Vista da questa angolazione sembra diversa, ma è lei, compreso il casco appoggiato sul fanale. E’ un vecchio Pan, bobberizzato. Qualcosa che a me ispira da sempre. Ma io sono sempre ispirato dalle vecchie foto in bianco e nero.

Comunque questa vecchia foto di Danny mi piace perchè i suoi biker non sono come quelli di oggi. Certamente più magri, certamente con maggiori doti di meccanica e meno soldi: certamente più genuini. Probabilmente più ingenui e fanciulleschi. Erano giovani che cercavano la velocità, i circuiti, ma non si adeguavano, erano rissosi e indisciplinati e per questo erano stati allontanati dall A.M.A., e le gare le potevano guardare solo da fuori, irrompendo qualche volta per dare fastidio e magari rubare un premio. Il secondo premio, però, perchè il primo era su un ripiano troppo alto, come fece Marlon Brando nel film Il Selvaggio.

La moto ci riporta ad essere bambini, e l’ingenuità e la semplicità è una componente che oggi troppo spesso si perde a favore dell’essere dei duri e del rispetto. Princìpi validi, ma solo fino a che non limitano la vita del club, asserragliandolo tra i nemici o presunti tali.

A volte mi è capitato di tornare a casa con un paio di pacchi di birre e vedere parcheggiate nel cortile, le moto dei miei amici che mi aspettavano dentro, davanti al barbecue.
E’ sempre un momento bellissimo.
Forse più di tante migliaia di chilometri fatte in giro per il mondo.

Questa Lindsay era una che la sapeva lunga.

6 marzo 2010
L’acchiappatore nelle segale

Vi saluta la vecchia Phoebe…

5 marzo 2011
Condividere una sella
“Anyone can share a bed, but it takes true love to share a saddle.”

Segnalata da Davide.

4 marzo 2011
Gomme
Si, ho cambiato anche le gomme. E non sono queste qui.

2 marzo
Presentazione del libro di Wilbur Smith
Feltrinelli Stazione Centrale


2 marzo 2011
Ride Hard

2 marzo 2011
Lario Western Show. Questo sabato a Erba….
Non chiedetemi come ci sono finito, ma sabato presenterò il mio libro nel folkloristico ambiente Texano del Lario Western Show, a Erba.
Se è una bella giornata, potreste fare un giro qui.
Io presento Scheggia e resto in zona a fare due chiacchiere con chi c’è.

2 marzo 2011
Bobber
La sella è arrivata ed è stupenda. Peccato che per montarla ci vogliono un po’ di accrocchi che si potevano anche costruire in casa, ma che ho trovato su debrix.com. Quindi ordine piazzato, aspettiamo l’arrivo.
Sono in attesa anche dei fregi serbatoio e delle nuove gomme.
Nel frattempo, tra una stretta di mano al vecchio Wilbur Smith e un po’ di lavoretti per togliere parafanghi e vernici, ricevo una bella foto dal Venezia. Per me abbastanza evocativa.

1 marzo 2011
Feltrinelli Stazione Centrale
Se ne avete voglia, ci si vede oggi in Feltrinelli Stazione Centrale, a Milano, alle 18.30 per presentare Wilbur Smith.

27 febbraio 2011
Buona settimana a tutti

25 febbraio 2010
Intervista su Sky

SKY, Roberto Parodi intervistato da Alessandra Casella sul romanzo Scheggia (Dicembre 2010) Canale Arturo


24 febbraio 2011
IL CUORE A DUE CILINDRI, is back
Finalmente ristampato e perfetto, senza errori nè pagine mancanti.

Disponibile di nuovo nelle librerie di fiducia oppure su internet, come Hoepli.it e IBS
Qui per esempio, ma anche qui.

Mi scuso con voi per il periodo di assenza del libro dagli scaffali (telematici e non).
Ma che fatica discutere con questa casa editrice…

24 febbraio 2011
La legge del Deserto
Il Parods presenta Wilbur Smith!
Se vi piace Wibur Smith, il maestro dei romanzi d’avventura sull’Africa, non potete perdere la presentazione alla Feltrinelli, Stazione Centrale (nella stazione, sulla destra), del il suo nuovo romanzo “La legge del Deserto”
A presentarlo, sorpresa sorpresa, ci sarò io e Alessandra Casella.
Martedi 1 Marzo alle 18.00
Vi aspettiamo

21 febbraio 2011
Montagne di carta
Dal blog di un nostro amico, una bella recensione di Scheggia. Da uno che ha davvero capito lo spirito del romanzo.
Qui


21 febbraio 2011
Crossing the Ohio
Quando vedo questa foto di Danny Lyon, il cuore mi batte impercettibilmente più forte.

21 febbraio 2011
Attrazione fatale

21 febbraio 2011
B-Movies
Quando, se eri un biker, rimorchiavi

19 febbraio 2011
Purchè sia avanti

“I am prepared to go anywhere, provided it be forward.”

David Livingstone


18 febbraio 2011

Uno strano amico
Una sua poesia che mi calza a pennello.
Dal nostro amico Ube.
Grazie!

Ube, è uno che la moto ce l’ha davvero nel sangue. Tanto per farvi capire il suo stile, è questo qui sotto.
Un grande!

17 febbraio 2011
E’ partita la rumba
La moto è dal Magni.
Domani il serbatoio passa tra le mani di Ivano che si occuperà della nuova colorazione.
Aspetto la sella e il copri filtro S&S (quest’ultimo, in realtà lo devo ancora trovare… PS se qualcuno ne avesse uno da vendere usato, more than welcome).
Poi me la devo guardare per un po’ per decidere la cosa più audace: cioè come trattare il posteriore (con rispetto parlando) della mia Bombolona, che è femmina di importanti proporzioni, quindi un errore da quelle parti, è cruciale.
Ho alcune idee, ma prima voglio parlarne con Roberto Rossi, il genio dei bobber della bassa padana, nonchè uomo di grande stile.
Anche il sito di Nero Opaco Motociclette mi sta dando molta ispirazione.

Il risultato finale potrebbe essere anche … così… :-)

16 febbraio 2011
E-Bay
Risultato di una serata sulla Baia… invece di vedere Sanremo.
In realtà non so esattamente cosa ne farò, ma ho un paio di idee in mente. Poi al limite la sella posso usarla per farci uno sgabello da chitarrista, no?



11 febbraio 2011
Moto e stile
Quelle volte in cui le parole non servono


6 febbraio 2011
Riding the life
Sarà una settimana che suono con la chitarra questa canzone dei Felice Brothers.
A dire il vero la canto pure, non so con quale risultato perchè sono abituato ai miei familiari che vengono a sbattere la porta dello studio, quando ci vado troppo pesante con la Martin o la Telecaster.
Si intitola “Frankie’s gun!” e parla di una strana storia che non ho voluto approfondire troppo. Sì, perchè per me quella è la canzone dei protagonisti del video che ho postato qui sotto, che non ne sono i compositori, ma che l’hanno solo utilizzata come colonna sonora di una giornata di settembre sulla quale hanno girato questo piccolo gioiello che, oltre a parlare di moto, esprime uno spirito di amicizia e di tranquilla serenità che a volte può capitare in alcuni momenti della vita, specie se uno ha amici e guida moto.
L’ho fatto vedere a Vittorio, che a forza di sentirmela cantare ne ha voluto sapere di più.
Gli ho parlato di Hugo, e degli altri ragazzi del video che ho conosciuto per mail qualche giorno fa. Gli ho detto che erano meccanici, amici e motociclisti. Gli ho detto che il loro desiderio era costruire le moto più belle del mondo, e che secondo me erano anche bravi e si divertivano, e a quando sembra, ci riuscivano.

Questa sera Vittorio è ritornato nel mio studio, dove stavo cercando un libro che non trovavo più da un paio di giorni.
- Sai papà – mi ha detto – Io ho sempre pensato che nella vita volevo lasciare qualcosa di me, una traccia che mi facesse ricordare a tutti anche quando fossi morto. Qualcosa di memorabile, non so come dire… -
Poi Vittorino si è allungato sulla vecchia sedia di legno e ha aggiunto.
- Però adesso ho capito che la cosa che mi interessa nella vita è riuscire a trovare davvero quello che mi piace, farlo, e divertirmi con i miei amici. Come quei ragazzi del video. Loro sono dei meccanici, sono bravi e sono felici così. Quello mi piacerebbe fare: non dico necessariamente il meccanico, ma qualcosa che mi facesse felice. Perchè so che la farei bene -
Abbiamo parlato ancora un po’, ascoltato un paio di dischi di Crosby Still Nash& Young, ma anche Mika e Rihanna.
E quando Vittorio se n’è andato a dormire, sono io ad averlo ringraziato.


4 febbraio 2011
Mondi

Come ormai ho imparato a fare, anche questa volta incomincio a scrivere. Mi basta una piccola sensazione nella pancia, un pensiero latente non ancora ben definito, qualcosa che mi fa sognare e mi emoziona quando in mente mi passano immagini di moto, rumore di scarichi, stemmi di pistoni incrociati, magliette con caschi da easy riders, tatuaggi e morchia sotto le unghie. Basta questo per far correre la mente. La mia per lo meno.
Rido tra me, perchè penso che tutta questa serie di suggestioni, ha effetto davvero solo su chi la pensa in un certo modo. Molti inorridiscono al pensiero di avere moto che si trascinano a 100 all’ora e che ad una piega appena accennata toccano già le pedane, o che su un centimetro di fango si fermano come balene spiaggiate.
Eppure per altri è la vita; è l’unica essenza possibile di un concetto di motocicletta totale, che di fatto è la nostra compagna e la partner di qualsiasi sfida potremmo voler affrontare insieme ad una moto: assieme alla “nostra” moto.
Ultimamente ho riflettuto molto sull’idea di moto.
Proprio perchè una enduro è qualcosa che ti fa sognare per quello che puoi fare con lei, ma una harley è qualcosa che ti fa sognare per quello che è.
Ed ecco perchè sono rarissimi quelli che dopo aver venduto la Harley non ne sentono una struggente mancanza.
Ma anche qui, sbaglio, perchè una moto è qualcosa di troppo personale per poter tranciare giudizi e creare schematizzazioni.
Anche se sono comunque convinto che nessuno si possa innamorare di uno scooterone di merda.

Il mondo che la Harley crea attorno a noi e dentro di noi, è anch’esso qualcosa di importante, ma bisogna fare attenzione.
Oggi è facile esserne coinvolti. Molto più che in passato, quando pochi sparuti arlisti setacciavano vecchie officine per trovare improbabili pezzi di ricambio, o scrivevano lettere (“lettere” dico, non mail) a empori in scandinavia o nord america per trovare un accessorio. Gente che si conosceva ad uno ad uno, e che bastava quello per creare davvero un sodalizio.
Oggi basta comprare una moto nuova, per essere coinvolti in un Chapter, o entrare in un negozio di accessori custom, o partecipare ad un raduno, uno qualsiasi, e il mondo Harley è là che vi aspetta, con le sue attrazioni da circo, le ragazze che lavano la moto con la schiuma e la calze a rete, il cromo che riluce da ogni teca e le croci con le spine e i tatuaggi con le fiamme.
Ma attenzione. Fino a qui è tutta plastica.
E’ un mondo che esiste solo per spillarvi soldi e legarvi a oggetti di cui fino a ieri non sentivate il bisogno.
Non c’è niente di male, d’accordo ma attenzione: quello è un punto di partenza, non di arrivo. Non bisogna cedere alle lusinghe dei baracconi e non fermarsi.
Perchè appena oltre c’è un mondo molto più nascosto, forse un po’ più difficile da scoprire, che rilutta a manifestarsi, ma che è il mondo più vero, fatto da piccoli gruppi un po’ matti e un po’ simpatici, di gente che porta una moto nel soggiorno di casa e la smonta e la rimonta nelle lunghe sere d’inverno, con i cartoni della pizza e le birre sul parquet. Un mondo fatto di persone che magari possiedono solo una vecchia Sportster o un catorcio tedesco o giapponese e poco per volta la trasformano in qualcosa di unico, perchè loro sono unici e la loro moto è a loro immagine e somiglianza. Un mondo che è pronto ad accettarvi, ma non solo, a regalarvi emozioni vere, durature e solide.
Un mondo fatto di foto in bianco e nero, di domeniche passate a girare in moto con un panino a pranzo, e poi via ancora. Un mondo dove si resta a parlare di motori e di viaggi fino alle due di notte, dimenticandosi di tutto, ma ricostruendo la propria anima, magari strapazzata da una settimana di stress e di noie.
Un mondo al quale non si riesce più a rinunciare.
Il nostro.

Foto tratte da Riding in September e Blitz-Motorcycles.com.
Congratulation, mes amis!

31 gennaio 2011
Scappaaaa!
Inseguito da turbe di bambinielli sulla pista Timbouctù – Douentza, Repubblica del Mali

26 gennaio 2011
C’è sempre una prima volta
Per la prima volta nella mia vita ho scaricato legalmente una canzone da internet.
Dovevano arrivare i Felice Brothers per farmelo fare…


26 gennaio 2011
Motorcyle Spirit
Ci sono amici che hanno la vostra stessa sensibilità motociclistica. Sembra una cazzata, ma è sentimento particolarmente complesso, risultato di un un miracoloso insieme di senso estetico, amicizia, passione, sensazione di serpenti nella pancia, conoscenza meccanica e gusto per le cose belle.
Il Veneziani, ce l’ha.
E mi ha mandato un link a un video, che vorrei condividere con voi.
Qui ragazzi. E incominciate a sognare

25 gennaio 2011
Biker test
Vi sentite un biker? Verificatelo qui
A me è venuto 78%

22 gennaio 2011
Il Cuore a Due Cilindri: AVVISO IMPORTANTE
Due cose ragazzi.

1) il libro è stato ristampato e in questi giorni verrà distribuito in librerie e siti di vendita online (a Milano, peraltro ce l’avevano ancora in diverse librerie, tipo “La libreria dell’Automobile” in corso Venezia.

2) Attenzione, ci hanno fatto notare che sull’ultima edizione del libro (quella con il titolo scritto sul logo harley, che allego qui),

manca una pagina del prologo. In pratica tra pag 11 e pag 12, non è stata stampata una pagina. La cosa rende di fatto incomprensibile il Prologo stesso.
Mi scuso (pur non avendo nessuna colpa), e riporto qui sotto il testo della pagina mancante.
Ovviamente nella prossima edizione il problema è stato risolto.

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- Voulez-vous aller à Gao? Avec cette moto là? -
Si, cazzo, ci vado con questo arnese qui, e allora?
Mentre la schiena incassava una supplementare dose di calore dai due grossi cilindri surriscaldati, i miei occhi erano stregati dall’immensità dell’orizzonte e dal colore cobalto del cielo. Il silenzio era totale e solo ogni tanto qualche improvvisa folata di vento infuocato faceva sentire il suo fischio in lontananza.
Il mio cervello era andato in blocco da almeno mezzora, da quando cioè, mi ero reso conto che non avevo nessuna possibilità di far ripartire la moto. Mentre osservavo in lontananza una nuvola che perdeva i pezzi come un enorme bastoncino di zucchero filato, mi sentivo stranamente sereno.
Era come se non me ne fregasse più di niente: qualcosa mi diceva che probabilmente ero arrivato alla fine, ma il cervello non sembrava essersene ancora reso conto.
Senza distogliere lo sguardo dalla linea dell’orizzonte che separava un mare di sabbia rossa e gialla da un infinito cielo azzurro, tirai fuori dal taschino della camicia quello che un tempo doveva essere stato un fazzoletto.
Mentre lo aprivo per avvolgermelo al collo, qualcosa cadde sulla sabbia.
Raccolsi da terra una piccola foto in bianco e nero che, chissà come, era finita tra le pieghe del fazzoletto.
Era una mia vecchia foto da bambino, la preferita di mia figlia piccola.
Mentre i polpastrelli ne avvertivano subito la consistenza liscia da una parte e leggermente più ruvida dall’altra, ricordai il bacio che mi aveva dato prima di partire, “Papà, ti ho fatto una sorpresa, ma l’ho nascosta bene.”La conoscevo a memoria quella foto sgualcita e un po’ consumata sugli angoli, fin nelle più piccole pieghe che il tempo le aveva fatto. Erano come le rughe sulla faccia di un vecchio e facevano ormai parte di lei tanto che non mi sarebbe piaciuta più senza. Era una di quelle vecchie foto con il bordo bianco e merlato, che adesso non si fanno più.
Anche il contrasto del bianco e nero era diverso da quelle di oggi, ma dovevi stare fermo mentre te le scattavano e la Rollei del nonno ci metteva un paio di secondi ad impressionare la pellicola. Troppi per me.
Era la foto di un bambino di sei anni, la frangetta con uno strano taglio di sbieco proprio in mezzo alla fronte. Gli occhi erano castani come i capelli e lo sguardo serio. Cavolo, come si fa ad avere uno sguardo così serio a sei anni?
Un soffio di vento mi portò un po’ di sollievo facendo sventolare leggermente la camicia zuppa di sudore.

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20 gennaio 2011
Mangialibri.com
Una bellissima recensione di Scheggia: qui
E la relativa intervista, qui

17 gennaio 2011
Dakar, Bamako, Timbuctù, Ouagadugu, Lomè
Il viaggio è giunto al termine, ragazzi.
E voi siete a un click da foto più report!
Qui

gennaio 2011
Dakar, Bamako, Timbouctù, Ouagadougu, Lomè
L’idea è questa, i chilometri sono circa 5000, i viaggiatori, Francesco Yamaha XT 600 monocilindrica, Andrea Maestri su una BMW GS, e io sull’R80 G/S Paris Dakar.
Troppa sabbia per la mia Road King, che stavolta mi aspetterà a casa.
Se ne avrete voglia, qui su questa homepage, il Depia aggiornerà (spero con una certa frequenza) i miei messaggi sull’evolversi del giro.

A presto e Inshallah

Roberto

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