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Elefantentreffen 2007


Sai quando dici, “ok, questo è l’ultimo che faccio”?
Me ne sono smazzati cinque ed ogni volta doveva essere l’ultima, però una volta c’erano gli amici che volevano venire su, un’altra c’era il fatto che non puoi fermarti ai numeri pari, un’altra volta perchè era dall’estate che ci pensavi con Mario e col Coffetti.
Insomma, fatto sta che venerdi mattina alle otto, ci troviamo a Brembo Sud, per la solita tirata.
Squadra composta da Mario-3% e da Coffetti-3% (al loro terzo elefante) e dal generosissimo Rudy Smaila. Chiude il gruppo Jak, con uno Sportster a micro-serbatoio, e il sottoscritto con il Road King fresco di re-make che ancora profuma dell’antro del Magni.
Il viaggio di andata è il solito: freddino sul Brennero, nevischio prima e dopo, cazzettini a Innsbruck, superstanchezza dopo Monaco, stradaccia negli ultimi km prima del raduno.
Tutto già visto, vissuto e collaudato.
Spegniamo le moto ai bordi della famosa ed amata buca che quest’anno è un po’ meno affollata e che in piena notte sfodera tutto il suo fascino.
Le solite emozioni, sempre intense, le immagini post-atomiche, i falò e il pungente odore di campo con i latrati delle smarmittate che si perdono nel silenzio ovattato della neve nella notte della Bayerische Wald.
Sta nevicando ma in fondo chissene frega, è solo venerdi notte: godiamoci ancora una volta questo spettacolo di amicizia, di amore per la moto e perchè no, anche la soddisfazione di essere arrivati qui a quasi 800 km da Milano, con le nostre moto.
Ce ne torniamo a dormire il sonno dei giusti ma il mattino dopo dalla finestra si vede che in tutta la notte non ha mai smesso di nevicare…
Oggi è sabato e solitamente lo passiamo in buca la mattina e al pomeriggio partiamo per raggiungere Monaco o a volte Innsbruck, per passare la notte.
Ma qualcosa mi dice che questa volta saranno cazzi.
E infatti, cazzi furono.

Confidando in un temporaneo miglioramento del tempo, decidiamo di partire tornando dalla buca, verso le 15.
Pessima idea.
Nel giro di due ore abbiamo fatto 10 km e ci siamo piantati almeno 5 volte.
Jak è senza benza perchè il distributore sta su una salita che manco con un Hummer, Rudy riesce a inerpicarsi con la gomma da 150 che morsica fino a metà strada, poi si pianta pure lui, io sono piantato all’altezza di una strada secondaria che indica una Stube a 300 metri, penso, qui almeno si dorme.
Un gruppo di italiani in Lambretta ci passa davanti con una disinvoltura offensiva e sfanculano il Rudy suggerendogli di cambiare moto. Rudy sfinito apre e chiude bocca ma gli epiteti non gli escono perchè l’ossigeno gli serve ad altro.
Cinque nerboruti tedeschi lo aiutano, e insieme ce la fanno.
Nel frattempo una guardia forestale con la sua auto accompagna Mario a prendere la benza per Jak; glie ne saremo eternamente grati. Non vuole ne soldi ne altro; tutto per gli italiani biker, alla faccia della coppa del mondo.
Io mi trovo solo, in un silenzio surreale, vicino alla mia moto, al momento inservibile come mezzo di trasporto. Chiamo Giovanna, perchè nonostante tutto è un momento bellissimo: vedo i miei amici lontanissimi, nel bianco e nel silenzio, arrabattarsi per la benza o per raddrizzare le moto.
Finalmente passano gli spazzaneve e siamo di nuovo insieme.
Facciamo benza e tentiamo di raggiungere l’autostrada.
Più facile a dirsi che a farsi.
Le moto non tirano, e la strada è di nuovo bianca. Saliscendi sulle collinette della foresta nera, salite che diventano dei bagni di sudore con la gomma posteriore che slitta come sulla margarina. Discese dove il sudore diventa freddo sulla schiena.
L’unica moto che viaggia un po’ è il FatBoy del Coffetti, forse merito della gommazza da 200. Il Mario (Dyna), io (RKing) e Jak (883) smadonniamo, Rudy pure anche se un po’ meglio, con quella che sta per diventare il Fat Boy della sua vita.
Andiamo tutto di sbieco e FRENIAMO COI PIEDI nelle discese , io sbando paurosamente ogni volta che l’assetto della moto cambia.
E’ un delirio, ma per lo meno è ancora giorno e tutto si svolge a 5 km/h.
Arriviamo all’autostrada e ci illudiamo che l’abbiamo sfangata, ma non sapevamo che stava per iniziare il peggio.
Smette di nevicare e ci avviamo: sono circa 200 km da Garham a Monaco, senza un accidente di benzinaio ne autogrill, senza un cazzo di niente.
Ci proviamo, sono le quattro e mezza, se abbiamo culo ci la facciamo in due o tre ore.
Ma non abbiamo culo.
Immediatamente riprende a nevicare, la neve si ferma sull’asfalto lo rende viscido e bianchiccio come un fantasma bastardo che ci vuole inculare.
Diventa buio all’istante, le condizioni di visibilità sono a dir poco ridicole, la temperatura crolla di 7/10 gradi.
Mario mette le 4 frecce e ci fermiamo. “Cazzo mi si è accesa la spia dell’olio” . Nella tormenta verifichiamo ed è vero, è quasi a zero. Che l’abbia perso per strada o non l’avesse già da prima non importa, fatto sta che è il dio dei biker a non farlo grippare, solo grazie al fatto che ci sono meno cinque e il poco olio che resta gli salva i cilindri.
Ma adesso?
In fila ripartiamo, intenzionati a uscire verso un centro abitato, ma Mario entra in una piazzuola di sosta, ci sono dei camion, bussa.
Un crucco si sveglia e scende dalla cabina borbottando. Oil? Oil?
Il crucco ce l’ha, dio lo benedica. Mario obietta che forse l’olio non ha la viscosità giusta, ma noi lo minacciamo di metterglielo su per il culo se non provvede subito a rabboccare il dyna
Regalo il mitico “sigaro dell’arrivo” al camionista che ci ha salvato (Mario, lo rivoglio!) e si riparte.
Ma il tempo è una chiavica: ogni 10 minuti parte una raffica di vento e tormenta da non vederci più, poi smette. La strada non fa a tempo a pulirsi che riprende.
Guido un po’ io la fila, un po’ Rudy.
Ad un certo punto, si scatena il finimondo, tormenta con raffiche che spostano la moto, è buio pesto da qualche ora, fa un freddo pazzesco e la moto va avanti a fatica.
Fiocchi di neve che ti vengono addosso come bignè, volando in orizzontale, la “bolla ” perennemente innevata, non vedo una mazza, guido con la sinistra fuori dalle moffole per pulire la visiera e ho la mano gelata.
L’aria è così satura di neve, acqua e freddo che la mia RKing e la 883 (entrambe a carburatore) iniziano a tossire.
Penso che non può andare peggio, ma la strada peggiora ed è tutta bianca, le GOMME non TENGONO più, tocco i freni e sbando, scalo e la moto si mette di fianco; devo controsterzare, con il cuore che va a mille.
TIR targati Varsavia e Mosca sfrecciano a un metro dal mio culo a 120 Km/ora alzando turbini e vortici di salamoia di ghiaccio e fango.
Nel buio non ci travolgono solo grazie alle nostre misere luci di posizione. Penso alla mia, la cui plastica si sta sciogliendo per un errore di montaggio.
Ferma, ferma, cazzo, non ce la faccio più.
Sotto un ponte vediamo di sfuggita un motociclista che si è fermato e ci guarda sbigottito passare curvi sul manubrio.
E’ l’ultimo che vediamo, poi più niente.
Cartelli indicano “Munchen 130 km”; una vita.
Ho veramente paura di lasciarci la pelle.
Rudi accosta sotto un ponte.
Ma siamo solo in tre, io lui e Jak.
Mancano Mario e il Coffetti.
Aspettiamo 20 minuti, poi arriva l’SMS, “stiamo bene, ci siamo fermati perchè Coffetti era accecato dalla neve”.
Che facciamo? Siamo molto avanti rispetto a loro e cerchiamo di raggiungere Monaco.
Ci metteremo ancora più di un ora, andando a volte a passo d’uomo e raggiungendo la città alle 21 passate.
Confesso che mi sento veramente un coglione, a quarantanni passati, a fare ancora cavolate del genere, ma forse l’Elefantentreffen è anche questo.
Sorrido pensando che solo venerdi qualcuno diceva che questo Elefante era una passeggiata, qualcun’altro temeva che questa edizione fosse un po’ troppo facile, e c’è sempre qualche bello spirito che dice che se non vai in tenda non è un vero Elefante.
Qualcuno poi diceva che questo per lui era l’ultimo, e probabilmente quello ero io.
In questo momento, seduto qui sotto le volte settecentesche dell’antichissima birreria Lowenbrau di Monaco, davanti allo stinco più buono della mia vita, penso che sono maledettamente felice di essere qui a parlarne, con i miei amici e la mia moto là fuori.
Ancora tutta di un pezzo.
Vabbè, quasi…

Roberto Parodi, Monaco di Baviera, 27 gennaio 2007

IL RACCONTO FOTOGRAFICO: LA PARTENZA

La mia moto…con un po’ di re-styling

NOI CINQUE IN BUCA, AL VENERDI SERA

COLORE LOCALE, GESPANNE, SIDECARS &CO


LA MATTINA DAL NOSTRO ALBERGO: QUALCOSA NON VA…

Moto del Coffetti con dietro la mia: sotterrate di neve

LA CAZZATA: DECIDIAMO DI PARTIRE

MA DOPO CINQUE KM, SIAMO BLOCCATI: NON SI VA PIU’…

Qui ero rimasto da solo nel silenzio e nel bianco: gli amici dispersi, ma la sensazione era strana …bella e strana

DOPO LA DECIMA SCIVOLATA CHE CAZZO SI FA? Meditiamo per mezzoretta sotto una pensilina della corriera e poi ci proviamo: Die Hard Threepercenters (ma forse era meglio rimanere in albergo)…

ANCHE I BMWISTI PIANGONO…

SEMPRE PEGGIO

LA NOTTE INCOMBE. E NOI ASTUTAMENTE CI AVVIAMO SUL DIRITTONE AUTOSTRADALE GARHAM – MUNCHEN: 200 KM DI LACRIME E PASSIONE…

IL REGALO DELLA DOMENICA MATTINA: SOLE




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