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Mario Giugovaz

Anche Mario è inadempiente sulla sua presentazione.
Provvedo io sparando due cazzate sul mio amico, esperto di Elefantentreffen e viaggiatore di lungo corso: anche se con lui è difficile partire prima delle 11 del mattino, poi fermarlo è impossibile…
Mario è avvocato ed ha alcuni tra i tatuaggi più incredibili che abbia mai visto.  Tra le cose che gli devo, gli sarò sempre grato per avermi fatto apprezzare il Negroni Sbagliato (che non conoscevo) ed alcuni dei vini più eccelsi che abbia mai gustato (che egli mi ha saputo illustrare con … dovizia di particolari che farebbe invidia a Veronelli).
Uomo di grande classe e acuto osservatore, è dotato di una memoria che raramente ho notato in altre persone. 
Motociclista instancabile e molto tecnico, ha recentemente acquistato una BMW modernissima che non vederete MAI riportata su questo sito, in quanto non abbiamo ancora capito qual’è il davanti e qual’è il dietro della motoretta stessa.
Una grande tradizione di viaggi e di vita, lo lega sempre affettuosamente (quanto illogicamente) legato alle Harley, mantenendo sempre il suo eroico Sportser in garage (motocicletta mitologica, detta La Grigia).

Tra noi Threepercenters, Mario è talvolta detto “il Merzugo”.
Perchè? Semplice, tra le sue doti c’è un grande senso dell’orientamento ed una sicurezza interiore che sia io che il Depia gli invidiamo moltissimo. 
Infatti alcuni anni or sono ci trovavamo su una pista del deserto marocchino totalmente priva di indicazioni. La nostra meta era l’oasi di Merzouga, alle porte del Sahara. Non solo le indicazioni mancavano, ma ogni tanto ci affiancavano convogli di Land Rover super accessoriate che ci chiedevano dove cazzo andare, esponendoci le loro idee e confondendo ancora di più la situazione. Io stropicciavo la cartina, il Depia smadonnava contro la sfiga e il Giugovaz invece, piano piano, maturava la soluzione.
Ad un certo punto egli ha alzato la mano e con sicurezza granitica che avrebbe sortito l’approvazione da condottieri come Annibale o Scipione l’Africano, ha dichiarato: – Basta ragazzi, mi sono rotto il cazzo, adesso vi ci porto io a Merzouga -
Ha acceso la Grigia e ha puntato risolutamente verso il deserto.
Impressionati da tanta decisione e affascinati come i topi dietro al famoso pifferaio, io e il Depia non abbiamo potuto che accodarci dietro all’uomo che ci stava ancora una volta portando là dove il destino voleva.
Di li a poco avevamo dietro di noi un codazzo di Jeep, Land Rover e anche alcuni Motobecane guidati da marocchini che ormai da giorni si aggiravano nel deserto privi di scorte di acqua e viveri.
Tutti, come un’armata Brancaleone, dietro di lui.

Ve la faccio breve, nel giro di mezz’ora eravamo seduti ad un tavolo di un’osteria berbera davanti all’agognata oasi, brindando al Merzougo con un calice di birra (proibizionista) alla sua salute.
Robe che non si dimenticano ragazzi.
Meditate …..












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