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cavaliere_telematico@yahoo.it

 

12 aprile 2016

Ciao ragazzi,

come state.  Accidenti questo sito esiste da secoli e, lo so, meriterebbe forse un po’ più di cura e di attenzione…

Penso proprio di si, onore ai vecchietti. peccato che però il mondo del web è veloce e affamato di novità, ecco perchè i social networks hanno soppiantato il buon vecchio sitone threepercenters.

Tutta questa roba solo per dirvi che il sito resta vivo solo come archivio dei miei viaggi e delle foto, e per consentire a tutti di vedere chi erano e chi sono i threepercenters, ma se mi volete seguire dovete farlo su Facebook (Roberto Parodi, privacy zero potete cliccare “segui” ed è come essere amici), Twitter (Il-Parods), Instagram (Il_Parods roberto parodi).

Lì sono attivo e potete parlarmi, e interagire con me.

Lì troverete novità su programmi, libri e viaggi.

E c’è anche un blog www.borntoride.mediaset.it

Buona strada

roberto



8 dicembre 2015

Ciao ragazzi, due grandi novità:.

LA CLEBA

In via Gardone 22, a MIlano, è nata la CLEBA, (diminutivo di CLUBHOUSE),
dove ci ritroviamo per fare musica, incontrare amici motociclisti e organizzare viaggi in giro per il mondo. Veniteci a trovare:
La CLEBA: Via Gardone 22, nello stesso cortile di Giamba Motosplash

Altra novità:
su Italia2, OGNI DOMENICA ALLE 19.30, e in replica al sabato alle 14.30 è ripartita la mia trasmissione BORN TO RIDE

per chi se l’è persa o non vede Italia2, ecco il link alle puntate passate in streaming.

http://www.video.mediaset.it/programma/born_to_ride/archivio-video.shtml

Buon anno a tutti, ho aggiornato i viaggi, inserendo le immagini del viaggio in India e TIBET, che si può vedere nella terza edizione di BORN TO RIDE.

Andate a farci un giro, e se volete il “LIVE” c’è sempre www.borntoride.mediaset.it


19 novembre 2013

RAGAZZI, LO SCRIVO IN MAIUSCOLO: STASERA PRIMA PUNTATA DELLA TERZA SERIE DI BORN TO RIDE!!!

VI ASPETTIAMO SU ITALIA2

ALLE 22.45 !!

E SPECIALMENTE ASPETTIAMO I VOSTRI COMMENTI SULLA PUNTATA E I SUGGERIMENTI PER IL FUTURO!

A STASERA E NON SMETTETE MAI DI SOGNARE!


8 settembre  2013

Cosa penso della situazione in Siria

Nel corso degli anni ho pensato che molti interventi militari potessero avere un senso: Iraq, Afghanistan, poi ancora Iraq, Libia.
Quasi sempre, dopo, ho cambiato idea.
Oggi però, in Siria, i marines li lascerei a casa.
Penso questo:
la democrazia e la consapevolezza della libertà di un popolo, non si importano con le armi americane, inglesi e francesi. 
La si guadagna soffrendo, ma in modo indipendente.
Solo così si è davvero pronti per poterla mantenere.
Come l’europa ha fatto contro i dittatori, come l’America ha fatto contro gli inglesi.
E’ un processo storico doloroso, ma fa parte della storia dei popoli e ognuno deve arrivarci con i propri tempi.
Abbiamo tanti esempi, non solo l’Afghanistan: anche in africa è successa la stessa cosa: i colonialisti inglesi, francesi, spagnoli, portoghesi, hanno pensato di esportare i propri sistemi di governo, e amministrativi, ma quando se ne sono andati, in poche settimane, tutto è tornato indietro alle guerre civili, e alle stragi.
La libertà, la democrazia, il vivere civile, è figlio della consapevolezza e della maturità di un popolo, e quando un popolo non è pronto, non ci sono interventi esterni che tengano.


Qui le nuove puntate di BORN TO RIDE

www.borntoride.mediaset.it

(le vecchie puntate di Riders Cafè sono sempre qui: vecchie  PUNTATE di Riders Cafè

14 agosto 2013

Cari amici domani si parte.

Un grande viaggio per la prossima serie di BORN TO RIDE, in onda quest’autunno.

Saremo io il Maestri e il Giussani, (che per l’occasione sostituisce il venezia, ancora infortunato)

Keep on rocking in a Free World

Roberto


23 luglio 2013

Un viaggetto devastante

Partiamo io e Vittorio, per la “Transumanza” da Milano a Santa Margherita Ligure. Lo aspettavamo da un mese, questo pur piccolo giretto.

Pensavo in un viaggio generazionale, è invece ne è uscita una mezza tragedia (motoristica).

L’idea era fare un po’ di autostrada e poi uscire e perderci tra i passi appenninici: ok lo so che era proibito,  lui ha un 125, ma c’era papà dietro.

Incominciamo con il piede sbagliato, visto che il nostro Vittorio, si dimentica subito di montare gli specchietti e me ne accorgo in autostrada, quindi siamo ad alto rischio di doppia multa, (specchietti e di scoperta che la Honda XL non ha la cilindrata minima per l’autostrada).  Quindi già a Bereguardo l’avevo già cazziato pesantemente.

La velocità di crociera doveva essere sugli ottanta – novanta max, visto che la Hondina già vecchissima, non è certo tra delle moto piu veloci,  peccato che Vitto si trascina a velocità molto piu bassa,  facendo rumori pazzeschi dal motore.  Ci fermiamo e la moto fuma dal motore.  Allarmi allarmi, verifichiamo l’olio e… è vuoto!!!

Pensando già a sbiellamenti vari, procediamo al primo distributore imprecando e compro un kg di olio. Poi mi viene un flash, vuoi vedere che l’olio si misura con la moto in piedi e non appoggiata sul cavalletto laterale? proviamo e l’olio c’è.  Fiuuuu. (resta il fatto che a questo punto sull honda se sei da solo NON puoi misurare l’olio, hai bisogno di uno che te la tenga su).

Procediamo ma i rumori aumentano, e così il fumo dagli sfiati. Vitto procede sempre piu piano, e ormai il nostro obiettivo non è più Santa , ma cavarcela con il minore dei danni.

Ci fermiamo per l’ennesima volta, e i nostri dubbi sono confermati.

Apriamo l’ispezione della catena della distribuzione e il peggio è l’ sotto i nostri occhi: abbiamo la distribuzione senza lubrificante.  Era il primo problema che avevamo verificato un mese fa e per il quale avevamo cambiato la testa, la pompa dell’olio etc.

La moto è inservibile e inaggiustabile: sicuramente si è rovinata di nuovo la testa e grippato l’albero a camme etc.

Ci trasciniamo per qualche chilometro e ormai a Serravalle, entriamo in un distributore dell’autostrada dove per fortuna i gestori seguono Born To Ride e mi concedono di mollargli  lì l’Hondina bastarda.

Procediamo in due sulla R100/7 depressi e incazzati.  Dopo Busalla scoppia un acquazzone che ci seguirà fino a Rapallo.

Zuppi come non mai, al casello di Rapallo ci fermiamo per toglierci qualche panno madido d’acqua.  Quando è il momento di ripartire, l’R100 non si accende più.

Mestamente la facciamo partire a spinta.

Dopo una rapida verifica, concludiamo che al 90% è il relè dell’avviamento.

Telefoniamo a tutti i concessionari e elettrauti del Tigullio e nessuno ce l’ha.

Mi faccio tutto il week end a spinta.

Conclusione: continuo ad amare queste vecchie moto.  E non mi è venuto in mente neppure per un secondo, che io e Vittorio, con due plasticone moderne, forse ci saremmo goduti il nostro finesettimana in un altro modo.

That’s love.

Roberto

CCC – 3%er

8 giugno 2013

Amore e tribolazioni

Sono qui a un angolo di via Giambellino con la moto ferma. La mia moto nuova, quella che ho desiderato, amato, cercato.  La vecchia moto fatta a mia immagine e somiglianza, pensata, sognata, eppure adesso non va bene. Ci ho lavorato un bel po’: prima il carburatore poi la regolazione delle valvole. Ore ed ore a fianco del mio amico meccanico.

Sono quelle cose che ti mettono un po’ la prova. Sì perché dopo tanto lavoro tu stai viaggiando e senti che qualcosa non va e a poco a poco, lei ti lascia piedi.
Dici “ma che cavolo, io le odio le vecchie moto”, odio “i vecchi ferri”, quelli dove devi regolare tutto, fino all’ultima vite, non c’è niente che va “in automatico”.  E pensi alla fatica che ci hai messo per rimetterla in strada, mentre la guardi li ferma.
Vicino ti passano altre moto, roba nuova, motorini e scooter. Tutti quegli stramaledetti, funzionano bene.
Dici “perché invece a me piacciono queste dannate vecchie moto?”
Hai bisogno di un aiuto, chiami al cellulare e ovviamente nessuno ti risponde. Quando hai bisogno di aiuto, moglie, figli, amici, non c’è mai nessuno. E sei incazzato.
Ma non riesci ad essere completamente incazzato, perché la guardi e ti piace, ed è bellissima anche se lì ferma immobile come un armadio.
È incredibile quanto pesa una moto che si ferma per un guasto, quando due minuti prima tu stavi volando con lei con il venti in faccia
E’ pesante molto più di quanto si possa pensare.
Hai fame vorresti essere a casa. Invece sei qui con questa stupida vecchia moto ferma, che non vuole andare avanti.
E ti si sta scaricando anche il telefonino.
Pensi alla messa a punto che hai fatto nei giorni scorsi, poi pensi a dove hai voluto risparmiare, pensi a quello che avresti potuto fare e hai deciso di non fare. Forse potevi cambiare la molla della frizione. Forse potevi smontare meglio carburatore.  Forse oltre che smontarlo potevi anche comprare il kit di riparazione per mettere le guarnizioni. E ora è tutto da rifare. Ogni errore si paga, perché mettere le mani sulla moto è scuola di vita.
Ogni scelta ha una sua conseguenza. È esattamente come la vita certo senso.  Hai un problema e decidi tu come risolverlo. Puoi scegliere di farlo in molti modi. Puoi scegliere di mettercela tutta , di fare un lavoro perfetto, oppure risparmiarti un po’ come impegno o magari come soldi.  Sono scelte.
Puoi scegliere di cercare di farlo nel più breve tempo possibile, ma raramente questa seconda opzione è quella che paga.
Anche se a me in quel momento, davanti a quella moto ferma a dieci km da casa e all’ora di cena, non me ne può fregar di meno.
E la guardo ma in fondo non riesco incazzarmi più di tanto perché se lei è lì fermo in parte è anche colpa mia.
E poi c’è anche un’altra cosa, è bellissima, ed è esattamente quella che vorrei.
Insomma è amore anche questo.

30 maggio 2013

Ecco completa la trilogia di Scheggia

20 maggio 2013

Burocrati

Questa mattina sono in coda alla motorizzazione civile.  Mio figlio Vittorio ha passato la teoria per la patente del 125cc.  Ma sapete cosa? Per prenotare la pratica, devono passare “alcuni giorni”.  Quindi i poveri peones come noi, devono tornare alla motorizzazione un’altra volta per prenotare l’esame. Non potevano farlo loro? Se ho passato la teoria, inseriscimi per la pratica no?

Ma in alcune istituzioni, il tempo dei cittadini, non è una variabile importante, di fronte alla burocrazia Kafkiana.

10 maggio 2013

Les petroleurs

Io oggi ho da la lavorare sul parafango della R100/7, uno strano animale che sto trasformando con l’aiuto di alcuni amici meccanici (Franco di Motosumisura che mi ha regalato alcuni pezzi, e la revisione meccanica di Eugenio Maggioni).

Si fora, si  prova, si tira giù qualche accidenti, insomma, si fa passare la domenica…

Un suggerimento, se oggi non avete proprio voglia di far niente, fatevi un giro sul sito dei Petroleurs, un gruppo di amici di St Tropez, che vive al moto come piace a me.

qui

17 maggio 2013

BLOG born to ride!

Amici motociclisti, aspettando l’inizio di BORN TO RIDE, domenica 26 alle 21.00 su Italia2, intanto è on-line il BLOG di born to ride, dove scambiarci opinioni e tutto ciò che vi passa per la testa e che ha a che fare con la motoretta.
Qui: http://www.borntoride.mediaset.it/

10 maggio 2013

Chiedi alla strada!

E’ arrivato “CHIEDI ALLA STRADA” !
Il mio nuovo romanzo. Africa, moto, avventura per Scheggia e i suoi amici. 
Ma con qualcosa di diverso dal solito….

10 maggio 2013

IUS SOLI

Con tutto che rispetto gli extracomunitari, e in pafrticolare gli africani, ritengo che questa idea dello IUS SOLI, sia una stronzata: se si e’ nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni, si diventa italiani ed e’ gia’ un fatto acquisito. Non vedo cosa si debba cambiare. Saremmo gli unici in europa, e avremmo migliaia di extracomunitarie incinte che accorrono qui per partorire. Con tutti i cazzi che abbiamo, non mi sembra il caso.


5 maggio 2012

5 maggio 2013

Amici e moto

Il mio amico Enry è passato a trovarmi oggi.  Era già un po’ che non ci si sentiva, ma questo non importa poi molto.  Tra uomini non serve stare le mezzore a dirsi stronzate al telefono ogni pomeriggio, come fanno le ragazze.  Oggi c’era Novegro, la classica mostra scambio alla periferia di Milano, e lui ci era appena stato. Poche parole sulle moto e sui banchetti di ricambi usati: mezzi di ogni genere, anno e marca. Come piace a me.   In effetti, dopo tanti anni di moto, mi rendo conto che sono diventato sempre più trasversale e meno fanatico: mi piacciono le moto, e stop. Con una condizione: basta che abbiano un’anima e una personalità. L’anima gliela metti tu con la tua passione, ma la personalità ce la devono già avere. Cosa che spesso stento a ritrovare nelle moto nuove.

Enry ha una novità: arlista da sempre, ha appena ordinato una Triumph.  Perfetto, direi. Tra l’altro si è presentato alla mia porta sfoggiando un bellissimo stemmino con un asso da picche, in perfetto spirito Ton-Up Boy.  Quindi una Triumph ci sta tutta. Che c’è di strano? Il motore.  Si perchè questa volta si parla di una Bonneville ad iniezione.

- Che ne pensi Robi? – Così su due piedi, il discorso è difficile.  Ho usato qualche Bonnie a iniezione, con il kit scrambler made in Verona, e devo dire che la moto non ha nulla da invidiare ad uno scrambler DOC. Per giunta, la moto va che è un piacere: l’iniezione, quando funziona bene, ti fa andare a scheggia, con erogazione ben controllata e progressione pastosa.  Niente da dire. E allora? E allora, resta un’iniezione: un motore che non lo puoi toccare. Che al mattino deve partire con il bottone, senza manco toccare l’acceleratore. Un motore moderno, senza esitazioni, quelle esitazioni “da carburatore”, che però, ci fanno sentire padroni assoluti di quei due cilindri. E’ un motore digitale, o va o non va. E non ci sono cazzi.

Enry sorride, perchè queste cose le sa. E ha casa ha un carburatore che lo aspetta, ma è curioso e gli piace provare – La Triumph a iniezione sarà la mia amante. L’amore vero è una harley a carburatore e nulla potrà farmi cambiare idea -

In effetti l’amante è fatta per una botta e via, non per innamorarsi.  E’ la scappatella, la voglia perversa di provare sensazioni nuove, come certamente una nuova moto, qualsiasi sia il suo motore, è in grado di darci.

E come un’amante può perfino giovare ad un rapporto di coppia magari stanco, anche un giro su una moto diversa, che dà vibrazioni strane e magari si guida come un joystick, può essere il toccasana per un motociclista.  Per ricordarci come il progresso si è mosso, e per metterci alla prova: la tua moto ti soddisfa ancora o, senza che tu te ne sia accorto, poco per volta l’amore è sbiadito, e magari, senza neppure saperlo, hai bisogno di nuove emozioni?

Non è il caso di Enry, che uscendo mi saluta con una pacca sulla spalla, ma certamente anch’io,so cosa significa avere amori improvvisi per altre moto, che ancora covo nel fondo del mio cuore.  Ma va bene così, perchè la moto è comunque qualcosa che ha lo scopo di solleticare la nostra immaginazione e farci evolvere, crescere, e in definitiva, divertirci. Nulla più. Tutto inizia e finisce da due ruote.

Esco e guardo con affetto la mia vecchia e fedele Harley.  Sorrido, lei è li, e so che ci sarà sempre.  Ma noto qualcosa che brilla sulla sella. Mi avvicino, ed è lo stemmino con l’asso da picche di Enry: un suo piccolo regalo inaspettato.  La moto e gli amici, due cose meravigliose.


28 Aprile 2012

Ci sono sempre, eh…

E’ vero, me l’avete detto in tanti, che non curo più il sito.  E lo so.

E’ una di quelle cose che quando mi sveglio al mattino dico, cazzo, sarà un mese che non scrivo niente sul sito, e mi sento un po’ in colpa.  Poi però continuo a non scriverci,
Il punto è che il sito ha progressivamente cambiato funzione.  Prima era il punto di contatto con voi, voi lo leggevate , mi scrivevate una mail e io vi rispondevo.  
Oggi è tutto cambiato: con Facebook e Twitter il contatto con voi è molto più diretto mentre il contatto via-mail e via-sito è diventato molto più macchinoso.  Insomma, lo sapete, non vi dico nulla di nuovo. Del resto il sito è iniziato circa dieci anni fa, e non si può pretendere che le cose restino sempre uguali a loro stesse per così tanto tempo.
Il sito allora cosa è diventato?
E’ sempre importante , ma è un contenitore di articoli un po’ più lunghi, di foto, un album di ricordi insomma, ma non solo: anche  il libro dove si può seguire l’evoluzione della vita dei Threepercenters (che siamo sempre noi, badate, solo che il Depia è senza moto e il Mario va sempre in Messico), tra l’altro come sapete si sono uniti altri amici, come il Veneziani e il Maestri e così i Threepercenters sono ancora di più e sempre più amici.  Perchè qui la moto è sempre meno mezzo meccanico, e sempre più  mezzo per fare tante altre cose, prima delle quali, coltivare l’amicizia.

Quindi il sito sarà sempre più la vetrina ufficiale dove io continuerò a pubblicare le cose più importanti.  Però per il day-by-day, meglio che seguite FB e Twitter, dove tutto è più facile e immediato. 
Per complicare e migliorare, in realtà, le cose, tra qualche giorno Mediaset aprirà un BLOG che si chiamerà BORN TO RIDE (il nome della nuova serie della  mia trasmissione), attraverso il quale mi terrò in contatto costante con voi. Quindi il sito diventerà ancora di più una “base” nella quale registrare le cose importanti e molto meno, uno spazio quotidiano di contatto!.

E allora?
Allora io voglio sempre tenermi in contatto con voi, ma facciamolo con i canali più facili quindi se volete:

1) cliccate SEGUI sulla mia pagina di Facebook
(amici non ne posso più accettare perchè ho raggiunto i 5000, ma con SEGUI è esattamente la stessa cosa, perchè ho abbassato tutte le privacy)

2) mettete”segui” sul mio twitter @scheggia63
(tra l’altro secondo me twitter è il futuro, molto più di Facebook, che oggi è diventato pieno di cagnolini e gattini, appelli di ragazze mollate dai fidanzati e foto di piatti di pastasciutta e robe simili)

3) seguite il BLOG di mediaset (a tra poco l’indirizzo)

4) seguite la nuova trasmissione BORN TO RIDE, ogni DOMENICA  alle 21.00 IN PRIMA SERATA su Italia2. Un’ora intera di trasmissione, con più moto, più Magni, più viaggio, insomma, una versione più grande e più bella della prima serie di Riders Cafè.

5) a fine maggio uscirà il nuovo romanzo “CHIEDI ALLA STRADA” TEA LIBRI,

6) presentazione del libro, 11 giugno in Mondadori Duomo, a Milano (stesso posto dell’anno scorso).  Presenterà il mio libro MAX PEZZALI!

Keep on riding, e fà balà l’oecc


27 aprile 2013
A volte capitano
A volte capitano.  Quando viaggi lo sai e se viaggi tanto, lo sai ancora meglio.

Ma non ci pensi.  O meglio, pensi che capitino sempre agli altri.

E a volte in effetti capitano agli altri, ma è come se capitassero a te.

Se vai in moto sai che puoi farti male. E a noi è capitato, pochi giorni fa.

Sono tornato da un bellissimo viaggio in moto, uno dei “miei”.  Da Milano a Tangeri, e poi via giù a sud, verso Dakar.  Un viaggio che ho già fatto nel 2007 con la mia Harley e che ho voluto ripetere con altri due miei amici, il Maestri e il Veneziani, trasformandolo in un viaggio off-road, con tante piste, tanto sterrato e moto più idonee: la mia vecchia R80 G/S, la R100 del Maestri trasformata HPN, e la sempre bella Honda Africa Twin del Venezia.

E se ci è scappato l’incidente non è stata colpa delle moto, ma delle persone.

E’ capitato a metà strada, nel centro del deserto come più non potevamo essere, a 350 km dal primo ospedale, nel Western Sahara sulla transahariana tra Laayoun e Dakhla, in uno di quei tratti allucinogeni, tutti dritti, sotto un cielo azzurrissimo e davanti al deserto più piatto e noioso, su una strada che corre dritta per migliaia di chilometri, con pochi incontri, qualche cammello ed enormi camion sfiancati dalla fatica.

Uno dei miei amici ha avuto un abbiocco, forse ha avuto un miraggio, insomma, non lo sapremo mai.  Il punto è che ha centrato il posteriore di una vecchissima (e lentissima) Land Rover che procedeva nella sua stessa direzione. Io ero dietro di lui e continuavo a dire “ok adesso la supera, adesso piega a sinistra e la sorpassa” e invece no. E’ andato dritto, contro quella ruota di scorta, contro quel portellone arrigginito e scricchiolante costruito in Inghilterra 50 anni fa.

L’impatto è stato forte. Il rumore dell’urto, la moto che rotola da una parte, lui dall’altra.

L’acceleratore bloccato, il motore che urla a 6000 giri, lui steso per terra.

Io che non ci volevo credere e continuavo a ripetere “Non a noi, cazzo, non in questo modo, e soprattutto, non qui!”

E invece stava capitando, a noi,  qui, e a tre ore dal primo ospedale.

Il mio amico a terra che sanguinava e sotto choc diceva “ferma le macchine, ferma le macchine” ma quali macchine? Siamo nel deserto cazzo!

E poi cerco di calmarmi, capisco che c’è qualche frattura e qualche dente in meno, ma il mio amico si alza, passa un Pick up Toyota e ci aiuta, carichiamo lui e la moto, ridotta a un rottame, e via verso Dakhla, sperando in un minimo di assistenza.

Le cose, dopo qualche giorno si sono aggiustate e ora il mio amico è ora convalescente in Italia.  La moto semidistrutta è persa tra le sabbie del Western Sahara con una nuova targa e una nuova identità.

Perché è capitato? La sfiga, certo, ma forse un pranzo troppo sostanzioso, la  stanchezza pregressa, una notte passata senza riposarsi bene.

Qual’è la lezione? Umiltà, modestia, rispetto del viaggio.  Mai sopravvalutare le proprie forze, la propria resistenza e mai sottovalutare i messaggi che il nostro corpo ci lancia: stanchezza, sonno, occhi che si chiudono.

E tutto questo, moltiplicato per dieci se invece di essere vicini a casa, si è in Africa, dove per una banale emorragia alla gamba (che per fortuna abbiamo scoperto già in ospedale), ci si può lasciare la pelle.

Quando si fanno viaggi in luoghi come questi, bisogna essere dei soldati.  Il rigore, le regole, le tappe, la tonicità del corpo, la chiarezza dello spirito.  Mangiare poco e leggero, bere tantissimo, avere la mente sgombra da problemi, concentrarsi sulla pista, sulla strada.  Tenere in ordine la moto perché la sua efficienza ti può salvare la vita o togliertela.  Avere cura del proprio corpo: un banale disturbo come una scottatura al viso, qualche linea di febbre, il naso che cola o un occhio che lacrima, ti possono distrarre e provocare un disastro.

La moto e il viaggio in terre lontane sono sogni meravigliosi, ma possono diventare incubi.

Per evitare che questo accada, molto dipende da noi.


3 marzo 2013

Prendo la mia vecchia Volvo Polar e mi fermo in un bar scalcinato vicino al macello comunale dove bevo un cappuccino squisito. Mi mancano dieci cent, pasticcio con le monete e il barista mi sorride e dice, ochei va bene così.  Non c’è molto traffico e raggiungo un posto lontanissimo, in fondo a via Mecenate, dall’altra parte della tangenziale, dove mi aspettano i miei collettori, verniciati a polvere a 190 gradi.

Mentre le carico in auto mi sembrano due bazooka, opachi e pericolosi. Scambio due impressioni con il verniciatore sulla resurrezione del Milan e sulla presunzione del Barcellona. Lui, – il ritratto del milanista “cacciavitt” – sacramenta come se stesse parlando di un figlio intelligente, ma che quest’anno non si vuol proprio mettere a studiare.  Mi piace talmente tanto questo signore, che vorrei regalargli un goal di Boateng, solo per lui, e per quei “millecinquecent franc” che paga ogni anno per l’abbonamento a “sto milan del cavolo…” ma di cui, si capisce, non potrebbe mai fare a meno.
Mi chiede una miseria per un lavoro per il quale di norma, avrei dovuto staccare un bell’assegno, e volo verso via Colletta: da lei.  Entro in quello che Talamo aveva definito “L’antro del Magni”.
Dal fondo della piccola officina, Daniele si volta a guardarmi, di fronte a un ponte alzato al massimo, per portare all’altezza dei suoi quasi due metri il mio Road King.
Molti dei nuovi pezzi sono già al loro posto, anche se ad un primo sguardo l’aspetto è quello di una moto che è finita su una mina.
Il metallo vivo la rende scostante ed oscura, in un certo senso più vissuta, se è possibile su una moto che ha già su oltre 130.000 km fatti in tre continenti (e molti di questi, neppure sull’asfalto…).
Il manubrio nero, piccolo e stretto, rubato a un vecchio Dyna, svetta sul faro (l’unica parte dove il cromo l’ha avuta vinta) e compatta la linea della moto. Il Magni mi indica con il mento la marmitta, appoggiata sul banco di lavoro.
– E’ la tua, cosa credi? -.
Sembra un’arma da guerra, di quelle già fuori moda ma sempre letali.
Le gomme tassellate rendono la moto pronta ad ogni suolo anche se mi faranno scontare qualcosa in termini di tenuta sull’asfalto, ma le pieghe non sono la mia priorità. Preferisco galleggiare meglio sulla sabbia (con una leggera sgonfiatura) se non come una enduro, ma per vendere cara la pelle.
Daniele sorride mentre mi osserva saltellare attorno a quella vecchia road king.
Io ricambio lo sguardo e ogni tanto pongo qualche domanda, chiedo conferme, sorrido a mia volta. Ma non riesco a togliere gli occhi da quella che, capisco già, diventerà una piccola opera d’arte, o comunque un sogno squisitamente personale, come può essere il tuo bambino, la tua casa, la tua ragazza appena conquistata.
Mentre il telefonino bastardo mi informa che ho perso tre chiamate con lo 0044 davanti, penso “Fanculo, ragazzi. La settimana prossima, è pronta”.

10 febbraio 2013


Segni del tempo

28 gennaio 2013
Incazziamoci

Nella mia trasmissione, Riders Cafè, ho creato questo personaggio che si chiama il Polemizzatore.  In realtà più che un personaggio, è solo un “disturbo radio”: una faccia che compare in video per trenta secondi, in bianco e nero, con il viso coperto da paio di occhiali scuri e una coppola in stile Andy Capp.

Il Polemizzatore spende i suoi trenta secondi per prendersela con qualcosa che lo ha fatto incazzare e che di solito ha a che fare con il mondo delle due ruote.  Le giaculatorie di questo personaggio non hanno una direzione precisa, né tantomeno, sono sempre condivisibili: sono polemiche, pure incazzature, momenti di scazzo che vengono dal profondo dell’anima del motociclista.

Il Polemizzatore – è chiaro – sono io.  Lo si capisce subito, ed è giusto che sia così.

Perché secondo me, dentro tutti noi c’è un Polemizzatore pronto a saltare fuori, e a farlo nei modi più sovversivi e sempre quando meno ce lo aspettiamo.  Talvolta creando casini.  Perché il motociclista, ha dentro di se un angolo segreto dove le passioni più roventi, vengono covate a prescindere dalla vita di tutti i giorni. E l’innesco è il fatto di essere a cavallo di una moto.  Prendete l’ultima polemica del Polemizzatore, quella con i radical chic, quelli che girano con il cartellino “NO OIL” attaccato al parafango della bicicletta (per fortuna solo nelle grandi città, dove queste mode furoreggiano). Ma solo quando c’è il sole, ovviamente. Perché quando piove o è inverno (e noi motociclisti usciamo in moto alleggerendo il traffico), i “NO OIL” se ne stanno nelle loro dannate station-wagon con gli adesivi ecologici e quelli degli alimenti macrobiotici attaccati ai paraurti. Il fatto di essere in moto, al freddo, e divertirsi pure, ci fa saltar fuori questo orgoglio, questo senso di appartenenza, ad una categoria di pazzi uniti da una passione che va oltre i luoghi comuni e le campagne pseudo-ecologiste. Perchè girare in moto è una cosa ecologica: si evita la costruzione di altri megaparcheggi sotterranei, si consuma meno benzina perché si raggiungono le destinazioni molto prima, i motori sono più piccoli di quelli delle auto, per non parlare delle gomme o del consumo energetico per costruire una moto rispetto ad un’auto.

E tutte queste cose, fanno scattare il Polemizzatore che sta dentro di noi: quando vediamo che un vigile fa la multa a una moto parcheggiata sul marciapiede, o ritira un libretto perche la luce della targa non è quella omologata.  Perché questa anima incazzata del motociclista, è faziosa come quella di un ULTRAS o di un fan sfegatato di un gruppo rock.  Ma ciononostante, è una pulsione sana.  Un qualcosa che serve a farti sentire ancora vivo, in un mondo in cui tutto sembra andare avanti senza che noi possiamo farci nulla, comprese – soprattutto – le cose che ci fanno più incazzare.  E allora ci ribelliamo, nel nostro piccolo.  E c’è gente che si foga allo stadio, altri lo fanno al bar, dopo cinque negroni, altri ancora pompando in palestra.  Noi lo facciamo accendendo la moto e perdendoci nelle strade di campagna.

E se qualcosa non ci va a genio – per lo meno quella domenica – non ce n’è per nessuno.


24 gennaio 2012

MOTOBAST
Posto il link a un blog di un nostro amico, motociclista e artista, che ama ì, l’arte, le harley e la sua città, Milano
Da non perdere
http://blog.motobast.it

STASERAAAAAAA

Puntatona, con il Grande Meccanico! Non sapete cos’è? Guardate Riders Cafè.

Ore 23,20, Italia2 (canale 35 digitale terrestre)


15 gennajo 2013
Visto che comunque sono sempre uno scrittore
Beccatevi una bella recensione di Controsole.

qui

11 gennaio 2013

BMW scrambler 600/6

Del nostro amico Eugenio Maggioni, sopraffino meccanico e restauratore , officina a Milano, via Maiocchi 29.


7 gennajo 2013
Serata Rock al bar Verga

… e suoniamo noi

6 gennajo 2013
Soul Food

6 gennaio 2013

PETERS’ ROOM Band

Oggi pomeriggio in sala prove per il concerto del 21 gennaio.

Line up

Line up della band PETER’S ROOM
– Roberto Parodi: voce, chitarra acustica, armonica a bocca
– Francesco Cella: chitarra solista e seconda voce
– Pietro Parodi: batteria
– Nunzio: basso e seconda voce

Special guest: Vittorio Parodi, chitarra acustica e voce, sui pezzi di Johnny Cash, Neil Young e dei Buffalo Springfield

5 gennaio 2013
SE AVEVO I SOLDI, ERO CAPACE ANCH’IO
Ok, allora parliamo di un argomento che mi è molto caro.  Il viaggio in moto.
E diciamo subito una cosa: per come la vedo io, è una cosa faticosa, costa impegno, organizzazione, amore.  Un po’ come la preparazione ad una maratona o ad una sfida contro la squadra di calcetto più bastarda del quartiere.  Bisogna mettersi lì, e studiarselo bene, un viaggio in moto.
Prima di tutto, gli amici.  E badate bene, sono la cosa più importante. Contano più del luogo dove si decide di andare e della moto che si decide di usare: gli amici sono fondamentali.  Per divertirsi, per aiutarsi, per fidarsi.  Il divertimento del viaggio, e magari anche la vostra vita, possono dipendere da chi è al vostro fianco, quindi non sottovalutate questo aspetto.
E gli amici non si improvvisano, per cui si ritorna al primo punto: un viaggio in moto – impegnativo, beninteso – non si inventa.  Ci si arriva con rispetto e con umiltà.

Il tempo è un altro elemento che di solito crea problemi specie a chi ha un lavoro tradizionale.  Quando farlo? Quanti giorni? Come incastrare le nostre esigenze con quelle degli amici e anche con il meteo della località che si decide di visitare.  Per esempio, il sahara e le sue bellissime regioni limitrofe (Marocco, Tunisia), sono perfette da febbraio a giugno, ma spesso è  proprio questo il periodo in cui staccarsi dal lavoro è più difficile. E la famiglia? Una moglie che non condivide la nostra passione, o figli che si devono accudire, sono un’altra situazione che deve essere gestita con cura.
Per ognuna di queste cose, non c’è la soluzione perfetta. Tutto dipende da “quanto vogliamo fare questo viaggio”, da quanto questo viaggio è davvero al centro dei nostri pensieri, e quanto di noi stessi, siamo disposti ad investire in questa meravigliosa esperienza, che è un viaggio in moto con i nostri amici.

Per quanto riguarda me, ho avuto la fortuna di riconoscere negli occhi di alcuni amici (pochi), la mia stessa passione, e a queste persone devo il fatto di essere riuscito a viaggiare in moto e a divertirmi, a volte portando a termine piccole imprese, altre volte, solo per una mangiata nella Bassa. Il tempo poi l’ho sempre trovato: vi dico solo che ho fatto Milano-NewDelhi usando le ferie della banca che mettevo da parte di anno in anno.  Ed in fondo sono state solo tre settimane. La famiglia? Se la vostra compagna non capisce che questa è la vostra passione, e pianta il muso, beh ragazzi, sarebbe meglio che ripensaste seriamente a chi avete scelto per condividere la vostra vita.

Ho lasciato volutamente in fondo il tema dei soldi.  Quello che i “bene informati” tirano fuori per primo, per poter giustificare il fatto che non sono mai andati oltre la riviera dei fiori o il lago. Potrei elencarvi il costo basso della benzina in africa, quello degli alberghetti marocchini, dei pochi spiccioli che bastano per mangiare, del piacere di dormire talvolta in un sacco a pelo, e del costo di un traghetto fuori stagione, che tutti possono permettersi (specialmente se possiedono una Harley)
Ma preferisco fare un’altra cosa: e citarvi quattro persone, che forse qualcuno di voi conosce, e che non si offenderanno se non includo nella categoria dei multi miliardari, ma certamente in quella dei viaggiatori. Sono persone che hanno fatto (e ancora faranno) viaggi spettacolari, solo grazie alla loro volontà e alla loro passione.

Chi è pratico di tastiere, non avrà problemi a visitare i loro siti.

E poi, magari, ad accendere la moto.

Alessandro Bacci – Vigile del fuoco, Milano-Pechino www.alessandrobacci.it

Miriam Orlandi – massaggiatrice, Terra del fuoco – Alaska, www.ioparto.eu

Italo Barazzutti – impiegato, Italia-Mongolia, Americhe, www.navigatorediterra.it

Donato Nicoletti – meccanico, impiegato, giro dell’Asia e altri, www.lungastrada.it

Marcello Carucci, Insegnante di educazione fisica, africa, asia, www.marcellocarucci.it


22 dicembre 2012
Recensione di RIDERS’ CAFE’ sull’ESPRESSO (del 21 dicembre 2012)

Onesta, direi.


4 dicembre 2012

STASERA

Ragazzi, stasera su RIDERS CAFE, alle 23.20 su ITALIA2, PRIMA PUNTATA:  AFRICA, CASCHI JET, IL MAGNI E la puntata sulla Torrazzagliaaaaaaaa


28 novembre 2012

Riflessioni

In giro per il web vedo sempre pronti al cazzeggio, come giustamente dovrebbe essere nei forum di motociclette.

Vi conosco sempre meno di persona; un vero peccato perchè per mia esperienza, quando si passa dal forum alla stretta di mano, sono sicuro che mi risulterebbe simpatico anche un culostretto come London Dude!

Nei thread che mi riguardano leggo cose stupefacenti, anche se ci sono temi ricorrenti, su cui molti sembrano sentirsi estremamente ferrati: i miei soldi illimitati, il tempo illimitato che ho per fare i viaggi, il mio rapporto con i commercialisti, addirittura disquisizioni su come cambio le gomme servendomi SOLO del tacco dello stivale.

Nonostante la sempre troppo alta percentuale di gente che si prende troppo sul serio, il WebChapter, è un luogo che a me piace ed è frequentato da alcuni miei amici (io latito un po’, ultimamente) e quindi merita un po’ di aggiornamenti, sempre se ve ne frega qualcosa ! :-)

Da sei mesi ho voluto provare a cambiare vita. Provarci insomma: se va bene sarà una figata, se no, mi inventerò qualcos’altro.  Così da un po’ di tempo oltre a scrivere libri e articoli, sto lavorando a questo format TV di moto che occupa tutto il mio tempo. La mia passione: moto, rock e libri.  Su LowRide continuo a scrivere, (gratis: compenso amichevole di qualche decina di euro a pezzo)

Il bello è che scrivo senza rispetto verso poteri forti, direzioni, sponsor, direttivi, e quindi se penso una cosa, la scrivo. Ovviamente finchè me lo consentiranno. Ci metto la faccia e negli anni ho fatto incazzare tutti: concessionari HD, direttivi HOG, mother company, Hells, supporters, commercialisti, proprietari di mp3.

Se non siete d’accordo con quello che scrivo, beh mi spiace: il mio scopo non è mai stato quello di risultare simpatico a tutti.  Alcuni dicono che questo è un atteggiamento da motociclista e comunque, vi piaccia o no, è il mio.

Ogni mio articolo può essere interpretato in molti modi, scegliete voi quello che preferite, ma ricordate che “tutto inizia e finisce da una motocicletta” quindi leggerezza, e se siete incazzati, fatevela passare. Sono solo battute. Per di più, scritte gratis.

Visto che ci sono, vorrei dire la mia sull’eterna questione dell’essere o non essere motociclista. Se sono andato in moto in giro per il mondo con la mia harley, non l’ho certo fatto per dimostrare qualcosa a qualcuno: l’ho fatto perchè mi piace. Tranne la transafrica che è un caso a parte, sono viaggi che si fanno con poche migliaia di euro (alla portata di molti), e li ho fatti con le ferie della banca e perché avevo due amici pazzi come me. In definitiva, l’ho fatto perché ne avevo voglia e sono convinto che chiunque abbia voglia di fare qualcosa, lo possa fare. Su questo argomento – più che su altri – le chiacchiere stanno a zero.

Essere un motociclista, secondo me, è uno stato mentale. Non ci sono classifiche ne dati identificativi come patches, viaggi overland, numero di moto e di elefantentreffen o resistenza al freddo.   Posso prendere in giro lo stereotipo dell’arlista della domenica o chi stacca la batteria d’inverno, ma ognuno in cuor suo, sa se la sua passione è vera o meno.

E ancora una volta, sono solo cazzi suoi.

Keep on riding


16 Novembre 2012

RIDERS’ CAFE’

Il mio programma di moto e passioni a due ruote, su ITALIA DUE, ogni martedi, ore 23:15 (replica domenica). Dal 4 dicembre!!!

http://www.16mm.it/video/16mm/Staff16mm/Promo-Rider-s-Cafe_11164.shtml

28 ottobre 2012

ELEFANTENTREFFEN 2002

dieci anni fa: che sbarbato!

13 ottobre 2012

Rombo di Tuono

8 ottobre 2012

Untitled Motorcycles

8 ottobre 2012

Scott Toepfer Garage

6 ottobre

Quelli veri

Ci sono mille modi di andare in moto. Come piace a noi arlisti, di solito significa asfalto raduni, eventi.  Lunghe gite domenicali, vacanze estive. E magari, perché no, anche qualche bella uscita invernale.  Ma ci sono altri mille modi di usare – e amare – la propria moto. Ok, direte, dipende dalla moto, in definitiva.  Ed è vero: gli smanettoni sparano in autostrada e sulla Serravalle, piegano a fil di marciapiede laddove noi raschiamo le pedane, impennano dove noi diamo di terza e sentiamo la coppia del nostro motore che ci spinge sul culo, e per noi è già un gran godimento (riferimenti sessuali a parte).  Ma c’è gente che, veramente, ha la moto nel sangue.  Ho avuto la fortuna di conoscere due motociclisti che hanno partecipato a diverse paris dakar e rally raid tipo quello dei faraoni. Non sto a dirvi chi erano: uno è stato pilota ufficiale yamaha quando la Dakar si correva in africa, quella vera. L’altro ha corso la Dakar con i KTM, e poi sui camion, vincendone pure una.  Ma entrambi hanno gareggiato le prime competizioni da soli, privati, senza aiuti, preparando la loro moto con le loro mani.  Quello che mi ha colpito è stato il loro amore per le due ruote. Ormai entrambi viaggiano verso i sessanta, ma ancora, si ritrovano il giovedi, nelle valli bergamasche, per la loro uscita in enduro.  E martellano, credetemi. Mi hanno invitato, con la mia vecchia R80, e il rischio di fare brutta figura era altissimo.  Ebbene, con queste persone ho passato una giornata di sogni, rivivendo nelle loro parole tutto il pathos di un grande viaggio.  La partenza, il freddo delle notti, le nebbioline del mattino, il caldo del deserto, la paura sentita nei racconti di chi aveva più esperienza, quando tu sei lì, al nastro di partenza e tutti ti sembrano più preparati di te.  E poi l’adrenalina, il coraggio che metro dopo metro combatte con il buon senso.  Mi hanno raccontato della Dakar, una gara che subito si traforma in un’impresa, dove immediatamente capisci che già arrivare in fondo sarà un risultato.  E allora, tra quelli come loro – i peones, i fratelli minori, privati e in autosufficienza – si crea un sodalizio di cavalleresca amicizia, di sostegno e aiuto reciproco.  Concorrenti  che si fermano per aiutarti, che ti passano la loro benzina, che aspettano fino a quando il tuo motore bastardo decide finalmente di ripartire.  E senza fare la Paris Dakar, questo è lo spirito dei motociclisti che mi emoziona e mi fa battere il cuore.  L’aiuto, l’impegno per qualcuno che non hai mai visto ma che in quel momento ha bisogno di te.  Se ho imparato qualcosa in tutti questi anni, è che il viaggio in moto è una piccola metafora della vita, che ti mette alla prova e ti fa capire chi sei. Perché in moto si capisce subito di che pasta sei fatto. E di che pasta sono fatti gli altri.

1 ottobre 2012

Ritardatari

Per chi non avesse ancora letto Controsole

24 settembre 2012

BUFALA (geniale, devo dire…)

Fantastica questa mail BUFALA che gira per il web secondo cui sarei “DISPERSO IN SCOZIA” (!!??), chiedendo soldi a destra e a manca.
Anche se il meteo oggi è molto Highlands, sono a Milano…


22 settembre 2012

Gioventù bruciata

Vittorio Parodi e Roberto Parodi

19 settembre 2012

That “Day”

4 settembre 2012

Ciao, papà


Penso che la nostra vita, per quanto ci si sforzi di mantenerla il più costante e controllata possibile, sia come un fluido che si muove lentamente ma in modo inesorabile e – di fatto – sfugga ad ogni nostro debole e umano controllo.  Ci sono periodi in cui tutto sembra funzionare a dovere, ed altri in cui all’improvviso, tutto cambia prospettiva. Ti ritrovi a fare i conti con te stesso, con la tua vita, o magari a doverla riconsiderare, guardandola da un’altra prospettiva. Da cui non avresti mai voluto farlo.
Perdere una persona cara è un’esperienza terribile, che quando ti colpisce, ti fa pensare quasi egoisticamente che tu sia l’unico ad aver mai dovuto soffrire così tanto.
Ma non è così.  E’ la vita, e in tanti ci sono già passati.
Ho passato alcuni giorni, camminando e muovendomi quasi in stato catatonico, con un groppo in gola, pensando solo a mio padre che non c’era più.  Poi, un giorno ho telefonato al mio amico Francesco, ho preso mio figlio Vittorio, ho caricato la moto con una tenda e i sacchi a pelo, e siamo partiti.
Noi tre: un uomo, suo figlio e un amico che ti sa leggere negli occhi, senza parlare.  E dentro di me era come se ci fosse tutta la mia vita: i personaggi dei miei libri, Scheggia, Accio, Ragno, il giovane Roy, le parole del Magnus, il viaggio e i deserti, sia quelli veri che quelli della mia mente, che fino a quel momento sembrava opporsi a qualsiasi pensiero felice, come un giardino dove non crescevano più né piante nè fiori.
La mia moto si arrampicava sulle mulattiere dei monti dell’entroterra ligure, tra raggi di sole che timidamente attraversavano il bosco.  Vittorio era leggero sul sellino, mentre Francesco sulla sua enduro, ci faceva strada e ogni tanto guardava dietro se arrivavamo.  Correvamo in salita, passando dalla prima alla seconda e poi alla terza piena, immersi nel profumo di boschi che mio padre amava, e sentivo che tutto quello spettacolo, e l’affetto di quelle due persone, stava facendo sciogliere qualcosa dentro di me.
La resina delle betulle e dei larici impregnava l’erba dove ci siamo fermati per il bivacco. Le moto ticchettavano calde, ma non surriscaldate: erano pronte ad attaccare ancora i versanti delle montagne che furono teatro di lotte partigiane e di cacce ai cinghiali.  Ma in un attimo è scesa la sera. Ho fatto legna mentre Vittorio tirava su la tenda e Francesco preparava il campo.  Da un’altura li vedevo lavorare, mentre raccoglievo la legna resinosa che mi appiccicava le mani e mi tagliava le dita.  Mio figlio (ma anche il resto della mia famiglia che amo tantissimo), i miei amici, che mi sono vicini, la mia moto, che anche in quest’occasione mi ha fornito una via di fuga, anche se solo un attimo, nel dolore della scomparsa di una persona così importante.
Ho respirato a fondo, e per la prima volta ho pensato che una strada c’era, per combattere quel dolore, e ho capito che tutto quello che mi serviva era laggiù, attorno a quel piccolo falò, mentre il buio scendeva tutto attorno.


1 agosto 2012

In edicola, su GQ

Il numero di agosto di GQ ospita cinque pagine di articolo sul mio viaggio in Africa.

30 luglio 2012

Saluti & C

Leggo con soddisfazione i fiumi d’inchiostro seguiti al mio pezzo sui saluti e sono colpito della reattività del popolo arlista, che tuttavia non supera le qualificazioni in fatto di ironia e senso dello humor; lettori di vecchia data che si dannano l’anima per essersi abbonati a Low Ride, altri che lanciano la rivista nella spazzatura, molti che rivendicano le proprie origini popolari e citano (chissà poi perché) le rate ancora da pagare per l’acquisto della propria moto. Via ragazzi, stiamo parlando di motociclette, non dell’immortalita dell’anima, quindi prima di tutto, leggerezza.

Ma forse sono io a non essermi spiegato bene e ne approfitto per farlo ora.

Per prima cosa mi sembrava chiaro che il “saluto” fosse il pretesto per denunciare  la superficialità che dilaga nel mondo Harley, il vero scopo dell’articolo: gente che si starebbe tranquillamente sui maroni e che si trova invece a salutarsi manco facesse lo struscio sul corso di una cittadina di provincia, il sabato pomeriggio.

In effetti non c’entra l’essere uno sbarbato o un vecchio biker, un fighetto o un MC. C’entra il feeling e la simpatia che scatta tra due motociclisti, il divertirsi e il non prendersi mai troppo sul serio, visto che andare in moto non è altro che un sano passatempo.

E’ naturale che anch’io ricambi i saluti ricevuti lungo la strada, ma trovo questa inflazione di manine e ditini quantomeno esagerata.

Da sempre, vado controcorrente e non mi piacciono le convenzioni: ecco perché patisco questo clichè della fratellanza da quattro soldi. Secondo me, il saluto non è una formalità priva di significato:  quando incrocio qualche motociclista con cui scatta qualcosa (e se avete capito cosa intendo, sapete che può scattare anche in 5 secondi ad un semaforo), sono il primo a scambiare qualche parola e un cenno di intesa, perché tra noi si è creato qualcosa di particolare, un istinto animal-motociclistico, una cosa che ha un valore intrinseco. E questo a prescindere dalla moto che guida, dall’età, e dallo stile (ok, con quelli che hanno i caschi Momo, scatta più raramente).

Mi spiace veder diluito questo piccolo gesto vero, nei mille inutili salutini simil-biker. Non impongo a nessuno il mio comportamento, s’intende, ma esprimo la mia opinione (sono pur sempre un giornalista).

Quindi ragazzi, riponete le spade nel fodero e lucidate il vostro ego ferito: nessuno pensa che siate motociclisti di seconda categoria, indegni della vostra meritata dose di virili saluti in stile biker.  Piuttosto, se non siete d’accordo, al primo incrocio con il Parodi, mandatemi tranquillamente affanculo: il dito medio – quello sì – ha una grande tradizione biker e saprò apprezzarlo. Ma vi metto in guardia su una sola cosa: non cercate di fare amicizia con me se girate su uno scooter a tre ruote…

30 luglio 2012

Perché ci piace l’Harley? Perché l’Harley ha un’anima.

Basterebbero già queste due parole a spiegare tutta una serie di elucubrazioni mentali fatte da geni del marketing ed esperti di pubblicità. Questa consapevolezza ci fa comprendere il perché ci troviamo incollati alle vetrine della Numero Uno o sulle pagine della nostra rivista preferita, incantati davanti alle immagini di un’Electra o di un Softail.

Ho scritto e parlato con tantissime persone nel corso di questi anni.  Tutte le loro mail iniziano quasi sempre con il racconto della loro evoluzione come motociclisti e mi stupisce sempre leggere di motociclisti da smanetta, che per decenni hanno guidato giapponesi o italiane da circuito, felici oggi su una signorile Road King o emozionati alle prese del loro nuovo Sportsterino.

Molti di loro non sanno neppure perché ci siano arrivati, e azzardano delle spiegazioni: “Non avevo più voglia di correre. Avevo paura di farmi male.  Sai, la posizione piegata sul Kawa mi dava il mal di schiena”.

Sapete una cosa? Cazzate.

Prima di tutto, se così fosse, la gente arriverebbe all’Harley per mettere una toppa sui problemi di altre moto, e già questo mi fa notevolmente ridere, visto che l’Harley di problemi e difficoltà di guida, ne ha già parecchi di suo.  Ma ciò che mi sembra ancora più falso è che sembrerebbe che l’atterraggio su un big twin, sia il risultato di una scelta logica.

L’Harley è la cosa più meravigliosamente illogica che sia stata progettata dalla mente umana.  Nulla in lei ha un senso apparente.  Se decidessi di passare da una smanettona o una enduro bastarda, a qualcosa di più tranquillo, avrei schiere di motociclette più adatte, meno costose e più comode di una Harley, che non aspettano altro che di essere comprate: una BMW, una delle tante custom giapponesi, un Multistrada, una enduro tranquilla e affidabile. Eppure no.  Finisco a imbarcarmi su una americanona che mi prosciuga il portafoglio, mi fa probabilmente litigare con mia moglie e, come minimo, mi costringe a cambiare buona parte del mio abbigliamento (con buona pace di quei due o tre che vanno in Harley con il casco integrale: credetemi, ne ho visti).

Si sceglie una Harley Davidson perché c’è qualcosa di illogicamente attraente in questa moto.  Ed è una scelta che ha ben poco a che fare con il cervello. Ecco perché non comprendo fino in fondo i continui tentativi di evoluzione che la Mother Company mette in atto ogni anno, pensando di rendere più attraenti le sue moto.

Io farei come Carlo Talamo, un precursore di molte logiche pubblicitarie e di fatto, un visionario, spesso provocatore, ma sempre estremamente sincero nell’esprimere il suo amore per le Harley: volete un’Harley? Preparatevi a pagarla salata e probabilmente a rimpiangere molti aspetti delle vostre moto precedenti.  Preparatevi ad adattarvi a lei, non sperate che vi segua docile come una giapponesina, o fedele e obbediente come una tedesca.  Preparatevi a cambiare il modo di fare le curve, di parcheggiare, di stare in sella, di andare in autostrada. E’ una Harley, non una moto normale. E’ la differenza tra innamorarvi di una donna con una forte personalità oppure farvi una camporella con la ragazza più facile della compagnia.

Troppa evoluzione, offusca la leggenda di queste moto. Per avere un pubblico le Harley non hanno bisogno di cilindrate da paura, aggeggi super elettronici e gadget da baraccone: basta che continuino ad assomigliare a loro stesse, basta che non perdano la loro anima, che poi è l’unico vero motivo, per cui qualcuno fa una cosa talmente folle come comperarne una.

29 luglio 2012
Saluti e rispetto
Ci sono alcune cose di questo mondo Harley che amo, che non riesco davvero a capire. Il più delle volte si tratta di forzature, di clichè ai quali, ormai da alcuni anni, ho deciso di oppormi.
Tra le cose che davvero non reggo, ci sono il “saluto tra arlisti” e la ridicola commediola del “rispetto”.
Fratellanza, respect, saluti e sbracciamenti tra perfetti sconosciuti solo perchè entrambi, magari un mese fa, hanno sborsato venticinquemila euro per comprarsi una electra super accessoriata.
Quando uno poggia il culo su una Harley, sembra che un demonio si impossessi di lui e lo spinga a comportarsi secondo schemi prefissati e privi di logica.
Il saluto e il rispetto non sono altro che triti luoghi comuni ereditati da epoche tramontate, quando i pochi motociclisti erano affascinanti cavalieri delle strade blu del mid west, guardati con sospetto dai benpensanti puritani americani timorosi di tutto ciò che era diverso e diffidenti verso la pura libertà che quei bikers rappresentavano.
Quegli uomini erano dei rinnegati, degli sbandati, spesso veterani di guerra incapaci di reintegrarsi nel tessuto sociale.  Erano persone che avevano rinunciato ad una vita borghese e avevano scelto di viaggiare vivendo ai margini della legalità, il più delle volte perchè sentivano un inarrestabile impulso verso la libertà che quella società, ipocrita ed irretita tra le convenzioni degli anni 60, non era disposta a concedere loro.
Uomini puri, a volte un po’ folli; coraggiosi o fuggitivi, ma sempre interessanti.
Quando due di loro si incrociavano si salutavano, si fermavano per scambiare due parole. Era davvero come quando oggi due alpinisti si trovano sulla cima di una montagna, o due velisti estremi entrano in contatto tra i flutti di un oceano.
In una situazione come quella, non solo ci stava il saluto, ma tutto ciò che veniva dietro: il reciproco aiuto, il rispetto, l’ascolto, la condivisione di esperienze, le tappe, i paesi da evitare perchè lo sceriffo era bastardo, le locande dove dormire perchè i biker erano tollerati.  Erano le regole della strada, la difficoltà di ogni giorno, l’emozione di incontrare tra la massa, qualcuno che era come te e lo riconoscevi dal fatto che cavalcava una moto. Era un rider, e se non era tuo fratello, era comunque una persona che certamente poteva capirti.
Oggi se incrocio un arlista metallizzato, con il casco immenso da formica atomica, non lo saluto.
Ci sono troppe probabilità che si tratti di un avvocato che mi ha querelato, un commercialista che fa soldi insegnando alla gente ad evadere le tasse o qualcuno che in garage ha anche uno di quei dannati scooter a tre ruote.
Gente con cui non c’entro niente.



15 luglio 2012

Ho BISOGNO DEI VOSTRI VIDEO

Ragazzi, sto lavorando su una nuova trasmissione. Un mio format su moto, viaggi ma soprattutto sull’idea e sul mondo collegato alla moto. 
ABBIAMO BISOGNO DEI VOSTRI VIDEO!
Vacanze in moto, domeniche fuori porta, pomeriggi passati in garage a riparare la moto, trasformazioni tutto ciò che voi avete ritenuto degno di essere filmato (non solo Harley ovviamente) , MANDATELO QUI: 
www.16mm.it (Mediaset)
Sono già arrivati molti video, aspettiamo proprio il tuo!

16 giugno 2012

Night train

Il nostro amico Simone vende la motoretta

Night Train 2008
9.000 km
13.000 euro – tutti pezzi originali disponibili
Per info: Harley Davidson Pavia tel. 0382530620

15 giugno 2012

2 giugno 2012

Pornography

30 maggio 2012

Emozione

Da un giornale dove è uscito un articolo sul mio viaggio, mi hanno chiesto qual’è stato il più bel ricordo del viaggio.
Non è facile distillare un solo ricordo quando hai attraversato un intero continente, centinaia di visi, climi diversi, sorrisi, incazzature.

Il momento più bello di ogni giornata era quando arrivavamo in vista del villaggio dove avremmo dormito, ed era un momento che si ripeteva ogni giorno. Arrivavamo distrutti: sabbia, deserto, sterrato o asfalto infido e pieno di buche. Ma in un attimo ci ritornava l’energia, facevamo un giro di ricognizione e ci fermavamo davanti a qualche piccolo alberghetto o a un luogo di ristoro che ci offrisse una stanza. Con le nostre moto parcheggiate davanti a noi, sulla terra rossa dell’africa, ci allungavamo le gambe sotto qualche precario tavolino e bevevamo una birra gelata.  Non c’era bisogno di parlare molto.

Le nostre moto parlavano per noi, impolverate, acciaccate, stracariche e bellissime. A volte incontravamo qualche viaggiatore packpacker occidentale, che si sedeva con noi e ci scambiavamo qualche informazione sulla prossima tappa.  I bambini del villaggio ci guardavano timidi curiosi, gli anziani sorridevano e annuivano con la testa.  Era l’africa vera, quella che sapevo che avremmo incontrato.

Dentro quella birra, ogni sera, scorrevano le immagini di un viaggio indimenticabile: le cascate Victoria in Zambia, i kudu che ci attraversavano la strada in Namibia, il deserto rovente del Sudan, le highlands dell’Etiopia che sembra di essere in Scozia, la giungla della Tanzania, la bellezza delle ragazze abissine, che camminano come delle regine. Ogni sera tutto ci scorreva davanti agli occhi, tra i sorsi ristoratori di una birra ghiacciata.

29 maggio 2012

Back Home

25 maggio 2012

IL POETA SEI TU CHE LEGGI

23 maggio 2012

Todos Caballeros

E’ quasi Giugno, ragazzi!
In questo mese c’è tutto quello che ci serve: sole, solstizio, vacanze in arrivo, strade asciutte e roventi. Il resto lo mettiamo noi: la nostra moto, un paio di amici o la nostra ragazza.
Ok, ci volete mettere pure il Chapterone, e sia, a giugno mi faccio andar bene anche quello.
Sfoglio Low Ride per trovare l’ispirazione per qualche giretto o vedere qualche bel ferraccio che Roncen riesce sempre a scoprire dove solo lui sa: diavolo di un uomo. Pagina dopo pagina, incrocio un lunghissimo elenco di concessionari HD e ricordo quando c’era a mala pena quello di via Niccolini e pochi altri.  Poi informazioni su raduni ovunque in giro per l’Italia, pubblicità di customizers (e pure bravi), costruttori di ricambi, importatori, abbigliamento fichissimo in pelle, caschi stilosi (che fatica per trovare un bandit nel 2001!).
C’è un mondo là fuori, attraente e sexy che ruota attorno a quei due cilindri bastardi e insostituibili.  Alla fine è arrivato tutto anche qui da noi, dai bike contest, alle magliette fighe,  roba che un tempo le avevi solo se un tuo amico andava in california. Oggi se allunghi una gamba al Verona Bike Expo, rischi di dare un calcio in culo ad Arlen Ness o Jesse James che firmano autografi.
Le moto poi, sono bellissime: choppers, bobbers, rat bikes, show bikes, triumph trasformate, arnesi da guerra, addirittura harley da cross, con i tasselli. Ogni epoca costruttiva dell’harley è stata rivista rivalutata, riproposta.  Tutto ciò che vuoi è lì, di fronte ai tuoi occhi.  Lo vedo sulla nostra rivista al Faaker See, a Jesolo, a St Tropez ma in realtà anche in luoghi di ritrovo molto meno da intenditori: basta fare un giro davanti a qualsiasi concessionario HD per vedere moto molto sofisticate (sia in vetrina che fuori) i cui proprietari magari sono arlisti da un anno o poco più.
E’ tutto molto più facile: internet, qualche soldo in più (forse ancora per poco), la moda delle harley, ed ecco che ciò a cui si arrivava dopo anni, è subito disponibile.  Una trasformazione particolare, un casco vintage, un giubbotto americano: roba che per trovarla o montarla, ci mettevi anni di telefonate in teleselezione con gli USA e sacramenti con il tuo “meccanico della vespa” a cui portavi la tua ingombrante bestia americana e lui si metteva le mani nei capelli.
Oggi è tutto più facile, e disponibile.  E non faccio il vecchio che rimembra i tempi andati: è una figata, invece. Ti svegli, hai un’idea per una trasformazione della tua Road King? Un salto su Low Ride e sul web e voilà, ecco uno di livorno che te la importa, un bresciano che te la monta, uno di padova che te la vernicia “vintage” e magari anche un cinese che all’occorrenza te ne procura una copiata che costa un quinto.
Si, è decisamente bello.
Ed è anche bello sentir parlare di shovelhead, panhead e kick start da gente che fino a ieri girava sull’Exagon, e ci girerà ancora domani, dopo che si sarà stufata dell’harley.  E magari vederli arrivare su una vecchia electra glide FLH shovel, che è sempre stata il tuo sogno ma che non hai mai osato comprare, e questi se la sono trovata spiattellata in uno stand alla Verona Bike Expo e se la sono presa, così su due piedi, come si compra una Smart.  Ma si, è bello anche così. Anche se però…

19 maggio 2012

Flawless

17 maggio 2012

La mia Vespa 125 t.s. del 1977

Con gruppo termico a 150 cc (praticamente è diventata una sprint veloce)

9 maggio 2012

Carta della situazione africana


9 maggio
COME STATE RAGAZZI?

Come state ragazzi?

Io sono in un periodo molto particolare, alcune cose vanno bene, altre male, altre “vanno”.  Insomma un po’ come tutti.

Tornare da un viaggio come la Transafrica, ti lascia un po’ attonito, bloccato, se vuoi.  Insomma voglio dire, è difficile mettersi a parlare di un’uscita nell’oltrepo’ quando sei rimasto attaccato al tuo manubrio per 15 000 km, attraverso il continente nero.

Per di più la moto non è ancora arrivata, se ne sta a galleggiare nell’atlantico, su qualche dannata nave portacontainer, e arriverà credo attorno al 20 maggio (secondo me, anche dopo).

Tutti mi chiedono se scriverò un libro , tutti mi chiedono come è andata, e a tutti devo dare un po’ le solite risposte.  Appena arrivato a Cape Town, ad uno dei miei SMS di vittoria, Gori mi ha risposto, ” bravo robi, ma adesso ti toccano i racconti del viaggio”  e aveva ragine: due maroni pazzeschi!!!

Comunque, per il momento giro sulla R80 Paris dakar, con grandissimo gradimento (sempre una gran moto) e sto mettendo a posto la mia vecchia vespa 125 TS del 1877.  La passione per le due ruote non si è certo assopita, magari, come al ritorno da ogni viaggio, si sposta da un mezzo all’altro.  Magari faccio un salto a Jesolo (il week end del 20), dove sarei andato con piacere con la vecchia harley ma che forse raggiungerò con la BMW.

Per il resto, sto rielaborando il mio quarto libro, già finito ma che non è ancora in grado di camminare da solo, e darò una mano per la ristampa del CUORE A DUE CILINDRI, prevista per fine giugno.

La fregatura qui, è Facebook, dve l’immediatezza della pubblicazione delle foto e la facilità del contatto, mi porta a frequentare (anche tramite iPhone) molto di più che il vecchio e macchinoso sito Threepercenters.  So che molti amici lo seguono con affetto e fedeltà, ma in effetti le ultime cose, le novità, le emozioni improvvise, mi è piu facile pubblicarle all’istante su FB che venire quei ad aprire e scrivere e poi salvare.

Credo che sempre di più questo sito diventerà il contenitore delle cose importanti, la vera libreria, ma per le emozioni istantanee, beh, chiedetemi l’amicizia e le condivideremo su FB.


9 maggio 2012

DIARIO DI BORDO DELLA MILANO – CAPE TOWN    e le FOTO

Tutto qui ragazzi: enjoy it



9 marzo 2012

MILANO  - CAPE TOWN

Partenza: sabato 10 Marzo, da Milano

Da un certo punto di vista non c’è un viaggio più assurdo di questo.

Tagliare il continente africano da nord a sud, attraversando diverse nazioni alle prese con guerre civili, sulla mia vecchia Harley Davidson costruita per le pianure del South Dakota, con l’unico scopo di arrivare fino a Cape Town, all’estremo sud dell’africa. Saremo in due, io e Andrea Maestri (lui con la sua BMW, che già avete visto nel viaggio a Timbouctù).

Due tropici, l’equatore, il deserto del sahara, la savana, le foreste pluviali, il Kilimangiaro, le cascate Vittoria, il delta dell’Okavango, il deserto del Kalahari.
Ho pensato molto a questo viaggio e alle motivazioni che potevano spingermi ad affrontarlo ma nella mia testa continuava ad esserci un tarlo: il Sud Africa è nell’emisfero australe e da quelle parti stanno tutti con la testa in giù.
Dovevo vedere a tutti i costi se la mia vecchia moto funzionava anche in quelle condizioni.

Potrete seguirmi sul Blog organizzato da Sportmediaset qui www.sportmediaset.it Cercheremo di inviare messaggi, immagini e mail che verranno pubblicati sul blog.


20 febbraio 2012

Tasselli

Roba cecoslovacca…

12 febbraio 2012
Il logo di Vittorio

Riparazione bici a domicilio.

Complimenti e continua così!

10 febbraio 2012
NEVE

9 febbraio 2012
NO LOGO

HOG, MC, Moto Club, piccoli “gruppi di amici”: cos’hanno in comune tutte queste più che legittime associazioni di persone?

Ok, la moto, ma c’è anche un’altra cosa che spesso si tralascia con finta indifferenza: il LOGO.

Il simbolo, ragazzi.  Lo stemma, il blasone, tanto amato e studiato. A volte agognato. Da cucire sul gilè di pelle, da trasformare in un adesivo e attaccare sul parafango o su quell’angolino di serbatoio che sembra fatto apposta.

Gioia e dolore, ragazzi: lo stemma del nostro club, quel senso di appartenenza che noi vecchi bambini diventati uomini, ma non in tutto (e meno male, aggiungerei), vogliamo sentire e ricreare attraverso il gruppo di amici o di persone che condividono la nostra stessa passione.

Attorno alla pezza o “patch”, si sono creati i più grossi malintesi, litigate, botte e in alcuni casi anche qualcosa di peggio.  Ma si sono creati anche veri e propri business, come la stessa HOG, un club commerciale fatto vivere a suon di patch da guadagnarsi più o meno sul campo (mi ha sempre fatto ridere la pezza Life Member, che si compra con un congruo versamento), che è diventato un caso di successo progettato dai geni del marketing della Harley-Davidson, e che oggi si studia sui banchi delle business school.

Quello che si è capito, è che l’uomo vuole la patch e l’essere un motociclista gli da la possibilità di ubriacarsene, tante ne ha a disposizione.  E allora via! Scateniamoci con stemmi che mandano messaggi di libertà, coraggio, di morte, di velocità.  Stemmi che fanno l’occhiolino a epoche passate, o al rock n roll. Basta attaccarci qualcosa addosso.  Naturalmente mi ci metto anch’io tra questi fanatici dello stemmino, quando dai tempi della scuola mi cucivo da solo i gradi militari americani sulle camicie come John Lennon, perchè mia mamma, manco per sogno l’avrebbe fatto.

Ed è spinto da questa vanità pseudo-gerarchica, che molti anni or sono, mi sono avvicinato alla HOG. Cazzo, era un delirio di pezze: davanti, dietro, ce nera di tutti i generi. Dalla roba commerciale alle rarissime pezze che si ricevevano negli agognati HOG Inverno. Alla fine ne avevo collezionate un bel po’ e tenevo al mio gilè come se fosse un medagliere di un cavaliere di Vittorio Veneto.  Ora capisco perchè gli MC quando alla fine della rissa portano via i gilè dei perdenti: è la vergogna peggiore, essere privato del proprio stemma, dei loghi che parlano della tua esperienza e del tuo credo motociclistico.  Per non parlare poi dalla differenziazione, solo apparentemente blanda, ma rigorosa, con cui le pezze si attaccano: mai sulla schiena a meno che non ci sia una approvazione generale del summit dei Club, mai a forma di rockers, mai in tre pezzi, mai bianche e rosse, mai con teschi e pistoni, mai rosse e gialle, perchè ognuna di quei colori potrebbero essere confusi con clubs più importanti.

Insomma, la vanità maschile ci porta spesso ad incasinarci e a prendere qualche scappellotto, ma va bene così, fa parte del gioco.

E quando vedrete qualche cinquantenne avvocate o dentista, con i capelli grigi e gli occhialetti da presbite, una domenica mattina presentarsi con un gilè di pelle lastricato di pins, o con puntigliose file di pezze che informano il passante che loro hanno partecipato a tutte le Castagnate dal 2007 in poi, beh, siate clementi e non mettetevi a ridere.  Potreste essere voi.  Tra qualche anno.

8 febbraio 2012

James Lehay

Da una dritta di Francesco Veneziani, sottile esteta e instancabile esploratore del web

5 febbraio 2012
Pornography



19 gennaio 2012
Sabato 21 gennaio ore 16.00 al Verona Bike Expo

Vi aspetto ragazzi, presso lo stand di Low Ride alle 16.00 circa  per una chiacchierata su libri e viaggi.

Non mancate

12 gennaio 2012
AREA C a Milano

MOTO euro zero in Area C.
Per le moto a 4 tempi Euro ZERO, non è cambiato niente dall’anno scorso.

Le moto possono entrare, come potevano entrare quando c’era l’Ecopass .
Attenzione che se però avete un motorino Euro zero a due tempi, non potete circolare comunque, in tutta  la regione, Lombardia, per una legge regionale.

E probabilmente questi vengono rilevati dalle telecamere.

Occhio quindi

10 gennaio 2012

VERONA BIKE EXPO

Sabato 21 gennaio, in primo pomeriggio sarò a Verona alla MOTO BIKE EXPO, per una chiacchierata allo stand di Low Ride.

vi aspetto

2 gennaio 2011
Pioveva, cazzo.
Pioveva, cazzo, anche se dalla finestra non si vedeva e sono uscito così, con i jeans e le Clarks.  Ma chissenefrega, penso, mentre le gambe sono già completamente bagnate, manco stessi attraversando una palude, invece del centro di Milano: qualcuno aveva detto che gli arlisti devono soffrire.  Una frase strana, che racchiude in se un po’ di verità.  Gli arlisti devono soffrire, è vero, mentre li vedi attaccati a quei piccoli manubri, arrancare a centodieci in autostrada, senza parabrezza e con i mezzi guanti, mentre vicino a loro sfrecciano a centosessanta i grossi giesse iperprotetti o anche qualche dannato scooterone.  Anche se però oggi non sembra esserci nessuno di questi privilegiati in giro per le strade.  Ci sono io, in questo primo dell’anno, con il mio filtro S&S nuovo e un paio di Clarks già zuppe, e mi aggiro per una città grigia che non si vuole svegliare per affrontare un nuovo anno che – usando un eufemismo – non sembra tra i più facili.  E allora dai, giriamoci dall’altra parte, affondiamo la testa nel cuscino, azzittiamo la sveglia ancora per un paio di minuti, che il mondo là fuori, può attendere.

Mentre una canzone di Johnny Cash mi martella in testa, sento l’acqua che scivola sul viso e finisce da qualche parte tra la giacca e la schiena.
Sento i pneumatici da bobber che litigano con il fondo bagnato della strada.  Qualcuno mi aveva detto che facevano schifo quando pioveva.  Ma forse era lo stesso che mi diceva che per andare in africa forse era meglio una enduro che un vecchio 1340. 
“Perché abbiamo aspettato fino ad ora”, continua a martellarmi in testa Johnny Cash, “fino al giorno della Redenzione”. Ma il motore, dopo i primi chilometri smette di tossicchiare nell’aria umida e fredda e anche i pneumatici sembrano aver imparato la lezione mentre gioco con le marce basse dimenticandomi del freno posteriore, un po’ come facevo quando avevo la vespa.  Sotto la giacca ho una grossa busta: dentro c’è la bozza di un libro.  Qualcosa che per mesi è rimasta lì ad aspettarmi, e che guardavo con paura.  Un po’ come questo dannato 2012, che però adesso è qui e in qualche modo bisogna affrontarlo. E un motociclista lo fa nel modo in cui è capace.  Con un po’ di preparazione, ma specialmente con coraggio e con fiducia, cercando in ogni modo di vedere le cose un po’ meglio di quelle che sembrano.  Perché questo è ciò che la mia moto mi ha insegnato: dietro quell’angolo ci sarà finalmente un distributore, dietro quella nuvola smetterà di piovere, in quel villaggio ci sarà finalmente un posto dove dormire per questa notte.
E resto attaccato a questo manubrio, con i denti stretti e gli occhi che colano pioggia e nebbia.  Incazzato per la mia stupidità e per la sfiga, ma anche consapevole che quel dannato motore che c’è sotto di me, continuerà a spingermi avanti, e il mio cuore continuerà a battere con i suoi due vecchi cilindri.
E Johnny Cash con la sua chitarra nera, canta di un treno che porta fino alle porte del paradiso.

1 gennaio 2011

Si sono accorti che ci sono anch’io

Roberto Parodi su Wikipedia; qui


1 gennaio 2011
Anno nuovo, filtro nuovo

Se si seguono le istruzioni, anche un montaggio semplice, può diventare veramente bastardo.


19 dicembre 2011

OCCHIO ALLA MOTO

Libro fotografico di Gianni Rizzotti per l’EICMA 2011.  Un paio di foto del Parods

18 dicembre 2011
Softail cafè racer

Tempi di Carlo Talamo, in via Niccolini

18 dicembre 2011
Robe da portare in viaggio in Africa
In questo periodo mi prudono sempre le mani.
Anche se non ho partenze in programma, allego per beneficio dei lettori una lista di cose da portare, che ho trovato navigando sul sito degli amici di Sahara.it.

Vabbè loro ci mettono anche il satellitare, e il GPS,  ma è comunque una lista di partenza intelligente.


======================
Gli asterischi indicano il grado di necessità.

materiale generico:
– satellitare (per gruppo) ****
– telo termico ****
– torcia a led (per segnalamento)***
– razzo segnalamento**
– fiammiferi antivento****
– barrette energetiche****
– radio **
– fischietto****
– matita****
– telo (gruppo) ***
– acqua ****
– bussola/gps ****
– specchietto ***
– coltellino multiuso(gruppo)****
– nastro americano (gruppo)***

materiale sanitario:
– integratore di sali minerali***
– micropuor** (non so’ nel deserto la vedo dura!!!!)
– antidolorifico(gruppo)*** ( un mal di denti nel sahara ti rovina!)
– antidiarroico (sindrome montezuma sempre in agguato)** -non sò , si potrebbe anche sopportare basta ridratarsi-
– piccolo set per medicazione con disinfettante e steril streep(gruppo)***
– collirio (gruppo) ****
– intimo termico (individuale a seconda della stagione)*
– spazzolino e dentifricio*** 
– cicchetto*
– tesserino con gruppo sanguigno e n tel utili***
– kit di sutura* (per chi è in grado: porta aghi, pinza anat, 2 pinze emostatiche, lama bisturi, filo monofilamento inastato ago triangolare 4/0 e 2/0)
– vetrap 3m * (si può fare con nastro americano)

materiale moto: da dividersi
– tubo benzina( gruppo) ***
– set di bussole e cacciativi(gruppo da dividersi)***
– fusibili(gruppo)***
– leva freno/frizione (a seconda delle moto gruppo o individuale)
– cavo accelleratore e frizione( utile fare gia’ un montaggio in paralleolo per gas oppure portare solo l’elemento metallico se posibile) * oppure sostituire prima di partire…o perlo meno ogni 2anni. mai rotto un cavo gas o frizione!
– filtro aria gia’ oliato*( sono in dubbio da quando uso la calza) questo lo terrei nelle auto
– acciao in pasta***
– pasta nera*
– fasce cablaggio da elettricista ****
– viti, bulloni e dadi varia misura ***
– fil di ferro****
– elastici/sezione camera d’aria **
– pinza con tronchese ****
– candela Gruppo *

Aggiungerei io personalmente:

lampadina faro e posizione di ricambio
Filo elettrico per fare i collegamenti,  
un FAST
Un tester
Lo Svitol/W40

etc

18 dicembre 2011

Giovedi scorso a Carrù.  Mangiata di bolliti alla fiera del bue grasso

Partenza col Maestri per un giretto con le gemelline R80 G/S Paris Dakar, che sono andate benissimo.

Nebbia che si tagliava col coltello, e visiera appannata per tutto il viaggio.  Anche un discreto freddo.
Poi arriviamo a Montegrosso d’asti per il pranzo, e saliamo su una collinetta che ci rivela che il sole, là sopra, in effetti c’era.

Sette tagli e sette salsine del bollito misto alla piemontese.

Lingua, Testina, Coda, Muscolo, Biancostato, Gallina,  brut e bon.  E ovviamente brodino con cappelletti per sgrassare.

Alle 5 del pomeriggio eravamo ancora allo zabajone.

Un grazie a GiBi per l’accoglienza e ai vini Coppo (grazie Gianni e Roberto)

Al ritorno oltre alla nebbia e al freddo, c’era pure buio….






18 dicembre 2011

Gare in salita

alla faccia dei bobber, ragazzi!

E dei caschi sempre ben allacciati….

14 dicembre 2011
E due
Tanto per tenermi in forma, questo pomeriggio ho pensato bene di volare per terra anche con l’R80.
Ringraziamo una gentildonna su una Classe A senza freccia, il pavè bagnato di piazza Tricolore e i tasselli della Paris Dakar: la ricetta ideale per volare in terra.

Da fine agosto ad ora ho avuto tre incidenti stradali (due in moto e uno in auto di cui due da pronto soccorso). 
Non vi sto a dire del resto, ma tengo botta.


10 dicembre 2011

Voglia di plastica
Resta lì per qualche mese, e poi salta fuori.  Inaspettata, subdola, anche un po’ bastarda.
Si perchè in fondo, mi piace da matti.  Del resto, sono un uomo anni 60, vissuto negli anni 70 e maturato negli 80 quando le moto erano fatte così.
Quel pò di plastica in più, quei tasselli, quelle spie sul cruscotto di plastica nera, che ricorda tanto quello della Panda 30 rossa di mia mamma.
E insomma, basta che l’harley passi qualche giorno da Nicola, che il fantasma della vecchia BMW R80 G/S Paris-Dakar, salti fuori e si impossessi delle mie sinapsi cerebrali. E naturalmente del mio cuore.

Poi la bastardissima ci mette anche del suo, perchè mi avvicino, le infilo le chiavi nel quadro e magicamente, dopo un mese, questa parte all’istante.  Butta fuori un po’ di fumo bianco, puzza di olio bruciato per una mezzora, e poi si sterilizza.
Era lì che mi aspettava buona buona in garage.  Non scherzo, probabilmente erano due mesi che non l’accendevo. Cercavo di non guardarla, come non si guarda una ex amante, perchè già sapevo.
Poi però è giunto il momento.  Un freno bloccato, una piccola revisione per la Harley, ed eccomi faccia a faccia con la R80.
Così, ci sto girando da qualche giorno e ragazzi, è la moto più facile del mondo.  E dire che ha 24 anni.  
Manubrio largo, postura dritta, sella piatta e ammortizzatori che non ti fanno maledire Corso di Porta Romana o Via Torino.
E poi è bellissima.
Ho smontato la sella lunga e il portapacchi (due accessori che la rendono fruibile e preferita dai miei figli e da Giovanna, le cui regali chiappe talvolta acconsentono di posarvici delicatamente sopra, mentre sull’Harley sono dolori), e ho rimontato la sua sella singola originale.
Caspita che roba: è tornata ad essere aggressiva e old fashion come le vecchie enduro che si rispettano.
Me la guardo, alla luce del sole di queste due bellissime giornate.  Mi piace da matti.  Un serbatoio da 32 litri, 600 km di autonomia, una personalità debordante.
E poi è bianca come la mia Polar, tra l’altro. Quel bianco ghiaccio che non ha nulla a che vedere con il panna della harley , ma che mi affascina.
E poi quelle righe azzurro, blu e arancione: ma chi è quel genio che ha abbinato colori così diversi?  Chi l’avrebbe mai detto, insomma.
E allora? direte voi.
E allora un cazzo, ragazzi
Io continuo a soffrire, perchè potrò pure scrivere libri e sparare cazzate su internet, ma resto comunque monogamo
Una donna e una moto. 
E la mia anima si strappa ad ogni chilometro.


8 dicembre 2011
Diciamo qualcosa di moto
L’altra sera ero a cena con amici, gente che come me, ama la moto. C’era Guido Meda e Uberto Sirtoli: il primo, il più grande commentatore delle competizioni motociclistiche, e il secondo un raffinato motociclista e un ottimo meccanico ma soprattutto un uomo per cui davvero la moto è una parte essenziale della propria vita, al punto da non arrendersi anche dopo un grave incidente.  In poche parole, un esempio per me.
Per una strana coincidenza un paio di giorni prima, avevo passato la serata con Giacomo Agostini, a Bergamo, per cui ripensando a questi ultimi giorni, mi sono reso conto dell’incredibile fortuna chi ho avuto.   
Non voglio stare lì a menarmela che conosco dei famosi o stronzate del genere, ma quando si sta con persone di un certo tipo, le si ascolta di più, si sta piu attenti, insomma.
Dopo quella sera, ho portato con me un po’ di cose, in effetti.  
Piu che altro la  loro semplicità, l’immediatezza, l’assenza di corollari incensanti e autoreferenziali: il piacere di parlare di qualcosa che nel loro caso, è o è stato un lavoro ma  - sempre – una passione.
E’ bellissimo condividere con loro esperienze; fatti, aneddoti incredibili sul mondo della moto, delle competizioni, sui loro protagonisti, raccontati tranquillamente, come in famiglia. 
In un attimo senti la tensione dei paddock, le emozioni dei protagonisti, apprendi i dettagli tecnici.  Ognuno di loro tre portava con se una biblioteca di dati, ricordi, fatti, racconti a volte drammatici, a volte sereni e divertenti, che ruotano attorno al mondo delle due ruote.  E’ stato molto affascinante anche sentire la loro storia personale, come sono arrivati ad essere quello che sono, i casi, le coincidenze che li hanno portati ad essere campioni, grandi giornalisti, o veri motociclisti come Uberto che hanno lottato con il destino che cercava di rendergli la vita difficile.
Io non ho parlato molto, devo dire. Non mi sentivo adeguato.  Le mie conoscenze e anche le mie esperienze, erano talmente “dilettantesche” che temevo di dire qualche stronzata.  Li ascoltavo e per me era già bello così.

Sono state serate bellissime anche perché ho la fortuna di essere amico di queste tre persone e quando si parla tra amici, tutto scorre libero e senza vincoli.

Mentre ascoltavo, pensavo se davvero potevo anch’io considerarmi un motociclista. Non ci volevo credere quando Giacomo Agostini, riferendosi al mio libro, ha detto “questo, sì che è uno che va in moto”, oppure quando Uberto che mi chiedeva di firmargli una copia. Ferma, c’è un errore, mi veniva da dire, sono io che dovrei chiedere a voi un autografo, e guardarmi quelle firme, cercando di imitare tutto quello che ci sta dietro, e che forse non raggiungerò mai. Qualche libro, qualche viaggio, un grande amore per la mia Harley: io non sono molto altro.

Così questa mattina sono sceso in cortile, con la mente ancora piena di questi incontri. La mia moto era lì che mi aspettava. L’ho guardata e ho sentito ancora una volta, dopo oltre 15 anni, quel vecchio tuffo al cuore.

E allora ho pensato che forse bastava questo: quel battito impercettibilmente aumentato, quel pensiero fisso, quell’emozione quando si ingrana la prima e si parte.

Perché essere un motociclista è qualcosa che prima di tutto, devi sentire dentro di te.


7 dicembre 2011

TG5 , La Lettura, Roberto Parodi intervistato sul romanzo Controsole  (6 dicembre 2011)

2 dicembre 2011
Intervista  sul romanzo  Controsole (su Virtual Milano)

28 novembre 2011

GQ parla di Controsole

qui


26 novembre 2011

A moto mio

Un bell’articolo sulla presentazione di CONTROSOLE su  www.amotomio.it   qui

26 novembre 2011
Ieri Presentazione di Controsole in Mondadori Multicenter

Grazie ragazzi, è stata un bellissima serata specialmente per merito vostro.  Grazie a tutti per esserci stati.

Prossimi eventi:

- Domani (domenica 27) sarò a Portofino ore 11 30 circa,

-  Sabato prossimo 3 dicembre ad alessandria presso libreria Fissore

vi aspetto

Qui sotto con Fabio Caressa e Arrigo Roveda

22 novembre 2011
Io vado allo Stoccafisso Run
con Presentazione del libro


18 novembre 2011

ALCUNE COSE

a) non scrivo molto sul sito ma vi penso  (in effetti sono più attivo su Facebook.  Chiedetemi l’amicizia; la do a cani e porci: per me la bacheca di Facebook è una succursale del sito: pubblico, non ha senso selezionare i contatti).

b) il libro CONTROSOLE è uscito ed è in tutte le librerie

c) ne sto già scrivendo un altro

d) la presentazione di CONTROSOLE è confermata venerdi prossimo, il 25 Novembre, presso la Mondadori Multicenter in piazza Duomo a Milano, alle ore 18:30 in poi.  E’ lo stesso posto della volta scorsa, guardando il duomo, sulla DESTRA, (non confondetevi con la Feltrinelli)

c) domenica 27 novembre sarò a Portofino, allo Stoccafisso Run, per un giro e una nuova presentazione del libro.  Per i LIGURI, ci vediamo là!!!


8 novembre 2011
Serata Raiders Code, all’EICMA,

Presentazione del libro fotografico “OCCHIO ALLA MOTO” (di Gianni Rizzotti), dove compare Roberto Parodi tra i personaggi fotografati.
Beccatevi il video

5 novembre 2011
CONTROSOLE c’è.

Ragazzi, mi è arrivata a casa la prima copia di Controsole, il mio nuovo libro.
Anche se è il terzo, è sempre un’emozione sentire quelle pagine tra le mani e annusare l’odore di carta nuova e croccante.
E’ compatto, leggermente più corto di Scheggia (294 pagine), con una copertina che dà sul seppia.
Due motociclisti, di schiena, guardano l’orizzonte: uno è seduto a terra, l’altro appoggiato alla moto. I loro sguardi sono leggermente divergenti.
Ma la direzione è la stessa.

CONTROSOLE:
Un uomo, un ragazzo e una moto.
Diecimila chilometri verso est.

Troverete “CONTROSOLE” in tutte le librerie a partire da metà della settimana prossima (attorno al 10 novembre), e la prima presentazione ufficiale sarà il 25 Novembre alle 18.30, presso Mondadori Multicenter in piazza Duomo a Milano.
Vi aspetto!
Roberto Parodi


15 ottobre 2011

STOP

Nuova lampadina di STOP, con alto valore scaramantico anti tamponamento.
E un discreto stile vintage.

Meglio della vecchia “FUCK U”.
Per lo meno, in questo momento si.

PS.

Accidenti, qualcuno potrebbe dire che mi clonano la targa…..

11 ottobre 2011
CONTROSOLE
La presentazione del mio terzo libro, CONTROSOLE, si terrà il giorno

venerdì 25 NOVEMBRE 2011

presso la MONDADORI in Piazza DUOMO, a MILANO
(quella dell’anno scorso, per intenderci. Non  andate alla Feltrinelli)

dalle 18.30 in poi

Siete tutti invitati.

6 ottobre 2011
THE TRAVEL NEWS
Un bell’articolo sul nostro viaggio a Timbuctù, qui sul sito The Travel news del 6 ottobre 2011


1 ottobre 2011
Quelli veri
…esistono ancora, anche se li devi scovare in quel di Padova, tra colli euganei, tagliatelle al ragù e spirito biker che spesso altrove è ormai sopito.
Old Milwaukee e Nero Opaco, amici come Mirko, Ruggero, Paolo, Bepi e Max.  Gente  che non si preoccupa di essere nel bel mezzo della pianura, distanti da sopravvalutati capoluoghi.
Perchè il vero spirito si trova nel silenzio di un sabato pomeriggio, con le officine aperte e la voglia e il piacere di ritrovarsi e di aprire una moto insieme agli amici, e finirla appena prima di cena, sotto il sole tardivo di inizio autunno.
Stupore, piacere di scoprire cose difficili da trovare a Milano, ragazzi che hanno ancora il gusto di parlarti delle loro cose, senza la pressione della vendita, dell’affitto del negozio in centro o dello stress della città.
Perchè Sturgis  e Black Hills sono lontane da tutto, ma non troppo lontane da qui.




30 settembre 2011
Love forever
E’ inutile stare lì a dire cazzate, quando è vero amore te  ne accorgi quando qualcuno (o qualcosa) ti viene a mancare e poi all’improvviso te lo ritrovi di fronte.
L’emozione che provi, quel subbuglio misto di adrenalina e sudore freddo, è ciò che ti fa capire se è vero amore o solo una cotta.
Posso dire di averlo imparato con le ragazze, di averlo confermato poi con le donne, giungendo addirittura a scriverne teoremi, quali per esempio, “sotto la terza misura non può essere vero amore“, oppure il corollario “se è carina e se la vostra intesa sessuale è eccellente, tutte le sue restanti qualità sono trascurabili“, citazione che nel corso degli anni ho ulteriormente perfezionato con la variante più leggera, e cioè che il teorema vale ugualmente anche senza la dicitura iniziale “se è carina“.
Bei tempi ragazzi, ma questo è un sito di motociclisti e non la rubrica di cuori infranti, quindi qui parlerò di moto e  quello che vorrei dire ora è che ogni volta che rivedo la mia FLHR dopo un certo periodo di tempo, un inconfondibile tuffo al cuore  mi fa capire che quello verso la mia moto, è senza dubbio vero amore.
Dopo il bastardissimo incidente di cui vi ho a lungo ammorbato, dal quale sono uscito molto peggio della mia vecchia FLHR, ne ho approfittato per fare quei lavori che da tempo la mia motoretta si meritava.
Riassumendo la situazione, il dannato prete di SanSimpliciano che mi ha fatto volare per terra con la sua stramaledetta Fiat Brava (ok questo forse non ve l’avevo ancora detto; mi ha centrato un prelato in libera uscita), nulla ha potuto contro la Road King che, vuoi per la sua tradizionale robustezza strutturale e vuoi perchè il suo stile spartano l’aveva già privata di inutili orpelli, non ha subìto altro che una piegatura del paracolpi (dio lo benedica, mi ha salvato la gamba), una pedana volata via, un’ennesima tacca sull’eroico scarico e la rottura dello specchietto destro.  Tutto il resto continuava a funzionare alla grande.
Ma era giunto il momento di mettere mano al motore e allora eccomi da Nicola per i lavori più importanti.

Sostituzione della cinghia (costa un botto, più di 300 euro),  corona e pignone, regolazione della primaria, sostituzione dei leveraggi del cambio, regolazione e pulizia del carburatore , manutenzione e sostituzione quasi totale della pompa freno posteriore, fissaggi con silentbloc dello scarico, allungamento del collettore con saldature e poi ancora più profondamente, sostituzione dello statore dell’alternatore, cavetteria elettrica, regolazione frizione e via così.

A questo punto, immaginatevi quando salite su una moto NUOVA. Cioè solo con le cose positive di una moto nuova, come quel rumore compatto, senza vibrazioni e rumorini strani, quel mormorio sicuro e continuo che è segno di affidabilità, di cose che funzionano, di viti serrate e di ridotte tolleranze.  Quel rumore robusto , che è come se vi dicesse, tu accendimi, che io ti porto dove accidenti vuoi.

E me la guardavo, lì nel cortile di Nicola, così incredibilmente bianca di quel bianco latte o crema, che è un colore ricco, antico, spesso e dolce.  Con quella scritta rosso scuro:
“Harley-Davidson” ragazzi, mica qualche altro cacchio di marca.
La regina delle moto, signori.
Ed è la mia. Mi ha scarrozzato in giro per il mondo e conto che lo faccia ancora per un bel po’ di tempo.
La guardavo e l’accarezzavo leggermente, come si fa con una ragazza che dopo avervi girato un bel due da picche, ha deciso di ritornare, e voi non ci credete ancora.
Sono salito sulla mia sellaccia degli anni ’50 che si adatta alle chiappe come nessuna meglio di lei, e ho ingranato la prima.  Questa volta un po’ meno sonoramente delle altre volte, grazie ai lavori di Nick.
Sono uscito sulla Gallaratese e mi sono buttato su viale Certosa, verso il centro.
“Andiamo a casa, baby” ho pensato staccando la mano sinistra e appoggiandola delicatamente sul serbatoio “adesso andiamo a casa”

29 settembre 2011
CONTROSOLE: inizio a organizzarmi per la presentazione
Tenetevi pronti, l’uscita in libreria è prevista per il 10 novembre, poco più di un mese.
La presentazione a Milano la stiamo fissando ora e dovrebbe essere nella settimana tra il 21 e il 25 Novembre.

Teniamoci in contatto, per la data.

24 settembre 2011
Afghan Custom
Una Caspian 125 customizzata dal nostro amico Mirko, che presta servizio in Afghanistan.
Complimenti per il lavoro, grezzo ma non privo di gusto e spleen, ma specialmente per averci ricordato che il vero spirito biker va ben oltre i mezzi e le atmosfere californiane.
E’ qualcosa che è dentro di noi, ovunque noi siamo.


Aggiungamo il contributo del nostro amico Davide Molteni che ci informa sull’origine della presenza di queste moto in Aghanistan.

“Interessante la storia delle Caspian 125, donate  nel 2006  per aiutare lo sviluppo economico e “ridurre i tempi di percorrenza”, ed ora trasformate in bobber!!!!

FARAH, Afghanistan (14 December) – The Farah Provincial Reconstruction Team recently donated 43 motorcycles to a variety of government departments.
The Caspian 125cc motorcycles, valued at $410 apiece, were distributed to the governor and mayor’s office, the Provincial Council, the post office, Farah TV Station, Rural Rehabilitation and Development, the Education Department, the Department of Economics, the Department of Agriculture, the Department of Sports, the Department of Mullahs, Telecom Department, and the Department of Refugees.
Engineer Mohammad Aslam Dana, from the Department of Agriculture, said the motorcycles would allow agricultural extension agents to visit outlying villages and maintain closer ties with the farmers.
“Before, when we wanted to see somebody it took two hours because we were on foot,” said Rahim Rahimi, a computer manager for the Provincial Council. “Now it will take 10 minutes because we are going to have motorbikes.”
In addition to the motorcycles, five truckloads of blankets, coats, sweaters and food were donated to the Department of Mullahs and the governor’s office. These supplies are part of the government’s disaster management plan. The items will be stored in preparation for future disasters in an effort to decrease response times.
Contact Information 
ISAF Public Information Office


21 settembre 2011

CUORE A DUE CILINDRI
In molti mi dicono che non riescono a trovarlo in libreria e sui sito tipo ibs.it e hoepli.it
a) se siete di MILANO o ci capitate ogni tanto => c’è sempre presso la LIBRERIA DELL’AUTOMOBILE,  in corso Venezia 45, tel. 02 7600 6624

b) se no, ordinatelo sul sito della casa editrice www.fbe-edizioni.it cercando il mio nome sotto AUTORE, vi compare il mio libro e lo potete ordinare.

Vi preannuncio, tuttavia, che il prossimo anno IL CUORE A DUE CILINDRI avrà un rilancio pazzesco, con una nuova edizione riveduta e ampliata, con altre foto, nuovi scritti e una capillare distribuzione in tutte le librerie.

Se quindi volete acquistarlo, magari potreste aspettare fino alla prossima primavera (tra un mese e mezzo esce il prossimo libro Controsole, quindi qualcosa da leggere ce l’avete) e prendere il CUORE nella nuova edizione: un libro diverso, molto più bello e aggiornato.

21 settembre 2011
A rotoli
Due cose:
la prima è che sono ufficialmente una discarica. Passato il male alla gamba (ci ho messo un mese…), dall’altro ieri non riesco più ad alzare il braccio destro.  Riesco a mala pena a scrivere quattro cazzate sul computer.  E nessuno a casa mia si degna di farmi un massaggio se non dietro lauto compenso monetario.  Bastardi.
La seconda è che nei miei sogni africani c’è una moto come questa: e chissà da dove saltano fuori quelle clamorose gomme…

15 settembre 2011
Good morning


14 settembre 2011

Esperienza
Che cavolo devo dirvi, ragazzi. Sono piu di tre  settimane che non dormo di notte per il male alla gamba.  Ok, non è che proprio “non dormo”, diciamo che per uno come me, che da mezzanotte fino al mattino dormiva come un sasso, svegliarsi tutte le notti alle quattro per il male e dover camminare per un ora in giro per casa per farselo passare, non è esattamente il massimo.
E allora? E allora c’è poco da dire, gli anni passano ed averne 48 non aiuta i tempi di guarigione dalle botte e dai traumi come quando ne avevo 30, ma la sfiga fa parte della vita e nel caso dei motociclisti, ogni sfiga può tradursi in qualcosa di molto pericoloso e allora si tratta di cadere bene e tornare a casa rappezzato, ma si spera, sempre sulle proprie gambe. 
PERO’
Non ho mai pensato che un incidente debba far cambiare idea a chi ha una passione.  Vediamolo come un test, come una prova del fuoco, una cartina al tornasole della nostra passione.  Testiamola.  
Non credo che si verifichi nè con i paracadutisti, (quelli che devono aprire il paracadute di sicurezza) ne con i deltaplanisti o con i marinai che scuffiano nella tempesta e vengono recuperati dalla guardia costiera aggrappati alla deriva, e neppure con gli alpinisti, che finiscono sotto una valanga o che restano per una notte all’addiaccio incordati a qualche muraglione.
Noi motociclisti abbiamo i cazzi nostri, pure noi.
E la cosa che mi fa incazzare è che quasi sempre la nostra sfiga non capita per nostra incuria o dabbenaggine, ma per colpa del prossimo.  
L’automobilista, il pedone, lo scooterista della domenica, la mamma sulla bicicletta, la sbarbata sul booster col telefonino:  quelli sono i nostri nemici, o per lo meno i nostri rischi. 
Per il marinaio è il mare che si gonfia, per noi un vecchio scemo che si dimentica di guardare nello specchietto. 
Per uno scalatore è una nuvola nera foriera di tormenta o il sole a picco che stacca la falda di neve fresca, per noi la mamma sul SUV che invece di guardare davanti, fruga nella borsa o si gira a parlare col bebè.
Ognuno ha la sua croce, come dice il mio amico Raffaele, e noi ne abbiamo parecchie.Ma non permettiamo che nonni, vecchiette e mamme totali ci allontanino dalla nostra passione. Non saremmo motociclisti, non saremmo riders come ci piace sentirci quando tutto è sotto il nostro controllo e la strada è lì che si srotola davanti a noi, pronta per essere divorata.  
Così certamente continuerò a fare chilometri e a sognare su quelle due benedette ruote, come continueremo tutti noi che abbiamo avuto uno o più incidenti. 
Senza incoscienza, ma con un mattoncino in più che rende più completa la mia esperienza, un segnale di allarme più vivo nella mia testa quando sorpasso, o approccio un incrocio o mi infilo nel traffico. 
Sono questi campanelli di allarme che ci fanno sopravvivere, ragazzi.  Sono la differenza tra chi sa guidare e chi è uno sbarbato destinato a baciare l’asfalto ancora un bel po’ di volte prima di capire, e di crescere. Ed è un’esperienza particolarmente utile, perchè non ci fa sentire più forti e fichissimi, ma più deboli, fragili e vulnerabili.  
Che è quello che ci evita di fare quella cazzata di troppo.

E concludo con una frase che mi ha inviato la Simo, che casca a fagiolo con il pezzo qui sopra.

Un’imbarcazione è più sicura quando si trova in porto; tuttavia non è per questo che le barche sono state costruite
P. Coelho

Take care, my friends, e andate piano

5 settembre 2011
Do not do it at home
Una cazzata che usavo fare anni orsono.

Roberto Parodi, 2005,  strada tra Sarayevo e Dubrovnik

31 agosto 2011
Stay hungry, stay foolish
L’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti. Sii affamato. Sii folle.”
(Steve Jobs)

29 agosto 2011
Strappo
Poteva andar bene quando avevo vent’anni, ma adesso, dopo una botta come quella della settimana scorsa, non posso più fare finta di niente.

Così, mi sono messo nelle mani di Federico D’Amario, amico, motociclista e ortopedico di primordine, di cui oggi ho avuto anche l’onore di inaugurare il nuovo studio in via Vincenzo Monti.
Federico è ottimista e con Tecarterapia, creme, iniezioni e la prognosi dovrebbe essere positiva, per rimettermi in piedi nel giro di una decina di giorni.

Mi ha spiegato che il muscolo, dopo la botta clamorosa di domenica, si stava lentamente riprendendo quando io ho pensato bene di fare il “coast to coast” a nuoto della baia di Paraggi, col Veneziani.  Per di più a rana, stile molto impegnativo per i polpacci, e il povero muscolo si è strappato definitivamente (mi avrà pure mandato a quel paese, immagino…).
Un male boia ragazzi! Specialmente di notte.
Se fossi Scheggia (o Ragno), saprei come farmelo passare…  ma è una roba proibita dalla legge…

Meglio seguire le indicazioni di Federico, e stringere i denti.

22 agosto 2011
Old Milwaukee Garage
Vi ricorderete certamente del  nostro amico Mirko, di Old Milwaukee Garage (347 160 5838) che già abbiamo ospitato sul sito Threepercenters, con una sua magnifica creazione, la FLH bianca vista a Jesolo, questa:


Beh Mirko, ci ha riprovato con un elegante Bobber arrugginito e lavorato con grande maestria cromatica.
Vi facciamo vedere in anteprima questa bella moto e mandaimo un saluto a Mirko sicuri di vederlo in qualche prossimo Bike Show, magari a Verona.

Vi lascio solo un paio di frasi di Mirko, per farvi capire che tipo è:

Mai dubitare di uno shovel ben messo a punto!!!   Ti porta dove ti porta il Road King, ovvio un po’ piu pianino.  Io ne ho avute 18 FLH shovel, addirittura quelle dell shjià di persia di freeway N1, con cambio 3 marce manuale  piu retromarcia.

E’ una moto che ti entra nel sangue, non so spiegarti.. i difetti diventano pregi e gli perdoni tutto:  sarà per quello che ti da soddisfazione se riesci a farla andare bene..

Pensa che una mi ha portato per 600km con lo spinotto di un pistone che era uscito e aveva rigato tutto il cilindro.  Poi ho capito che appena le compri devi aprire tutto e controllare i lavori fatti nel tempo, c’è gente che si affida a meccanici HD  che fanno dei casini che non ti dico!!!  Lo shovel se è in ordine tira 80- 90 mila km senza rompere le balle.  Importantissime le messe a punto, l’apertura candele, la regolazione aste  idrauliche.

Bisogna provarlo, e poi si accende la passione!

21 agosto 2011
Asfalto che brucia
Nella domenica più calda dell’estate, un buco vuoto nello spazio bollente di centro agosto, con  anziani a rischio, cardiopatici in fibrillazione, cani e animali domestici che cercavano ombra negli anfratti più freschi e bui della città, non potevo che uscire in moto.
La mia Harley era lì che mi aspettava; giusto il giorno prima avevo smerigliato il parafango posteriore con il flessibile, portandolo ad un effetto lamiera veramente spettacolare.
La città era mia…

Non avevo mete, come era giusto in una giornata così calda, mentre tutti i miei amici erano in vacanza e il mondo sembrava vuoto e deserto.
Mentre percorrevo la SS 412 Valtidone , verso il Ticino e la Becca, pensavo che la campagna era davvero sevaggia, così disabitata e assolata. Mi sembrava di essere in un quadro di Fattori, con i lunghi muri chiari crepati dal sole, mi pareva quasi di vedere i cavalli dei soldati Piemontesi che cercavano un filo d’ombra.
Prima di partire, avevo fatto una cosa che non facevo da oltre un anno, giusto un dettaglio: avevo messo in una bella bustina tutte le cose che dimenticavo di solito: in particolare l’assicurazione della moto.

Dopo un’oretta di strada, un altro dettaglio, al momento insignificante.
Subito dopo Copiano, sulla SS235 in direzione Pavia, sulla mia sinistra ho  visto una chiesetta gialla, con qualche albero davanti.  Era in mezzo ad un mare di grano, sembrava affogarci dentro.  L’ho passata, ma dopo un minuto ho fatto inversione e l’ho raggiunta, tramite la stradina sterrata che vi conduceva.
Era fresco, lì davanti e i campi frinivano di cicale. Si chiamava Chiesetta della Colombina.
Mi sono fermato per qualche minuto a riflettere, forse solo a riposarmi.  Sui davanzali c’erano candeline e un rosario.  Molti fiori.
Ho ripreso il mio giro salutando la chiesetta.  Ho raggiunto  il ponte della Becca, e mi sono concesso una coca-cola ghiacciata, davanti all’idrometro, una torretta di vecchi mattoni , con una lunga scala misurata, con un segno molto in alto, che informava il passante che lì,  nel 18 maggio del 1926, la piena aveva raggiunto il suo massimo storico.
Il Ticino era scuro, ma i barbagli di sole sull’acqua lo rendevano quasi attraente per un bagno.

Poi sono rientrato verso casa, rilassato, forse un po’ accaldato, con la mia camicia con le maniche corte e le adidas Stan Smith, rilassato come più non potevo essere.

Sulla statale Pavia-Milano, poco prima di Casarile, ho sorpassato una macchina, forse la millesima di quel giro.
Solo che anche lei voleva sorpassare l’auto che stava davanti a lei.
E lo ha fatto senza guardare nello specchietto.
La mia moto è stata colpita sul fianco destro dal fianco sinistro della macchina
Ho incominciato a volare per  uno spazio che mi è sembrato infinito, sulla corsia opposta.
Mi sono fermato. 
Dolore alla gamba destra, al braccio destro, botta sul casco,  botta alle costole.
Ma il paragambe, e forse qualche inquilino della Chiesetta della Colombina, mi aveva salvato ancora una volta.

Quel diavolo di una moto è pure ripartita, tutta acciaccata, come il suo padrone, ma in grado di riportarmi a casa, sanguinante e un po’ confuso dal volo.
Per fortuna niente di rotto.
Ma penso al fatto che proprio quel giorno ho portato con me l’assicurazione, quella cartacea.
E penso anche al fatto che dopo tanto tempo, proprio quel giorno ho trovato cinque minuti per fermarmi davanti a una piccola chiesetta, così, senza motivo, quasi sentissi che mi chiamava. Chissà, magari quella è stata la mia VERA assicurazione, quella venuta dal cielo, che mi ha risparmiato conseguenza ben peggiori.
Ripensandoci credo che questo sia uno dei peggiori incidenti che ho avuto in moto. 
Del resto, quando una moto ha un incidente mentre sorpassa, raramente la sera stessa il motociclista riesce ad andare ad una grigliata  con gli amici, come ho fatto io.
Di solito sono i suoi amici che vanno a trovarlo.
E non aggiungo altro.

Tengo botta, ragazzi.
Ma ho qualcosa a cui pensare.
E non solo all’importanza di prevedere sempre le cazzate degli automobilisti.


chiesetta della colombina, dopo Copiano, verso Pavia

19 luglio 2011
USA
Ragazzi, io me ne vado.
Sono ben lieto di informarvi che, con un leggero anticipo sulle mie abitudini vacanziere estive, domattina si parte per New York, dove ci attende il giovane Vittorio (che ha passato dalle parti del Maine circa un mesetto), e a cui farà seguito il più classico dei giri  americani: SanFrancisco, Las Vegas, lo Utah, l’Arizona, la California. Insomma, cercheremo di farci star dentro tutto quello che si può, tranne una cosa: la moto, che per questo giro così classico per una Harley-Davidson, se ne starà a casa ad aspettarmi per il ritorno.
La mia caratteristica, in fondo non è quella di fare cose un po’ più originali che un banale coast to coast in USA, vero? (anche se, già mentre lo dico, so che sto mentendo e cerco bieche scuse per trovare qualche motivazione all’enorme sofferenza di dover fare sto giro con una Jeep Cherokee Chief o roba simile).
La giustificazione più importante è che ci saranno Giovanna e i ragazzi e questo ripaga l’assenza della Bombolona, che però spero che soddisferò in autunno, magari con un giretto nord africano.
Per il momento, mi scatenerò su negozi aftermarket, magliette, accessori e cazzate simili che fanno felici noi uomini semplici ed amanti della vecchia scuola.
Ci si rilegge a metà agosto.
Ma non preoccupatevi, in questi giorni, io sto scrivendo…. accidenti se sto scrivendo!!!!!!
Take care, men e accettate un consiglio:
If you are in doubt, fuck!

R. 3%er

10 luglio 2011
Route del Grand Alpes e Gorges du Verdon

Un po’ di passi in Francia, in un week end insieme ad Andrea Maestri e ad Andrea Giussani.
Detto dieci anni fa, mi avrebbe fatto rabbrivitire: due BMWisti DOC dotati di ponderosi GS che si accompagnano al Parodi con il suo ferraccio….
Ebbene è accaduto e ultimamente accade anche spesso.  Nella vita si cambia idea e si trova anche un grande feeling con persone diverse da noi, per lo meno da un punto di vista motociclistico.
Per il resto per lo meno il Maestri è ormai di famiglia, essendo tra i protagonisti dell’ultimo nostro giretto a Timbouctou.

In grande spolvero, la mia Harley, con il nuovo posteriore, ha scollinato allegramente tutta la Route de Grand Alpes, con il suo bel fanalino “Fuck U”, mandando a quel paese ciclisti francesi e motociclisti italiani.
Tutto memorabile (il week end e il posteriore, ovviamente): strade stupende, ma occhio a perdersi, visto che mettere i cartelli non sembra essere una prerogativa dei francesi, che ti sfidano sempre a farcela da solo, senza l’aiuto della loro incomprensibile segnaletica stradale.

Abbiamo dormito venerdi sera a casa mia a Sauze D’Oulx, e via di prima mattina dal traforo del Frejus (un bel 24.5 Euro per sola andata), abbiamo scavallato colle su colle e passo dopo passo, facendo il Col du Telegraphe, Col du Galipier, Col D’Izoard, Col de Var, Col del la Bonette (2800 metri, la strada asfaltata più alta d’europa, dicono loro), e vari altri colli.
Rischiando di restare senza benza (per lo meno io, visto che i serbatoi delle GS tengono dai 500 ai 600 litri, cazzo….), abbiamo valicato zone in cui il carburante veniva trasportato a dorso di mulo e venduto a peso d’oro nella pubblica piazza alla domenica mattina, insieme al rogo di eventuali streghe e di eretici vittime della santa inquisizione.
Siamo quindi giunti al ridente paesino di Castellane, borgo medievale quasi in Provenza, per prepararci, il mattino dopo, al gran giro ad anello per vedere tutte due le rive delle Gorges DuVerdun (centinaia di metri di strapiombi con qualche ponte da bunjee jumping) e la Route de Napoleon fino a Nizza e Ventimiglia.  
1160 km in tutto, gran sole, qualche rara goccia d’acqua il venerdi sera sulla Milano-Torino, per un week end tutto moto e chilometri.
Da rifare, per scoprire altre strade e altri Colli di cui la Francia è piena.

Quasi simpatici anche i francesi…. Cosa vuoi di più?

COL DU TELEGRAPHE, qui sopra

COL DU GALIPIER qui sopra (pieno di ciclisti….)

GLI “ANDREI”, I MIEI GRANDI AMICI CON I CILINDRI MESSI SBAGLIATI ….

COL D’IZOARD qui sopra

Gole del VERDON, spettacolari!

COL DE VARS qui sopra e qui sotto il Colle de la BONETTE, 2800 metri, la strada asfaltata più alta  d’Europa

Ecco la discesa dal Col de la Bonette

Invece di mettere questi segnali del cazzo, indicate la strada, piuttosto…

8 luglio 2011
La sera prima del week-end in moto


5 luglio 2011
AffariItaliani si fa un po’ gli affari miei…

Qui ci sono i primi sei mesi del 2011

Qui c’è il 2010

Qui c’e il 2009

Qui c’e il 2008

Qui c’è il 2007

Qui c’è il 2006

Qui c’è il 2004 e il 2005








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